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Festival di Sanremo, le pagelle della serata finale coi soliti mattatori Amadeus-Fiorello: è Vanoni il top, Botteri il Flop

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Queste le pagelle della serata finale del festivla di Sanremo:

AMADEUS Non e’ stato un festival facile. Da pensare, da organizzare, da portare a casa. Amadeus ci ha provato e il coraggio va comunque premiato. Ha fatto il suo in una situazione che di normale non aveva proprio niente. Ha gia’ detto no all’Ama-ter. E c’e’ da capirlo. VOTO: 7,5

FIORELLO Colpa degli autori, del clima, della platea vuota, ma Fiore e’ sembrato un po’ scarico e a corto di idee per tutta la settimana. A salvarlo il rapporto indissolubile con Ama. Si capiscono con uno sguardo. Il prossimo Sanremo lo fara’ a 70 anni. Forse. VOTO: 7

ZLATAN IBRAHIMOVIC Da guerriero senza paura a gigante buono. Alla fine i suoi sorrisi sono riusciti a conquistare anche i piu’ scettici. Si e’ messo in gioco e il festival, come ha detto dal primo giorno, e’ diventato (anche un po’) il suo. C’e’ da credere che la tv lo cerchera’ ancora. VOTO: 7

ACHILLE LAURO Il grande boh di questo festival. Troppo cerebrale o troppo sopra le righe? Il suo messaggio (un viaggio anche per immagini nella musica) ha fatto fatica ad arrivare limpido e chiaro. Le scene Pulp fiction (lacrime di sangue e rose infilzate nel petto sanguinante) non hanno aiutato. VOTO: 6,5

SERENA ROSSI La sua voce non ha nulla da invidiare a quelle di molti artisti in gara quest’anno (che hanno accumulato premi alle stonature a go-go). Lo sapevamo gia’, ma lo ha confermato anche stasera, facendo perfino emozionare il soldato Ama, cantando A te di Jovanotti. E’ anche simpatica, che non guasta mai. VOTO: 7,5

ORNELLA VANONI + FRANCESCO GABBANI La domanda, la solita da un po’ di tempo a questa parte, e’: c’e’ o ci fa? Ma a 86 anni le e’ concesso e perdonato tutto. Anche qualche imperfezione nell’esecuzione. Arriva a darle man forte anche Gabbani che le ha scritto l’ultimo pezzo. VOTO: 9

GIOVANNA BOTTERI E il convitato di pietra del festival finalmente si svela. Giovanna Botteri racconta l’inizio della pandemia, quando un anno fa la Cina capi’ di essere in guerra. “Ce la faremo, sono sicura”, incita. Il problema e’ capire il senso della sua presenza all’Ariston. VOTO: 5

UMBERTO TOZZI La musica italiana, quella da karaoke prima e da standing ovation poi. Peccato che nel teatro vuoto non si verifichi ne’ l’uno ne’ l’altra (a rimediare passa una di quelle del passato). Con il medley Ti amo-Stella stai-Tu-Gloria e’ un passato negli anni ’70 e ’80. VOTO: 9 (che sale a 10 per l’impegno fattivo nei confronti dei suoi musicisti).

FOGLI – ZARRILLO – VALLESI Ma perche’ farli uscire alle due di notte passate? Dovrebbe essere un omaggio a loro e alla musica italiana, finiscono a fare i tappabuchi, in attesa del nome del vincitore del festival. VOTO (per la pazienza – la loro): 7

DARDUST A Dario Faini va ancora peggio dei suoi colleghi… Sono le 2.19 quando si siede al pianoforte. Per fortuna lui il suo Sanremo l’ha gia’ vinto con i cinque brani che firma tra quelli in gara. VOTO: 7

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A 60 anni da Gagarin, l’uomo guarda a Luna e Marte

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”Adesso sulla Luna”, ”Avanti verso i pianeti”, si leggeva sui cartelli che nel 1961 accoglievano a Mosca Yuri Gagarin, il primo uomo che era andato nello spazio. Lo stesso Gagarin era convinto di avere aperto una strada che avrebbe portato l’umanita’ molto lontano. A 60 anni da quel volo del 12 aprile 1961 e a oltre mezzo secolo dall’ultima missione del programma Apollo sulla Luna, l’uomo non e’ mai stato cosi’ determinato nel voler lasciare di nuovo le sue impronte sul suolo lunare e sta gia’ progettando una stazione spaziale nell’orbita lunare, Gateway, che potrebbe avere una finestra panoramica con vista su Luna e Terra. Intanto si guarda a Marte e alla possibilita’ di costruire li’, un giorno, basi destinate a ospitare delle missioni umane e in futuro delle colonie umane. Il volo di Gagarin ha aperto una nuova pagina nella storia dell’uomo ed e’ stato chiaro fin dall’inizio che quella strada avrebbe portato lontano, lasciandosi alle spalle gli anni della guerra fredda e quelli del lungo silenzio dopo le missioni lunari. Le tensioni politiche avevano impedito a Gagarin di complimentarsi con Alan Shepard, il primo americano che nemmeno un mese dopo di lui era andato in orbita su una navetta Mercury, e per molti anni ancora Unione Sovietica e Stati Uniti hanno portato avanti le loro missioni all’insegna della ‘corsa allo spazio’. A cambiare del tutto lo scenario e’ stato, il 17 luglio 1975, l’aggancio in orbita di un modulo americano Apollo con la navetta russa Soyuz: per la prima volta un equipaggio americano e uno sovietico volavano insieme intorno alla Terra. Oggi questo incontro di nazionalita’ diverse e’ routine sulla Stazione Spaziale Internazionale, nata dalla collaborazione fra Stati Uniti, Russia, Canada, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Giappone. Tutti gli astronauti che hanno lavorato e continuano a lavorare lassu’ non possono fare a meno di notare che, vista da li’, la Terra non ha confini. In orbita, poi, non si arriva piu’ solo con le missioni delle agenzie governative, ma i privati hanno portato una ventata di novita’. Inoltre le ricadute delle attivita’ spaziali sulla Terra sono diventate tangibili, al punto da dare vita alla cosiddetta New Space Economy. Dall’inizio dell’era spaziale sono stati piu’ di 570 gli esseri umani che hanno ammirato la Terra dallo spazio. Di questi, le donne sono state appena 70, ma il loro numero va aumentando progressivamente e potrebbe essere di una donna la prossima impronta che un essere umano lascera’ sul suolo lunare. A 60 anni dal volo di Gagarin si guarda al ritorno alla Luna, con il programma Artemis promosso dalla Nasa e al quale collabora l’Esa. Anche l’Italia promette di avere un ruolo importante e sono almeno 16 i progetti per le future basi lunari allo studio grazie all’accordo firmato da Thales Alenia Space (Thales-Leonardo) e Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Uno riguarda lo Shelter, un modulo abitabile per la superficie lunare che potra’ diventare un rifugio pressurizzato per gli astronauti in caso di emergenza. In programma anche un sistema di telecomunicazioni fra i vari elementi della base lunare, la stazione Gateway e la Terra. Si studieranno inoltre la fattibilita’ di un laboratorio lunare per esperimenti scientifici ed elementi pressurizzati per la stazione Gateway, come un modulo pressurizzato per gli astronauti e una finestra panoramica per osservare la Luna, la Terra e lo spazio profondo. Su Marte, la cui orbita e’ ormai affollata di sonde e che conta tre rover attivi sul suo suolo, si prepara una delle prove piu’ significative per il futuro dell’esplorazione: la possibilita’ del volo controllato di un drone, con il piccolo elicottero Ingenuity della Nasa arrivato sul pianeta rosso il 18 febbraio con il rover Perseverance.

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Esteri

Sabotato l’impianto nucleare iraniano, sospetti su Israele

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C’e’ l’ombra di Israele sul misterioso incidente di questa mattina al complesso di arricchimento dell’uranio di Natanz, fulcro del programma nucleare iraniano, dove ieri sono state inaugurate nuove centrifughe vietate dall’accordo del 2015. Il “sabotaggio” ha riguardato la rete elettrica dell’impianto di Chahid-Ahmadi-Rochan e non ha causato ne’ vittime ne’ fughe di materiale radioattivo. E’ un “atto di terrorismo”, ha accusato Ali Akbar Salehi, capo dell’agenzia atomica iraniana, invocando una presa di posizione della “comunita’ internazionale e dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica)”. Da Israele e’ stata la televisione pubblica israeliana Kan a rivendicare la paternita’ dello Stato ebraico sull’attentato chiamando in causa imprecisate “fonti di intelligence” secondo le quali si e’ trattato di “una cyber-operazione israeliana in cui e’ stato coinvolto il Mossad”. Sempre secondo le fonti, il danno provocato all’impianto e’ superiore a quanto riferito da Teheran. Intanto e’ stato convocato per domenica prossima il Consiglio di difesa del governo israeliano, dopo una pausa di due mesi, per esaminare le crescenti tensioni con l’Iran. Dal premier Benyamin Netanyahu e’ arrivata una sorta di dichiarazione di guerra che suona come una conferma. “La lotta contro l’Iran e le sue metastasi, contro le armi di Teheran, e’ un enorme compito. La situazione come esiste oggi non e’ detto che esista necessariamente anche domani”, ha detto sibillinamente ai capi della sicurezza nel corso di un brindisi in vista del Giorno dell’Indipendenza. “Noi – ha aggiunto – siamo sicuramente una potenza regionale ma in qualche maniera anche globale. Mi auguro per tutti noi che continuiate a tenere la spada di Davide nelle vostre mani”. Dopo l’esplosione del luglio 2020 sempre a Natanz e l’uccisione nel novembre scorso dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh, di cui l’Iran ha attribuito la responsabilita’ a Israele, i fatti di oggi rialzano la tensione in un teatro mediorientale dove la nuova amministrazione Usa tenta di riaffermare un ruolo di moderazione senza abdicare, anzi tutt’altro, alla storica alleanza con Israele. L’incidente di oggi, giunto per di piu’ al termine di una settimana di colloqui a Vienna per salvare l’accordo sul nucleare del 2015, suona come un avvertimento dopo il lancio, ieri, di nuove centrifughe per arricchire piu’ rapidamente l’uranio. E’ stato il presidente Hassan Rohani ad inaugurare a Natanz una linea di 164 centrifughe IR-6 e un’altra delle delle 30 IR-5 con una cerimonia in videoconferenza trasmessa dalla televisione di Stato. Nella stessa giornata in cui da Washington e’ arrivata la precisazione che l’amministrazione Biden non rimuovera’ tutte le sanzioni economiche imposte da Donald Trump ma, eventualmente, solo quelle che non sono in linea con l’intesa del 2015. “Un pugno di ferro dentro un guanto di velluto”, e’ stata la risposta a stretto giro del capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, il general maggiore Mohammad Hossein Bagheri, che ha precisato che “la linea politica strategica dell’Iran e’ solo una piena rimozione delle sanzioni”.

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Cronache

Fede, investito da un’auto: già operato, sta meglio

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“Stavo attraversando la strada e non mi sono accorto che arrivava una macchina che mi ha investito”. Emilio Fede è ricoverato in ospedale al San Raffaele di Milano dopo essere stato operato ad un braccio, ad una gamba e ad una spalla. L’incidente – racconta l’ex direttore del Tg4 – è avvenuto l’altro ieri. “Sono stato portato in ospedale con l’ambulanza – aggiunge -. Sono tutto ammaccato, pago una mia distrazione ma mi rallegro perche’ poteva andare molto peggio”.

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