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Asset russi, proposta Usa di sblocco: gli europei dicono no
Washington avrebbe proposto di sbloccare parte dei beni sovrani russi per rilanciare i negoziati sull’Ucraina, trasferendoli in una struttura finanziaria sotto supervisione americana. I delegati europei avrebbero respinto l’ipotesi. Non risulta alcun accordo operativo.
Sbloccare una parte degli asset sovrani russi congelati e trasferirli in un veicolo finanziario sotto supervisione americana per rilanciare i negoziati sull’Ucraina. È la proposta che gli Stati Uniti avrebbero presentato agli interlocutori europei, incontrando il rifiuto dei delegati presenti. L’iniziativa resta un’indiscrezione diplomatica: non risulta un accordo sul trasferimento dei fondi.
Il confronto durante i colloqui di Miami
Il piano sarebbe stato discusso la scorsa settimana a Miami, durante una riunione tra negoziatori americani, ucraini e rappresentanti di Francia, Germania, Regno Unito, Unione europea e Nato.
L’ipotesi riguarderebbe una parte dei beni sovrani russi immobilizzati dopo l’invasione dell’Ucraina. Il loro trasferimento in una struttura finanziaria vigilata da Washington sarebbe stato prospettato come strumento per favorire la ripresa del confronto diplomatico.
I delegati europei avrebbero respinto il piano
Secondo la ricostruzione disponibile, i rappresentanti europei avrebbero respinto la proposta. Non emerge quindi un’intesa tra gli interlocutori sulle modalità di sblocco e gestione degli asset.
Restano inoltre da chiarire l’ammontare delle risorse interessate, le condizioni del trasferimento e la destinazione finale dei fondi. La supervisione americana non equivale, di per sé, alla restituzione delle somme alla Russia.
Nessuna decisione sullo sblocco dei beni
Il punto centrale è la distinzione tra una proposta discussa in sede negoziale e un provvedimento effettivamente adottato.
Al momento, l’indiscrezione descrive un tentativo americano di inserire gli asset russi congelati nel confronto sulla pace e una risposta negativa dei delegati europei. Non documenta uno sblocco già avvenuto né un trasferimento autorizzato.
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Microspia nella sede di OpenAI, arrestato un ingegnere
L’FBI ha arrestato Abdulrahman Alfozan, ingegnere accusato di intercettazioni tramite un dispositivo nascosto nella sede di OpenAI. Recuperato anche un secondo registratore. L’azienda dichiara di non avere evidenze di sottrazione di codice, pesi dei modelli o dati dei clienti. Movente ed eventuali destinatari restano da accertare.
Un dispositivo di registrazione nascosto dietro il televisore di una sala riservata ai vertici di OpenAI. È al centro dell’indagine che ha portato all’arresto di Abdulrahman Alfozan, ingegnere saudita di 35 anni accusato di avere utilizzato o tentato di utilizzare un apparecchio per intercettare conversazioni all’interno dell’azienda a San Francisco.
L’arresto è avvenuto il 9 ottobre ed è stato reso noto il 13 ottobre. Le accuse devono essere accertate in sede giudiziaria e Alfozan è presunto innocente fino a un’eventuale condanna.
Il dispositivo nascosto nella sala riunioni
Secondo la ricostruzione dell’accusa, il registratore sarebbe stato inserito in una porta Usb sul retro di un televisore, in una sala utilizzata per incontri dei dirigenti e discussioni riservate su ricerca, prodotti, strategie commerciali e rapporti istituzionali.
Il personale di OpenAI avrebbe scoperto il dispositivo intorno al 30 settembre. L’installazione risalirebbe invece a circa due giorni prima.
L’apparecchio, realizzato con una piccola scheda elettronica dotata di microfono e memoria, conteneva dati cifrati. Dopo il ritrovamento, l’azienda ha avvertito l’FBI.
Le immagini e il secondo apparecchio
Gli investigatori hanno ricostruito diversi accessi dell’ingegnere nelle vicinanze della sala. Il 5 ottobre, secondo gli atti dell’accusa, Alfozan sarebbe stato ripreso mentre guardava dietro il televisore dove era stato collocato il dispositivo.
Un secondo registratore simile è stato trovato in una borsa lasciata incustodita in un altro ambiente aziendale, insieme a documenti riconducibili all’indagato.
Questi elementi fanno parte del materiale raccolto dagli investigatori e dovranno essere valutati nel procedimento.
Le verifiche sulla preparazione delle registrazioni
L’accusa sostiene che Alfozan avesse cercato informazioni sugli spazi aziendali, sulle sale e sui calendari delle riunioni dei vertici.
L’ipotesi investigativa è che queste ricerche fossero funzionali alla scelta del luogo in cui collocare il registratore, per acquisire conversazioni contenenti informazioni riservate.
Il direttore dell’FBI, Kash Patel, ha presentato il caso come una minaccia alla protezione delle tecnologie avanzate americane. Tale valutazione non equivale però all’accertamento di un’attività svolta per conto di un governo straniero.
OpenAI: nessuna evidenza di sottrazione dei dati dei clienti
OpenAI ha dichiarato di non avere riscontri di accessi impropri o di sottrazione di pesi dei modelli, codice sorgente o dati dei clienti da parte dell’indagato.
L’azienda riferisce inoltre di avere impiegato propri strumenti di intelligenza artificiale per analizzare il dispositivo e le copie forensi della memoria.
La precisazione riguarda queste specifiche categorie di dati e non risolve, da sola, gli interrogativi sulle eventuali conversazioni registrate.
Restano da chiarire movente e destinatari
Alfozan lavorava come ingegnere in OpenAI dal luglio 2025. Il caso richiama l’attenzione sui rischi legati agli accessi interni alle aziende che sviluppano tecnologie strategiche.
Restano da accertare lo scopo delle registrazioni, il loro contenuto e l’eventuale presenza di destinatari esterni. La nazionalità dell’indagato non dimostra un coinvolgimento dell’Arabia Saudita, così come la provenienza dei componenti elettronici non prova legami con la Cina.
L’indagine dovrà chiarire questi aspetti distinguendo i riscontri investigativi dalle ipotesi.
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Ucraina, nuovi raid e allarme Starlink: Zelensky critica Trump
Gli attacchi russi continuano nonostante gli annunci di tregua energetica. Zelensky critica l’accordo sul gasolio tra Stati Uniti e Russia e chiede il pieno ripristino dei servizi Starlink. Resta non confermata l’ipotesi di interrompere la condivisione dell’intelligence americana con Kiev.
Nuovi bombardamenti, vittime civili e centinaia di migliaia di persone senza elettricità: in Ucraina la tregua energetica resta senza effetti concreti. Mentre proseguono gli attacchi, Volodymyr Zelensky denuncia difficoltà nell’utilizzo dei servizi satellitari Starlink e teme una possibile interruzione della condivisione di intelligence americana. Un’ipotesi discussa, secondo indiscrezioni, all’interno della Casa Bianca, ma pubblicamente smentita da Donald Trump.
Il presidente ucraino critica il riavvicinamento tra Washington e Mosca dopo l’accordo sul gasolio russo, continuando però a considerare indispensabile la collaborazione con gli Stati Uniti.
Zelensky si dice tradito, ma tiene aperto il dialogo
Nell’intervista al giornalista britannico Piers Morgan, Zelensky afferma di sentirsi tradito dall’intesa tra Trump e Vladimir Putin e contesta la direzione assunta dall’iniziativa americana.
Il leader ucraino concentra tuttavia parte delle critiche sui consiglieri del presidente statunitense, che giudica in errore. È una posizione che esprime il dissenso di Kiev senza chiudere il confronto con Washington.
Starlink, Kiev denuncia limitazioni alle missioni
A sollevare il caso Starlink è il consigliere tecnologico della presidenza ucraina Sergiy Beskrestnov, noto come “Flash”. Secondo la sua ricostruzione, nella notte tra martedì e mercoledì sarebbero state introdotte limitazioni al funzionamento dei terminali in movimento, senza un preavviso alle forze ucraine.
Le restrizioni avrebbero compromesso diverse missioni, incidendo anche sull’impiego dei droni intercettori utilizzati contro gli Shahed russi.
Beskrestnov collega la decisione al contesto politico. Si tratta però di una sua valutazione: l’esistenza di una finalità deliberata contro Kiev non può essere considerata accertata sulla base delle dichiarazioni ucraine.
Zelensky chiede a Elon Musk il ripristino integrale del servizio e avverte delle possibili conseguenze sulla protezione della popolazione.
Intelligence Usa, lo stop resta un’ipotesi
Un altro punto critico riguarda le informazioni di intelligence americane, importanti per individuare le minacce e organizzare la difesa ucraina.
Secondo indiscrezioni attribuite a un funzionario dell’amministrazione statunitense, alla Casa Bianca sarebbe in discussione la possibilità di interrompere la condivisione con Kiev. Trump nega pubblicamente questa intenzione.
Non risulta quindi confermata una decisione di sospendere il servizio. Il timore ucraino riguarda uno scenario che, se attuato, potrebbe aggravare le difficoltà operative durante gli attacchi russi.
Raid sulle città e sulle infrastrutture energetiche
Nella notte nuovi attacchi russi hanno colpito edifici civili e infrastrutture in diverse aree dell’Ucraina, comprese Kiev e Lutsk, causando morti e feriti.
Secondo Zelensky, almeno 600mila persone sono rimaste senza elettricità. I danni alla rete energetica rendono più difficile la preparazione all’inverno e richiedono interventi urgenti delle squadre di riparazione.
Il presidente ucraino accusa Mosca di non rispettare l’iniziativa americana per fermare gli attacchi agli impianti energetici. Kiev aveva espresso disponibilità ad aderire a una tregua a condizione di un impegno reciproco russo.
Mosca accusa Kiev di colpire le raffinerie
La Russia respinge le contestazioni. Il vicepremier Alexander Novak denuncia attacchi ucraini contro due raffinerie nelle regioni di Saratov e Ryazan e sostiene che Kiev non intenda attuare la tregua energetica.
Le accuse contrapposte evidenziano l’assenza di un cessate il fuoco effettivamente rispettato. Gli annunci diplomatici non hanno finora fermato gli attacchi alle infrastrutture.
L’ex presidente russo Dmitry Medvedev interviene inoltre con espressioni offensive contro Zelensky, collegando le difficoltà nei rapporti con Washington alle critiche ucraine a Trump.
La protesta polacca e il confronto a Londra
Sul caso Starlink interviene anche il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, che contesta a Musk una possibile interferenza politica attraverso i propri servizi tecnologici.
A Londra, incontrando il primo ministro britannico Andy Burnham, Zelensky ribadisce la disponibilità a qualsiasi tipo di cessate il fuoco. Tra le priorità dei colloqui indica proprio Starlink e intelligence, confermando che Kiev continua a contare sulla partnership con gli Stati Uniti.


