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Ermal Meta, scambierei la vittoria a Sanremo per lo scudetto al Napoli

Marina Delfi

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Alla vittoria al Festival di Sanremo preferirebbe lo scudetto al Napoli: un amore, quello di Ermal Meta che investe anche la città che ha definito “piena di colori, contraddittoria, con una profonda tradizione musicale”. Un amore che lo ha portato ad esibirsi con un ensemble napoletano nella serata delle cover, dove ha magistralmente interpretato “Caruso” di Lucio Dalla con la ‘Napoli Mandolin Orchestra’.

Un amore che non arriva neppure da tanto lontano: Meta, calciatore nella Nazionale cantanti, appassionato di questo sport è tifoso del Bari (è cresciuto in questa città una volta arrivato dall’Albania) ma prima Lavezzi e Cavani, poi il bel gioco del Napoli di Sarri, lo hanno definitivamente conquistato, così nonostante il periodo difficile che gli azzurri stanno vivendo, lui ha spiegato durante il 67° festival di Sanremo che preferirebbe vivere l’emozione di uno scudetto sulle maglie azzurre piuttosto che salire sul palco da vincitore. Un festival del quale è già protagonista, in testa alla classifica all’arrivo nella serata finale.

Ermal Meta e Giuliano Sangiorgi

E qualche consiglio lo ha anche per il patron, Aurelio De Laurentiis: “Sarebbe figo vedere Ibrahimovic nella nostra squadra”, ha detto in un’intervista, e poi il tifoso Ermal rinforzerebbe il centrocampo con un giovane bravo e di talento, uno come Barella.

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A 60 anni da Gagarin, l’uomo guarda a Luna e Marte

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”Adesso sulla Luna”, ”Avanti verso i pianeti”, si leggeva sui cartelli che nel 1961 accoglievano a Mosca Yuri Gagarin, il primo uomo che era andato nello spazio. Lo stesso Gagarin era convinto di avere aperto una strada che avrebbe portato l’umanita’ molto lontano. A 60 anni da quel volo del 12 aprile 1961 e a oltre mezzo secolo dall’ultima missione del programma Apollo sulla Luna, l’uomo non e’ mai stato cosi’ determinato nel voler lasciare di nuovo le sue impronte sul suolo lunare e sta gia’ progettando una stazione spaziale nell’orbita lunare, Gateway, che potrebbe avere una finestra panoramica con vista su Luna e Terra. Intanto si guarda a Marte e alla possibilita’ di costruire li’, un giorno, basi destinate a ospitare delle missioni umane e in futuro delle colonie umane. Il volo di Gagarin ha aperto una nuova pagina nella storia dell’uomo ed e’ stato chiaro fin dall’inizio che quella strada avrebbe portato lontano, lasciandosi alle spalle gli anni della guerra fredda e quelli del lungo silenzio dopo le missioni lunari. Le tensioni politiche avevano impedito a Gagarin di complimentarsi con Alan Shepard, il primo americano che nemmeno un mese dopo di lui era andato in orbita su una navetta Mercury, e per molti anni ancora Unione Sovietica e Stati Uniti hanno portato avanti le loro missioni all’insegna della ‘corsa allo spazio’. A cambiare del tutto lo scenario e’ stato, il 17 luglio 1975, l’aggancio in orbita di un modulo americano Apollo con la navetta russa Soyuz: per la prima volta un equipaggio americano e uno sovietico volavano insieme intorno alla Terra. Oggi questo incontro di nazionalita’ diverse e’ routine sulla Stazione Spaziale Internazionale, nata dalla collaborazione fra Stati Uniti, Russia, Canada, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Giappone. Tutti gli astronauti che hanno lavorato e continuano a lavorare lassu’ non possono fare a meno di notare che, vista da li’, la Terra non ha confini. In orbita, poi, non si arriva piu’ solo con le missioni delle agenzie governative, ma i privati hanno portato una ventata di novita’. Inoltre le ricadute delle attivita’ spaziali sulla Terra sono diventate tangibili, al punto da dare vita alla cosiddetta New Space Economy. Dall’inizio dell’era spaziale sono stati piu’ di 570 gli esseri umani che hanno ammirato la Terra dallo spazio. Di questi, le donne sono state appena 70, ma il loro numero va aumentando progressivamente e potrebbe essere di una donna la prossima impronta che un essere umano lascera’ sul suolo lunare. A 60 anni dal volo di Gagarin si guarda al ritorno alla Luna, con il programma Artemis promosso dalla Nasa e al quale collabora l’Esa. Anche l’Italia promette di avere un ruolo importante e sono almeno 16 i progetti per le future basi lunari allo studio grazie all’accordo firmato da Thales Alenia Space (Thales-Leonardo) e Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Uno riguarda lo Shelter, un modulo abitabile per la superficie lunare che potra’ diventare un rifugio pressurizzato per gli astronauti in caso di emergenza. In programma anche un sistema di telecomunicazioni fra i vari elementi della base lunare, la stazione Gateway e la Terra. Si studieranno inoltre la fattibilita’ di un laboratorio lunare per esperimenti scientifici ed elementi pressurizzati per la stazione Gateway, come un modulo pressurizzato per gli astronauti e una finestra panoramica per osservare la Luna, la Terra e lo spazio profondo. Su Marte, la cui orbita e’ ormai affollata di sonde e che conta tre rover attivi sul suo suolo, si prepara una delle prove piu’ significative per il futuro dell’esplorazione: la possibilita’ del volo controllato di un drone, con il piccolo elicottero Ingenuity della Nasa arrivato sul pianeta rosso il 18 febbraio con il rover Perseverance.

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Esteri

Sabotato l’impianto nucleare iraniano, sospetti su Israele

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C’e’ l’ombra di Israele sul misterioso incidente di questa mattina al complesso di arricchimento dell’uranio di Natanz, fulcro del programma nucleare iraniano, dove ieri sono state inaugurate nuove centrifughe vietate dall’accordo del 2015. Il “sabotaggio” ha riguardato la rete elettrica dell’impianto di Chahid-Ahmadi-Rochan e non ha causato ne’ vittime ne’ fughe di materiale radioattivo. E’ un “atto di terrorismo”, ha accusato Ali Akbar Salehi, capo dell’agenzia atomica iraniana, invocando una presa di posizione della “comunita’ internazionale e dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica)”. Da Israele e’ stata la televisione pubblica israeliana Kan a rivendicare la paternita’ dello Stato ebraico sull’attentato chiamando in causa imprecisate “fonti di intelligence” secondo le quali si e’ trattato di “una cyber-operazione israeliana in cui e’ stato coinvolto il Mossad”. Sempre secondo le fonti, il danno provocato all’impianto e’ superiore a quanto riferito da Teheran. Intanto e’ stato convocato per domenica prossima il Consiglio di difesa del governo israeliano, dopo una pausa di due mesi, per esaminare le crescenti tensioni con l’Iran. Dal premier Benyamin Netanyahu e’ arrivata una sorta di dichiarazione di guerra che suona come una conferma. “La lotta contro l’Iran e le sue metastasi, contro le armi di Teheran, e’ un enorme compito. La situazione come esiste oggi non e’ detto che esista necessariamente anche domani”, ha detto sibillinamente ai capi della sicurezza nel corso di un brindisi in vista del Giorno dell’Indipendenza. “Noi – ha aggiunto – siamo sicuramente una potenza regionale ma in qualche maniera anche globale. Mi auguro per tutti noi che continuiate a tenere la spada di Davide nelle vostre mani”. Dopo l’esplosione del luglio 2020 sempre a Natanz e l’uccisione nel novembre scorso dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh, di cui l’Iran ha attribuito la responsabilita’ a Israele, i fatti di oggi rialzano la tensione in un teatro mediorientale dove la nuova amministrazione Usa tenta di riaffermare un ruolo di moderazione senza abdicare, anzi tutt’altro, alla storica alleanza con Israele. L’incidente di oggi, giunto per di piu’ al termine di una settimana di colloqui a Vienna per salvare l’accordo sul nucleare del 2015, suona come un avvertimento dopo il lancio, ieri, di nuove centrifughe per arricchire piu’ rapidamente l’uranio. E’ stato il presidente Hassan Rohani ad inaugurare a Natanz una linea di 164 centrifughe IR-6 e un’altra delle delle 30 IR-5 con una cerimonia in videoconferenza trasmessa dalla televisione di Stato. Nella stessa giornata in cui da Washington e’ arrivata la precisazione che l’amministrazione Biden non rimuovera’ tutte le sanzioni economiche imposte da Donald Trump ma, eventualmente, solo quelle che non sono in linea con l’intesa del 2015. “Un pugno di ferro dentro un guanto di velluto”, e’ stata la risposta a stretto giro del capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, il general maggiore Mohammad Hossein Bagheri, che ha precisato che “la linea politica strategica dell’Iran e’ solo una piena rimozione delle sanzioni”.

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Cronache

Fede, investito da un’auto: già operato, sta meglio

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“Stavo attraversando la strada e non mi sono accorto che arrivava una macchina che mi ha investito”. Emilio Fede è ricoverato in ospedale al San Raffaele di Milano dopo essere stato operato ad un braccio, ad una gamba e ad una spalla. L’incidente – racconta l’ex direttore del Tg4 – è avvenuto l’altro ieri. “Sono stato portato in ospedale con l’ambulanza – aggiunge -. Sono tutto ammaccato, pago una mia distrazione ma mi rallegro perche’ poteva andare molto peggio”.

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