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Spettacoli

Fabrizio Biggio racconta Fiorello: “Mi ha chiamato quando nessuno credeva più in me”

Fabrizio Biggio a “Da noi… a ruota libera” racconta il momento difficile della carriera e la chiamata di Fiorello per VivaRai2 che gli ha cambiato la vita.

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Fabrizio Biggio è stato ospite della trasmissione Da noi… a ruota libera condotta da Francesca Fialdini su Rai 1.

Durante l’intervista l’attore ha raccontato alcuni momenti della sua carriera e il rapporto con Rosario Fiorello, ricordando con grande emozione la telefonata che ha segnato la svolta professionale con il programma VivaRai2.

“Ero in un momento difficilissimo”

Biggio ha spiegato che quella chiamata arrivò in un periodo complicato della sua carriera.

Ha raccontato di trovarsi in un momento di grande difficoltà professionale, con il telefono che non squillava più e la sensazione di essere finito ai margini del mondo dello spettacolo.

Proprio nel giorno del suo compleanno, mentre si trovava al mare, ricevette la telefonata di Fiorello che gli propose di tornare a lavorare insieme.

Biggio ha ricordato con commozione quel momento, spiegando che lo showman ha creduto in lui quando pochi altri lo facevano.

Il sogno di un ruolo drammatico

Nel corso dell’intervista l’attore ha parlato anche della sua carriera artistica, definendosi un interprete poliedrico.

Ha confessato di avere sempre avuto il desiderio di interpretare un ruolo drammatico, un obiettivo che lo stesso Fiorello gli avrebbe più volte suggerito di inseguire.

Il successo virale della parodia

Biggio ha poi ricordato una recente parodia realizzata con Fiorello sulla canzone di Sal Da Vinci.

Secondo l’attore, il video era nato quasi per gioco e in pochi minuti, senza immaginare che potesse diventare virale sui social.

La vita privata e la famiglia

Nel finale dell’intervista Biggio ha parlato anche della sua vita privata.

Ha raccontato il lungo rapporto con la moglie Valentina, con la quale sta insieme da 26 anni e che ha sposato soltanto due anni fa dopo un lungo percorso condiviso.

L’attore ha spiegato che la coppia ha attraversato anche momenti difficili, ma proprio queste crisi hanno rafforzato il loro legame.

Biggio ha inoltre spiegato la scelta di mantenere la famiglia lontana dai riflettori, ricordando anche un episodio di stalking da parte di una persona che aveva iniziato a scrivere alla moglie dichiarandosi innamorata di lui.

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Spettacoli

I Cesaroni tornano e conquistano il pubblico: successo tra nostalgia e nuove generazioni

I Cesaroni tornano in tv con ottimi ascolti: 3,5 milioni di spettatori e forte appeal intergenerazionale tra giovani e adulti.

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È ripartita la serie I Cesaroni, a distanza di quasi vent’anni dal debutto, e lo ha fatto con numeri significativi: 3,5 milioni di spettatori medi per i primi due episodi e una share del 22,6%.

Un risultato che conferma la forza del marchio televisivo, capace di ritagliarsi ancora uno spazio rilevante nel panorama attuale, molto più frammentato rispetto al passato.

Un pubblico trasversale

Il dato più interessante riguarda la composizione del pubblico. La serie riesce a coinvolgere diverse generazioni, unendo spettatori storici e nuovi.

Le performance migliori si registrano tra i 25-34enni, con una share del 45%, seguiti dai 15-24enni e dai 35-44enni, entrambi sopra il 30%. Un segnale chiaro di come la fiction riesca a parlare sia a chi è cresciuto con la serie sia a chi la scopre oggi.

Il fattore territoriale e sociale

La serie si conferma particolarmente forte nel Centro-Sud, con risultati molto elevati nel Lazio, in Puglia e in Sicilia, mantenendo comunque buoni numeri anche nel Nord Italia.

Dal punto di vista sociale, il successo è diffuso: maggiore incidenza tra i pubblici con istruzione più bassa, ma risultati solidi anche tra chi ha un livello medio-alto.

Dal broadcast all’on demand

Rispetto al 2006 cambia profondamente il contesto. All’epoca la serie superava i 5 milioni di spettatori, ma in un sistema televisivo molto meno competitivo.

Oggi una parte significativa del pubblico si sposta sulle piattaforme: circa mezzo milione di spettatori aggiuntivi segue la serie in differita su Infinity, contribuendo a rafforzarne l’impatto complessivo.

Oltre la nostalgia: il “retro-watching”

Il successo non si spiega solo con l’effetto nostalgia. Piuttosto emerge il fenomeno del “retro-watching”: la visione condivisa tra generazioni diverse.

Genitori che ricordano e figli che scoprono, spesso grazie alla circolazione della serie sulle piattaforme digitali. Un meccanismo che trasforma Claudio Amendola e il suo universo narrativo in un punto di incontro familiare.

Una fiction ancora “larga”

I Cesaroni si confermano una fiction popolare nel senso più pieno: accessibile, trasversale, capace di aggregare pubblici diversi.

In un panorama dominato dalla frammentazione dell’offerta, il ritorno della famiglia della Garbatella dimostra che esiste ancora spazio per prodotti televisivi in grado di parlare a un pubblico ampio e condiviso.

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In Evidenza

Maccio Capatonda: «La comicità nasce dalle fragilità». Il racconto tra infanzia, successo e inquietudini

Intervista al Corriere della Sera a Maccio Capatonda: dalle fragilità personali alla comicità surreale, passando per cinema, tv e vita privata.

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Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Marcello Macchia (foto Imagoeconomica) racconta il percorso personale e artistico che lo ha portato a diventare Maccio Capatonda.

Il nome d’arte nasce anche da un’esperienza difficile: la perdita precoce dei capelli, iniziata a 14 anni e vissuta inizialmente come un trauma che ha inciso sull’autostima, trasformandosi poi in un elemento distintivo.

L’infanzia e il rapporto con la famiglia

Cresciuto tra Vasto e Chieti, Macchia descrive un’infanzia segnata da un rapporto familiare complesso.

I continui contrasti tra i genitori hanno inciso profondamente sulla sua sensibilità, alimentando paure e interrogativi già da bambino. Un immaginario che trova una prima forma nel cinema, in particolare nel film Ritorno al futuro, vissuto come una chiave per interpretare e rielaborare la propria realtà.

La nascita della vocazione artistica

La passione per il cinema emerge presto. Da adolescente riceve una telecamera e inizia a realizzare i primi sketch e cortometraggi, spesso ispirati al genere horror.

L’ingresso nel mondo dello spettacolo avviene grazie a personaggi come Jim Massew, che attirano l’attenzione della Gialappa’s Band e aprono la strada alle prime esperienze televisive.

I personaggi e il successo televisivo

Nel tempo nascono figure iconiche della sua comicità surreale: Padre Maronno, Mariottide, Mirkos.

Personaggi costruiti su paradossi e deformazioni della realtà, che gli consentono di affermarsi come uno degli autori più originali della scena comica italiana contemporanea.

Il rapporto con la popolarità

Nonostante il successo e un ampio seguito sui social, Macchia ammette un rapporto ambivalente con la notorietà.

Da un lato il riconoscimento del pubblico è parte integrante del suo lavoro, dall’altro permane una certa difficoltà nel gestire il rapporto diretto con i fan, legata a una sensazione di distanza e inadeguatezza.

La ricerca personale e la distanza dalla realtà

Accanto all’attività artistica, il comico racconta di aver intrapreso un percorso di ricerca interiore, tra meditazione e momenti di isolamento volontario.

Una dimensione che riflette una tensione costante tra creatività e realtà quotidiana, spesso percepita come distante o filtrata attraverso la costruzione comica.

Il nuovo progetto e la sfida del teatro

Tra i progetti più recenti, la serie “Sconfort Zone” rappresenta un tentativo di mettere in scena fragilità e crisi personali, in parte autobiografiche.

In parallelo, Macchia si prepara a una nuova esperienza teatrale, con uno spettacolo che racconta il passaggio dal linguaggio video alla dimensione dal vivo, segnando una tappa importante nel suo percorso artistico.

La visione della comicità

Per Maccio Capatonda, la comicità è «una lotta contro la realtà» e un atto di ribellione costruito attraverso giochi linguistici e paradossi.

Una visione che affonda le radici in modelli come Roberto Benigni, Massimo Troisi e Carlo Verdone, ma che trova una declinazione originale nel suo stile personale.

Maturità e ritorno all’essenziale

Guardando al presente, Macchia individua nella maturità la possibilità di recuperare uno sguardo più libero, vicino a quello dell’infanzia.

Un ritorno all’essenziale che, nelle sue parole, significa «imparare a riperdere il controllo», ritrovando quella spontaneità che resta alla base della sua comicità.

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Guerra Ucraina

Al Bano a Mosca tra musica e polemiche: «Porto amore e pace», ma il concerto divide

Al Bano si esibisce a Mosca e parla di pace. Le dichiarazioni e il concerto riaprono il dibattito sul ruolo degli artisti durante la guerra in Ucraina.

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Il cantante Al Bano è tornato a esibirsi a Mosca, accompagnando la sua presenza con un messaggio affidato ai social: «Qui con amore e desideri di pace per tutto il mondo».

L’iniziativa rientra in una serie di concerti promossi dal collega Pupo, con l’obiettivo dichiarato di riportare sul palco le atmosfere musicali degli anni Ottanta.

«Facciamo musica, non politica»

A spiegare il senso dell’operazione è stato lo stesso Pupo, che ha rivendicato una distinzione netta tra arte e politica: «Noi facciamo musica, non politica».

Una posizione che tuttavia si inserisce in un contesto internazionale complesso, segnato dal conflitto tra Russia e Ucraina, e che inevitabilmente suscita reazioni e interpretazioni contrastanti.

I precedenti e le dichiarazioni

Non è la prima volta che Al Bano si esibisce in Russia negli ultimi anni. Nel giugno 2025 aveva partecipato a un evento a San Pietroburgo insieme a Iva Zanicchi.

In quell’occasione, intervistato dalla giornalista Caterina Doglio, aveva ironizzato sulla percezione del conflitto in Italia, osservando come la situazione a Mosca apparisse distante dalle immagini di guerra diffuse dai media. La replica della giornalista aveva chiarito il contesto: il conflitto è in corso in Ucraina, non nella capitale russa.

Il dibattito sul ruolo degli artisti

La presenza di artisti occidentali in Russia continua a dividere l’opinione pubblica. Da un lato c’è chi rivendica il valore universale della musica come strumento di dialogo e pace; dall’altro emergono critiche legate all’opportunità di esibirsi in un Paese coinvolto in un conflitto armato.

Il caso riapre un tema ricorrente: fino a che punto l’arte può considerarsi neutrale in scenari geopolitici così delicati.

Tra cultura e contesto internazionale

Il concerto di Al Bano a Mosca si colloca dunque in una zona grigia, dove iniziativa artistica e contesto politico si intrecciano inevitabilmente.

Un equilibrio complesso, che continua a generare attenzione e che riflette le tensioni di un quadro internazionale ancora lontano da una soluzione.

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