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Tecnologia

Facebook, negli Usa aprono indagini penali su accordi dati tra colossi social

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Le autorita’ americane hanno avviato indagini penali sugli accordi sui dati di Facebook con altri colossi tecnologici, intensificando la pressione sul social network di Mark Zuckerberg. Lo riporta il New York Times citando alcune fonti, secondo il quale un grand jury ha chiesto informazioni ad almeno due importanti produttori di smartphone che avrebbero siglato accordi con Facebook, guadagnando cosi’ l’accessi ai dati personali di centinaia di milioni di persone. le due societa’ fanno parte del gruppo di oltre 150 aziende – fra le quale Amazon, Apple e Sony – che hanno siglato accordi per la condivisione di dati.

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Cultura

“Eureka! Matematica in gioco” all’Itis Giordani, l’entusiasmo per un progetto arrivato alla 19esima edizione

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Colori, sorrisi, saluti e calda accoglienza, non è solo apprendimento o un giocoso modo di imparare, ma è prima di tutto responsabilizzazione, socializzazione con i compagni di classe, ma soprattutto con gli studenti di altre scuole e realtà cittadine e nazionali, è sviluppo della comunicazione, è condivisione dei saperi. E’ “Eureka! Matematica in gioco” il progetto, arrivato alla sua diciannovesima edizione continua ad entusiasmare gli studenti dell’ ITIS Giordani : Striano di Napoli,  loro sono i veri protagonisti dell’evento insieme a tutti gli studenti anche di altre scuole che visitano questo laboratorio Matematico/Logico/Strategico/Percettivo/Statistico e Geometrico. Un Laboratorio interattivo permanente di Matematica che ogni anno si mostra e fa  il punto sull’anno che è appena passato gettando le basi per il prossimo, mostra particolarmente sentita quest’anno, perché preparatoria al progetto del prossimo evento che si realizzerà nel ventesimo dalla partenza del progetto.

Eureka! è un laboratorio scolastico istituzionalizzato, unico nelle scuole superiori d’Italia, altri esempi li ritroviamo nei Musei e nelle Città delle scienze, siano esse strutture pubbliche o private.

Da Eureka si interagisce con la  matematica che usa gli oggetti (anche di riciclo) come stimolo a pensare e scoprire, per poi giungere  quelle formalizzazioni matematiche che adoperate  all’inverso  e capendone le formule le si ritrovano in altri oggetti risultandoci di più semplice comprensione.

L’idea nasce Nei primi anni ’70 da Emma Castelnuovo che con la sua “Esposizione di Matematica” ha gettato un seme importante nel percorso di formazione di tanti docenti; uno di questi semi è spuntato e si è sviluppato all’ITIS Giordani-Striano di Napoli dove nel lontano 1992 la docente Anna Perrotta ha ideato il progetto “Invito alla matematica” divenuto nel 2000 progetto “Eureka” Matematica in gioco” giunto quest’anno alla XIX edizione.

Oggi la professoressa Anna Perrotta è in pensione, ma è sempre molto legata al progetto ed al suo ulteriore sviluppo, ed è ancora coinvolta come esperta della materia nel laboratorio che è ora diretto dalla professoressa responsabile dei laboratori, Patrizia Giannotti e dalla professoressa tutor Alessandra Bianchi le due  animano quotidianamente il sito laboratoriale al terzo piano dell’Istituto Giordani-Striano in Via Caravaggio a Napoli. Ad illustrarci la storia di  Eureka è la professoressa Anna Perrotta che riesce ancora a coinvolgere, con il suo entusiasmo, studenti e professori in quello che possiamo considerare una eccellenza partenopea, che ci dice: “Abbiamo iniziato in sordina, con l’incredulità e lo scetticismo di alcuni che si chiedevano cosa trattenesse gli allievi fuori dall’orario scolastico fino a  tarda ora a cimentarsi con la matematica, che poche ore prima in classe sembrava essere più un temibile strumento di selezione che qualcosa capace di motivare. Nel 2000 abbiamo cominciato ad “allargarci”, conquistando consensi e nel 2004, dopo aver smontato e rimontato, depositato qua e là i nostri materiali,  riusciamo a realizzare un sogno nel cassetto: uno spazio permanente da curare, da coltivare, da far crescere insieme, che riusciamo ad attrezzare in maniera significativa vincendo per vari anni il Concorso per la “Diffusione della cultura scientifica” indetto dal Ministero, oltre al concorso “100 scuole” indetto dalla Fondazione San Paolo. Uno spazio che i pionieri di Eureka hanno reso vivibile con la loro fatica manuale e che tutti quelli che li hanno seguiti, con il consenso dei Dirigenti Scolastici e dei Collegi dei Docenti, hanno tenuto in piedi con la loro creatività e con il loro entusiasmo, arricchendolo ogni anno, pur con risorse economiche sempre minori, di nuove esperienze e nuove risorse materiali ed umane. Questa  mostra-laboratorio vuol essere uno spazio che offre a studenti, docenti, visitatori la possibilità di fare esperienze nelle  quali con approccio costruttivista e con metodologia di ricerca-scoperta, si integrano  quattro momenti fondamentali:

il gioco e l’esplorazione attiva con un forte coinvolgimento del piano percettivo e di quello emotivo ed estetico;

lo studio (sperimentale  e  formale) con l’uso delle capacità di osservare, descrivere, generalizzare, dedurre;

il fare con materiale povero e nuove tecnologie (da carta e matita, forbici e colla a  sistemi informatici);

il comunicare con linguaggi naturali e formali, iconici e gestuali. Le esperienze possono costituire un supporto alla didattica curriculare o a moduli di approfondimento/recupero.Le attività nelle mostre vengono condotte ed animate da studenti, in un ambiente di apprendimento cooperativo in cui non solo chi apprende è invitato a giocare, costruire, capire, ma anche gli stessi allievi animatori progettano, realizzano, espongono collaborando tra loro e con i visitatori. Lo spazio è per sua natura in stato di perenne “lavori in corso” con la possibilità  di apportare contributi di idee ed esperienze su cui lavorare insieme.”

Lunedi 20 Maggio, gli studenti aspettano tutti presso il Laboratorio “Eureka Matematica in gioco” per illustrarvi n semplicità e deduzione quelli che possono sembrarci i segreti della matematica. Noi siamo curiosi di di scoprire anche cio’ che si inventeranno per stupirci matematicamente nella 20° dizione, la prossima. Arrivederci tra un anno!.

Ph. Sara Petrachi/KONTROLAB

 

 

 

 

 

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Michela Puddu è l’italiana fra le 4 innovatrici d’Europa

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L’italiana Michela Puddu è fra le quattro vincitrici del premio dell’Unione Europea per le Donne Innovatrici finanziato nell’ambito del programma quadro di ricerca Ue Horizons 2020. E’ sua l’idea di etichette antifrode fatte di Dna per tracciare i prodotti. “Spero che le vincitrici possano a loro volta ispirare molto altre donne a intraprendere attivita’ innovative”, ha detto a Parigi il commissario europeo per la Ricerca, la scienza e l’innovazione, Carlos Moedas, annunciando i nomi delle vincitrici nella conferenza internazionale VivaTech, sull’innovazione. Con Puddu, che ha ricevuto 50.000 euro come innovatrice emergente nella classe under 35, sono state premiate con 100.000 euro ciascuna la lituana Irina Borodina, la cui azienda biotech produce feromoni da utilizzare in alternativa ai pesticidi, la francese Martine Caroff, a capo di due aziende biotech specializzate in componenti per vaccini e immunoterapia contro i tumori, e l’israeliana Shimrit Perkol-Finkel, la cui azienda e’ specializzata infrastrutture costiere ecologiche.

“Un grande riconoscimento e una soddisfazione personale, come donna e imprenditrice, che premia tanto lavoro e impegno”: per Michela Puddu, co-fondatrice e amministratrice di Haelixa, spin-off del Politecnico di Zurigo (Eth), essere tra le prime innovatrici europee e’ un traguardo importante: “le donne imprenditrici sono tante, ma non sempre sono in prima linea sul mercato e sui giornali”, dice. Nata e cresciuta a Roma, dopo aver studiato Scienza dei materiali nell’universita’ di Tor Vergata ha fatto il master nel Politecnico di Zurigo. “Li’ ho trovato condizioni ideali per il dottorato e cosi’ ho deciso di rimanere. Poi e’ cominciata la collaborazione con mio socio sulla tecnologia delle etichette al Dna. Giorno dopo giorno realizzavamo il potenziale che questa tecnica aveva e piano piano e’ cresciuto il desiderio di non lasciarla su un articolo scientifico e di portarla sul mercato”. Le etichette al Dna si adattano a qualsiasi settore della produzione, dal tessile all’agroalimentare.

“Oggi la maggior parte dei sistemi di tracciabilita’ e’ fisicamente distaccata dal prodotto, che siano certificati o codici e barre, fino alla blockchain, e questo puo’ indurre frodi”, osserva Puddu. L’idea, allora e’ stata utilizzare le quattro lettere alla base del codice della vita per scrivere sequenze di informazione genetica completamente nuove e artificiali, ma che possono essere lette con kit gia’ in commercio e utilizzati per le analisi forense o in quella nella clinica, come in una sorta di ‘test di paternita” del prodotto, semplice e non distruttivo. “Sono sequenze di Dna che non hanno significato biologico, ma che rappresentano un produttore o una casa manifatturiera”, spiega Puddu. Una volta rese stabili e incapsulate in particelle sferiche che proteggono il Dna da alterazioni, le etichette al Dna sono completamente trasparenti e vengono nebulizzate sul prodotto in qualsiasi fase della produzione, dalla raccolta della materia prima al manufatto: “in questo modo e’ possibile ricostruirne tutta la storia e determinare l’autenticita’”.

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Esattamente 50 anni fa Apollo 10 aprì la via per l’uomo sulla Luna

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Cinquant’anni fa la prova generale per il primo sbarco sulla Luna: il 18 maggio 1969 partiva l’Apollo 10, la missione che ha aperto la strada all’Apollo 11 appena due mesi dopo. Protagonisti dell’impresa furono gli astronauti Thomas Stafford, John Young ed Eugene Cernan, tutti veterani del programma Gemini della Nasa che portarono il modulo lunare, soprannominato Snoopy, fino a 15,6 chilometri dalla superficie lunare. Un anniversario che la Nasa celebra guardando al futuro, preparandosi a riportare l’uomo sulla Luna entro il 2024. A tal fine ha appena selezionato le 11 aziende che svilupperanno il prototipo del futuro lander che fara’ atterrare di nuovo un equipaggio sulla superficie lunare nell’ambito del programma Artemis. Il programma porta infatti il nome della dea greca della Luna, sorella di Apollo, per creare una sorta di filo rosso con le missioni di 50 anni fa. Lanciata dalla base dell’Air Force di Cape Canaveral, che allora si chiamava Cape Kennedy, Apollo 10 e’ stata la quarta missione con equipaggio nel programma spaziale Apollo della Nasa, e la seconda (dopo Apollo 8) che e’ entrata nell’orbita lunare.

E’ stata una vera e propria prova generale finalizzata a testare tutti i componenti e le procedure, in vista del primo atterraggio sulla Luna, con l’ordine di avvicinarsi alla superficie con il modulo lunare ma senza atterrare. Non sapremo mai se per l’equipaggio quello e’ stato un fardello o meno, ma secondo il New York Times e’ stato un po’ come se la regina Isabella di Castiglia avesse inviato una nave verso ovest nel 1491 e chiesto ai marinai di trovare nuove terre senza scendere dalla nave, perche’ il prossimo equipaggio avrebbe dovuto farlo nel 1492. La prova fu impeccabile. Mentre il comandante Young rimase nel modulo di comando soprannominato Charlie Brown, Stafford e Cernan, che erano a bordo di Snoopy, si staccarono per dirigersi sulle pianure vulcaniche del Mare della Tranquillita’.

I due astronauti portarono il lander a 15,6 chilometri dalla superficie, abbastanza vicino per testare il radar di atterraggio perche’ quella era l’altezza in cui il veicolo, due mesi dopo, avrebbe acceso i motori per cominciare la fase finale di discesa. Mentre trasmetteva le informazioni a Young, a bordo di Charlie Brown, Cernan lo chiamo’ e egli disse “Oh Charlie! Abbiamo appena visto la Terra sorgere ed e’ stato magnifico!”. La vista del paesaggio lunare da quell’altezza, segnato da crateri da impatto, sorprese l’equipaggio. Le trascrizioni delle loro conversazioni rivelano che non ebbero molto tempo libero per ammirarlo, data l’intensa concentrazione necessaria per pilotare il modulo lunare. Tuttavia, ad un certo punto Stafford osservo’: “Sembra che ci stiamo avvicinando cosi’ tanto che tutto cio’ che dobbiamo fare e’ solo mettere giu’ il gancio di arresto e siamo li'”, riferendosi al gancio che permette l’arresto degli aerei sul ponte di volo di una portaerei. Cernan era altrettanto emozionato e a un certo punto esclamo’, “Siamo vicini, piccola!”.

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