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Erdogan chiama Putin e Zelensky: dovete parlarvi

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Dopo il pressing diplomatico degli ultimi giorni da parte di diverse capitali europee, anche Ankara torna alla carica nel tentativo di far scoccare la scintilla che inneschi il dialogo tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, per arrivare al tanto auspicato cessate il fuoco e intavolare delle serie trattative tra Mosca e Kiev. Ad annunciare le chiamate delle prossime ore al presidente russo e a quello ucraino e’ stato lo stesso Recep Tayyip Erdogan, con tanto di conferma del Cremlino. Il leader turco, dopo il piano di pace prospettato dall’Italia e l’offensiva telefonica portata avanti nel fine settimana de Olaf Scholz ed Emmanuel Macron, non vuole certo rischiare di perdere quel ruolo di mediazione che la Turchia ha rivendicato fin dalle prime fasi del conflitto. Cosi’ il messaggio che il sultano rivolge a Putin (col quale l’ultima volta si era sentito a fine aprile) e Zelensky e’ uno solo: e’ arrivato il momento che vi parlate. “La Turchia – ha assicurato Erdogan – continuera’ senza sosta a chiedere alle parti in conflitto di utilizzare tutti i canali del dialogo e della diplomazia”. Proprio come hanno chiesto il presidente francese e il cancelliere tedesco, che da Putin hanno incassato un’apertura su possibili a negoziati diretti col leader ucraino a patto che l’Occidente smetta di inviare armi a Kiev. Con un primo terreno di confronto che potrebbe essere quello del blocco dei porti ucraini e della conseguente crisi del grano. Certo, Erdogan ha ammesso che c’e’ poco da essere ottimisti. “Noi sogniamo che questa guerra finisca il piu’ presto possibile, sogniamo la pace, ma sembra che gli eventi si stiano sviluppando negativamente ogni giorno che passa”, ha affermato nel corso di un’intervista. Del resto i colloqui di Istanbul tra le delegazioni russa e ucraina, che in aprile avevano fatto sperare in una soluzione al conflitto, sono naufragati nel nulla. E finora mai dall’inizio della guerra i leader di Mosca e Kiev si sono parlati direttamente. Intanto il presidente turco gela gli alleati, ribadendo il veto della Turchia all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato, e parlando di fumata nera nei recenti colloqui con Helsinki e Stoccolma. “Fino a che Recep Tayyip Erdogan sara’ capo dello stato la Turchia non dira’ mai si’ all’ammissione nella Nato di Paesi che sostengono il terrorismo”, ha affermato il sultano mostrando, almeno per il momento, una chiusura totale. “Purtroppo – ha spiegato – gli incontri con le delegazioni di Finlandia e Svezia non hanno rispettato le attese. Nessun passo e’ stato fatto verso le preoccupazioni della Turchia. Helsinky e Stoccolma continuano a permettere che terroristi passeggino per le loro strade e a proteggerli con la loro polizia. Non sono onesti e sinceri”, ha attaccato il presidente turco, riferendosi alla presenza nei due Paesi scandinavi di esponenti del Pkk e di altre organizzazioni terroristiche curde. Da Bruxelles nel frattempo arriva la notizia di una telefonata tra Josep Borrell e il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba. L’Alto rappresentante Ue per la politica estera ha assicurato come non cessera’ il sostegno a Kiev in termini di invio di armi e di nuove sanzioni alla Russia. Anche se su quest’ultimo fronte si registra l’ennesimo slittamento dell’accordo sul sesto pacchetto di misure contro Mosca, quello che dovrebbe contenere il tanto atteso embargo sul petrolio russo.

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I resti di 2 bambini trovati in valigie comprate all’asta

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I resti di due bambini sono stati trovati in valigie messe all’asta: lo rende noto la polizia della Nuova Zelanda. I resti, scoperti nelle valigie acquistate all’asta da un deposito della citta’ neozelandese di Auckland, erano di due bambini in eta’ scolare, ha confermato la polizia. L’ispettore Tofilau Faamanuia Vaaelua ha affermato la possibilita’ che i corpi siano rimasti in magazzino per diversi anni e che le vittime probabilmente avevano un’eta’ compresa tra i 5 e i 10 anni.

 

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Nuove ombre su Placido Domingo: legato a rete schiave del sesso

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 Quattro mesi dopo essere tornato a calcare, applauditissimo, il prestigioso palcoscenico del Teatro Colon di Buenos Aires, il tenore spagnolo Placido Domingo e’ tornato ad agitare la cronaca argentina e internazionale, non per una nuova performance canora, ma per il sospetto di una sua complicita’ con una organizzazione dedita a illeciti traffici sessuali. Il fatto e’ che la settimana scorsa, su disposizione del giudice federale Ariel Lijo, la polizia ha fatto decine di perquisizioni nella capitale argentina nelle sedi di una piu’ che sospetta Scuola di Yoga di Buenos Aires e nelle case dei suoi membri, arrestando 19 persone, sequestrando beni mobili e immobili, ed entrando in possesso di numerose intercettazioni telefoniche, in una delle quali risulterebbe inequivocabilmente la voce del tenore spagnolo. Gli inquirenti hanno confermato ufficialmente l’esistenza delle intercettazioni che si riferiscono a Domingo, anche se hanno assicurato che per il momento l’artista non e’ accusato di nulla. Bisogna ricordare che appena due anni fa fece il giro del mondo la notizia di un folto gruppo di donne statunitensi che avevano accusato l’81/enne tenore di abusi sessuali. La vicenda fu da lui parzialmente confermata, ma l’impatto sui media lo costrinse comunque a chiedere scusa, a interrompere una collaborazione con la New York’s Metropolitan Opera e a dimettersi dalla direzione dell’Opera di Los Angeles. Ora le intercettazioni non datate di cui dispone la giustizia argentina hanno riacceso su di lui i riflettori. Alcuni estratti di esse sono stati trasmessi da radio e tv. In uno si sente un uomo, presumibilmente proprio Domingo, parlare con una donna di nome Mendy al fine di organizzare con lei a New York un incontro sessuale. In un altro documento sonoro la stessa Mendy comunica al capo della Scuola di Yoga di Buenos Aires, Juan Percowicz, di essere riuscita finalmente a “confermare i piani” con “quell’uomo”, che lei chiama ‘Placido’. L’organizzazione guidata da Percowicz, 84 anni, che e’ fra le persone arrestate, e’ attiva da oltre 30 anni e gia’ fra il 1993 e il 1994, ebbe gravi problemi con la giustizia che l’aveva accusata di essere null’altro che una setta criminale a sfondo sessuale specializzata in clientela Vip. In quel momento il giudice Mariano Berge’s sostenne che con la copertura di argomentazioni pseudo filosofiche (teoria della trascendenza cosmica), e attraverso l’attivita’ dello yoga, si reclutavano in realta’ ragazze che venivano trasformate in ‘schiave del sesso’, impegnate in incontri hard per raccogliere denaro a beneficio dell’organizzazione. Berge’s spiego’ anche che l’attivita’ illecita si svolgeva e giustificava sotto la copertura di una teoria del ‘geishato’ con cui si asseriva il dovere di ”dimostrare amore per la gente”. Per partecipare agli incontri si dovevano pagare 100 pesos (all’epoca 170.000 lire). Percovich respinse queste accuse affermando di essere solo un discepolo della ”Scuola del Quarto cammino” fondata dal russo Georghi Ivanovic Gurdjeff e fu ascoltato dal giudice di appello che assolse lui e i suoi collaboratori. Oggi quelle accuse tornano pero’ d’attualita’, coinvolgendo anche personalita’ di grido, come e’ il caso di Placido Domingo. Il giudice Lijo ritiene che l’organizzazione abbia reclutato persone almeno dal 2004, costruendo nel tempo ” una struttura gerarchica e piramidale a cui partecipavano circa 179 studenti, distribuiti tra le sue varie sedi di Buenos Aires, Las Vegas, Chicago e New York.

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Erdogan da Zelensky: la Turchia sta con l’Ucraina

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Recep Tayyp Erdogan e’ volato in Ucraina da Volodymyr Zelensky per tentare di aprire le porte al tanto sospirato negoziato. La Turchia era e resta “al fianco degli amici ucraini”, il suo messaggio inequivocabile diretto a Mosca, accompagnato allo stesso tempo dalla disponibilita’ ad ospitare nuovamente le parti per discutere di un cessate il fuoco. Per Erdogan la missione in Ucraina, a cui ha partecipato anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, e’ servita anche a tenere alti i riflettori sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia, pericolosamente al centro del conflitto: “Non vogliamo una nuova Chernobyl”, e’ stato il suo appello. Il primo faccia a faccia con Zelensky dall’inizio della guerra ha permesso a Erdogan di consolidare il suo ruolo di mediatore piu’ accreditato tra Kiev e Mosca. “Sosteniamo l’integrita’ e la sovranita’ territoriale dell’Ucraina”, ha sottolineato il presidente turco in conferenza stampa. Suggellando la visita con un accordo per la ricostruzione delle infrastrutture ucraine. Per la soddisfazione di Zelensky, che ha definito la visita del sultano un “messaggio potente di sostegno” all’Ucraina. Erdogan si e’ comunque rivolto anche a Vladimir Putin, dicendosi pronto ad ospitare i negoziati di pace iniziati a Istanbul ma bruscamente interrotti. Con Zelensky e Guterres “abbiamo parlato dei passi che possiamo fare per porre fine alla guerra”, e di questo il leader turco informera’ il collega russo. Al termine del trilaterale, tuttavia, le altre parti non hanno mostrato lo stesso ottimismo. Secondo un portavoce dell’Onu, Farhan Haq, “negoziati concreti sono ancora lontani”. Mentre Zelensky e’ stato ancora piu’ netto: “Le persone che uccidono, violentano, colpiscono le nostre citta’ ogni giorno non possono volere la pace. Dovrebbero prima lasciare il nostro territorio, poi vedremo”. Centrale a Leopoli e’ stato anche il dossier Zaporizhzhia. “Qualsiasi potenziale danno” alla centrale “e’ un suicidio”, ha avvertito Guterres, secondo cui e’ necessaria un’intesa per la smilitarizzazione dell’impianto. Ma la situazione non sembra vicina ad una soluzione, anche perche’ Mosca e Kiev continuano a scambiarsi accuse di lanciare raid sull’impianto. Sia i russi che gli ucraini, inoltre, sostengono che il nemico stia preparando una “provocazione” alla centrale per domani, mentre Guterres sara’ ancora in Ucraina. Domani il segretario dell’Onu ha infatti in programma una visita al porto di Odessa, per visionare lo stato delle partenze con le navi cariche di grano. L’accordo sottoscritto a luglio tiene ed e’ “senza precedenti”, ha sottolineato Guterres da Leopoli. Sia Erdogan che Zelensky hanno confermato che le cose stanno andando bene e che finora sono state esportate oltre 600mila tonnellate di cereali. L’intesa sul grano resta al momento l’unica buona notizia dopo quasi sei mesi di conflitto. Sul terreno, in questa fase, la Russia continua a tenere alta la pressione su tutti i fronti del conflitto, non solo nel Donbass (si segnalano nuovi raid a Kharkiv, con almeno 12 morti in un condominio), senza tuttavia ottenere un’avanzata sostanziale. Il governo ucraino ha descritto una situazione di “stallo strategico”, in cui “i russi hanno ottenuto solo progressi minimi e in alcuni casi” le forze di difesa hanno “avanzato rispetto al mese scorso”, soprattutto al sud. Senza dimenticare i diversi colpi messi a segno ben oltre le linee nemiche, fino alla Crimea. Proprio mentre dalla regione russa di Belgorod, al confine con l’Ucraina, sono arrivate notizie di incendi sospetti ad un deposito di munizioni. Proprio questo stallo potrebbe spiegare l’apertura di Mosca ad un faccia a faccia tra Putin e Zelensky, finora sempre respinto dallo zar. L’idea del Cremlino, secondo fonti russe interpellate dalla Cnn turca, sarebbe quella di un incontro tra i due leader per “discutere e determinare una tabella di marcia” per la fine delle ostilita’. Affidando poi alle rispettive delegazioni il compito di metterla in pratica. Nel frattempo pero’ i russi hanno inviato un altro segnale, tutt’altro che distensivo, agli europei che sostengono Kiev: aerei da combattimento dotati di missili ipersonici sono stati schierati a Kaliningrad. Una nuova miccia dopo le recenti tensioni nell’enclave russa tra Polonia e Lituania.

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