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Esteri

Europa tra scudo a Cipro e tensioni con Iran e Usa: cosa sta accadendo nel Mediterraneo

Mezzi militari europei a difesa di Cipro senza attivare formalmente l’articolo 42.7. Iran avverte l’Europa, Nato parla di sostegno implicito. Tensioni con Trump.

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Non è stato necessario attivare ufficialmente l’articolo 42.7 dei Trattati Ue, la clausola di mutua difesa. Lo scudo europeo per Cipro si è materializzato di fatto. Grecia, Francia e Regno Unito hanno inviato mezzi militari per rafforzare la protezione dell’isola da eventuali attacchi con droni o missili nel quadro dell’escalation tra Iran, Israele e Stati Uniti.

Il Regno Unito, che mantiene basi sovrane a Cipro, ha dispiegato elicotteri con capacità anti-drone e la nave Dragon della Royal Navy. Parigi ha annunciato l’invio della fregata Languedoc, dotata di sistemi anti-missile e anti-drone. Atene ha mobilitato una nave, due F-16 e ha deciso il trasferimento di una batteria Patriot sull’isola greca di Karpathos, nel sud-est dell’Egeo, a ridosso dello scenario potenzialmente sensibile.

Le minacce di Teheran all’Europa

Teheran ha lanciato un avvertimento diretto ai Paesi europei. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato che qualsiasi intervento, anche difensivo, verrebbe considerato un atto di guerra e una complicità con gli aggressori.

Secondo Baghaei, gli europei avrebbero adottato approcci contraddittori e dovrebbero abbandonarli, lasciando intendere possibili conseguenze anche all’interno dei confini europei. Un messaggio chiaro: non unirsi a Israele e Stati Uniti nel conflitto.

Nonostante ciò, Londra ha confermato l’abbattimento di droni iraniani nei cieli di Giordania e Iraq, ribadendo che le azioni sono state intraprese nell’interesse nazionale e a tutela degli alleati.

Il ruolo della Nato e le parole di Mark Rutte

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte (nella foto), ha sottolineato che si tratta di una campagna guidata da Stati Uniti e Israele, pur riconoscendo che molti alleati europei stanno fornendo un sostegno rilevante, anche senza partecipare direttamente alle operazioni.

Rutte ha riferito di aver percepito un ampio sostegno tra i leader dell’Alleanza rispetto all’indebolimento delle capacità nucleari e missilistiche iraniane. Tuttavia, la Nato non è formalmente parte del conflitto, pur dichiarandosi pronta a proteggere tutti i suoi membri, compresa la Turchia, che confina con l’Iran.

L’Europa tra prudenza e pressioni americane

La linea europea appare improntata alla cautela, ma rischia di generare tensioni con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Trump ha criticato la Spagna per la sua opposizione all’operazione in Iran e per il diniego all’uso delle basi. Ha poi espresso irritazione anche verso il Regno Unito, lamentando difficoltà operative e ironizzando sulla leadership britannica.

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha ribadito il sostegno a Cipro e agli alleati, sottolineando che Londra agirà sempre nell’interesse nazionale.

Parallelamente, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la portaerei nucleare Charles de Gaulle farà rotta verso il Mediterraneo e ha promesso rinforzi militari nella regione del Golfo, richiamando gli accordi di difesa con Qatar, Kuwait, Emirati Arabi e Giordania. Parigi ha inoltre dichiarato di aver abbattuto droni in legittima difesa presso proprie basi.

Un equilibrio fragile nel Mediterraneo

L’Europa si muove dunque tra deterrenza e prudenza diplomatica. Da un lato rafforza la difesa di Cipro e dei partner regionali; dall’altro evita un coinvolgimento diretto che la trasformerebbe in parte attiva del conflitto.

La postura resta ambivalente: sostegno implicito all’azione contro le capacità militari iraniane, ma nessuna adesione formale alla campagna. Una linea che tiene l’Unione e la Nato in equilibrio precario tra le minacce di Teheran e le pressioni di Washington.

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Esteri

Telefonata Trump-Putin tra Iran e Ucraina: Mosca spinge per negoziati con Kiev

Trump e Putin si sentono per oltre un’ora tra guerra in Iran e conflitto in Ucraina. Mosca spinge per negoziati con Kiev e offre forniture energetiche all’Europa.

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Nel decimo giorno della guerra in Iran si è svolta una lunga telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin, durata oltre un’ora.

Il colloquio ha toccato due dei principali fronti della crisi internazionale: il conflitto in Medio Oriente e la guerra in Ucraina.

Al termine della conversazione i due leader hanno definito il confronto “costruttivo e aperto”, dichiarandosi pronti a mantenere contatti regolari. Si tratta della prima telefonata tra i due da circa due mesi.

Mosca spinge per negoziati sull’Ucraina

Nel corso della conversazione il Cremlino ha sottolineato che l’avanzata delle truppe russe nel Donbass dovrebbe spingere Kiev a cercare una soluzione negoziata.

Il messaggio rappresenta anche un invito implicito agli Stati Uniti a esercitare maggiore pressione sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky per favorire la ripresa dei colloqui.

Il nuovo round negoziale è stato rinviato proprio a causa dell’escalation in Medio Oriente.

L’Iran e gli appelli alla de-escalation

Sul conflitto iraniano la Russia ha finora mantenuto una posizione prudente, limitandosi a inviti alla de-escalation.

Putin ha ribadito a Trump la necessità di una soluzione diplomatica rapida, mentre il presidente americano ha dichiarato di ritenere che la guerra contro l’Iran sia ormai vicina alla conclusione.

Parallelamente il presidente russo ha inviato un messaggio di sostegno alla nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, assicurando la volontà di proseguire una “partnership affidabile” con Teheran.

Il nodo degli aiuti russi all’Iran

Non è chiaro se il sostegno russo all’Iran includa anche aiuti militari o supporto di intelligence.

Secondo alcune indiscrezioni circolate negli ambienti diplomatici, Mosca potrebbe aver condiviso informazioni con Teheran su obiettivi militari statunitensi nella regione.

Il Cremlino non ha confermato queste ipotesi. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov si è limitato a dichiarare che la Russia mantiene un dialogo continuo con la leadership iraniana.

Energia e messaggio all’Europa

La nuova crisi in Medio Oriente e l’impennata dei prezzi energetici stanno offrendo a Mosca nuovi margini economici e diplomatici.

Putin ha affermato che la Russia è pronta a garantire forniture di petrolio e gas per stabilizzare i mercati internazionali, a condizione di ricevere segnali politici da Bruxelles.

Il presidente russo ha sottolineato che le esportazioni energetiche verso partner considerati affidabili stanno aumentando, citando tra i destinatari anche Paesi europei come Slovacchia e Ungheria.

La richiesta di Orban all’Unione europea

Proprio l’Ungheria ha rilanciato il tema delle sanzioni energetiche contro Mosca. Il primo ministro Viktor Orban ha scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo di sospendere le restrizioni sull’energia russa in tutta l’Unione europea.

Una proposta che riapre il dibattito sulle relazioni energetiche con Mosca, congelate negli ultimi anni dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

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Trump: “L’Iran ci avrebbe attaccato entro una settimana. Distrutto l’80% dei siti missilistici”

Donald Trump sostiene che l’Iran avrebbe attaccato gli Stati Uniti entro una settimana. Il presidente afferma che l’80% dei siti missilistici iraniani è stato distrutto.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha difeso l’operazione militare lanciata contro l’Iran sostenendo che fosse necessaria per prevenire un attacco imminente contro gli interessi americani.

Secondo il capo della Casa Bianca, Teheran sarebbe stata pronta a colpire entro pochi giorni.

L’Iran in una settimana ci avrebbe attaccato al 100%. Era pronto”, ha dichiarato Trump spiegando le ragioni dell’intervento militare americano.

“Colpiti i siti di produzione dei droni”

Trump ha inoltre affermato che le operazioni delle forze armate statunitensi si stanno concentrando su obiettivi strategici legati alle capacità militari iraniane.

In particolare, il presidente ha spiegato che gli attacchi stanno prendendo di mira le strutture dove l’Iran produce droni militari, utilizzati negli ultimi anni in diverse operazioni nella regione.

“Distrutto l’80% dei siti missilistici iraniani”

Nel corso delle dichiarazioni Trump ha fornito anche una valutazione sull’impatto delle operazioni militari.

Secondo il presidente americano, le forze statunitensi avrebbero già eliminato circa l’80% dei siti missilistici iraniani, riducendo in modo significativo la capacità offensiva di Teheran.

Le dichiarazioni arrivano mentre proseguono gli attacchi e le tensioni militari nella regione, con il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran che continua a influenzare gli equilibri geopolitici del Medio Oriente.

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Missile iraniano intercettato in Turchia, telefonata tra Pezeshkian ed Erdogan

Un missile iraniano è stato intercettato nello spazio aereo turco. Dopo l’episodio il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha parlato al telefono con Recep Tayyip Erdogan.

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Un missile iraniano diretto verso obiettivi nella regione è stato intercettato nello spazio aereo della Turchia, provocando un immediato contatto diplomatico tra Teheran e Ankara.

Dopo l’episodio, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha avuto una telefonata con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan per discutere dell’accaduto e della situazione regionale.

Il messaggio di Teheran

In una nota diffusa dopo il colloquio, Pezeshkian ha ribadito la posizione ufficiale della Repubblica islamica sul tema della sicurezza regionale.

Secondo il presidente iraniano, Teheran è pronta a contribuire alla riduzione delle tensioni, ma pone una condizione chiara ai Paesi vicini.

“La Repubblica Islamica dell’Iran ha sempre dichiarato la sua disponibilità a ridurre la tensione nella regione, a condizione che lo spazio aereo, il suolo e le acque dei nostri vicini non vengano utilizzati per attaccare il popolo iraniano”, ha dichiarato.

Il secondo episodio in pochi giorni

Quello intercettato nei cieli turchi è il secondo missile iraniano abbattuto nello spazio aereo della Turchia negli ultimi cinque giorni.

L’episodio evidenzia la crescente delicatezza della situazione militare nella regione e il rischio di coinvolgimento indiretto di Paesi confinanti nel conflitto più ampio che interessa il Medio Oriente.

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