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Cronache

Fast fashion e sfruttamento del lavoro: amministrazione giudiziaria per Piazza Italia

Il Tribunale di Firenze dispone l’amministrazione giudiziaria di Piazza Italia su richiesta della Procura di Prato. L’inchiesta ipotizza sfruttamento del lavoro nella filiera del fast fashion.

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Turni di lavoro estenuanti, paghe minime e una filiera produttiva che avrebbe garantito margini di guadagno fino al 300 per cento rispetto ai costi di produzione. È il quadro delineato dall’inchiesta che ha portato il Tribunale Misure di prevenzione di Firenze, su richiesta della Procura di Prato, a disporre l’amministrazione giudiziaria di Piazza Italia, società per azioni con sede legale a Nola e quasi trecento punti vendita in tutta Italia.

Il provvedimento del Tribunale

La misura prevede l’affidamento della società a un amministratore giudiziario per la durata di un anno. Il provvedimento riguarda una realtà imprenditoriale storicamente legata alla Campania, dove ha sede il quartier generale dell’azienda, ed è finalizzato a verificare e correggere le criticità emerse nella catena di approvvigionamento, senza interrompere l’attività produttiva.

Le aziende terziste nel distretto pratese

Secondo l’accusa, dal 2022 Piazza Italia avrebbe esternalizzato una parte rilevante della produzione affidandola a due imprese del distretto del pronto moda di Prato, Infinity Design e Chic Girl srl. Le società sarebbero state gestite da quattro imprenditori di origine cinese, oggi indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Un sistema che, sempre secondo la Procura, avrebbe consentito al marchio committente di ottenere margini di guadagno molto elevati e di praticare prezzi fortemente competitivi nel mercato del fast fashion.

I controlli e le prime scoperte

L’inchiesta ha preso avvio da controlli ispettivi dell’Ispettorato territoriale del lavoro, eseguiti a partire da giugno 2023 nello stabilimento della Infinity Design. Alle verifiche sono seguite informative della polizia municipale e della guardia di finanza di Prato.
Durante i controlli sarebbero emersi lavoratori impiegati senza regolare contratto, alcuni dei quali privi di permesso di soggiorno, sottoposti a turni massacranti, retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali e condizioni di sicurezza e alloggio giudicate degradanti.

Le testimonianze degli operai

Determinante, per l’impianto accusatorio, è stata la testimonianza di un operaio originario del Mali, che avrebbe raccontato di percepire 35 euro al giorno per dodici ore di lavoro quotidiane, sette giorni su sette, con pause ridotte al minimo. Un secondo lavoratore straniero avrebbe confermato la ricostruzione, fornendo ulteriori dettagli sulle condizioni di sfruttamento.

I rapporti con Piazza Italia

Le successive perquisizioni e intercettazioni hanno consentito agli inquirenti di ricostruire i rapporti commerciali tra le aziende terziste e Piazza Italia. Dall’analisi delle fatture, acquisite dalla guardia di finanza, sarebbe emerso un «legame stabile e continuativo» tra le imprese del pronto moda pratese e il marchio con sede a Nola.

La responsabilità colposa contestata

Il Tribunale ha parlato di una responsabilità colposa della società committente, configurata come «agevolazione per colpevole inerzia e mancata vigilanza». In sostanza, Piazza Italia non avrebbe verificato l’effettiva capacità imprenditoriale delle ditte appaltatrici, consentendo così l’impiego di manodopera irregolare e in condizioni di sfruttamento. I vertici aziendali, allo stato, non risultano indagati.

L’amministrazione giudiziaria

L’amministrazione giudiziaria è stata affidata all’avvocato Marcella Vulcano. Avrà il compito di esaminare l’intera filiera produttiva, rivedere i contratti con i fornitori e riferire periodicamente al giudice delegato.
Si tratta di un provvedimento definito innovativo, il primo di questo tipo in Toscana su richiesta di una procura circondariale, che mira a colpire i meccanismi di sfruttamento del lavoro tutelando al contempo la continuità aziendale, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

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Cronache

Emilio Isgrò a 88 anni: «Cancellare è far rinascere le parole»

Emilio Isgrò a 88 anni continua a lavorare nel suo studio milanese tra mappe e libri. L’artista racconta la nascita delle cancellature, la vita con la moglie Scilla e il suo sguardo sul mondo.

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A 88 anni Emilio Isgrò (foto Imagoeconomica) continua a lavorare nel suo studio milanese circondato da libri, quadri e mappe geografiche. Seduto a un tavolo bianco, l’artista siciliano osserva uno dei suoi mappamondi e spiega il gesto che lo ha reso celebre: cancellare.

In questi giorni sta lavorando proprio su una mappa del pianeta. «Sto cancellando la Groenlandia», racconta, indicando il globo.

Per Isgrò la cancellatura non è distruzione, ma un modo per costringere lo sguardo a vedere davvero. Quando una parola viene oscurata, spiega, tra l’occhio e il testo si crea un ostacolo che obbliga a interrogarsi sul suo significato.

La nascita delle cancellature

La prima cancellatura risale al 1964, quando Isgrò lavorava in redazione al giornale veneziano Il Gazzettino.

L’artista prese un articolo e lo coprì con un pennarello nero. Poi lo ripose in un cassetto. Un gesto semplice che conteneva già la chiave del suo lavoro.

Da quell’idea sarebbe nata una delle pratiche artistiche più riconoscibili dell’arte contemporanea italiana.

Gli incontri con Montale e Buzzati

Durante gli anni veneziani Isgrò entrò in contatto con alcune delle figure più importanti della cultura italiana.

Conobbe il poeta Eugenio Montale, che spesso lo chiamava per fare una passeggiata quando si trovava a Venezia. Montale, racconta l’artista, aveva paura di scivolare sui ponti e si aggrappava al suo braccio.

Tra i suoi estimatori c’era anche lo scrittore Dino Buzzati, che gli regalò una copia del Poema a fumetti con una dedica singolare: chiedeva proprio di essere cancellato.

Una vita con Scilla Velati

Accanto a Isgrò da oltre quarant’anni c’è la moglie Scilla Velati, presenza centrale nella sua vita e nella gestione dell’archivio delle opere.

I due si conobbero a Milano a una festa. Lei era stata modella e lavorava come giornalista per la rivista Grazia. La loro storia iniziò quasi per caso.

Dopo un primo incontro, racconta Velati, fu lei a chiamarlo al telefono. Quella sera stessa Isgrò la invitò a casa sua e poco dopo i due partirono in auto verso Venezia per bere un Bellini all’Harry’s Bar.

Il rapporto con l’arte e il mercato

Isgrò non ha mai nascosto un rapporto complicato con il mercato dell’arte. Dice di vendere le sue opere con riluttanza e solo quando necessario per far circolare il lavoro.

Molte opere regalate in gioventù sono poi riapparse nelle aste.

Per difendere l’autenticità dei suoi lavori, l’artista conserva un archivio dettagliato delle opere e collabora con i carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale.

Una giornata da artista

La giornata di Isgrò comincia molto presto. Si sveglia alle cinque del mattino, fa ginnastica e poi si dedica alla lettura dei quotidiani.

Subito dopo torna al lavoro, alternando scrittura e pittura. Le due attività, spiega, sono spesso inseparabili.

Tra i progetti in cantiere c’è la cancellazione del Faust di Johann Wolfgang von Goethe e un romanzo ancora inedito, ambientato in un paese siciliano.

«La cancellatura serve a rinascere»

Per Isgrò la cancellatura non è mai un atto distruttivo.

È piuttosto un gesto che mette in discussione il linguaggio e costringe a guardare la realtà con maggiore attenzione.

Anche la morte, riflette l’artista, potrebbe essere una forma di cancellatura. Ma non nel senso di censura.

Piuttosto una cesura, un passaggio. Perché, conclude, la cancellatura serve a far rinascere ciò che sembra sparire.

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Cronache

Falso allarme rapimento a Bardolino, assessora si dimette dopo il messaggio WhatsApp

A Bardolino un messaggio WhatsApp su un presunto rapimento di bambini si rivela falso. L’assessora Roberta Cecere si dimette dopo aver diffuso l’audio che ha creato panico.

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Un messaggio vocale diffuso su WhatsApp ha provocato forte allarme nella comunità di Bardolino e dei comuni vicini sul lago di Garda.

Nel messaggio si raccontava di un tentativo di rapimento di un bambino per il traffico di organi, avvenuto nei pressi della scuola alberghiera della cittadina veronese.

Il contenuto è stato diffuso dall’assessora all’Istruzione e al Sociale del comune di Garda, Roberta Cecere, in una chat locale nella serata di giovedì.

Secondo il racconto, alcuni uomini avrebbero tentato di rapire un bambino mentre andava in bicicletta verso il campo sportivo.

Le verifiche dei carabinieri

Le verifiche effettuate dai Carabinieri hanno però accertato che nessun tentativo di rapimento è avvenuto.

Dall’analisi delle telecamere di sorveglianza è emerso che alcuni operai impegnati in un cantiere si erano fermati con l’auto vicino alla scuola per far scendere un collega.

In quel momento un bambino di 11 anni che si trovava nelle vicinanze si sarebbe spaventato, interpretando la situazione come un possibile pericolo.

Gli stessi lavoratori hanno poi chiarito l’accaduto ai militari, dopo aver scoperto le accuse circolate sui social.

Le dimissioni dell’assessora

Nonostante il rapido chiarimento dei fatti, la diffusione del messaggio ha generato polemiche e accuse di procurato allarme nei confronti dell’assessora.

Sotto pressione anche sui social, Roberta Cecere ha annunciato le dimissioni lunedì mattina.

Nel messaggio di scuse ha spiegato di essere consapevole della gravità della situazione e delle preoccupazioni provocate tra i cittadini.

Ha inoltre chiarito che il gesto non è stato dettato da malafede ma dalla paura e dalla preoccupazione vissuta come madre.

Una fake news già diffusa in altre città

Il caso di Bardolino ricalca episodi analoghi registrati in altre zone d’Italia, dove negli ultimi mesi è circolata la stessa voce su rapimenti di bambini legati al traffico di organi.

Segnalazioni simili sono state diffuse in diverse città, dal Piemonte alla Toscana fino a Roma, ma in tutti i casi si è trattato di notizie prive di fondamento.

Le forze dell’ordine invitano alla prudenza nella condivisione di messaggi sui social e nelle chat private, ricordando che informazioni non verificate possono generare panico e conseguenze anche sul piano legale.

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Cronache

Cinecittà, indagine sul tax credit: blitz della Guardia di finanza sui rapporti con produzioni cinematografiche

La Guardia di finanza acquisisce documenti a Cinecittà nell’indagine della Procura sul sistema di tax credit nel cinema. Sotto esame i finanziamenti pubblici a diverse produzioni.

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La Procura di Roma ha avviato accertamenti sulla gestione dei finanziamenti pubblici al cinema attraverso il sistema del tax credit. Nella giornata di ieri la Guardia di Finanza ha effettuato un accesso negli studi di Cinecittà acquisendo documentazione relativa ai rapporti tra la precedente gestione della società e alcune case di produzione.

Al momento non risultano persone indagate.

Sotto esame i finanziamenti pubblici al cinema

Gli investigatori stanno verificando se alcuni film siano stati finanziati sfruttando in modo improprio il sistema del tax credit, il meccanismo fiscale che consente alle produzioni cinematografiche di ottenere agevolazioni per sostenere il settore audiovisivo.

Secondo l’ipotesi investigativa, alcuni bilanci potrebbero essere stati rimodellati per ottenere finanziamenti pubblici più consistenti o per coprire eventuali aumenti dei costi di produzione.

Il reato ipotizzato nell’inchiesta è truffa ai danni dello Stato.

Gli inquirenti precisano che eventuali irregolarità non riguarderebbero attori o registi, che non avrebbero avuto consapevolezza delle operazioni contabili sotto esame.

I film al centro delle verifiche

Tra le opere finite nel mirino della Procura c’è la serie televisiva M – Il figlio del secolo, tratta dal romanzo di Antonio Scurati e diretta da Joe Wright, con Luca Marinelli nel ruolo di Benito Mussolini.

I finanzieri stanno inoltre analizzando la documentazione relativa al film Queer diretto da Luca Guadagnino, con Daniel Craig e Drew Starkey nel cast, presentato nel 2024 e candidato ai Golden Globes.

Sotto esame anche il film Finalmente l’alba diretto da Saverio Costanzo.

I documenti acquisiti dagli investigatori

La Guardia di finanza ha acquisito:

  • i bilanci 2022 e 2023 delle società coinvolte

  • le comunicazioni interne tra uffici amministrativi e marketing

  • email e contratti relativi alle produzioni

  • documentazione sulla partecipazione ai ricavi derivanti dal botteghino

Le verifiche riguardano in particolare i rapporti tra le società di produzione The Apartment e Fremantle Italy e la gestione di Cinecittà.

Un’indagine più ampia sul tax credit

L’acquisizione disposta dai pubblici ministeri Elena Dolce e Giorgio Orano rientra in un’inchiesta più ampia sul sistema di finanziamenti pubblici al cinema.

Già nei mesi scorsi la Guardia di finanza aveva acquisito documenti relativi ad altre produzioni, tra cui Siccità di Paolo Virzì e L’immensità di Emanuele Crialese.

Nel fascicolo investigativo è confluito anche il finanziamento richiesto per il film Stelle della notte, progetto che avrebbe dovuto essere diretto da Francis Kaufmann, il regista accusato nei mesi scorsi del duplice omicidio avvenuto a Villa Pamphili.

Le verifiche proseguiranno ora sull’analisi dei documenti acquisiti per ricostruire il flusso dei finanziamenti e l’utilizzo dei fondi pubblici nel settore cinematografico.

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