Cultura
Erri De Luca a Ebraica dopo l’esclusione da Salerno: “Sionista è chi difende il diritto di Israele a esistere”
Erri De Luca torna in pubblico al festival Ebraica di Roma dopo l’esclusione da Salerno Letteratura. Lo scrittore ribadisce il suo rifiuto della parola genocidio per Gaza, difende il significato originario di sionismo e auspica la sconfitta militare di Hamas.
Erri De Luca sceglie il festival Ebraica di Roma per la sua prima uscita pubblica dopo l’esclusione dal festival letterario di Salerno. Il Palazzo della Cultura, nel cuore del Ghetto, è pieno. L’area è presidiata dalle forze dell’ordine, ma non si registrano contestazioni.
Prima dell’incontro, l’ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled gli stringe la mano e gli esprime solidarietà per gli attacchi ricevuti. De Luca risponde con il suo tono abituale, schivo e ironico: dice di sentirsi un privilegiato e di poter sopportare qualche maltrattamento pubblico.
La solidarietà dopo l’esclusione da Salerno
La presenza dello scrittore a Roma arriva dopo le polemiche nate per le sue dichiarazioni sul sionismo e sul rifiuto di usare il termine genocidio per Gaza. La sua esclusione da Salerno Letteratura ha aperto un dibattito sulla libertà di parola, sul pluralismo culturale e sui confini del dissenso dentro il mondo intellettuale.
A sostenerlo, a sorpresa, arriva anche Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera, che parla di una censura brutale e condivide la sua posizione sul termine genocidio.
“Non si boicottano gli scrittori”
Nel frattempo il dibattito si allarga anche alla partecipazione dello scrittore israeliano Eshkol Nevo al festival Il Libro Possibile. De Luca taglia corto: “Non si boicottano gli scrittori, si boicottano i governi”.
È una frase che riassume la sua posizione: distinguere la cultura dalle responsabilità politiche, gli autori dagli Stati, la critica ai governi dalla cancellazione delle voci letterarie.
L’odio social e la scelta di chiudere i commenti
De Luca minimizza gli attacchi ricevuti online. Parla dei social come di una “discarica di malumori” e sostiene che l’odio faccia male soprattutto a chi lo prova, non a chi lo riceve.
Ammette però che le persone a lui vicine hanno sofferto. Per questo ha chiesto a chi cura i suoi profili di non lasciare più aperti i commenti sotto i post: né favorevoli né contrari. Una scelta per sottrarsi alla logica della rissa permanente.
Il legame con la cultura ebraica
Nel dialogo con Maurizio Molinari, De Luca ricorda il suo rapporto profondo con la cultura ebraica e con la Bibbia. Racconta di avere imparato a memoria diversi passi, tra cui il Salmo 137: “Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra, mi si attacchi la lingua al palato”. Non mancano le battute fulminati di De Luca. Quando Maurizio Molinari guardando la sala affollatissima e nessuna contestazione esterna gli dice “Erri qui c’è la tua gente”, lui risponde col sorriso “non ho incontrato napoletani in giro”
Il pubblico applaude. È uno dei momenti più intensi dell’incontro, perché restituisce la dimensione personale, letteraria e spirituale del suo legame con l’ebraismo.
Sionismo, Gaza e Hamas
Poi De Luca torna sul punto più controverso. Secondo lo scrittore, oggi le parole vengono polarizzate e trasformate in slogan. Il termine sionismo, spiega, è diventato erroneamente sinonimo di espansionismo, mentre per lui indica il diritto di Israele a esistere.
Per questo afferma che chi sostiene la soluzione dei due Stati è, in questo senso, sionista. Allo stesso modo respinge il termine genocidio riferito a Gaza, così come rifiuta l’uso propagandistico di altre parole nel dibattito pubblico.
La sua posizione su Hamas è netta: auspica la sconfitta militare dell’organizzazione, perché solo così, sostiene, il popolo palestinese potrà tornare ad avere libere elezioni.
Una voce fuori dalla polarizzazione
L’incontro di Roma conferma la scelta di De Luca di non piegarsi alle parole d’ordine del momento. La sua posizione resta discussa e divisiva, ma si colloca dentro una battaglia più ampia contro la semplificazione del linguaggio pubblico.
Nel tempo in cui ogni parola diventa appartenenza e ogni sfumatura viene scambiata per tradimento, De Luca rivendica il diritto a un vocabolario personale. È questo, più ancora delle singole frasi su Israele e Gaza, il punto politico e culturale della sua uscita pubblica: difendere la complessità quando il dibattito chiede soltanto schieramenti.
Cultura
Biennale di Venezia, l’Ue raccomanda lo stop a 2 milioni di fondi per il padiglione russo: scontro nella maggioranza
La Commissione europea raccomanda all’Eacea di revocare il finanziamento da due milioni di euro alla Biennale di Venezia dopo la riapertura del padiglione russo. La Lega difende la Fondazione, mentre nel governo e tra le opposizioni emergono posizioni contrapposte.
La riapertura del padiglione russo alla Biennale di Venezia torna ad alimentare lo scontro politico italiano e il confronto con Bruxelles. La Commissione europea ha formalmente raccomandato all’Eacea, l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura, di revocare il finanziamento da due milioni di euro concesso alla Fondazione veneziana.
L’annuncio è arrivato dalla vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen, secondo la quale la decisione è maturata dopo l’esame delle risposte inviate dalla Biennale per giustificare la partecipazione russa. Per Bruxelles, i progetti culturali sostenuti con denaro europeo devono promuovere e tutelare valori democratici che l’attuale governo russo non rispetterebbe.
La raccomandazione politica è stata trasmessa all’agenzia competente, ma la procedura tecnica non risulta ancora definitivamente conclusa. La Biennale attende quindi la comunicazione formale prima di valutare le iniziative da assumere.
La Biennale pronta a difendersi
La Fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco sostiene di aver risposto puntualmente alle richieste di chiarimento ricevute nei mesi scorsi e si dichiara pronta a far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti.
La Commissione aveva contestato già in primavera la riapertura del padiglione russo, tornato alla Biennale per la prima volta dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Ventidue Paesi europei avevano chiesto di escludere la partecipazione ufficiale di Mosca, ritenendo che potesse essere utilizzata come strumento di legittimazione e propaganda.
La Biennale ha invece difeso la propria autonomia e il principio secondo cui l’arte dovrebbe restare uno spazio di dialogo, nonostante le guerre e le tensioni internazionali.
La Lega contro Bruxelles
La decisione europea ha aperto una nuova frattura nella maggioranza. La sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, esponente della Lega, ha definito l’intervento di Bruxelles «inaccettabile» e una decisione politica assunta prima dell’individuazione di una concreta violazione delle regole.
Secondo Borgonzoni, la sospensione dei finanziamenti costituirebbe un danno per un’istituzione che svolge da anni un’attività culturale di rilievo internazionale e rappresenterebbe una forma di pressione economica incompatibile con la libertà artistica.
Sulla stessa linea il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, che ha espresso sostegno a Buttafuoco e ha invitato il governo a difendere la Biennale, sostenendo che gli artisti non possano essere assimilati ai governi o agli eserciti.
Giuli contrario alla riapertura del padiglione
La posizione leghista si distingue da quella assunta dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, che aveva espresso contrarietà alla scelta di riaprire il padiglione russo, pur riconoscendo l’autonomia della Fondazione.
La controversia aveva già provocato forti tensioni istituzionali e proteste durante l’esposizione. Anche la giuria aveva assunto una posizione critica nei confronti dei Paesi coinvolti in contestazioni internazionali per presunte violazioni dei diritti umani, alimentando ulteriormente il dibattito sull’indipendenza dell’arte e sul rapporto tra cultura e politica.
Il M5s con la Lega, il Pd sostiene l’Ue
Sul caso si registra una convergenza tra la Lega e il Movimento 5 Stelle, già emersa in altre occasioni legate alla guerra in Ucraina.
Il capogruppo pentastellato al Senato Luca Pirondini ha parlato di un «ricatto» e di un’intimidazione politica contro l’autonomia della Biennale, chiedendo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di opporsi alla decisione europea.
Di segno opposto la posizione del senatore del Partito democratico Filippo Sensi, che ha difeso l’intervento dell’Unione europea e accusato i sostenitori della riapertura del padiglione di confondere la libertà artistica con la propaganda del Cremlino.
Il nodo tra libertà artistica e fondi pubblici
Il confronto ruota attorno a due principi contrapposti. Da una parte, la Biennale rivendica l’autonomia della cultura e il rifiuto della censura preventiva. Dall’altra, la Commissione sostiene che l’utilizzo di fondi pubblici europei imponga il rispetto di precise condizioni etiche e politiche.
La decisione finale dell’Eacea chiarirà se i due milioni di euro saranno effettivamente revocati. La battaglia, tuttavia, appare destinata a proseguire anche sul piano politico e, probabilmente, su quello legale.
Cultura
Padiglione russo alla Biennale, l’Ue chiede lo stop a 2 milioni di finanziamenti
La Commissione europea ha raccomandato all’Eacea di interrompere il finanziamento da 2 milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia dopo il caso del padiglione russo. La Lega protesta e chiede al governo di compensare le risorse.
La Commissione europea ha raccomandato ufficialmente all’Eacea, l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura, di interrompere il finanziamento da 2 milioni di euro destinato alla Fondazione Biennale di Venezia.
La decisione arriva al termine del lungo confronto sulla presenza del padiglione russo alla 61ª Esposizione internazionale d’arte, inaugurata il 9 maggio. La raccomandazione non rappresenta ancora la revoca formale del contributo, che spetta all’agenzia competente, ma appare destinata a tradursi nello stop alle risorse europee.
La decisione annunciata da Virkkunen
Ad annunciare la posizione della Commissione è stata la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen.
«La cultura in Europa, finanziata con il denaro dei contribuenti, dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici. Tali valori non vengono rispettati nella Russia odierna», ha scritto la commissaria finlandese.
La raccomandazione è stata formulata dopo una valutazione delle risposte fornite dalla Biennale per giustificare la riapertura e la presenza del padiglione della Federazione Russa.
Il confronto tra Bruxelles e la Biennale
Il caso era esploso in primavera. Il governo italiano, attraverso il ministro della Cultura Alessandro Giuli, aveva espresso la propria contrarietà alla partecipazione ufficiale della Russia, precisando che la decisione era stata assunta in autonomia dalla Fondazione.
La Commissione europea e l’Eacea avevano quindi avviato un carteggio con la Biennale, chiedendo chiarimenti sulla compatibilità della partecipazione russa con le sanzioni europee e con le condizioni previste per l’assegnazione dei finanziamenti comunitari.
Bruxelles aveva avvertito che la prosecuzione dell’iniziativa avrebbe potuto determinare la sospensione o la cessazione del contributo. La Biennale ha tuttavia inaugurato l’esposizione il 9 maggio, mantenendo il padiglione russo nel programma, pur sostenendo di non avere violato le misure restrittive dell’Unione.
Un finanziamento previsto per tre anni
Il contributo contestato ammonta complessivamente a 2 milioni di euro ed è collegato a un programma europeo pluriennale.
La gestione operativa delle risorse spetta all’Eacea, chiamata ora a valutare e formalizzare la raccomandazione della Commissione. La Biennale potrà eventualmente attivare gli strumenti amministrativi e giudiziari previsti per contestare il provvedimento definitivo.
La Fondazione ha fatto sapere di avere appreso la notizia attraverso il messaggio pubblicato sui social e ha definito marginale l’incidenza del contributo rispetto al proprio bilancio complessivo, annunciando la volontà di tutelare le proprie ragioni.
La reazione della Lega
La decisione europea ha provocato una dura reazione della Lega, che ha difeso l’autonomia culturale della manifestazione veneziana.
«La Biennale è storia, cultura, arte, innovazione e libertà. Se qualche burocrate di Bruxelles non riesce a capirlo, ce ne faremo una ragione», ha affermato il partito di Matteo Salvini.
La Lega ha annunciato che chiederà al governo italiano di integrare le somme eventualmente revocate dall’Unione europea, sostenendo che «la cultura non si piega ai diktat di Bruxelles».
La linea europea sulla Russia
La controversia si inserisce nella più ampia politica europea di isolamento della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.
Nelle conclusioni del Consiglio europeo di giugno è stato ribadito che, fino al raggiungimento di una pace giusta e duratura, non dovrebbe esserci una normalizzazione della partecipazione russa agli eventi culturali e sportivi internazionali.
La stessa posizione è stata richiamata nel confronto sulla possibile riammissione degli atleti russi nelle competizioni internazionali e alle Paralimpiadi di Milano-Cortina.
Il caso della Biennale apre così uno scontro che va oltre il valore economico dei fondi: da una parte Bruxelles rivendica il diritto di subordinare le proprie risorse al rispetto dei valori e delle politiche dell’Unione; dall’altra viene invocata l’autonomia delle istituzioni culturali e la libertà dell’arte rispetto alle contrapposizioni geopolitiche.
Cultura
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Michele Mari vince il Premio Strega 2026 con “I convitati di pietra”, edito da Einaudi, ottenendo 190 voti. Secondo Matteo Nucci con “Platone. Una storia d’amore”, terza Bianca Pitzorno con “La sonnambula”.


