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Femminicidi, il 2026 si apre con una nuova scia di violenze: tre donne uccise in pochi giorni

Tre donne uccise in pochi giorni tra Lazio, Lombardia e Monza: il 2026 si apre con una nuova emergenza femminicidi. Dati, analisi e allarme culturale.

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Federica Torzullo, il cui corpo è stato ritrovato in un canneto nell’azienda del marito ad Anguillara Sabazia, vicino Roma, è la terza vittima femminile in pochi giorni. Il caso si inserisce in una sequenza ravvicinata di episodi che riaccendono l’allarme sulla violenza di genere all’inizio del 2026.

I casi di Milano, Muggiò e la morte in ospedale

Il 28 dicembre a Milano Aurora Livoli è stata violentata e uccisa. Il 13 gennaio a Muggiò, nel monzese, un uomo ha accoltellato la moglie davanti al figlio di due anni, in un tentato femminicidio. Il 6 gennaio è morta in ospedale una donna di 33 anni di origine nigeriana, ridotta in fin di vita dieci giorni prima dall’ex compagno, che l’avrebbe picchiata anche con una scopa.

I numeri del 2025: un bilancio ancora pesante

Secondo l’osservatorio nazionale di Non una di meno, nel 2025 si sono registrati 84 femminicidi e almeno altri 78 tentati femminicidi. Le regioni con più casi sono state la Lombardia, seguita dalla Campania, dalla Toscana e dall’Emilia-Romagna. L’età media delle vittime è di 55,5 anni e nel 76% dei casi la donna uccisa è italiana. Nel 51% dei casi il responsabile è il marito, nel 21% l’ex partner. Le modalità più frequenti sono le coltellate (33%), seguite dall’uso di armi da fuoco (18%) e dallo strangolamento (12%).

I dati del Viminale e il calo statistico

Secondo le analisi del Viminale, nei primi nove mesi del 2025 le vittime di genere femminile risultano in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: da 91 a 73 (-20%). Diminuiscono anche i delitti in ambito familiare e affettivo e gli omicidi commessi da partner o ex partner. Un trend che, pur mostrando una flessione numerica, non cancella la dimensione strutturale del fenomeno.

L’allarme culturale di Differenza Donna

Per Differenza Donna, l’emergenza resta soprattutto culturale. La presidente Elisa Ercoli, dopo il caso di Federica Torzullo, richiama la necessità di un cambiamento profondo: intervenire su cultura, politiche e servizi, sostenere concretamente le donne che vogliono uscire dalla violenza e rafforzare il raccordo tra società civile e istituzioni. Secondo l’associazione, la diffusione di una cultura patriarcale e misogina rischia di indebolire ulteriormente gli strumenti di tutela, rendendo ancora più urgente una risposta collettiva e strutturata.

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Indo-Pacifico, proposta di alleanza militare sul modello Nato contro la Cina

Ely Ratner propone un’alleanza di difesa tra Australia, Usa, Giappone e Filippine per rispondere al riarmo cinese e rafforzare la deterrenza nell’Indo-Pacifico.

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Australia, Stati Uniti, Giappone e Filippine dovrebbero dar vita a un’alleanza di difesa strutturata sul modello della NATOper contrastare la crescente potenza militare della Cina in Asia.

La proposta è stata avanzata da Ely Ratner, ex consigliere per la difesa dell’amministrazione di Joe Biden, durante una visita in Australia per una serie di conferenze organizzate dal Lowy Institute.

Un fronte comune contro il riarmo cinese

Secondo Ratner, le nazioni che ha definito “Squad” – Stati Uniti, Australia, Giappone e Filippine – condividono una visione comune sulla necessità di cooperare per rispondere al rafforzamento militare di Pechino.

L’ex consigliere ha sottolineato che il livello di integrazione richiesto per garantire una deterrenza di lungo periodo renderebbe necessari accordi più formali rispetto agli attuali meccanismi di cooperazione.

A differenza della Nato, che riunisce 32 Paesi tra Europa e Nord America, la nuova alleanza avrebbe una dimensione regionale, concentrata nell’area del Pacifico e composta da nazioni con orientamenti politici affini. In futuro potrebbero aderire anche Nuova Zelanda e Corea del Sud.

Il nodo delle spese militari e il progetto Aukus

Ratner ha inoltre esortato il governo australiano ad aumentare le spese per la difesa, affinché i costi dell’accordo AUKUS– che coinvolge Australia, Regno Unito e Stati Uniti – non assorbano l’intero bilancio militare a discapito di altri investimenti federali.

Secondo quanto riferito, i Paesi aderenti all’eventuale nuova alleanza manterrebbero comunque la piena sovranità decisionale rispetto alla partecipazione a eventuali conflitti.

La proposta si inserisce in un contesto di crescente competizione strategica nell’Indo-Pacifico, area considerata centrale per gli equilibri geopolitici dei prossimi anni.

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Iran, condanne a morte per 14 manifestanti dopo processo online

Un tribunale iraniano avrebbe condannato a morte 14 manifestanti dopo un procedimento online. Il processo sarebbe stato convocato dal giudice Abolghasem Salavati della Corte rivoluzionaria.

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Un tribunale iraniano avrebbe emesso condanne a morte nei confronti di 14 manifestanti coinvolti nelle recenti proteste nel Paese. Le sentenze sarebbero state pronunciate al termine di un procedimento svolto in modalità online.

La notizia è stata diffusa dall’emittente della dissidenza iraniana con sede a Londra Iran International, che cita proprie fonti. Al momento non risultano conferme ufficiali da parte delle autorità di Teheran.

Il ruolo della Corte rivoluzionaria

Secondo quanto riferito, il procedimento virtuale sarebbe stato convocato dal giudice Abolghasem Salavati, a capo della Sezione 15 della Corte rivoluzionaria iraniana.

La Corte rivoluzionaria, istituita dopo la rivoluzione islamica del 1979, si occupa di reati considerati di natura politica o legati alla sicurezza nazionale. Le sue decisioni, soprattutto nei casi connessi alle proteste, sono spesso oggetto di attenzione e critiche da parte di organizzazioni internazionali per i diritti umani.

Proteste e clima di tensione

Le condanne si inseriscono in un contesto di forte tensione interna, segnato da manifestazioni di protesta che negli ultimi anni hanno attraversato diverse città iraniane.

Le informazioni disponibili restano limitate e basate su fonti dell’opposizione. Non sono stati resi noti dettagli ufficiali sui capi d’imputazione né sulle eventuali possibilità di appello.

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Incidente ad Agropoli, muore anche la moglie: coppia di anziani deceduta dopo lo schianto

È morta anche la donna di 82 anni rimasta ferita nell’incidente ad Agropoli in cui aveva perso la vita il marito. Si aggrava il bilancio del sinistro avvenuto in via Gianbattista Vico.

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Si aggrava il bilancio dell’incidente stradale avvenuto nei giorni scorsi ad Agropoli, in provincia di Salerno. Dopo la morte dell’uomo di 84 anni, deceduto sul colpo, è morta anche la moglie, 82 anni, rimasta gravemente ferita nello schianto.

La donna era stata inizialmente trasportata all’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania e successivamente trasferita in una struttura sanitaria di Salerno, dove è deceduta a causa delle lesioni riportate.

La dinamica al vaglio

L’incidente si era verificato lungo via Gianbattista Vico, nei pressi dell’Istituto Clinico Mediterraneo. Alla guida dell’auto, una BMW di grossa cilindrata, c’era il marito della vittima, residente a Castellabate.

Secondo una prima ricostruzione, il veicolo avrebbe sfondato la ringhiera di protezione precipitando per alcuni metri in un parcheggio privato sottostante e finendo contro un’auto in sosta.

Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori vi è quella di un possibile malore del conducente che avrebbe causato la perdita di controllo del mezzo.

I soccorsi e i funerali

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Agropoli, i sanitari del 118, i carabinieri della Compagnia cilentana e la polizia locale per i rilievi.

I funerali della donna si terranno domani alle 15 nella chiesa di Santa Maria a Mare, a Santa Maria di Castellabate.

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