Economia
Federmeccanica, produzione ed export in caduta
Male l’attività metalmeccanica, che fa peggio del complesso dell’industria. I primi tre mesi dell’anno si chiudono con il segno meno per la produzione e anche per l’export. Con prospettive che restano all’insegna di incertezza e debolezza. E tra tutti i comparti crolla l’auto. Ma l’Italia non è sola, la dinamica al ribasso segna anche l’Ue e alcuni dei principali competitor. A fotografare la performance sono i risultati della 170esima edizione dell’indagine congiunturale di Federmeccanica sull’industria metalmeccanica-meccatronica italiana. Risultati che, sottolinea, mostrano “molte ombre e poche, flebili, luci”. Di qui la richiesta di “azioni concrete di lungo respiro” e il pressing su Industria 5.0.
Tra gennaio e marzo la produzione metalmeccanica registra un calo del 2,1% rispetto al trimestre precedente e del 4,1% rispetto al primo trimestre del 2023; dati peggiori del complesso dell’industria (rispettivamente -1,3% e -4%). Le esportazioni del settore segnano, dopo la flessione dell’1,1% nell’ultima parte del 2023, un ulteriore calo del 2,0% annuo. Sull’attività delle imprese persistono, sottolinea l’indagine, diversi fattori di criticità, primi fra tutti il conflitto russo-ucraino e le ripercussioni della crisi nel Mar Rosso sulle catene di approvvigionamento e sui costi.

Nei primi tre mesi dell’anno a condizionare in negativo l’attività metalmeccanica è, in particolare, il calo della produzione di Autoveicoli e rimorchi (-7,3% rispetto al trimestre precedente), ma contrazioni si registrano anche negli altri comparti, con la sola eccezione degli Altri mezzi di trasporto (+2,4%). Anche l’Unione europea non si salva da un ulteriore peggioramento nel primo trimestre rispetto al precedente, ma le dinamiche produttive, seppure in ribasso nei principali Paesi, risultano differenziate: in Francia il calo risulta del 2,9% e in Germania del 2,0%, mentre in Spagna la variazione è positiva (+0,7%). Federmeccanica, come Confindustria, incalza oltre che sul taglio del cuneo fiscale anche su Industria 5.0, il nuovo pacchetto di incentivi nella forma di crediti di imposta per le imprese che, di fronte alla transizione digitale e green, investono in tecnologie innovative e riducono i consumi energetici. L’attesa è per il decreto attuativo.
Come già indicato dal ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, sarà definito entro giugno. “Il 2024 è evidentemente andato. Si punta al 2025”, dice il vicepresidente di Federmeccanica, Diego Andreis, aggiungendo che “tre anni è il minimo orizzonte temporale” per programmare gli investimenti. “Anche se ha efficacia retroattiva”, rimarca il direttore generale, Stefano Franchi, “il 2024 è ormai un anno perso e il 2025 è dietro l’angolo”. E con la trattativa avviata con i sindacati per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici 2024-2027 (il prossimo appuntamento il 18 giugno) parla di “un modello che funziona” e che “deve continuare ad essere un punto di riferimento”.
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