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Fabio Capello compie 80 anni: “Maradona, Pelé e Messi i tre geni della storia del calcio”

Fabio Capello racconta la sua vita e la sua carriera in un’intervista al Corriere della Sera: dall’infanzia a Pieris alla vittoria a Wembley, dai maestri Rocco, Liedholm e Herrera ai successi da allenatore con Milan, Roma, Juventus e Real Madrid.

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Fabio Capello compie 80 anni e ripercorre una vita intera dentro il calcio, la storia italiana, la politica, l’arte e la memoria personale. In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex centrocampista e allenatore racconta Pieris, Wembley, la Juventus, il Milan, la Roma, Berlusconi, Maradona, Pelé, Messi e il calcio italiano che oggi fatica a ritrovare sé stesso.

Da Pieris a Wembley

Capello nasce a Pieris, piccolo centro del Friuli Venezia Giulia. Mille abitanti e quattro giocatori arrivati in Nazionale: oltre a lui, Blason, Mazzero e lo zio Mario Tortul. È da lì che parte una storia sportiva destinata a diventare internazionale.

Il ricordo più iconico resta il gol del 14 novembre 1973 a Wembley, nella prima vittoria dell’Italia in casa dell’Inghilterra. Dopo il tiro di Chinaglia respinto da Shilton, Capello arrivò sul pallone e segnò. Alla domanda su chi volesse dedicare quella vittoria, rispose ai “ventimila camerieri italiani” evocati con disprezzo dai tabloid inglesi.

Il calcio, la frontiera e la memoria delle foibe

Nell’intervista Capello parla anche delle sue radici di confine. Si definisce bisiacco, cresciuto tra Isonzo e Timavo, in una terra segnata dalla storia del Novecento. Ricorda i racconti sulle foibe, i compagni di scuola con padri portati via e uccisi, il silenzio durato a lungo su quelle vicende.

Capello non nasconde il suo anticomunismo, maturato in un territorio dove il confine con il mondo jugoslavo era vicino e concreto. Racconta di aver votato repubblicano, poi Berlusconi, Lega e Forza Italia.

I grandi maestri

Da calciatore ha avuto allenatori entrati nella leggenda: Helenio Herrera, Nereo Rocco, Nils Liedholm e Oronzo Pugliese. Di Herrera ricorda la modernità negli allenamenti, di Rocco la capacità di capire il calcio e parlare in modo diretto, di Liedholm la leggerezza apparente dietro una visione precisa.

Il maestro più importante, però, fu Giovan Battista Fabbri alla Spal. Fu lui a insegnargli che per segnare bisogna stare davanti alla porta, tra i dieci e i dodici metri. Un consiglio che Capello avrebbe poi ripetuto anche a Zlatan Ibrahimovic.

Rivera, Baggio, Totti e Del Piero

Tra i compagni, Capello indica Gianni Rivera come il più forte con cui abbia giocato: un calciatore di un altro livello, leader senza far pesare la propria superiorità. Dopo Rivera, mette Roberto Baggio tra i più grandi talenti italiani, pur ricordando i problemi fisici che ne limitavano gli allenamenti.

Del Piero viene collocato al terzo posto, insieme a Totti. Di Totti sottolinea la superiorità quando riceveva palla a centrocampo, mentre di Cassano ricorda il talento enorme negli ultimi venti metri e un carattere difficile da governare.

Maradona, Pelé e Messi

Per Capello i tre geni della storia del calcio sono Maradona, Pelé e Messi. Non sceglie il più grande, perché li considera nati in epoche diverse, a distanza di vent’anni l’uno dall’altro, ciascuno capace di inventare qualcosa di nuovo.

Al quarto posto mette Ronaldo il Fenomeno, il giocatore più forte che abbia mai allenato, anche se al Real Madrid fu costretto a mandarlo via per ragioni di condizione fisica e di gestione del gruppo.

Il Milan, la Roma e Berlusconi

Da allenatore, Capello lega il suo nome soprattutto al Milan dei quattro scudetti e della Champions League vinta nel 1994 contro il Barcellona di Cruijff. Ricorda una squadra costruita sulla difesa: Maldini, Tassotti, Costacurta, Filippo Galli e Baresi.

Il suo “miracolo”, però, resta lo scudetto con la Roma nel 2001. Una squadra costruita con Batistuta, Totti e un gruppo forte, capace di riportare il titolo nella Capitale. Su Berlusconi, Capello usa parole di grande stima: lo definisce un uomo capace di realizzare i sogni, rispettoso, generoso e sempre curioso di capire cosa pensassero gli altri.

La critica al calcio italiano

Guardando al presente, Capello individua il problema del calcio italiano nella troppa tattica e nella poca tecnica. Secondo lui, i settori giovanili hanno provato a copiare il guardiolismo senza avere i giocatori adatti, trascurando il lavoro tecnico di base.

La sua frase è netta: licenzierebbe gli allenatori che fanno solo tattica ai bambini. Per Capello, il calcio italiano deve ripartire dall’insegnamento tecnico, dalla pazienza e dalla formazione vera dei giovani.

Il rifiuto dell’ultimo incarico

Alla domanda se accetterebbe un ultimo incarico per ricostruire la Nazionale, Capello risponde con ironia: no, per non sentirsi dire “vecchio rimbambito”.

È una chiusura amara e lucida, nello stile di un uomo che ha attraversato il calcio da protagonista, senza mai rinunciare alla propria durezza, alla propria idea di rispetto e alla convinzione che vincere non sia un caso, ma una cultura.

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Terremoto alla FIFA: licenziato Kevin Lamour dopo l’attacco frontale a Infantino

La FIFA ha ufficializzato il licenziamento del direttore operativo Kevin Lamour. Il dirigente francese pagato le sanzioni per aver criticato pubblicamente il presidente Gianni Infantino sul progetto, poi ritirato, di cedere quote dei Mondiali a fondi privati.

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Si consuma una rottura traumatica ai vertici del calcio mondiale. La FIFA ha licenziato con effetto immediato il suo direttore operativo (COO), il dirigente francese Kevin Lamour. La decisione arriva a poche settimane dalle dure prese di posizione pubbliche dello stesso Lamour contro il controverso piano del presidente Gianni Infantino di cedere il 20% delle quote commerciali dei Mondiali a investitori privati.

La nota inviata ai membri del Consiglio FIFA formalizza la fine del rapporto di lavoro spiegando che «la decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione e con grande rispetto per Kevin».

La frattura tra il numero tre della federazione e il presidente era ormai insanabile. Nelle scorse settimane Lamour aveva denunciato pubblicamente la gestione del progetto sui diritti dei Mondiali, affermando che lo staff dell’organizzazione era stato «ingannato» e definendo la trattativa come «il progetto di una sola persona». Consapevole dei rischi legati alle sue esternazioni, il dirigente transalpino aveva dichiarato in una lettera aperta di essere pronto ad assumersi le proprie responsabilità, affermando: «Se questo significa perdere il mio incarico, così sia».

Nonostante il piano di vendita ai fondi d’investimento sia stato successivamente ritirato da Infantino a causa della fortissima opposizione interna e delle principali confederazioni internazionali, il prezzo politico pagato da Lamour è stato l’estromissione immediata dall’organigramma di Zurigo.

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Scontro sul vivaio Milan, Filippo Galli replica a Maldini: «Nessuno ha mai vietato di dribblare»

L’ex responsabile del settore giovanile del Milan Filippo Galli ha replicato alle accuse di Paolo Maldini, secondo cui nel vivaio rossonero si privilegerebbe la tattica a scapito del talento. Galli ha difeso il lavoro svolto dal 2009 al 2018 incentrato sulla crescita dei ragazzi.

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Tensione tra due leggende del Milan sulla gestione dei giovani talenti. Filippo Galli, pilastro della difesa rossonera negli anni d’oro, ha risposto per le rime attraverso un post sul proprio blog (filippogalli.com) alle recenti dichiarazioni dell’ex compagno di squadra e capitano Paolo Maldini, critico nei confronti dei metodi utilizzati nel vivaio del club.

Maldini aveva lanciato una stoccata diretta al sistema di formazione giovanile rossonero: «Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica; se un ragazzo ha talento, è un problema».

Parole che non sono passate inosservate a Filippo Galli, responsabile del Settore Giovanile rossonero dal 2009 al 2018. «Quelle affermazioni mi riguardano direttamente», ha sottolineato l’ex difensore. «In quegli anni costruimmo un approccio lontano dalla ricerca esasperata del risultato, fondato sull’idea di un calcio propositivo che ponesse ciascun ragazzo nelle condizioni di essere il principale protagonista del proprio percorso: sostenendolo nella creatività, restituendo all’errore la sua funzione di tappa e non di colpa. Nessuno ha mai vietato, a nessun giocatore, di saltare l’uomo in dribbling: tutt’altro».

Galli ha poi evidenziato come Maldini non abbia vissuto in prima persona la quotidianità del vivaio milanista: «Non posso muovergli una colpa per non avere, negli anni da dirigente, seguito da vicino il Settore Giovanile. Capisco quanto la prima squadra assorba ogni energia. Gli muovo, semmai, l’osservazione che non si possa parlare della formazione dei giovani senza aver mai attraversato da dentro quel lavoro. Avrò certamente commesso degli errori, ma non posso lasciar passare una descrizione così distante da ciò che è stato quel percorso».

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Zverev domina i tie-break: Atmane piegato, il tedesco vola agli ottavi a Cincinnati

Alexander Zverev accede agli ottavi del Masters 1000 di Cincinnati battendo Terence Atmane 7-6, 7-6 dopo una partita lottata e decisa nei tie-break. Il tedesco prosegue il suo cammino da favorito nel torneo.

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Un successo di pura potenza ed esperienza. Alexander Zverev, numero tre del mondo e prima testa di serie del tabellone, conquista l’accesso agli ottavi di finale del Masters 1000 di Cincinnati superando il transalpino Terence Atmane con il punteggio di 7-6 (7/4), 7-6 (7/6).

Non è stata una serata semplice per il tennista tedesco. Nella calda e umida notte del Midwest americano, il ventiquattrenne mancino francese ha messo a dura prova la testa di serie numero uno del torneo, affidandosi a un dritto chirurgico e a un uso sapiente delle palle corte. Nei momenti chiave del match, tuttavia, la maggiore lucidezza di Zverev ha fatto la differenza. Nel primo tie-break Atmane ha pagato a caro prezzo un errore di dritto, mentre nel secondo il tedesco ha alzato la barra della qualità: due discese a rete immediate e un passante di rovescio da applausi hanno chiuso definitivamente i conti.

Al termine dell’incontro, Zverev ha speso parole d’elogio per l’avversario: «Ha giocato benissimo, è stato estremamente aggressivo e ha servito in modo incredibile. Sono davvero felice di averla portata a casa», ha dichiarato a caldo, scherzando poi sulla fatica e sul sudore lasciato in campo.

Il recente campione del Roland Garros prosegue così la sua marcia da principale favorito sul cemento statunitense, complici le assenze di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz e l’uscita di scena prematura di Novak Djokovic. Agli ottavi di finale Zverev attende ora il vincente della sfida tra l’americano Tommy Paul e il paraguaiano Adolfo Vallejo.

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