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Fico attacca Di Maio, il ministro fa rispondere al suo portavoce

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“Siamo arrabbiati e delusi. Non riesco a comprendere che il ministro degli esteri Di Maio attacchi su delle posizioni rispetto alla Nato e all’Europa che nel Movimento non ci sono e non se ne dibatteva prima”. Con queste  parole il presidente della Camera Roberto Fico, da Napoli, prende posizione relativamente alle frizioni all’interno del M5S. Ovviamente, come sempre, Fico è dalla parte di chi è contro Di Maio. Che si chiami Conte o altri non è un problema. L’importante è dire che Di Maio ha torto. Che Di Maio  è contro il Movimento. Il ministro degli Esteri che conosce Fico e l’ha sempre saziato con poltrone importanti, non ultima quella di presidente della Camera, non risponde direttamente. Troppa grazie. A Fico risponde in portavoce di Di Maio. “Stupiti e stanchi per gli attacchi che diversi esponenti M5S, titolari anche di importanti cariche istituzionali, oggi hanno rivolto al ministro Di Maio, impegnato in questo momento a rappresentare l’Italia all’importante tavolo europeo del Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo, dove si sta discutendo della guerra in Ucraina. Il ministro Di Maio non replicherà a nessuno degli attacchi che sta ricevendo in queste ore. C’e’ un limite a tutto, ciononostante non si puo’ indebolire il governo italiano davanti al mondo che ci osserva, in una fase cosi’ delicata” scrive in una nota il portavoce del ministro Giuseppe Marici.

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Politica

Calenda strappa col Pd, l’ira di Letta: populista d’élite

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Carlo Calenda rompe l’intesa con Enrico Letta e scatena l’ira dei dem. Il fronte progressista messo pazientemente insieme dal segretario Pd per sfidare FdI, Lega e Fi ha perso un pezzo, quello di centro, che era stato il piu’ corteggiato, il piu’ difficile da convincere. A pochi giorni dal patto firmato, il leader di Azione ha fatto retromarcia. “E’ una delle decisioni piu’ sofferte – ha detto – ma non intendo andare avanti con questa alleanza”. A fargli cambiare idea, ha spiegato, e’ stata l’aggiunta dei “pezzi stonati”, cioe’ gli accordi che Letta ha stretto sia con Sinistra Italiana e Verdi sia con Luigi Di Maio e Bruno Tabacci. Una giustificazione che ha fatto infuriare il Pd: “Onore e’ rispettare la parola data. Il resto e’ populismo d’e’lite”. Perche’ – ricordano i dem – quando e’ stato siglato quell’accordo con Azione, era inteso che ci sarebbero stati patti anche con le altre forze. Per Calenda, pero’, la coalizione del Pd “e’ fatta per perdere. C’era l’opportunita’ di farne una per vincere. La scelta e’ stata del Pd, sono deluso”. La risposta di Letta e’ stata lapidaria: “Da tutto quel che ha detto, mi pare che l’unico alleato possibile per Calenda sia Calenda. Se lo accetta. Noi andiamo avanti nell’interesse dell’Italia”. L’annuncio di Calenda e’ arrivato in Tv, a in Mezz’Ora, dopo ore di un insolito silenzio social, che ha lasciato in sospeso i potenziali alleati, reduci dagli accordi firmati il giorno precedente. Letta ha lavorato per mesi a un fronte che fosse il piu’ largo possibile, con l’obiettivo di giocare la difficile partita del 25 settembre, di contrastare un centrodestra dato come favorito nei sondaggi e che si presentera’ unito, con una legge elettorale che premia le alleanze. Il quadro delle coalizioni al centro e a sinistra e’ stato stravolto. Di nuovo e in poche ore. Calenda correra’ da solo, a meno che non trovi un’intesa con Matteo Renzi, al lavoro sul Terzo Polo con le liste civiche dell’ex sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Il Pd andra’ avanti con Verdi-Si e Impegno civico di Di Maio e Tabacci. Probabilmente anche con Piu’ Europa, che e’ federata con Azione ma non sembra condividere l’addio di Calenda al Pd e dara’ nelle prossime ore una probabile conferma dell’accordo con il Partito democratico. “C’e’ grande sorpresa per la decisione unilaterale presa da Calenda – ha detto il deputato e presidente di +Europa, Riccardo Magi – Noi continuiamo a dare una valutazione positiva al patto col Pd”. Nonostante le spinte di Sinistra italiana, sembra escluso un ritorno di fiamma fra Pd e M5s. “E’ stato Conte a far cadere il governo Draghi – ha detto Letta – E’ stata un’enorme responsabilita’ e per noi, questo e’ un fatto conclusivo”. Anche il presidente Cinque stelle sembra aver chiuso la porta: “A Enrico rivolgo un consiglio non richiesto: offri pure i collegi che si sono liberati a Di Maio, Tabacci e agli altri alleati. Questo disastro politico mi sembra lontano anni luce dal progetto riformistico realizzato durante il Conte II”. Fra gli ex corre il veleno. E gli ex sono ogni giorno di piu’. “Oggi mi trovo a fianco a persone che hanno votato 54 volte la sfiducia a Draghi – ha detto Calenda riferendosi a Si e Verdi- Mi sono un po’ perso”. Il leader di Azione ha anche rivelato di aver offerto a Letta un patto a due, senza altre liste: “Gli ho proposto di fare un’alleanza netta e che rinunciavo ai collegi, avrei accettato anche solo il 10%” dei seggi, invece del 30% stabilito nel patto col Pd, ora carta straccia. Per dirla con il vicesegretario, Peppe Provenzano, per il Pd: “Non c’e’ spazio per terzi poli”. E quindi Letta mette una pietra su Calenda: “Che promesse puo’ fare agli italiani se sanno che gia’ con gli alleati ha rotto la parola data? Con questa legge elettorale gli italiani dovranno scegliere se essere governati da Meloni, dalle destre o da noi, questa scelta e’ netta e Calenda ha deciso di aiutare la destra, facendo quello che ha fatto”.

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Si riapre la battaglia politica al centro, Renzi attende Calenda che ha rotto col Pd

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La rottura di Azione con il Pd di Letta riapre a nuovi scenari centristi, dietro l’angolo soprattutto Italia Viva di Renzi che in queste ore tiene la sua porta piu’ che socchiusa prefigurando una intesa che potrebbe valere – e’ convinto – un numero a due cifre. “Tra tante difficolta’, internazionali e domestiche, ora e’ il momento della Politica con la P maiuscola. Abbiamo una opportunita’ straordinaria #TerzoPolo”, twitta il leader di IV . Piu’ netto Ettore Rosato che spiega: “Ci si candida con un progetto chiaro, comprensibile per gli italiani. Italia Viva e il terzo polo lo fanno al centro, alternativi alle confusione di destra e sinistra, sull’agenda Draghi, su quel progetto che ha rilanciato il nostro Paese e che ha bisogno di continuita’.” Possibilista ma con ancora tanti dubbi Carlo Calenda: “Renzi non l’ho sentito, ma gli diro’ che come non si fa la politica destra contro sinistra non si fa nemmeno contro chiunque. Bisogna spiegare agli italiani come governare. Non ho parlato con lui ma lo faro’ “. Poi , circa la possibilita’ di convergenze concrete non si sbilancia. “Lo vedremo. Negli ultimi due giorni – aggiunge – ho ricevuto dai renziani contumelie, qualsiasi scelta non coincida con quella del loro leader per loro e’ una scelta da traditore della patria”. Ma il leader di Iv parlando con i suoi lascia la porta piu’ che aperta: Se Calenda ci ripensa e’ il benvenuto – e’ il suo ragionamento -e prendiamo il 10 per centro altrimenti andiamo da soli e arriviamo al 5 per cento. Renzi conferma di non essersi ancora sentito con leader di azione ma chiarisce di tenere acceso il cellulare nelle prossime ore “in attesa che Carlo si sia deciso”. Intanto, Dalla Lombardia parte un appello per la costituzione del terzo polo che, basandosi su un accordo tra Iv e Azione, “possa accogliere chi crede sia necessario realizzare l’agenda Draghi e non si riconosce nelle coalizioni di destra e di sinistra”. A sottoscriverlo sono stati l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, Guido Della Frera di Italia al Centro, oltre a diversi amministratori locali lombardi. “Gli italiani devono esprimere il proprio voto, sicuri di scegliere programmi chiari e contenuti di governo, non forme di alleanze solo tattiche che si sfalderanno subito dopo il voto per le loro contraddizioni – si legge nell’appello -. Per questo e per la difficile situazione economica del Paese e’ necessaria la nascita di un Terzo Polo che, in maniera competente, autorevole e pragmatica, porti avanti il programma di risanamento impostato dal Governo Draghi”. ” L’ accorato appello di Albertini e Della Frera e’ diretto proprio a Matteo Renzi, perche’ fin dall’inizio – si sottolinea – ha creduto nel Terzo Polo, a Carlo Calenda e a tutte le forze che si riconoscono totalmente senza se e senza ma nell’agenda Draghi per trovare un accordo e costituire una singola lista elettorale”, conclude l’articolato appello, Un ipotetco patto tra Azione e Italia Viva potrebbe valere il 10% dell’elettorato, azzarda Matteo Renzi parlando con i suoi sull’onda di questo nuova strada che si potrebbe aprire sul fronte moderato. Sicuramente avrebbe un valore importante, confermano alcuni sondaggisti,che accreditano tutta l’area di centro di un buon 15%. Tutto il resto si potra’ valutare (la divisione dei collegi e le possibilita’ di successo) – si spiega – qualora si concretizzassero accordi ,instese specifiche o federazioni.

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Da Astensionismo a Zombie, l’alfabeto della campagna

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Da Astensionismo a Zombie. La prima estate elettorale della storia repubblicana sta producendo un dibattito ricco di parole chiave nuove e inedite, in vista dell’apertura delle urne, il prossimo 25 settembre. – A come ASTENSIONISMO. E’ la “bestia nera” delle elezioni: tutti i partiti non nascondono il loro timore che tanti italiani decidano di non recarsi alle urne, sostenendo ciascuno che chi non vota avvantaggi l’avversario. Ma anche come AGENDA Draghi, rivendicata con sfumature diverse da Renzi, Calenda e Letta. – B come BLOCK NOTES, quello su cui i plenipotenziari del centrodestra hanno siglato l’accordo sulla ripartizione dei seggi dell’uninominale. – C come COLLEGI, croce e delizia per estensione nella prima competizione elettorale dopo il taglio dei parlamentari. Ma anche come CASACCA, quella che centinaia di parlamentari di tutti gli schieramenti hanno cambiato in questa legislatura. – D come DIRITTO DI TRIBUNA: cosi’ alcuni grandi partiti ‘ospitano’ esponenti di liste minori in modo da garantire che possano avere almeno un rappresentante in Parlamento. – E come ELETTORALE (legge). E’ ancora il rosatellum, il mix di maggioritario e proporzionale sopravvissuto malgrado a piu’ riprese si sia pensato di cambiarlo. – F come FIRME: quelle che i partiti non rappresentati in Parlamento hanno dovuto raccogliere sotto l’ombrellone per presentare le liste. – G come GIOVANI: ne parlano tutti i partiti nei loro programmi elettorali, ma alla fine rappresentano la piu’ grossa incognita per l’astensionismo. Eppure questa volta i diciottenni potranno votare per la prima volta non solo per la Camera ma anche per il Senato: fino ad ora per ricevere la scheda elettorale per Palazzo Madama di anni bisognava averne 25. – F come FASCISMO: e’ l’accusa che regolarmente viene rivolta, con annesse polemiche, dalla sinistra a Fratelli d’Italia. – I come INFLUENZE: quelle che in tanti temono da parte della Russia su una campagna elettorale in cui come non mai sono cruciali la politica estera e le garanzie di atlantismo ed europeismo. – L come LAVORO. Un altro tema su cui si sprecano ricette e polemiche, con il Reddito di cittadinanza diventato ormai argomento fra i piu’ divisivi. – M come MIGRANTI: e’ forse l’argomento su cui centrodestra e centrosinistra sono piu’ lontani. – N come NANO. La compagna di Silvio Berlusconi, Marta Fascina, ha dedicato a Renato Brunetta dopo il suo addio a FI una celebre canzone di Fabrizio De Andre’ che narra la vicenda di un nano che scala i gradini di una funzione pubblica, la magistratura. – O come OPPOSIZIONE. Limitata a pochi parlamentari di FdI e Alternativa in Parlamento con il governo Draghi, con la nuova legislatura dara’ battaglia, da chiunque sara’ composta. – P come PAR CONDICIO, che in tanti vorrebbero si estesa anche ai social oltre che ai media tradizionali. Ma anche come PRESIDENZIALISMO, un cavallo di battaglia storico di FdI che e’ causa di frazioni con la Lega, cui non piace. – Q come QUOTA 41: il minimo per l’accesso alla pensione con l’abolizione della legge Fornero e’ un cavallo di battaglia di Matteo Salvini. – R come RESPONSABILITA’. Quella sulla caduta del governo Draghi se la rimpallano M5s e centrodestra, che accusa anche il Pd per aver insistito sullo Ius scholae nella parte finale della legislatura. – S come SUPERBONUS: la misura per l’incremento dell’edilizia, cavallo di battaglia del M5s, che accusa Draghi di averla frenata con ritocchi sempre piu’ stringenti. – T come TERMOVALORIZZATORE, previsto nel dl Aiuti: ha dato la stura alla verifica chiesta dal M5s che ha portato alla crisi di governo. – U come UCRAINA: anche quando non e’ in prima pagina, la guerra tra Mosca e Kiev incombe sulla campagna elettorale. – V come VERONA. La citta’ di Romeo e Giulietta e’ l’incubo delcentrodestra, che nella corsa al sindaco vinta da Damiano Tommasi ha perso per le sue divisioni. – Z come ZOMBIE: cosi’ Beppe Grillo ha definito tutti quelli che han voltato le spalle al Movimento Cinque Stelle, a partire da Luigi Di Maio, raccogliendone le foto in una specie di album delle figurine.

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