Collegati con noi

Cronache

Fabio De Pasquale lascia la magistratura: l’addio dopo l’assoluzione sul caso Eni-Nigeria

Fabio De Pasquale ha lasciato la magistratura il 9 luglio 2026, oltre un anno prima del pensionamento. La decisione è arrivata dopo l’assoluzione definitiva dall’accusa di rifiuto di atti d’ufficio nel caso Eni-Nigeria. In quasi quarant’anni di carriera ha seguito i processi a Bettino Craxi e Silvio Berlusconi.

Pubblicato

del

Fabio De Pasquale (foto Imagoeconomica) ha lasciato la magistratura con oltre un anno di anticipo rispetto al pensionamento, previsto per settembre 2027. L’uscita dall’ordine giudiziario sarebbe diventata effettiva lo scorso 9 luglio, senza annunci pubblici o cerimonie nel Palazzo di Giustizia di Milano.

Secondo quanto ricostruito dalla Stampa, il magistrato avrebbe confidato alle persone più vicine di non riconoscersi più nell’attuale magistratura e di ritenere ormai priva di senso la prosecuzione della propria attività professionale. Non risulta, tuttavia, una sua dichiarazione pubblica ufficiale.

La decisione è arrivata poche settimane dopo la sentenza con cui la Cassazione ha assolto definitivamente De Pasquale e Sergio Spadaro dall’accusa di rifiuto di atti d’ufficio nel procedimento collegato all’inchiesta Eni-Nigeria.

L’assoluzione definitiva in Cassazione

I due magistrati erano accusati di non avere depositato documenti potenzialmente favorevoli alle difese nel processo sulla presunta corruzione internazionale per l’acquisizione del giacimento petrolifero nigeriano Opl 245.

Dopo le condanne a otto mesi pronunciate in primo grado e confermate in appello a Brescia, la Cassazione ha annullato le sentenze e assolto entrambi con la formula piena «perché il fatto non sussiste». La decisione ha chiuso definitivamente il procedimento penale.

Anche il processo principale Eni-Nigeria si era concluso con l’assoluzione di Eni, Shell, dei loro dirigenti e degli altri imputati.

La mancata conferma decisa dal Csm

Sulla scelta di De Pasquale potrebbe avere pesato anche la decisione adottata nel 2024 dal Consiglio superiore della magistratura, che non lo aveva confermato nelle funzioni di procuratore aggiunto di Milano.

Il Csm aveva espresso valutazioni negative sui requisiti di imparzialità ed equilibrio, disponendo il suo ritorno al ruolo di sostituto procuratore. Quella deliberazione riguardava la progressione professionale e resta distinta dal procedimento penale successivamente concluso con l’assoluzione definitiva.

Dal 2017 De Pasquale aveva coordinato il dipartimento della Procura milanese competente per i reati economici internazionali e la corruzione.

Da Craxi a Berlusconi, una carriera nei grandi processi

Entrato in magistratura nel 1987, De Pasquale ha attraversato quasi quarant’anni di storia giudiziaria italiana. Negli anni di Mani Pulite si occupò dell’inchiesta Eni-Sai sui fondi destinati al Partito socialista, conclusa con condanne nei confronti, tra gli altri, di Bettino Craxi, Sergio Cusani e Salvatore Ligresti.

In quella vicenda fu coinvolto anche Gabriele Cagliari, ex presidente dell’Eni, morto suicida in carcere nel 1993. Il comportamento dei magistrati alimentò un durissimo confronto politico e giudiziario. I procedimenti avviati nei confronti di De Pasquale per abuso d’ufficio e omicidio colposo vennero archiviati.

Dal 2001 il pm seguì anche l’inchiesta sulla compravendita dei diritti televisivi Mediaset e sul sistema di società e conti offshore. Quel procedimento portò nel 2013 alla condanna definitiva di Silvio Berlusconi per frode fiscale: quattro anni di reclusione, tre dei quali coperti dall’indulto. Fu l’unica condanna penale definitiva dell’ex presidente del Consiglio.

L’ultima stagione segnata dal caso Eni

L’inchiesta sulla presunta tangente pagata per il giacimento nigeriano ha segnato l’ultima parte della carriera di De Pasquale. Il processo contro le compagnie e i manager si è concluso con le assoluzioni, mentre i pubblici ministeri sono passati dal ruolo di accusatori a quello di imputati.

La Cassazione ha infine escluso la sussistenza del reato contestato a De Pasquale e Spadaro. Poche settimane dopo il verdetto, il magistrato messinese ha deciso di lasciare definitivamente la toga.

Si chiude così, senza dichiarazioni pubbliche, la carriera di uno dei magistrati più conosciuti e discussi della Procura di Milano: protagonista di processi storici, bersaglio di violente polemiche e, nell’ultima vicenda giudiziaria che lo ha riguardato personalmente, assolto con formula piena.

Advertisement

Cronache

Davide Iacopini aggredito a Roma: grave, si indaga per tentato omicidio

L’attore Davide Iacopini è ricoverato in terapia intensiva al San Camillo dopo essere stato colpito, secondo la ricostruzione investigativa, dal passeggero di una minicar mentre viaggiava in monopattino a Monteverde. La Procura di Roma indaga per tentato omicidio e verifica possibili collegamenti con altre due aggressioni avvenute il giorno precedente.

Pubblicato

del

Un calcio sferrato dal passeggero di una minicar, la perdita di equilibrio e il violento urto contro un’auto parcheggiata. È la dinamica ricostruita finora dagli investigatori per il ferimento di Davide Iacopini, l’attore di 42 anni ricoverato in gravi condizioni al San Camillo di Roma. La Procura ha aperto un fascicolo per tentato omicidio e verifica un possibile collegamento con altre due aggressioni avvenute nello stesso quartiere.

Iacopini è in terapia intensiva, con prognosi riservata, per un grave trauma cranico. L’episodio risale alla sera di lunedì 5 ottobre, in via Anton Giulio Barrili, a Monteverde.

Il calcio dalla minicar e la caduta

L’attore stava percorrendo la strada su un monopattino quando una minicar con due persone a bordo gli si sarebbe affiancata. Secondo la ricostruzione investigativa, l’occupante sul lato passeggero gli avrebbe sferrato un calcio, provocandone la caduta contro un’auto in sosta.

All’arrivo dei soccorritori, Iacopini era a terra e privo di conoscenza. È stato trasportato d’urgenza in ospedale, dove resta ricoverato.

La polizia locale, intervenuta inizialmente per la segnalazione di un incidente, ha raccolto testimonianze e acquisito le immagini delle telecamere della zona.

Le indagini e la scarpa recuperata

Il fascicolo è coordinato dal pm Ambrogio Cassiani. Gli accertamenti sono affidati ai carabinieri e alla polizia locale, impegnati a identificare gli occupanti della minicar e a ricostruirne gli spostamenti.

Dal racconto di una testimone e dall’analisi dei filmati emerge che le due persone a bordo sarebbero tornate indietro per recuperare una scarpa persa durante l’aggressione.

Gli investigatori non escludono che si tratti di minorenni, ma identità ed età non risultano ancora accertate nelle informazioni disponibili. Anche la qualificazione di tentato omicidio rappresenta l’ipotesi su cui si indaga, non una responsabilità già stabilita.

Al vaglio altre due aggressioni a Monteverde

L’attenzione degli inquirenti riguarda anche due episodi avvenuti domenica 4 ottobre, sempre a Monteverde.

Una donna ha denunciato di essere stata avvicinata da una minicar mentre rincasava e colpita alla nuca dal passeggero. La vettura avrebbe poi invertito la marcia, coinvolgendo un’altra persona su un monopattino, finita contro alcune automobili.

La sorella della donna ha raccontato l’accaduto sui social, descrivendo una minicar scura e invitando i residenti a prestare attenzione.

Il collegamento con l’aggressione a Iacopini resta da verificare. La somiglianza delle modalità e la vicinanza dei luoghi sono elementi di indagine, ma non consentono ancora di attribuire i tre episodi alle stesse persone.

La richiesta del Codacons

Il Codacons chiede una rapida identificazione dei responsabili e sottolinea la gravità delle aggressioni, che possono mettere in pericolo la vita delle persone colpite.

L’associazione annuncia inoltre l’intenzione di intervenire nel procedimento a tutela della collettività. L’eventuale riconoscimento di un ruolo processuale dovrà essere valutato nelle sedi competenti.

Intanto, sui social si moltiplicano i messaggi di vicinanza all’attore e gli auguri di ripresa.

Chi è Davide Iacopini

Nato a Genova il 9 febbraio 1984, Davide Iacopini ha costruito il proprio percorso tra teatro, cinema e televisione.

Ha esordito in teatro nel 2007 con “I demoni” di Fëdor Dostoevskij. Nel 2012 ha recitato in “Diaz” di Daniele Vicari, dedicato ai fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. Tra i lavori per cui è conosciuto figura anche “Suburra”.

L’attenzione resta ora sulle sue condizioni cliniche e sulle indagini per chiarire la dinamica dell’aggressione e identificare le persone coinvolte.

Continua a leggere

Cronache

Garlasco, nuovo documento Ris sul Dna della bici di Stasi

La Procura di Pavia ha acquisito un foglio di lavoro del Ris del 26 settembre 2007 con quantificazioni di Dna umano e maschile in un campione riferibile alla bici di Stasi. Il documento non risulterebbe nelle relazioni consultate e si aggiunge ai dati su esami genetici nulli e a un appunto sull’Obti test. Il significato degli elementi resta da verificare.

Pubblicato

del

Un foglio di lavoro del Ris, con la quantificazione di Dna umano e maschile in un campione riferibile alla bicicletta di Alberto Stasi, non sarebbe confluito nelle relazioni delle indagini del 2007. Il documento è stato recuperato dalla Procura di Pavia durante i nuovi accertamenti sull’omicidio di Chiara Poggi e aggiunge un elemento al riesame delle analisi effettuate diciannove anni fa.

La carta si affianca ai dati grezzi relativi a due esami genetici con esito nullo e a un appunto su un test per la ricerca di sangue umano che avrebbe dato risultato negativo. Gli accertamenti riguardano la completezza della documentazione e la gestione delle analisi originarie: non dimostrano, da soli, un occultamento intenzionale o responsabilità penali degli investigatori.

Il foglio di lavoro recuperato al Ris

Il documento è stato acquisito l’11 settembre 2026 negli uffici del Ris di Parma, insieme a quattro faldoni di materiale, nell’ambito dell’inchiesta su Andrea Sempio. Da quel procedimento sono derivati anche approfondimenti sulle attività investigative del 2007.

Il foglio riporta un campione identificato con la sigla «bu_p_bis», datato 26 settembre 2007, per il quale sono annotate quantificazioni di Dna umano e maschile.

Il materiale è stato esaminato dai consulenti genetisti della Procura, Carlo Previderè e Pierangela Grignani. Nella loro relazione segnalano che lo schema non risulta rinvenibile nelle relazioni tecniche o nei verbali consultati.

La quantificazione del Dna maschile non equivale all’identificazione della persona da cui proviene. Il dato, inoltre, non permette da solo di stabilire quando o come il materiale biologico sia arrivato sul reperto.

Le analisi proseguirono dopo la prima relazione

Secondo la ricostruzione dei consulenti, le ispezioni dei pedali continuarono oltre il 24 settembre 2007, giorno del deposito della relazione dell’allora capitano Alberto Marino, consulente della pm Rosa Muscio.

Le operazioni generarono ulteriori prelievi, descritti nei verbali. Il punto sollevato dagli esperti riguarda la mancata presenza, nella documentazione consultata, del foglio con le quantificazioni del campione del 26 settembre.

Occorre quindi distinguere le attività di prelievo documentate dalla disponibilità dei relativi risultati analitici negli atti trasmessi.

I due esiti nulli del 20 settembre

Un altro elemento riguarda i raw data, ossia i dati grezzi delle analisi genetiche sui pedali.

Il 19 settembre 2007 gli esami avevano restituito un profilo attribuito a Chiara Poggi. Due successive analisi del 20 settembre avevano invece prodotto esiti nulli, che secondo i nuovi accertamenti non sarebbero confluiti negli atti del procedimento.

Il significato di questa discordanza deve essere valutato sul piano tecnico. Un risultato nullo non consente automaticamente di annullare un precedente risultato positivo: richiede di verificare campioni, procedure e condizioni delle analisi.

L’appunto sul test per il sangue

Tra le carte recuperate compare anche un manoscritto riconducibile a Marino, datato 20 settembre 2007, che farebbe riferimento a un Obti test negativo su una traccia dei pedali.

Il dato viene confrontato con quanto riportato negli atti successivi. Marino aveva descritto tracce estremamente esigue, positive al Combur test, spiegando che non erano state sottoposte all’Obti perché insufficienti rispetto alla sensibilità dei kit.

Il Combur è un test preliminare, mentre l’Obti ricerca emoglobina umana. La loro interpretazione richiede attenzione: la presenza di Dna non dimostra di per sé che il materiale analizzato sia sangue, e un test negativo va valutato anche in relazione alla quantità e alle condizioni della traccia.

La richiesta della difesa e la scarcerazione del 2007

Il 25 settembre 2007, il consulente della difesa di Stasi, Matteo Fabbri, aveva insistito sulla necessità di effettuare l’Obti test.

Stasi, fermato il 24 settembre, fu scarcerato il 28 settembre. Tra le valutazioni del gip figurava l’impossibilità di affermare che il Dna individuato sui pedali provenisse da sangue.

L’avvocata Giada Bocellari, che assiste Stasi, sostiene che le conclusioni originarie del Ris abbiano orientato in modo decisivo le indagini contro il suo assistito. Si tratta della valutazione della difesa.

Gli accertamenti e le posizioni giudiziarie

Il recupero delle carte apre nuovi interrogativi sulla documentazione degli esami del 2007, ma il loro rilievo dovrà essere verificato nelle sedi giudiziarie competenti.

Alberto Stasi resta condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Andrea Sempio è indagato e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.

L’acquisizione di nuovi documenti non modifica automaticamente la sentenza di Stasi né accerta responsabilità di Sempio o degli investigatori dell’epoca.

Continua a leggere

Cronache

Morte di Domenico, confermata l’interdizione per Oppido

Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato l’interdizione per un anno dalla professione medica per Guido Oppido e annullato quella per Emma Bergonzoni. I due sono indagati per falso nella documentazione clinica e, insieme ad altri cinque medici, per omicidio colposo nell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo. Le decisioni cautelari non accertano definitivamente le responsabilità.

Pubblicato

del

Resta confermata l’interdizione per un anno dalla professione medica per il cardiochirurgo Guido Oppido, indagato nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la misura cautelare, mentre ha annullato quella nei confronti della collega Emma Bergonzoni, per il venir meno delle esigenze cautelari.

Le decisioni riguardano i provvedimenti interdittivi: non costituiscono una sentenza sulle responsabilità dei due medici.

La contestazione sulla cartella clinica

La Procura di Napoli contesta a Oppido di avere falsificato la cartella clinica del bambino, sottoposto a un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi il 23 dicembre 2025.

Anche Bergonzoni è indagata per falso nell’ambito dello stesso procedimento. La decisione del Riesame mantiene per Oppido l’interdizione della durata di dodici mesi.

Il cardiochirurgo è assistito dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge.

Il trapianto e la morte del bambino

Domenico Caliendo, di quasi due anni e mezzo, è morto il 21 febbraio 2026 nella terapia intensiva del Monaldi, dove era rimasto ricoverato dopo l’intervento.

Gli accertamenti riguardano la ricostruzione dei fatti e le eventuali responsabilità nella vicenda sanitaria.

L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante.

Sette medici indagati per omicidio colposo

A Oppido e Bergonzoni, insieme ad altri cinque medici, viene contestato anche l’omicidio colposo.

Le ipotesi formulate dalla Procura restano da accertare nel procedimento. Per tutti gli indagati vale la presunzione d’innocenza.

La conferma dell’interdizione per Oppido non equivale a una condanna. Allo stesso modo, l’annullamento della misura per Bergonzoni riguarda le esigenze cautelari e non costituisce un’assoluzione dalle contestazioni.

Continua a leggere
errore: Contenuto Protetto