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Federica Brignone oro olimpico nel Super-G a Cortina dopo il grave infortunio

A 35 anni Federica Brignone conquista l’oro olimpico nel Super-G a Cortina dopo il grave infortunio del 2025. Un’impresa che la consegna alla leggenda dello sport italiano.

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A 35 anni, 315 giorni dopo un infortunio che poteva chiuderle la carriera, Federica Brignone conquista l’oro olimpico nel Super-G a Cortina d’Ampezzo ed entra nella storia dello sport italiano.

Lo fa sull’Olimpia delle Tofane, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in una giornata resa ancora più solenne dal passaggio delle Frecce Tricolori sulle Dolomiti.

Dall’infortunio del 3 aprile 2025 alla leggenda

Il 3 aprile 2025, durante i Campionati italiani, la diagnosi fu severissima: frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone sinistri, oltre alla rottura del legamento crociato anteriore.

Operazione, riabilitazione, ritorno sugli sci, nuovi dolori e dubbi. Il rientro nel gigante al Kronplatz aveva dato segnali incoraggianti, meno quello in Super-G a Crans Montana. Poi l’arrivo a Cortina, con la bandiera azzurra consegnata proprio da Mattarella.

Una crescita graduale di condizione, affrontando salti e dossi a oltre 120 chilometri orari con un ginocchio ancora dolorante.

La gara perfetta sull’Olimpia

Visibilità piatta, neve segnata, condizioni difficili. Quando scatta dal cancelletto, la valdostana interpreta il tracciato con linee precise, rischi calibrati, fluidità nei passaggi tecnici. Taglia il traguardo e si prende la leadership.

Alle sue spalle chiudono la francese Romane Miradoli, seconda a 41 centesimi, e l’austriaca Cornelia Huetter, terza a 52. Quinta Laura Pirovano, settima Elena Curtoni.

Sofia Goggia attacca con decisione ma esce nel tratto tecnico e non conclude la gara. Non terminano anche l’americana Breezy Johnson e la tedesca Emma Aicher.

Un posto nel pantheon dello sport italiano

Per Brignone è la vittoria simbolo di una carriera straordinaria: 37 successi in Coppa del Mondo, sei Coppe generali, due di specialità, cinque medaglie mondiali e altre quattro olimpiche in tre edizioni.

Al traguardo l’abbraccio con Goggia, simbolo di un dualismo che ha segnato un’epoca dello sci italiano. Mattarella si complimenta: “Complimenti, ci contavo”. Lei risponde sorridendo di non averci creduto fino in fondo.

Adesso due giorni di riposo e poi lo slalom gigante. Le favorite restano altre, ma a Cortina c’è una campionessa che ha già dimostrato che, nello sport, anche ciò che appare impossibile può diventare realtà.

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Processo Maradona, si riparte: sette imputati per la morte del Pibe

Riparte il processo per la morte di Diego Armando Maradona. Sette sanitari imputati per omicidio con dolo eventuale.

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Riparte oggi, dopo undici mesi di stop, il processo per la morte di Diego Armando Maradona nell’aula della Settima sezione del Tribunale orale di San Isidro.

Sono passati cinque anni e cinque mesi dalla scomparsa del campione argentino, avvenuta il 25 novembre 2020, poco dopo un intervento chirurgico al cervello.

L’accusa: assistenza inadeguata

Secondo i magistrati Patricio Ferrari e Cosme Iribarren, l’arresto cardiorespiratorio sarebbe stato provocato da un’assistenza sanitaria definita “precaria” o addirittura inesistente durante la convalescenza domiciliare.

Nel primo processo, poi sospeso per l’esclusione di un giudice, l’accusa aveva già delineato una linea netta, sostenendo che le condizioni di Maradona fossero evidenti e che non fossero state gestite adeguatamente.

Sette imputati a giudizio

Sono sette i sanitari rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio con dolo eventuale, reato che prevede pene da 8 a 25 anni di carcere.

Il processo vedrà anche un filone separato per un’ulteriore imputata, che sarà giudicata con rito a giuria.

Nuovo collegio e 92 testimoni

Davanti al nuovo collegio giudicante sfileranno 92 testimoni, diversi rispetto a quelli ascoltati nel procedimento precedente. Le udienze sono previste due volte a settimana.

Gli inquirenti intendono ricostruire integralmente la vicenda, partendo dalla decisione di trasferire Maradona in un’abitazione privata dopo l’operazione, invece che in una struttura specializzata.

Il ruolo della famiglia

Le figlie del campione hanno più volte sostenuto che il padre fosse isolato e non adeguatamente seguito. Secondo l’accusa, in quel contesto la morte sarebbe stata “prevedibile”.

Il processo punta ora ad accertare eventuali responsabilità penali. Come previsto dalla legge argentina, gli imputati sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

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Napoli, rinnovo McTominay: Conte lo vuole al centro del progetto fino al 2030

Il Napoli prepara il rinnovo di McTominay fino al 2030. Conte lo considera centrale nel progetto dopo una stagione da protagonista.

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Il SSC Napoli accelera sul rinnovo di Scott McTominay, uno dei protagonisti della stagione. Con il campionato verso la chiusura e il secondo posto come obiettivo concreto, la società vuole blindare uno dei pilastri del progetto tecnico.

Il contratto attuale scade nel 2028, ma l’idea è quella di prolungarlo almeno fino al 2029 con opzione al 2030, accompagnato da un adeguamento dell’ingaggio rispetto agli attuali circa 3 milioni netti.

Conte e McTominay, stessa mentalità

Il rapporto con Antonio Conte è uno dei punti di forza. I due condividono la stessa mentalità competitiva, una tensione costante verso la vittoria che si riflette anche nelle dichiarazioni del centrocampista dopo il pareggio contro il Parma.

Nonostante i risultati complessivamente positivi, McTominay non si accontenta e guarda già al prossimo step.

Un centrocampista totale

McTominay si è imposto come un giocatore “all around”, capace di ricoprire più ruoli: mezz’ala, mediano, trequartista e, all’occorrenza, anche attaccante. Una duttilità che lo rende indispensabile nello scacchiere del Napoli.

I numeri confermano il rendimento: 12 gol in stagione, con margini per migliorare nelle ultime partite. Negli ultimi due anni è tra i centrocampisti più prolifici in Europa.

Priorità Napoli

Nonostante l’interesse di altri club, il giocatore ha sempre dato priorità al Napoli. La società punta a chiudere l’accordo prima dell’estate e degli impegni internazionali, per garantire stabilità e programmazione.

Un pilastro per il futuro

McTominay è considerato centrale nel Napoli di oggi e di domani. Il rinnovo rappresenterebbe un segnale chiaro di continuità e ambizione, con l’obiettivo di alzare ancora il livello competitivo, anche in Champions League.

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Napoli, infortuni e “piccole” costano lo scudetto: nove punti persi decisivi

Il Napoli paga infortuni e risultati contro le piccole: nove punti di distacco dal primo posto spiegano il mancato scudetto.

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Il SSC Napoli chiude la corsa scudetto con nove punti di distacco dalla vetta. Un gap che nasce da diversi fattori, ma due emergono con forza: i troppi infortuni e il rendimento deludente contro le squadre della parte destra della classifica.

Gli infortuni che hanno condizionato la stagione

La squadra di Antonio Conte ha dovuto fare i conti per lunghi tratti con assenze pesanti. In diversi momenti chiave, il Napoli si è trovato con uomini decisivi fuori, incidendo sulle rotazioni e sulla qualità del gioco.

Una gestione complicata che ha limitato continuità e rendimento, soprattutto nelle fasi più delicate del campionato.

Il nodo delle “piccole”

Se gli infortuni spiegano parte delle difficoltà, l’altro elemento determinante è stato l’approccio contro le cosiddette “piccole”. Gare che nella stagione dello scudetto erano state risolte con concretezza, e che quest’anno si sono trasformate in punti persi.

Il dato è chiaro: almeno 12 punti lasciati per strada contro squadre di bassa classifica. Un peso enorme in una corsa al vertice.

I casi simbolo: Parma, Torino, Udinese

Il Parma rappresenta il simbolo di queste difficoltà, con risultati negativi sia all’andata sia al ritorno. Ma non è l’unico episodio.

Le sconfitte per 1-0 contro il Torino e contro l’Udinese, oltre al pareggio con il Verona, hanno segnato una stagione fatta di occasioni sprecate, spesso in trasferte complicate e con una rosa ridotta.

Il confronto con l’Inter

A fare la differenza è stato anche il rendimento della capolista. L’Inter ha lasciato pochi punti contro squadre di seconda fascia, dimostrando continuità e solidità.

Una differenza che, alla lunga, ha inciso in maniera decisiva sulla classifica.

Da qui ripartire

Per il Napoli il punto di ripartenza è evidente: ridurre l’impatto degli infortuni e ritrovare concretezza contro le squadre meno attrezzate.

Perché, in una stagione lunga, sono proprio queste partite a fare la differenza tra lottare per il titolo e restare indietro.

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