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Cronache

Federico II svelata: dieci anni di campus a San Giovanni a Teduccio, l’università apre le porte alla città

Dieci anni del campus della Federico II a San Giovanni a Teduccio: il 20 marzo porte aperte con ricerca, startup, robot e visite guidate per raccontare la trasformazione di Napoli Est.

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Per oltre trent’anni il paesaggio urbano di Napoli Est è stato segnato da fabbriche dismesse e capannoni vuoti. Dal 2016, però, quell’orizzonte è cambiato. Al posto degli stabilimenti industriali oggi ogni giorno arrivano centinaia di studenti, ricercatori e giovani imprenditori.

Il campus dell’Università degli Studi di Napoli Federico II a San Giovanni a Teduccio rappresenta uno dei simboli più evidenti della trasformazione urbana e sociale di Napoli Est.

Il prossimo 20 marzo questo cambiamento sarà al centro della Giornata Nazionale delle Università, promossa dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane con il patrocinio del Ministero dell’Università e della Ricerca.

Federico II svelata: il campus si apre alla città

L’ateneo napoletano partecipa all’iniziativa con un evento dal titolo “Federico II Svelata. 10 anni di San Giovanni a Teduccio”.

L’obiettivo della giornata è raccontare cosa è accaduto in un decennio in una delle aree più fragili della città e aprire il campus ai cittadini, agli studenti e alle associazioni del territorio.

L’iniziativa rientra nel programma nazionale “Università svelate”, una rassegna nata tre anni fa per rafforzare il rapporto tra gli atenei e le comunità locali.

Il ruolo dell’università nello sviluppo del territorio

Secondo il professore Antonio Pescapè, delegato del rettore all’Innovazione e alla Terza Missione, l’iniziativa rappresenta un momento di apertura delle università verso i territori in cui operano.

Il campus di San Giovanni a Teduccio è considerato un esempio emblematico di come la presenza universitaria possa contribuire alla rigenerazione urbana e alla crescita economica e sociale.

Nel corso degli ultimi anni l’area orientale della città ha visto svilupparsi un ecosistema legato alle tecnologie digitali, alla ricerca scientifica e all’imprenditorialità.

Dalla fabbrica alla conoscenza

Per oltre un secolo San Giovanni a Teduccio è stata una grande zona industriale, legata al manifatturiero e al petrolchimico. La chiusura degli stabilimenti aveva lasciato un territorio segnato da difficoltà economiche e sociali.

L’arrivo della Federico II ha progressivamente cambiato questo scenario, introducendo un modello di sviluppo fondato sulla conoscenza, sull’innovazione tecnologica e sulla formazione.

Secondo Pescapè si tratta di un vero cambio di paradigma economico, che sostituisce l’industria tradizionale con un’economia basata su ricerca e tecnologie digitali.

Il programma della giornata del 20 marzo

Dalle 16 alle 20 il campus ospiterà una serie di attività distribuite in tre aree principali.

La prima sarà l’Agorà delle conoscenze, dedicata alla presentazione delle attività di ricerca dell’università. Oltre duecento tra docenti, ricercatori e dottorandi illustreranno progetti scientifici e iniziative sviluppate negli ultimi anni.

La seconda area sarà riservata agli spin-off della Federico II, più di dieci imprese nate direttamente dalla ricerca universitaria e attive in diversi settori tecnologici.

La terza proporrà dimostrazioni dal vivo con robot, droni, visori immersivi e prototipi sviluppati nei laboratori dell’ateneo. Tra i progetti presentati anche le vetture realizzate dai team universitari collegati ai programmi UninaCorse e Megaride.

Visite guidate tra academy e laboratori

Durante il pomeriggio sono previste anche visite guidate all’interno del campus.

Alle 17 sarà possibile visitare le Academy della Federico II, uno dei centri più dinamici della formazione tecnologica dell’ateneo. Alle 18.30 i visitatori potranno accedere ai laboratori di ricerca per osservare da vicino le attività scientifiche e i progetti di trasferimento tecnologico.

Il concerto finale e il compleanno del campus

La giornata si concluderà alle 20 nell’Aula Magna con un concerto del cantautore Roberto Colella.

L’evento sarà preceduto dai saluti del rettore Matteo Lorito e culminerà con il brindisi per il simbolico “Buon compleanno San Giovanni”, dedicato ai dieci anni del campus.

Università e comunità locale

L’iniziativa punta anche a coinvolgere direttamente il territorio. Per questo l’università ha invitato numerose realtà sociali attive nell’area orientale di Napoli, tra San Giovanni a Teduccio, Barra e Ponticelli.

Dieci anni dopo l’avvio del progetto, il campus della Federico II viene spesso citato come uno dei casi più significativi di rigenerazione urbana attraverso la conoscenza.

Un cambiamento visibile non solo nelle strutture universitarie, ma anche nelle nuove prospettive economiche e sociali che stanno emergendo nell’area orientale della città.

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Cronache

Siti orfani, piano Pnrr rimodulato: meno interventi sulla carta e più bonifiche reali. Campania, 60 milioni per 15 aree

Il Ministero dell’Ambiente rimodula il piano Pnrr sui siti orfani: da 500 a 470 milioni, obiettivo 70% di suolo bonificato. In Campania 60 milioni per 15 interventi.

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Le aree contaminate senza responsabile individuabile, definite tecnicamente “siti orfani”, restano una delle principali criticità ambientali del Paese. Si tratta di territori inquinati per i quali l’onere della bonifica ricade sulla pubblica amministrazione.

Il Ministero dell’Ambiente ha rivisto il piano finanziato con risorse del Pnrr: dai 500 milioni inizialmente stanziati nel 2021 si passa a poco più di 470 milioni, con una diversa distribuzione degli interventi. L’obiettivo operativo viene confermato: il target si considera raggiunto quando almeno il 70% della superficie complessiva dei siti individuati risulta bonificata e certificata.

La revisione: meno progetti teorici, più cantieri chiusi

Alla base della rimodulazione vi sono aggiornamenti tecnici forniti dai soggetti attuatori e dalle Regioni. In diversi casi sono state segnalate incongruenze nei dati o difficoltà operative tali da richiedere lo stralcio o la modifica degli interventi previsti.

Il vincolo temporale imposto dal Pnrr ha spinto il Ministero a privilegiare opere concretamente realizzabili entro le scadenze, riducendo il numero di interventi sulla carta e concentrando le risorse su quelli cantierabili e certificabili.

Campania, 60 milioni per 15 siti da bonificare

Dopo la rimodulazione, alla Campania sono destinati quasi 60 milioni di euro. Restano quindici i siti da bonificare: sette in provincia di Caserta, cinque in provincia di Napoli e tre in provincia di Salerno.

Tra gli interventi prioritari figura l’ex deposito di fitofarmaci Agrimonda a Mariglianella, con lavori di messa in sicurezza permanente di suoli e falda. Seguono interventi rilevanti come la discarica di Masseria del Pozzo a Giugliano e la cava in località Difesa a Roccarainola.

Previsti lavori anche in numerose ex discariche comunali e siti industriali dismessi, oltre a due ex mattatoi nel Casertano. Tra gli interventi più estesi spiccano l’area Apreamare di Torre Annunziata e la cava di Cupa Viola a Ercolano, dove sono previste operazioni complesse che includono caratterizzazione, analisi del rischio, rimozione rifiuti e bonifica di suolo e falda.

L’obiettivo: certificare i risultati entro le scadenze

La rimodulazione, secondo il Ministero, punta a rafforzare l’efficacia dell’azione amministrativa. L’indirizzo è chiaro: privilegiare interventi completabili e certificabili rispetto a una pianificazione più ampia ma difficilmente realizzabile nei tempi previsti.

Dal punto di vista operativo, il parametro centrale resta la certificazione delle bonifiche, elemento chiave anche nel confronto con le istituzioni europee per il raggiungimento degli obiettivi Pnrr.

La posizione del Governo

Il viceministro dell’Ambiente, Vannia Gava, ha definito la revisione “una scelta di responsabilità e concretezza”, sottolineando come la riduzione delle risorse complessive non rappresenti un arretramento ma un adeguamento strategico.

Secondo il Ministero, la nuova impostazione consentirà una misurazione più trasparente dei risultati e una maggiore probabilità di rispettare le scadenze, con l’obiettivo dichiarato di restituire ai cittadini aree bonificate e pienamente fruibili.

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Cronache

Papa Leone XIV a Napoli e Pompei l’8 maggio: visita pastorale tra fede e territorio

Papa Leone XIV sarà a Napoli e Pompei l’8 maggio per la visita pastorale. In programma incontri con clero e fedeli, tappa anche ad Acerra il 23 maggio.

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È tutto pronto per la visita pastorale di Papa Leone XIV a Napoli prevista per l’8 maggio, giornata dedicata alla Madonna.

Il Pontefice, nel primo anno del suo pontificato, farà tappa a Santuario della Beata Vergine del Rosario, uno dei luoghi simbolo della devozione mariana, prima di proseguire il suo programma tra Napoli e provincia.

Conferenza stampa con le istituzioni

I dettagli della visita saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa presso il Palazzo Arcivescovile.

All’incontro parteciperanno il cardinale Domenico Battaglia, il presidente della Regione Campania Roberto Fico, il prefetto Michele di Bari e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.

Il programma: Papamobile, Duomo e Piazza del Plebiscito

Nel corso della giornata dell’8 maggio è previsto anche un lungo giro in Papamobile tra i fedeli.

A Napoli, il Papa incontrerà il clero nel Duomo di Napoli per poi spostarsi in Piazza del Plebiscito, dove è atteso un grande momento pubblico con i fedeli.

Tappa ad Acerra il 23 maggio

Il programma pastorale prevede anche una successiva visita ad Acerra il 23 maggio, ulteriore segnale di attenzione verso il territorio campano.

La visita si inserisce nel quadro delle iniziative del primo anno di pontificato, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra la Chiesa e le comunità locali.

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Napoli, riapre la biblioteca dei Girolamini: mostra e nuovo percorso dopo anni di scandali e chiusure

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Il 2026 si candida a essere una stagione di rilancio per il patrimonio culturale napoletano. Dopo la riapertura del Cimitero delle Fontanelle, un altro luogo simbolo torna progressivamente alla città: la biblioteca dei Girolamini.

Chiusa dal 2012 a seguito dello scandalo dei furti di libri antichi che coinvolse l’ex direttore Massimo De Caro, la struttura ha attraversato anni di difficoltà, tra procedimenti giudiziari e criticità strutturali che ne hanno più volte impedito la fruizione.

Dallo scandalo alla ricostruzione

Dopo una lunga fase di degrado e inattività, il complesso ha avviato un percorso di recupero grazie a nuove direzioni e a una rinnovata attenzione istituzionale.

Un primo segnale concreto era arrivato nel 2024 con la riapertura della chiesa dei Complesso dei Girolamini, tornata subito al centro dei flussi turistici. Oggi si compie un ulteriore passo: il ritorno, seppur parziale, della biblioteca.

La mostra che segna il nuovo inizio

Dal 22 aprile apre al pubblico la mostra “Rinascimento meridionale. La biblioteca di Matteo III d’Almaviva”, che rappresenta molto più di un evento espositivo.

L’iniziativa segna il ritorno alla fruizione della sezione libraria, proprio quella colpita dagli scandali. In esposizione codici, manoscritti e volumi antichi provenienti da diverse istituzioni, insieme a preziosi esemplari conservati nei Girolamini, legati alla figura di Andrea Matteo III Acquaviva.

La scelta curatoriale punta a trasformare una perdita storica in occasione di racconto e ricostruzione culturale.

Il ruolo della nuova direzione

Il percorso di rilancio è guidato dall’attuale direttore Antonello Cucciniello, che ha accompagnato il complesso verso una progressiva normalizzazione e autonomia gestionale.

La riapertura della biblioteca rappresenta, nelle intenzioni della direzione, il tassello decisivo per sanare una ferita profonda e restituire alla città uno dei suoi luoghi più identitari.

Un itinerario sperimentale tra storia e arte

Dal 22 aprile i visitatori potranno accedere a un percorso sperimentale che parte dall’ingresso storico di via Duomo e conduce nelle sale più rappresentative della biblioteca, tra cui la celebre sala dedicata a Giambattista Vico.

Si tratta di una riapertura graduale, pensata per coniugare esigenze di tutela, lavori ancora in corso e fruizione pubblica.

Verso la riapertura completa del complesso

Il progetto prevede il recupero integrale del sito entro la fine dell’anno, al termine degli ultimi interventi di restauro e riallestimento.

I numeri registrati dopo la riapertura della chiesa – tra le 1.500 e le 2.000 presenze – indicano un forte interesse del pubblico e confermano il valore strategico dei Girolamini nel sistema culturale cittadino.

La riapertura della biblioteca assume così un significato che va oltre il dato culturale: rappresenta un passaggio concreto nella ricostruzione dell’identità e della credibilità di un patrimonio che Napoli prova a restituire, finalmente, alla sua comunità.

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