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Eutanasia: da Welby a Daniela, 15 anni di battaglie

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Da Piergiorgio Welby fino Daniela, che non ha fatto in tempo a ricorrere al suicidio assistito, perche’ e’ morta lo scorso 5 giugno. In 15 anni tanti pazienti hanno deciso di rendere pubbliche le loro tragedie private per rivendicare il diritto di scegliere sulla propria vita e sulla propria morte. Frutto di quelle battaglie e dettata dalla difficolta’ del Parlamento a legiferare, parte oggi la raccolta firme per il referendum sull’eutanasia, promosso dall’Associazione Luca Coscioni. Per raccogliere le necessarie 500.000 firme entro il 30 settembre, i primi tavoli saranno allestititi subito a Milano e Roma e entro il 30 giugno in tutta Italia. E’ una battaglia contro il tempo, cosi’ come e’ una battaglia contro il tempo quella vissuta da “migliaia di pazienti che non possono aspettare per mesi o anni la burocrazia”, spiega Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Coscioni. A ripercorrere le tappe che hanno portato alla raccolta firme e’ Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Coscioni e coordinatore dell’ufficio legale che, per il fine vita come per la legge 40, ha portato i tribunali a decidere laddove mancava la legge. “Era il 2006 – racconta – quando Piergiorgio Welby chiedeva, per la prima volta in Italia, una legge sull’eutanasia. Siamo nel 2021, e proprio ieri il tribunale di Ancona ha ribaltato l’interpretazione dell’Asl, concedendo a Mario, paziente tetraplegico di 43 anni, l’avvio dell’iter per il suicidio assistito. In 15 anni abbiamo assistito alla vicenda di Eluana Englaro, il cui padre ha combattuto nei tribunali per affermare la volonta’ della figlia, e a tante storie di persone uscite dall’intimo della propria famiglia e che pubblicamente hanno chiesto di poter agire legalmente nel proprio paese”. Nel 2013, prosegue Filomena Gallo, “e’ stata presentata la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia ma non e’ stata mai discussa. Per questo, nel 2015, Marco Cappato e Mina Welby hanno annunciato che avrebbero aiutato i malati che ne avevano bisogno a raggiungere i paesi dove e’ legale rispettare tutte le scelte su come morire. Sono seguite le disobbedienze civili, come quella per il caso di Dj Fabo, nel 2017, in cui Cappato ha rischiato fino a 12 anni di carcere. Il Parlamento sull’onda di un processo pubblico, ha accelerato l’approvazione della legge sul testamento biologico”, che affronta solo pero’ solo in parte il fine vita. “Nel 2018 – ha proseguito – una nuova disobbedienza civile per aiutare Davide Trentini. Intanto, chiamata in causa per il processo di Cappato, per la prima volta interviene sul tema la Corte Costituzionale, evidenziando un vuoto normativo. Il Parlamento, in un anno, non interviene per colmarlo, la Corte si'”. Ma dalla sentenza che rende non punibile il suicidio assistito restano escluse alcune categorie di malati”, tra cui chi non e’ tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale. Tra questi Daniela, la 37enne malata di un tumore al pancreas incurabile, che avrebbe voluto poter scegliere di porre fine alle sue sofferenze, ma non ha fatto in tempo a ricorrere al suicidio assistito. Promosso, tra gli altri, da Sinistra Italiana e Radicali Italiani, supportato dai Cinquestelle, il referendum prevede una parziale abrogazione dell’art. 579 del codice penale sull’omicidio del consenziente, che impedisce l’eutanasia ‘attiva, sul modello olandese o belga. Intanto in Parlamento giace la proposta di legge unificata. “Un tacito accordo tra tutti i partiti ed i presidenti di entrambe le Camere – denuncia Giorgio Trizzino (Gruppo Misto) – non consentira’ la prosecuzione dell’esame del disegno di legge in commissione ed in aula”.

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Salvini sfida l’Europa, ‘via gli abusivi da Bruxelles’

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La corsa per liberare Bruxelles “da chi la occupa abusivamente” è partita. E Matteo Salvini approfitta dell’abbraccio dei suoi alleati sovranisti europei, chiamati a raccolta a Firenze per poche ore, per lanciare la sfida. All’Europa dei banchieri e della “burocrazia massonica”. Ai vertici europei incarnati da Ursula von der Leyer e Christine Lagarde. E ai suoi alleati in Italia, perché “sarebbe un errore fatale dividersi” proprio a Strasburgo al voto di giugno.

“Sbaglia” insomma Antonio Tajani, numero uno di Forza Italia, a disdegnare il patto che unisce i leghisti ai tedeschi di Afd e a Marine Le Pen. E sbaglia chi, non facendo fronte comune, rischia di favorire l’inciucio bis tra popolari e socialisti. Salvini è convinto che, su questo, sia all’opera il commissario Ue, Paolo Gentiloni. Perciò da Firenze parla all’Europa (anche) perché tutta l’Italia intenda. Frecciate a parte, il leader della Lega arriva alla convention, alla fortezza da Basso, sorridente e mano nella mano con la fidanzata Francesca Verdini.

Lei gioca in casa, lui meno ma lusinga la capitale rinascimentale con un gioco di parole: “Penso che oggi sia una giornata storica, perché può vedere la luce il Rinascimento dell’Europa che sarà fondato sul lavoro”. Solo al sindaco Dario Nardella contesta “una caduta di stile” per essersi “permesso di dire chi ha diritto di visitare i musei e chi no”, dopo il tour agli Uffizi, la sera prima, di Salvini e gli altri sovranisti. Non lo preoccuopano le contromanifestazioni che attraversano il centro nel pomeriggio e senza tensioni, a parte lo striscione ‘Salvini, Le Pen Firenze vi schifa’.

Sulla convention dei partiti che aderiscono al gruppo Identità e democrazia (che ha organizzato l’evento) il leghista respinge il bollino di “cantiere nero” promuovendola a “un’onda blu”. Poco dopo le 11 la sala si riempie. Capienza annunciata 2000 persone e a colpo d’occhio, l’obiettivo è centrato, Ma resta off limits per i giornalisti. Una manifestazione che non ha niente a che vedere con quella romana del 13 ottobre. Stavolta tutto è in grande, ci sono i leader di 12 partiti stranieri, lo slogan è ‘Free Europe’ e c’è il quartier generale della Lega, dai ministri ai governatori fino al presidente della Camera e responsabile esteri del partito, Lorenzo Fontana. Pesano alcuni forfait eccellenti, anche se annunciati, come la leader francese del Rassemblement national, star di Pontida lo scorso settembre, e l’ultranazionalista Geert Wilders, fresco del trionfo elettorale nella sua Olanda.

Entrambi mandano un videomessaggio. Pochi minuti per salutare l’amico e alleato e rispolverare vecchi cavalli di battaglia. Per Le Pen è la lotta ai migranti irregolari (“Per la signora Von Der Leyen l’immigrazione non è un problema, ma un progetto”), per Wilders la difesa dei valori nazionali, rivendicando la vittoria in patria come “un terremoto politico per i pesi massimi dell’Europa”. Dai leader presenti inevitabile l’omaggio al padrone di casa, salutato più volte con l’appellativo ‘capitano’,ormai dimenticato in Italia. Poi slogan e picconate vecchio stile contro l’Europa e non solo.

Dal leader bulgaro Kostadin Kostadinov (“Oggi l’Ue è una minaccia per l’Europa” sentenzia minacciando “una serie di referendum per uscire dall’Ue”) al tedesco Tino Chrupalla, presidente di Afd (la nuova Europa è una casa “con un giardino per i bambini e un muro contro gli indesiderati” mentre l’Ucraina “non può vincere questa guerra”) fino al polacco Roman Fritz (che rilancia le parole chiave “Dio, onore, patria, famiglia, verità, giustizia e libertà” e la guerra al politically correct”). Concetti che Salvini ascolta ma da cui, nell’intervento finale sul palco, sembra distanziarsi.

“Oggi non c’è un’alleanza politica e partitica ma un sentimento di amicizia: qui si sono alternati leader che, come in una storia d’amore e professionale, conoscono alti e bassi”. Parole scelte forse per rassicurare il centrodestra italiano garantendo che “il governo Meloni non è assolutamente in discussione”. Quindi disegna la metafora dello scontro tra Davide e Golia con l’happy end immaginato per Id e per la Lega nei panni di Davide contro il gigante che chiama “il Golia Soros”. Due ore e mezzo dopo cala il sipario. Restano la foto di gruppo con tutti i leader e le loro bandiere e, nell’entrata accanto, la fiera dei tatuatori.

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Mattarella: basta stereotipi e offese, disabile è risorsa

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Nella Giornata internazionale dedicata alle persone con disabilità, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella fa sentire la sua voce e richiama a non offendere sui social, usando espressioni che feriscono, i disabili – in Italia sono circa tre milioni – e le loro famiglie e ricorda quanto ancora ci sia da fare per arrivare ad una vera inclusione. “La superficialità con cui – ha detto Mattarella – si utilizzano sui ‘social media’ espressioni che offendono la sofferenza di tante persone e famiglie, che si ritrovano sempre più da sole a dover combattere il fenomeno dell’esclusione sociale, è inaccettabile”. “È necessario – ha aggiunto il Presidente della Repubblica – cambiare la prospettiva con cui si guarda alla disabilità, superando pregiudizi e stereotipi di cui milioni di persone sono ancora vittime. Si tratta di persone sulle cui potenzialità dobbiamo investire perché le loro abilità, la loro resilienza, creatività e forza di volontà sono una risorsa per tutti noi”.

“Le persone con disabilità chiedono di poter vivere in modo indipendente. Di andare a scuola, lavorare, divertirsi. Semplicemente di poter vivere con dignità esercitando i propri diritti. È una questione che riguarda ciascuno di noi, personalmente e come comunità, per contribuire a costruire un presente più inclusivo e accessibile a tutti”, ha concluso Mattarella. Per andare in questa direzione, il governo – ha reso noto la premier Giorgia Meloni – “sta portando avanti una riforma ambiziosa che cambia l’approccio alla disabilità. L’obiettivo è quello di superare l’attuale frammentazione ed erogazione delle singole prestazioni per costruire un percorso coordinato e sinergico di accompagnamento della persona alla vita adulta”. Si tratta di un provvedimento che a breve arriverà in Cdm.

“Insieme al Ministro Alessandra Locatelli, abbiamo creato un tavolo tecnico per redigere un testo unico che semplifichi la vita di chi ogni giorno deve convivere con la disabilità”, ha detto la ministra per le riforme e la semplificazione Maria Elisabetta Casellati. Il ddl approderà in Consiglio dei ministri martedì 5 dicembre e “semplificherà le norme esistenti attraverso misure di sistema e farà dell’Italia un Paese più vicino e più attento alle esigenze dei disabili, per un futuro più inclusivo e accessibile, che non lasci indietro nessuno”, ha sottolineato Casellati. Dall’opposizione, la segretaria dem Elly Schlein ritiene “incomprensibile” la scelta fatta dal Governo” di tagliare i fondi per la disabilità”, si tratta di 400 milioni.” Il Pd non smetterà mai di battersi per contrastare questi tagli, aumentare le risorse per i servizi per le persone con disabilità, per la Sanità pubblica e per attuare la riforma della medicina territoriale. Senza questi strumenti concreti – secondo Schlein – sarà vano ogni proclama e ogni celebrazione che affermi la piena uguaglianza di diritti”.

In Italia, ha ricordato la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone “ci sono 260 mila lavoratori e lavoratrici che beneficiano degli interventi della legge 68 per l’inserimento delle persone con disabilità nel mondo del lavoro. Nei primi sei mesi del 2023 – ha aggiunto – abbiamo rilevato un aumento delle assunzioni dei lavoratori disabili, e questo ci fa dire che c’è un’attenzione specifica da parte delle aziende”. Dal governo, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sul social X ricorda che “l’inclusione inizia dalla scuola: dentro le aule tutti i ragazzi devono sentirsi accolti e godere delle stesse opportunità, senza distinzioni. Il ministero e l’intera comunità scolastica sono impegnati per abbattere le barriere, non solo strutturali, per una scuola che sia veramente inclusiva”. Un messaggio di inclusione anche da Papa Francesco: “Accogliere chi vive questa condizione aiuta tutta la società a diventare più umana”.

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Da Renzi ultimo appello a Calenda per Europee

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Nonostante il gelido “no” di Carlo Calenda, dall’Assemblea nazionale di Italia viva parte un appello a presentare alle Europee un’unica lista di tutte le forze che credono in un progetto federalista per l’Unione. L’appello lanciato da Matteo Renzi è stato ripetuto da tutti i big del partito, benché nessuno abbia citato esplicitamente Azione. Anche perché siamo davanti a un “menage a trois”, con +Europa determinante, e rispetto alla quale potrebbe partire il corteggiamento tanto da Iv quanto da Azione, se i due leader non riuscissero a superare l’acrimonia personale. Un “niet” preventivo alla profferta di Renzi, era arrivato sabato Sera da Calenda”.

“Italia Viva ha lanciato un progetto per un nuovo Centro con Cuffaro, Mastella e molti altri. Rispettabilissima scelta, che però non condividiamo. Ci sono altre ragioni, subordinate ma altrettanto importanti, per non andare insieme alle Europee: dal fallimento del Terzo polo, che renderebbe questa operazione non credibile agli occhi degli elettori”. Eppure domenica Mattina Renzi, pur senza nominare Azione o +Europa, si è appellato “alla politica” con un ragionamento che non fa una piega: la prossima legislatura europea sarà decisiva, e chi crede in una Europa federale che ridia peso strategico all’Unione dovrebbe correre insieme, per non disperdere i voti. Con più liste si rischia che una o tutte non superino la soglia del 4% regalando seggi a Fdi, Pd e Lega. Nicola Danti ha osservato che negli altri Paesi anche se si è divisi nel Parlamento nazionale si siede insieme a Bruxelles. Enrico Borghi ha sottolineato il “paradosso” che si creerebbe: chi ha le stesse idee sull’Europa va diviso, mentre la destra italiana è unita nonostante le divisioni emerse anche all’adunata sovranista di Salvini a Firenze.

Il gelo di Azione è tuttavia stato confermato dal silenzio dei suoi dirigenti dinanzi a questi appelli. Calenda, dalla scuola di politiche del partito a Brescia, ha rilanciato il profilo di Azione come “partito della nazione” con una proposta: “Il Paese ha bisogno di un partito che abbia la forza di imporre un Patto repubblicano che si fondi sul ripristino dei diritti sociali ma anche dei doveri, che nella Costituzione sono tenuti insieme. La campagna elettorale per le europee sarà una campagna durissima ma questo è il compito di Azione. Il Paese porta le piaghe dell’inconcludenza dei partiti di destra e di sinistra ma Azione avrà la forza di parlare all’Italia con verità e passione, perché non siamo monete false, perché di monete false l’Italia ne ha viste tantissime”. Ma nel “menage a trois” c’è anche +Europa. Emma Bonino ha detto che il suo partito farà di tutto perché al centro della campagna per le europee ci sia il futuro dell’Ue, per far capire agli elettori la vera questione in gioco.

“+Europa – ha detto il segretario Riccardo Magi – ci sarà e intende mettere al centro l’obiettivo politico degli Stati Uniti d’Europa, siamo aperti a parlare con chi condivide questa priorità e vuole puntare su un’idea d’Europa che significa stato di diritto, libertà individuali ed economiche, crescita comune, innovazione, ricerca e su candidature che sappiano esprimere ciò”. Un dirigente di Iv sottolinea che se Renzi e Calenda correranno divisi sarà decisivo l’accordo con +Europa, che ha un elettorato d’opinione fidelizzato in grado di far superare la soglia a Renzi. Nel 2019 il partito di Bonino e Magi e Della Vedova, pur da solo, prese 833 mila voti, non lontano dal milione indicato oggi da Renzi per superare il 4%.

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