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Facebook lancia Pay e debutta nei pagamenti digitali

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Facebook entra ufficialmente nel mondo dei pagamenti digitali. La società annuncia Pay, destinato agli utenti che usano l’ecosistema di app della società guidata da Mark Zuckerberg, cioè Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp, e che “offrirà alle persone un’esperienza di pagamento comoda, sicura e coerente” tra tutte le applicazioni. Facebook Pay debuttera’ questa settimana negli Stati Uniti, per poi diffondersi in altri Paesi, potra’ essere utilizzato per fare acquisti, effettuare donazioni o trasferire denaro.

“Facebook Pay si basa su infrastrutture finanziarie e su partnership già esistenti ed è separato dal portafoglio Calibra che si appoggera’ al network Libra”, precisa la societa’. Il servizio supportera’ la maggior parte delle principali carte di credito e debito, anche PayPal. Per utilizzare Facebook Pay, sarà necessario aggiungere il metodo di pagamento dalle impostazioni dell’applicazione oppure sceglierlo quando si effettua un pagamento. “Gli utenti gia’ usano i pagamenti sulle nostre app per fare acquisti, fare donazioni per una causa oppure mandare denaro. Facebook Pay rendera’ piu’ semplici queste transazioni, mentre continuera’ a mantenere le informazioni di pagamento sicure e protette”, spiega in un post ufficiale Deborah Liu, Vice Presidente Marketplace and Commerce di Facebook, sottolineando che i numeri di carta e conto bancario verranno archiviati e crittografati in modo sicuro.

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Esteri

Beirut, più di 100 morti e migliaia di feriti. Il ministro della salute: “Chi può lasci la città”

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Adesso il rischio è costituito dalle esalazione di miasmi pericolosi per la salute a causa del materiale esploso: nitrato d’ammonio e chissà che altro. L’allarme è del ministro per la salute libanese Hasan che consiglia a chi ne ha la possibilità di andare via da Beirut per evitare di respirare aria malsana. Continua intanto ad aggiornarsi il  tragico bilancio delle esplosioni nella zona del porto e del centro della città libanese: per ora sono più di 100 le vittime ma si continua a scavare sotto le macerie, i feriti sono più di 4 mila. Secondo gli Stati Uniti dietro le esplosioni ci sarebbe la mano di attentatori ma è presto per ricostruire ogni possibile scenario: ci sono ancora vite umane da cercare di salvare.

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Economia

Fca produrrà mascherine a Mirafiori e Pratola Serra

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Negli impianti Fca di Mirafiori (Torino) e di Pratola Serra (Avellino) vanno avanti a ritmi serratissimi le attività per installare le linee di produzione delle mascherine chirurgiche contro il coronavirus. Le prime quattro macchine industriali sono arrivate presso l’ officina 63 del comprensorio di Mirafiori. Nei prossimi giorni saranno allestiti i primi processi produttivi in un’area di circa 7.000 metri quadrati.
Complessivamente saranno 25 le linee da predisporre a Torino. Altre 19 linee di produzione saranno invece allestite a Pratola Serra dove i lavori di predisposizione dell’area specifica di 9.000 metri quadrati al centro dell’ impianto campano procedono velocemente. L’obiettivo della riconversione industriale è quello di fare una produzione giornaliera nei due impianti ex Fiat ora FCA  di 27 milioni di mascherine al giorno. L’inizio della produzione è prevista tra metà agosto  e settembre. I lavoratori dei due impianti che saranno impegnati in questa specifica attività a regime saranno complessivamente più di 600.

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Cronache

Arrestato Leonardo Badalamenti, il figlio di don Tano: era in Sicilia a casa della madre

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È stato arrestato dalla Dia per un mandato di cattura internazionale Leonardo Badalamenti, figlio dello storico boss di Cosa nostra Tano Badalementi. Era in vacanza, a casa della madre a Castellamare del Golfo, in provincia di Trapani: gli investigatori della Dia hannoneseguito il mandato dell’autorità giudiziaria di San Paolo, Brasile, per associazione criminale finalizzata al traffico di droga e per falsità ideologica.

Leonardo Badalamenti, 60 anni, alias Carlos Massetti, come si faceva chiamare in Brasile dove aveva l’identità di un uomo d’affari,  era latitante dal 2017 quando venne colpito da un’ordine di arresto. Il secondogenito di don Tano Badalamenti era stato già arrestato nel 2009 durante un’operazione del Ros che vide altre 19 persone accusate di associazione mafiosa ed altri reati. Le autorità brasiliano indagavano Leonardo Badalamenti anche per una serie di truffe milionarie nei confronti delle filiali di Hong Kong di banche d’affari internazionali come Shanghai Bank, della Lehman Brothers e dell’Hsbc.

 

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