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Cultura

“Esplosioni di luce Chernobyl Herbarium” alla Spot Home Gallery di Napoli espone Anaïs Tondeur

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“Esplosioni di luce Chernobyl Herbarium”: è in esposizione alla Spot Home Gallery di Cristina Ferraiuolo a Napoli, fino al 14 ottobre, la prima mostra personale in Italia di Anaïs Tondeur, artista francese che attraverso le sue 36 opere fotografiche, presenti in galleria, rappresenta quelle che sono le ferite indelebili riportate da alcune specie vegetali dopo l’esplosione nucleare del 1986 nell’allora Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Una immagine per ogni anno trascorso dall’esplosione.

Può essere definito un progetto in itinere, un erbario rayografico dove l’immagine fotografica è ottenuta senza l’uso di una macchina ma posizionando le piante cresciute nei terreni radioattivi della ‘zona di esclusione’, direttamente su una superficie foto-sensibile. E’ un modo per dare luce a qualcosa di invisibile; un dar voce alle piante che riescono ad esprimere la tragedia vissuta. Un percorso compiuto grazie alla sinergia con il filosofo Michael Marder, autore di Plant Thinking, anch’egli contaminato dall’esplosione del reattore negli anni 80.
Nell’intento di simbolizzare l’evento le immagini rilasciano esplosioni di luce intrappolate in quelle stesse piante e al tempo stesso preservano la memoria del terribile avvenimento. La vita dopo il disastro nucleare dove l’ultimo rayogramma relativo al 2022 è stato creato con particelle di terreno radioattivo della Zona di Esclusione appena prima dello scoppio della guerra in Ucraina.

Dopo Andamento lento, una mostra collettiva di otto fotografi dedicata a Napoli, e Ápeiron, la prima mostra personale della artista visiva greca Dimitra Dede, Spot Home Gallery ospita, dunque, una nuova esposizione, alquanto originale e significativa, ponendosi a Napoli come crocevia dell’espressività artistica e fotografica internazionale (https://www.spothomegallery.com/)

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Cultura

L’Ipogeo greco dei Cristallini, un’altra gemma del quartiere Sanità a Napoli

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La giornata inaugurale è stata il 24 Giugno 2022, ma aprirà  al pubblico dall’1 luglio 2022 l’Ipogeo dei Cristallini nel cuore del Rione Sanità di Napoli, una testimonianza rara e incredibile di pittura ed architettura ellenistica che rappresenta un unicum di storia, archeologia, miti e colori. L’ambizioso progetto di restauro, fortemente voluto dalla famiglia Martuscelli, proprietaria dell’Ipogeo, è in parte finanziato con fondi Europei/Regione Campania (Por Campania Fesr 2014-2020), ed è svolto sotto l’alta sorveglianza e coordinamento scientifico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, in collaborazione con ICR-Istituto Centrale per il Restauro. Si ringrazia il Comune di Napoli e i numerosi partner e sponsor che hanno con entusiasmo aderito al progetto. L’apertura dell’Ipogeo dei Cristallini restituisce al pubblico la straordinarietà dell’antico sito greco, riconsegnando alla città la possibilità di vivere un’esperienza culturale ed emotiva unica, e, ancor di più, aggiungendo un prezioso tassello all’operazione di recupero del Rione Sanità, che negli ultimi anni ha visto una vera e propria rinascita, rafforzando la sua propensione verso l’arte e la creatività e dando sempre più forza al recupero del suo patrimonio immenso di arte, storia e cultura. L’intento è la valorizzazione dell’eredità del passato per creare nuova bellezza e ricchezza, capace di determinare valore aggiunto per l’identità territoriale. Fra gli obiettivi dell’ambizioso progetto di restauro voluto dalla famiglia Martuscelli c’è infatti quello di essere “custodi”, piuttosto che proprietari, di un luogo unico e prezioso per il quartiere e l’intera città. Un impegno culturale, economico e sociale. Una proposta, dunque, che possa avere un rilevante impatto sul territorio nell’ambito dell’archeologia e della cultura in generale. L’antico sepolcro greco dei Cristallini fu scoperto, intatto nelle pitture e nel ricco corredo funebre, dal Barone di Donato nel 1889, artefice involontario di un ritrovamento incredibile. Si accede al sito scendendo tramite una scala a 11 metri sotto il livello stradale per immergersi in un mondo “sotterraneo” ancora vivo, ricco di decori e stucchi, colori vivaci e raffinatissimi effetti di trompe l’oeil. L’Ipogeo dei Cristallini, in uso ben prima dell’arrivo dei Romani e completo di un ricchissimo corredo funebre, è oggi una delle fonti archeologiche e storiche più preziose del Rione Sanità. Sono circa 700 i pezzi del corredo funebre rinvenuti nel sito che sono stati dapprima conservati dal Barone di Donato e successivamente dalla famiglia Martuscelli custoditi grazie alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli per numerosi anni. Il complesso è costituito da quattro sepolcri, scavati nella roccia fianco a fianco, ciascuno dei quali presenta caratteristiche molto diverse, che li rendono unici. Uno di questi (ipogeo C) è rimasto splendidamente intatto: per lo stato di conservazione e la sua bellezza è un tesoro di particolare rilevanza. La camera sepolcrale è ricca di decorazioni pittoriche, tra cui spiccano una raffigurazione di Dioniso e Arianna e una testa di Medusa. Nel mondo sono rarissime le testimonianze di pittura greca giunte fino a noi: questa si conserva principalmente nelle immagini dipinte sui vasi, unici esempi che lasciano immaginare i livelli di maestria raggiunti dai pittori ellenici. L’eccezionalità dell’Ipogeo dei Cristallini è dovuta proprio alla presenza di affreschi greci intatti, dai colori vibranti: prezioso blu egizio, ocra giallo e rosso, squillanti magenta e viola testimoniano l’eccellenza dei Greci nell’uso di pigmenti, una grande finezza artistica e sofisticata creatività. Un viaggio indietro nel tempo di 2300 anni, per contemplare la bellezza dell’arte, per comprendere il significato della vita e della morte, dell’amore e della cura, della famiglia e dell’amicizia.

 

 

 

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Cultura

Il fascino di Pompei, dagli scavi riemerge una tartaruga col suo uovo

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Il carapace quasi intonso, la testa intatta come la coda e una delle zampette. E’ una piccola tartaruga di terra, incredibilmente conservata con il suo uovo mai deposto, l’ultima sorpresa di Pompei. Gli archeologi l’hanno trovata a mezzo metro di profondita’ sotto il pavimento in terra battuta di una bottega della centralissima Via dell’Abbondanza, dove una ricerca condivisa tra l’Universita’ Orientale di Napoli, la Freie Universitat di Berlino e l’universita’ di Oxford sta indagando i resti di una casa di gran lusso che dopo il terremoto del 62 d.C. fu misteriosamente demolita e annessa alle Terme Stabiane. “Pompei scrigno di storia che affascina il mondo”, applaude il ministro della cultura Franceschini. Si tratta di un ritrovamento importante, spiega il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, “che apre una finestra sugli ultimi anni di vita della citta’”, quelli successivi al terremoto, appunto,”nei quali l’intera Pompei si era trasformata in un grande, pulsante, cantiere edilizio”. In questa situazione cambia l’ecosistema della cittadina, sottolinea il direttore, con animali selvatici che trovano il loro spazio nei locali in lavorazione o in botteghe come questa, in pieno centro. La testuggine si era evidentemente introdotta nella taberna “e li’, in un angolo protetto, si era scavata una tana dove deporre il suo uovo”, fa notare l’antropologa Valeria Amoretti, “cosa che non le e’ riuscita e che potrebbe averne causato la morte”. Le ricerche ora proseguiranno in laboratorio, ma intanto, con l’aiuto sul campo degli studenti dell’universita’ napoletana, stanno tornando alla luce pavimenti e decorazioni della magnifica casa che in origine occupava quegli spazi. Una dimora di assoluto pregio, sottolineano Marco Giglio dell’Orientale e Monika Trumper dell’Universita’ di Berlino, che tra saloni e cortili si estendeva per oltre 900 metri quadrati in un quartiere centralissimo della citta’. Con tappeti di mosaico che per la loro complessita’ e bellezza, fanno notare i professori, possono essere paragonati a quelli della Villa dei Misteri o della Casa di Cerere, resi preziosi da disegni raffinati e rari che in alcuni casi riproducono le meraviglie dell’architettura romana, come il lungo acquedotto apparso sul pavimento del tablinio. Un lusso che gli scavi di queste settimane hanno restituito anche attraverso frammenti di quello che fu: zoccoli in marmo policromo, una piccola, bellissima maschera in terracotta, persino una conchiglia dipinta che doveva fare bella mostra di se’ da qualche parte. Delle pareti rimangono purtroppo solo due frammenti, piccoli ma di forte impatto, con elaborate e coloratissime pitture parietali in II stile, quello in voga nel I sec. a C.. E non solo: in un altro angolo della bottega dove e’ stata trovata la tartaruga, la’ dove in origine doveva essere l’entrata della domus, gli archeologi hanno trovato una fossa votiva, una buca scavata in occasione della fondazione della casa, con resti di legni bruciati e offerte di buon auspicio per gli dei. Una pratica molto diffusa nel mondo romano, sottolinea Giglio, ma che a Pompei e’ stato possibile indagare poco. Tra i carboni poi c’era ancora l’olla spezzata che aveva contenuto le offerte insieme ad una piccola lucerna. E proprio da questa, che risale agli inizi del I secolo a.C., spiega Giglio, “e’ arrivata la prova che questa casa fu effettivamente costruita nella prima meta’ del primo secolo a. C.”. Forse subito dopo l’80 a.C., aggiunge, quando dopo l’assedio di Silla la citta’ subi’ l’onta della trasformazione in colonia romana. Resta il mistero su chi ne sia stato il ricco proprietario: forse un maggiorente romano, un alto ufficiale dell’esercito o magari un pompeiano che aveva fatto il tifo per Silla? Il professore non si sbilancia: “Di certo un personaggio eminente della vita pompeiana”, risponde.

“Di piu’ ora non si puo’ dire, speriamo nella prossima campagna di scavi, nel 2023, di capirne di piu'”. Cosi’ come rimane da capire perche’, 150 anni dopo la sua costruzione, questa splendida dimora sia stata rasa al suolo. Anche in questo caso si puo’ ragionare solo su ipotesi: forse il terremoto l’aveva danneggiata al punto da renderne poco conveniente la ristrutturazione; o forse, com’e’ documentato in altre situazioni a Pompei, la paura vissuta con il terremoto ha convinto i proprietari a trasferirsi in una situazione ritenuta piu’ sicura. Senza contare che la famiglia che l’aveva fondata poteva nel frattempo essere decaduta. Di certo al momento c’e’ solo che tutto quel fasto, complice i prezzi del mercato immobiliare crollati dopo il terremoto, passo’ nella proprieta’ dell’amministrazione cittadina che lo mise a disposizione delle terme sulle quali si decise di investire molto costruendo una nuova grande piscina dotata di acqua corrente, scenografici ninfei, ambienti per l’epoca modernissimi e super tecnologici. Trumper e Giglio non hanno dubbi: “Qui si costruiva senza sosta e si guardava con fiducia al futuro. Nessuno davvero aveva idea della catastrofe che di li’ a poco sarebbe arrivata su Pompei”.

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Cultura

Pompei: una passerella aerea per ammirare le domus dall’alto

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 Nel Parco archeologico di Pompei (NAPOLI) sono iniziati i lavori per una struttura che consentira’ di visitare su passerelle sopraelevate l’Insula dei Casti Amanti. E’ stata gia’ varata la base reticolare di copertura dell’isolato dei Casti Amanti, che comprende due dimore di prestigio negli Scavi di Pompei. Su questa struttura sara’ collocata una nuova copertura con la realizzazione di un percorso con passerelle sopraelevate per la visita dall’alto della domus dei Casti Amanti, che prende nome dal famoso quadretto con lo scambio del languido bacio tra due amanti, proveniente da un triclinio con quadri raffiguranti tre banchetti, e della casa dei Pittori, insieme ad alcune botteghe. Delimitata da Via di Nola e Via dell’Abbondanza, l’area e’ interessata da un importante cantiere di restauro, di rifacimento delle coperture e di riconfigurazione delle scarpate. L’intervento consentira’ la visita e il contemporaneo completamento dello scavo e del restauro dell’intera insula. Il percorso aereo sara’ antisismico e integralmente sospeso sugli scavi per osservare da una prospettiva inedita l’insula mediante passerelle illuminate anche per l’accessibilita’ ai diversamente abili della quota del pianoro di Pompei. “Questo intervento, partito con la progettazione dal finanziamento del Grande Progetto Pompei, rappresenta uno dei piu’ importanti cantieri di tutela, restauro e valorizzazione in corso di esecuzione al Parco Archeologico di Pompei”, spiega il direttore Gabriel Zuchtriegel. Nei mesi di maggio e giugno il Parco archeologico di Pompei ha aperto al pubblico i suoi piu’ importanti cantieri di valorizzazione e restauro, consentendo attraverso il racconto e la visione in diretta degli esperti sul campo – archeologi, architetti, restauratori e ingegneri – di conoscere la delicata e al tempo stesso complessa attivita’ di restauro, ma anche di poter fruire in anteprima assoluta di dimore di eccezionale pregio e raffinatezza o di straordinaria condizione di ritrovamento. L’ultimo appuntamento e’ per domani 23 giugno all’insula dei Casti Amanti (e al Polverificio borbonico di Scafati). L’iniziativa e’ riservata agli abbonati alla My Pompeii Card e ai giornalisti interessati.

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