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Roma

Fca prende in prestito 6,3 miliardi dall’Italia e nella metà in dividendi straordinari ai soci

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La notizia del giorno sembra una buona notizia. Fca distribuirà ai propri soci un dividendo straordinario di 1,84 euro per azione ordinaria corrispondente a un totale di circa 2,9 miliardi di euro. Il dividendo annunciato è infatti diventato incondizionato, si legge in una nota. La cedola non è destinata ai soci di Psa. Il dividendo sarà pagabile ai titolari di azioni ordinarie Fca legittimati entro la chiusura delle contrattazioni di venerdì 15 gennaio. Sebbene il dividendo straordinario venga pagato dopo il perfezionamento della fusione, previsto per il 16 gennaio, per evitare ogni dubbio, Fca precisa che “il dividendo non sarà pagabile su azioni Stellantis emesse a favore dei precedenti azionisti di Psa al momento dell’efficacia della fusione o ad altri azionisti che acquisteranno azioni Stellantis successivamente all’efficacia della fusione”.  Insomma la notizia è buona per chi incasserà il dividendo. Quasi tre miliardi di euro che Fca distribuisce in giro. Tutto bene? Fate voi. Fca p quella stessa azienda che grazie alla pandemia ha sottoscritto di una linea di credito da 6,3 miliardi di euro, a tre anni, con Intesa Sanpaolo, destinata alle attività nazionali del gruppo. E l’ha fatto a giugno del 2020. Questa linea di credito, dice Fca nelle sue comunicazioni ufficiali, servirà per “un ampio piano di investimenti per l’Italia, gran parte del quale già avviato”. Nello stabilimento di Termoli (Campobasso) sarà sviluppato un nuovo motore ibrido per le Jeep Renegade e Compass e per la Fiat 500 X prodotte a Melfi.

L’accordo con Intesa, però, è stato  approvato dall’istituto,  dopo il via libera alla garanzia di Sace a copertura dei prestiti bancari richiesti da Fca Italy. La garanzia, concessa nell’ambito dell’operatività di Garanzia Italia, è a copertura dell’80% dell’importo del prestito del valore di 6,3 miliardi di euro richiesto da Fca Italy Spa. La concessione della garanzia, informa una nota del Mef, rientra nell’ambito della procedura specifica prevista dal Dl Liquidità. Che cosa dovrebbe fare Fca in cambio di questo prestito da 6,3 miliardi garantito dallo Stato? Lo dichiarò il ministro dell’economia Gualtieri. Fca, secondo Gualtieri, dovrà rispettare gli impegni in materia di investimenti e di posti di lavoro, Gualtieri non disse nulla se il Tesoro avesse anche imposto condizioni sui 5,5 miliardi di euro di dividendi straordinari che Fca riceverà dalla fusione con Psa. La risposta è quella che avete letto. Fca prende miliardi degli italiani in prestito e li distribuisce in dividendi ai suoi azionisti. Nel frattempo, poi, paga le tasse in Olanda, dove ha sede fiscale. Quando si dice italiani brava gente, forse ci si riferisce a questo. Brava gente davvero. Insomma siamo alle solite quando si parla dell’universo ex Fiat: pubblicizzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti. Abbiamo solo aggiunto che ora gli italiano devo pagare anche i dividendi Fca.

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Cinema

“La conversione”, Giovanni Meola premiato al Rome Independent Film Festival col suo cinema del reale

Olga Fernandes

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Giovanni Meola è talento multiforme e da anni propone opere di spessore in differenti campi. Dal teatro alla scrittura, dal cinema alla formazione, i suoi lavori hanno sempre un impatto forte, per tematiche e stili. Solo in relazione agli ultimi anni si potrebbe parlare di lui attraverso le rassegne ideate e dirette (‘Teatro alla Deriva’ e ‘Teatro Deconfiscato’), il cortometraggio di animazione ‘The Flying Hands’, attualmente selezionato (e a volte premiato) in concorsi internazionali, la sua apparizione in qualità di attore in ‘Io So e Ho Le Prove’ (di cui firma anche regia e drammaturgia) a teatro e in una puntata de ‘I Bastardi di Pizzofalcone’ con la regia di Alessandro D’Alatri, la regia del suo ultimo spettacolo ‘Il Bambino con la Bicicletta Rossa’ su testo perlopiù in versi liberamente tratto dal ‘caso-Lavorini’, l’Honorary Fellowship di cui è stato insignito per meriti artistici dallo IAB (Institute of Arts of Barcelona), oppure ancora grazie a ‘Teatro’, sua prima raccolta di testi teatrali con la prefazione di Elena Bucci.

Insomma, un campionario ricco e vario, e soprattutto mai banale e scontato.

Ma oggi, con lui, vogliamo parlare de ‘La Conversione’, il suo primo documentario lungometraggio che, appena uscito, selezionato alla XIX ed. del Riff (Rome Independent Film Festival), concorso assai prestigioso del circuito nazionale ed internazionale, ha ottenuto il premio principale, quello del pubblico, vincendo quindi la categoria ‘National Documentary Competition’.

Giovanni, ti aspettavi questo premio?  

Concorrere significa sempre mettere in conto vittoria e sconfitta. Il Riff è una competizione ambita e molto conosciuta e mentirei se affermassi che non mi interessavo della sorte del film. Allo stesso tempo, posso dire che sono rimasto colpito e sorpreso dal successo perché decretato da un pubblico che ha visto e votato il nostro lavoro tra altri dieci, tutti al debutto internazionale. Quando si vince qualcosa grazie al voto di un pubblico pagante la soddisfazione è davvero enorme.

 

Parliamo del documentario. ‘La Conversione’ racconta in parallelo le storie di vita di due uomini molto diversi ma accomunati, in qualche modo, da traiettorie simili.

Erano anni che volevo affrontare il cinema del reale e questo documentario me lo ha permesso. Vincenzo Imperatore è stato manager bancario di una delle banche più importanti d’Europa per quasi 25 anni. Peppe De Vincentis ha passato 30 anni in galera per reati vari (ma mai per reati di sangue). Entrambi arrivati ad un bivio decisivo, oltrepassato il quale non avrebbero potuto più ritrovare loro stessi, hanno fatto una vera conversione, laica, a ‘U’. Io li ho conosciuti entrambi, per caso e separatamente, dopo poco che quel bivio si era presentato nelle loro vite. Ed è stato per me esaltante poterli incrociare proprio in questo tipo di frangente ma, ancor di più, avere l’intuizione che mi ha portato a realizzare, dopo anni, questo film documentario.

Di che tipo di intuizione si è trattato?

L’ex-manager, nato in un quartiere popolare e da famiglia modestissima, ha studiato, ha lottato, si è messo in gioco e poi ha fatto rapidissimamente carriera ma al servizio di un mostro, gli istituti bancari durante il periodo della privatizzazione selvaggia che ha fatto tanti danni al paese. Peppe, allo stesso modo, per evadere da un’infanzia e un’adolescenza passate per strada o in riformatorio, e a causa di ignoranza e mancanza di mezzi e studio non ha saputo far altro che cominciare a rubare, rapinare e truffare. Entrambi, quindi, sentivano il bisogno di allontanarsi da ciò che erano per nascita e fare la propria fortuna, seppure in modi illegali o para-legali. Entrambi volevano prendere un ascensore sociale che li ha spinti a fare cose che in altre circostanze molto difficilmente avrebbero fatto. Ecco, questa è stata l’intuizione: quei due erano due facce della stessa medaglia e quella medaglia aveva, perdipiù, il volto della nostra odiosamata Napoli.

Come hai impostato stilisticamente e narrativamente il film?

R-Facendo oscillare continuamente il racconto tra l’oggi, lo ieri e l’altro ieri. Chi sono loro oggi (Peppe, drammaturgo e attore; Enzo consulente di imprenditori contro gli abusi delle banche), da dove sono partiti (l’altro ieri) e cosa sono stati fino a quel fatidico bivio (lo ieri del carcere per uno e della banca per l’altro). Il film ha poi il suo cuore narrativo in una cena tra i due nella poverissima abitazione di Peppe che, come una sorta di fiume carsico, appare e si inabissa di continuo, favorendo l’entrata nei vari capitoli delle loro vicende e vite. Cena nella quale i due si fanno domande sulle rispettive vite e attività passate. La particolarità di questa cena è che io ho chiesto loro solo una cosa, ovvero di essere davvero curiosi e interessati l’uno all’altro (del resto i due davvero non si conoscevano se non superficialmente perché presentati da me prima di realizzare il film). Con mia felice sorpresa lo sono stati fino in fondo e credo che chi ha visto o vedrà il film potrà constatarlo. Per il resto, stilisticamente ho scelto di seguirli da vicino, quasi braccandoli, nei momenti in cui tornavano in luoghi importanti della loro vita, dai quali mancavano da decenni e grazie ai quali ho potuto catturare e fissare momenti di alto impatto emotivo, oppure li ho ripresi attraverso una distanza formale ed esteticamente straniante per raccontare altri momenti dei loro ieri, le loro vite di manager o carcerato. Il tutto accompagnato da una colonna sonora molto evocativa, solo fisarmonica e vocalizzi, scritta ed eseguita da Daniela Esposito, mia partner di scena per l’adattamento teatrale del primo libro di Imperatore.

 

Ecco, facciamo un passo indietro. Tu, di Imperatore, avevi già portato a teatro il suo ‘Io So e Ho Le Prove’. Raccontaci com’è nato quel progetto.

Un altro punto di contatto tra i due è che entrambi hanno realizzato questa conversione a ‘U’ scrivendo un libro, un’autobiografia o memoriale che dir si voglia, come a certificare che le loro vite precedenti erano finite e da quel momento in poi sarebbero state altre persone. Peppe lo ha fatto con ‘Il campo del Male’, sponsorizzato niente di meno che da Ugo Gregoretti. Enzo ha invece scritto ‘Io So e Ho Le Prove’, caso editoriale del 2015, nel quale ha svelato tanti dei trucchi che le banche hanno usato per fare profitti enormi a scapito di correntisti e imprenditori, danneggiando in maniera clamorosa l’economia reale di questo paese. Senza peraltro mai scaricare su altri quelle che erano anche sue responsabilità, divenendo di fatto la prima ‘gola profonda’ del mondo finanziario italiano. Ed è così che ho conosciuto entrambi, leggendo prima i loro libri. In particolare, quello sulle banche l’ho incontrato proprio mentre stavo elaborando un soggetto sullo stesso argomento, da portare a teatro. Una volta letto il libro, però, mi sono detto che era già tutto lì dentro e che sarebbe stato notevole poterlo adattare e portare sulla scena. Lo spettacolo ha debuttato 4 anni fa circa e in tre anni (non conto chiaramente l’ultimo, devastato dal covid) ha quasi fatto 50 repliche che per una compagnia indipendente come Virus Teatrali, la compagnia che dirigo dal 2003, è un grande risultato. Lo spettacolo tornerà in scena appena i teatri riapriranno.

Oltre ‘Io So e Ho Le Prove’ quali altri progetti ha Virus Teatrali?

Il Bambino con la Bicicletta Rossa’, un testo quasi completamente in versi liberamente ispirato al ‘caso-Lavorini’, primo rapimento con uccisione di un minore in Italia, ad inizio 1969, con un bravissimo Antimo Casertano ad interpretare ben nove personaggi. Lo spettacolo è peraltro arrivato in semifinale a In-Box 2020 e ha vinto il bando nazionale Politai Visionari 2020 del festival Polis di Ravenna.  ‘Tre. Le Sorelle Prozorov’, libera riscrittura da ‘Tre Sorelle’ di Cechov (con tre magnifiche attrici che collaborano con me da anni, Sara Missaglia, Roberta Astuti e Chiara Vitiello) e, in preparazione, un ‘Amleto’ con soli tre attori (Vincenzo Coppola, Solene Bresciani e Sara Missaglia), anche questo frutto di un’imponente riscrittura scenica. Sempre in attesa, nel frattempo, che teatri istituzionali si accorgano del gran lavoro che io e la mia compagnia facciamo da anni e ci consentano di poterci misurare anche con platee diverse. Perché, si sa, essere indipendenti è una cosa bellissima ma rende la vita assai difficile.

Tu fai anche molto formazione.

Sì, è una parte davvero importante del mio fare teatro. Al momento, sono docente di due scuole di teatro, una a Napoli e una in provincia di Napoli, poi conduco due laboratori di lettura e interpretazione in scuole superiori e ho finito poche settimane prima del lockdown un percorso di diversi mesi con i detenuti del carcere di Poggioreale, una delle esperienze più forti e importanti degli ultimi anni. A questo proposito, aggiungo che sto attualmente lavorando al mio secondo docufilm, un video-diario lungometraggio che racconta appunto questa esperienza. Il film, in collaborazione con Cinema&Diritti, che organizza il Festival di Cinema dei Diritti Umani di Napoli, si intitolerà ‘Art. 27, comma 3’, come l’articolo della Costituzione dove si parla di rieducazione del condannato. Non vorrei però si pensasse che il film sarà solo il pesante resoconto di un percorso di tentata redenzione e così via. No, il film sarà un racconto di vita, dove si piange, si ride, si scherza, ci si arrabbia, si capiscono delle cose e si vivono delle emozioni. Un percorso fatto dal vivo, e ora sullo schermo, anche da me assieme ai detenuti. Il documentario uscirà nella primavera del 2021.

Documentari, spettacoli, premi, docenze, rassegne. A cos’altro di importante stai lavorando in questo periodo?

Innanzitutto ad un adattamento cinematografico proprio da ‘Io So e Ho Le Prove’, di cui ho preso i diritti, perché dopo la versione teatrale, e il suo autore co-protagonista del mio documentario, volevo portare a compimento il racconto di questa trasformazione antropologica nefasta che è costata risparmi e vita a tantissime persone nel nostro paese. Assieme ad un bravo collega sceneggiatore stiamo lavorando sul soggetto cinematografico, al quale dare un taglio alla ‘Wolf of Wall Street’, e anche ad un soggetto di serie. Poi, sto cercando di rendere stabile e permanente una delle rassegne teatrali da me ideate e dirette, ovvero ‘Teatro Deconfiscato’, col quale portare il teatro nei beni confiscati alle mafie. Ne ho fatto già tre edizioni, l’ultima delle quali al Castello di Ottaviano, l’ex-dimora del boss Cutolo, e il desiderio è di renderlo un format di ampio respiro, anche perché potrebbe fare da apripista ad altri progetti a livello nazionale. Infine, ci prepariamo all’edizione del decennale, in estate, dell’altra rassegna di cui sono direttore artistico, ‘Teatro alla Deriva’, anche questa un’eccellenza e un unicum, dato che attori e performer si esibiscono su di una zattera galleggiante all’interno del laghetto circolare delle Terme-Stufe di Nerone.


Prima di chiudere, un’ultima cosa: come pensi si uscirà dalla situazione ingenerata dal blocco delle attività a causa della pandemia?

La situazione è molto delicata, a tutti i livelli. Per il teatro lo è ancora di più: non c’è solo da recuperare spettacoli, lavori, compagnie, teatri, ma la cosa più difficile sarà ritrovare la fiducia di un pubblico già non numeroso. Dato, però, che l’essere umano è un essere sociale a prescindere e che il teatro, seppur non richiami folle oceaniche, è un’esperienza che chi vive bene una volta vuol riprovare di nuovo, sono certo che con un po’ di pazienza e tanto impegno i teatri si riempiranno di nuovo già dalla prossima stagione. In quanto al cinema, riaprire le sale, dopo la sbornia di piattaforme e visioni online, sarà un momento bellissimo perché il cinema in sala manca a tantissima gente. E anche a chi non ci andava più con frequenza tornerà la voglia di questo rito pagano da vivere in condivisione nel buio di una sala.

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Economia

Roma, 40mila domande per assumere 100 operatori ecologici ‘part time’

Nel settore dei servizi di igiene urbana a Roma si tratta della prima tranche del nuovo piano assunzioni, approvato lo scorso luglio dalla Giunta Raggi, che prevede nel complesso l’innesto di circa 300 nuove risorse operative per Ama

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Sono circa 40mila le candidature arrivate per partecipare alla selezione di 100 operatori ecologici part time addetti allo spazzamento nella città di Roma. Per i servizi di igiene urbana si tratta della prima tranche del nuovo piano assunzioni, approvato lo scorso luglio da Roma Capitale, che prevede nel complesso l’innesto di circa 300 nuove risorse operative per Ama. Lo ha comunicato la stessa municipalizzata per l’ambiente in una nota.

Il Centro per l’Impiego della Regione Lazio, che sta operando le verifiche tecnico-formali sul monte delle domande, trasmetterà nei prossimi giorni all’azienda l’elenco delle candidature valide pervenute entro il termine di scadenza, che era fissato alla mezzanotte del 23 novembre scorso anche per la selezione relativa a 20 addetti ai servizi cimiteriali.

L’Ama provvederà quindi a stilare la graduatoria preliminare sulla base di quanto previsto nel bando per passare alla fase 2 della selezione vera e propria. Tutte le informazioni sulla procedura per la ricerca del personale sono consultabili sul sito web dell’azienda.

Sempre per i servizi di igiene urbana, sono invece ancora aperti i bandi per partecipare ad altre due tranche del piano assunzioni:scadono infatti alle ore 12 di domani, 30 novembre, i termini per la preselezione di 125 operatori ecologici qualificati a tempo pieno, mentre c’è tempo fino alle ore 12 del 7 dicembre per presentare le candidature per la ricerca di 40 operai addetti alle officine (17 meccanici,13 elettrauti, 5 carrozzieri, 3 gommisti e 2 carpentieri).

Le candidature potranno essere presentate esclusivamente per via telematica con invio online attraverso il sito www.amaroma.it. Non potranno in nessun caso essere prese in considerazione domande inviate attraverso canali diversi da quello web indicato.

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Cronache

Roma, Metro linea C chiusa ore per mancanza personale: le proteste degli utenti e la riapertura

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Una chiusura durata alcune ore ma che ha creato un enorme disagio fra i lavoratori di Roma: la linea della Metro C era chiusa per mancanza di personale Atac. Adesso la circolazione è stata riattivata come ha comunicato l’Atac sui suoi canali social. Gli utenti dal loro canto si sono ritrovati con la Metro chiusa e i bus strapieni, presi d’assalto con la conseguenza che non era possibile il distanziamento previsto ed hanno protestato.

Adesso l’Atac farà accertamenti per chiarire come è stato possibile la mancata apertura della Metro C per indisponibilità di personale e controllerà i documenti inviati dal personale assente per giustificare la loro indisponibilità per valutare eventuali azioni .

“È stato un comportamento che ha provocato un’interruzione di servizio pubblico inaccettabile, scrive su Facebook l’Assessore Pietro Calabrese. “L’azienda valuterà anche azioni legali”

 

 

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