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Esteri

Erdogan al vertice Nato: la Turchia vuole entrare nella difesa europea

Al vertice Nato di Ankara, Erdogan punta a rafforzare il ruolo della Turchia nella sicurezza europea. Droni, industria militare, rapporti con Trump e nodi con Grecia, Cipro e Ue restano al centro della partita.

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Recep Tayyip Erdogan vuole trasformare il vertice Nato di Ankara in una vetrina strategica per la Turchia. L’obiettivo è chiaro: presentare Ankara non più soltanto come il fianco sud-orientale dell’Alleanza, ma come un partner indispensabile nella nuova architettura della difesa europea, in una fase segnata dalla guerra in Ucraina e dall’incertezza sull’impegno americano nel continente.

Ankara si propone come pilastro della sicurezza europea

La Turchia chiede di essere inclusa in tutte le principali iniziative di difesa e sicurezza europee. Il punto, per Erdogan, è politico e industriale: se l’Europa vuole rafforzare la propria autonomia militare, Ankara ritiene di avere esercito, posizione geografica e capacità produttive per contribuire in modo decisivo.

Il vertice Nato di Ankara offre il palcoscenico ideale. L’appuntamento ospita anche il Defence Industry Forum, evento dedicato a produzione, investimenti e innovazione militare transatlantica.

Il peso dell’industria militare turca

Negli ultimi anni la Turchia ha costruito una industria della difesa sempre più competitiva, soprattutto nei droni e nei sistemi senza pilota. Le esportazioni turche del settore difesa e aerospazio hanno sfiorato gli 11 miliardi di dollari nell’anno chiuso a maggio 2026, con una crescita del 47,1%; il 57,3% delle vendite è diretto verso Paesi Nato.

È su questo terreno che Ankara vuole giocare la sua partita. La cooperazione con l’Italia è uno dei canali più importanti: la joint venture tra Leonardo e Baykar viene letta come un laboratorio della futura collaborazione industriale tra Europa e Turchia nella difesa.

Ucraina, Gaza e il ruolo di mediatore

Erdogan rivendica anche un capitale diplomatico costruito negli ultimi anni. La Turchia è stata sede di colloqui tra Russia e Ucraina, ha avuto un ruolo nell’accordo sul grano nel Mar Nero e resta uno dei pochi Paesi Nato in grado di parlare sia con Volodymyr Zelensky sia con Vladimir Putin.

Questa posizione intermedia rafforza il profilo internazionale di Ankara, ma non cancella le ambiguità. La Turchia è alleata nella Nato, sostiene Kiev anche sul piano militare, ma mantiene canali aperti con Mosca e persegue una politica estera autonoma, spesso distante dalle linee europee.

I nodi con Grecia, Cipro e Unione europea

La strada verso una piena integrazione della Turchia nei programmi di difesa europei resta però complicata. Pesano le dispute storiche con Grecia e Cipro, che hanno frenato l’accesso turco a iniziative Ue come il programma Safe, aperto anche a Paesi non membri. Restano inoltre le tensioni sul dossier dei diritti, dello Stato di diritto e del negoziato di adesione all’Unione europea, congelato da anni.

In questo quadro si inserisce anche il caso di Ekrem Imamoglu, sindaco di Istanbul e principale rivale politico di Erdogan, da oltre un anno in custodia cautelare in un procedimento per corruzione. Le istituzioni europee hanno più volte espresso preoccupazione per la situazione democratica turca.

Il rapporto ritrovato con Trump

Con Donald Trump, Erdogan sembra invece aver recuperato un canale privilegiato. Il presidente americano ha definito il leader turco un amico e ad Ankara incontrerà anche il presidente siriano Ahmad al-Sharaa, sostenuto dalla Turchia, oltre a Zelensky.

Sul tavolo resta la questione degli F-35. Ankara fu esclusa dal programma nel 2019 dopo l’acquisto del sistema russo S-400. Il rientro resta difficile, ma Washington si prepara a procedere sulla vendita di motori per il caccia turco di quinta generazione Kaan, un segnale importante anche se non risolutivo.

Il dossier SAMP/T

Un altro fronte riguarda il sistema missilistico franco-italiano SAMP/T. La Francia, secondo fonti citate da Reuters, avrebbe ammorbidito la propria posizione sulla vendita ad Ankara, aprendo uno spiraglio a una cooperazione più stretta con Italia e Turchia nel campo della difesa aerea.

Per Erdogan il vertice di Ankara è dunque un’occasione per chiedere agli alleati un riconoscimento politico: la Turchia vuole essere trattata non come un partner periferico, ma come uno dei pilastri della sicurezza europea. Resta da capire se l’Europa sia pronta ad accettare questa ambizione senza sciogliere prima i nodi politici che da anni complicano il rapporto con Ankara.

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Esteri

Usa-Iran, Trump ordina lo stop ai colloqui: «Nuova strategia per soffocare Teheran»

Washington ha informato gli alleati dello stop ai negoziati con l’Iran per ordine diretto di Donald Trump. Frustrato dallo stallo sullo Stretto di Hormuz e insoddisfatto delle mediazioni dell’Oman, il presidente USA abbandona la linea dell’attacco immediato per passare a una strategia di progressivo soffocamento economico di Teheran.

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Gli Stati Uniti cambiano approccio nella crisi con Teheran. Come appreso dalla Cnn da un funzionario statunitense, l’amministrazione guidata da Donald Trump ha informato gli alleati di un imminente cambio di rotta: il presidente ha ordinato ai propri alti funzionari di interrompere qualsiasi contatto e colloquio diretto con le autorità iraniane. La nuova linea punta a superare l’obiettivo di “colpire duramente l’Iran il prima possibile” per passare a una strategia volta a “soffocarlo gradualmente” sotto il profilo economico e finanziario.

La decisione del tycoon giunge in una fase di forte frustrazione per lo stallo relativo alla navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Il traffico nell’area rimane ridotto ai minimi termini e i mercantili continuano a subire gli attacchi e i tiri iraniani. L’ordine di sospendere l’interazione con Teheran — rivolto al team negoziale guidato dal vicepresidente JD Vance e dagli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner — è arrivato nonostante alcune recenti interlocuzioni definite inizialmente positive. Trump si è tuttavia detto insoddisfatto della fermezza iraniana nel non cedere alle richieste americane e intende attendere segnali di reale apertura prima di riaprire i canali diplomatici.

Un punto di forte attrito riguarda le trattative parallele che l’Iran sta conducendo con l’Oman per la gestione del transito nello Stretto. Il presidente USA ha criticato duramente il ruolo di Mascate — arrivando persino a paventare raid aerei contro lo Stato del Golfo, storico mediatore della regione — accusando l’Oman di aver favorito Teheran nei negoziati anziché mantenere una posizione neutrale. Gli Stati Uniti si oppongono con fermezza alle proposte che prevedono la riscossione di tariffe o pedaggi sulle navi in transito, esigendo il totale ripristino della libertà di navigazione antecedente al conflitto ed evidenziando come la concessione di controlli unilaterali sullo stretto rappresenterebbe un pericoloso precedente internazionale.

 

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Esteri

Siria, l’Aiea scopre tonnellate di materiale nucleare in un sito non dichiarato dal vecchio regime

Il direttore dell’Aiea Rafael Grossi ha annunciato il ritrovamento di diverse tonnellate di materiale nucleare in un sito non dichiarato in Siria. L’ispezione è avvenuta dopo una segnalazione spontanea del nuovo governo siriano in merito all’eredità del precedente regime.

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Un’importante scoperta in tema di proliferazione nucleare arriva dalla Siria. Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ha annunciato il ritrovamento di «alcune tonnellate di materiale nucleare» stoccate all’interno di un sito precedentemente mai dichiarato, risalente alle attività del precedente regime di Bashar al-Assad.

L’operazione è stata resa possibile grazie a una segnalazione spontanea arrivata dalle stesse autorità di Damasco. «Dopo la vostra coraggiosa decisione di informarci dell’esistenza di un altro sito in cui era stato stoccato materiale nucleare, siamo stati in grado di accedere a questo posto», ha dichiarato Grossi nel corso di una conferenza stampa congiunta a Damasco al fianco del ministro degli Esteri siriano Assad al-Shaibani. Il capo dell’Aiea ha sottolineato il potenziale pericolo della scoperta, precisando che si tratta di quantitativi importanti che «potrebbero essere utilizzati in modo improprio».

Il ministro al-Shaibani ha confermato che la cooperazione con l’organismo internazionale è scattata a metà luglio con l’invio di una notifica formale: «Il 17 luglio abbiamo inviato una lettera ufficiale all’agenzia per rivelare volontariamente la presenza di materiale nucleare lasciato in eredità dal precedente regime». Gli ispettori dell’Aiea hanno già completato il primo sopralluogo sul campo prelevando i campioni necessari, che saranno ora analizzati nei laboratori dell’agenzia per determinare la natura esatta e l’origine del materiale rilevato.

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Spagna, cambio di sesso non annulla le condanne per violenza di genere: la decisione della Corte Suprema

La Corte Suprema in Spagna ha confermato la condanna per violenza di genere nei confronti di una persona che ha aggredito l’ex compagna e la figlia, stabilendo che il successivo cambio di sesso da uomo a donna non ha efficacia retroattiva sulle sanzioni penali.

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Il cambio di sesso anagrafico registrato successivamente alla commissione di un reato non ha effetto retroattivo e non consente di eludere le condanne per violenza di genere. A stabilirlo con una sentenza fondamentale è la Corte Suprema spagnola, che ha respinto il ricorso presentato da una persona condannata per aver aggredito l’ex compagna e la figlia di otto anni.

I fatti al centro del procedimento giudiziario risalgono all’aprile del 2022. Secondo quanto ricostruito dagli atti, l’imputato si era presentato presso l’abitazione dell’ex partner per il diritto di visita, aggredendo con violenza la bambina e colpendo con pugni e graffi la madre intervenuta per difenderla. Per tali aggressioni, l’uomo era stato condannato a due pene distinte da nove mesi di reclusione ciascuna: una per violenza di genere nei confronti della donna e una per violenza sulla minore.

Nel ricorso presentato ai giudici di supremo grado, il condannato ha tentato di far cadere l’imputazione di violenza di genere sostenendo che, a partire dal giugno 2023, aveva formalmente registrato il proprio cambio di sesso da uomo a donna presso il Registro Civile di Castellón. La Corte Suprema ha tuttavia bocciato la tesi difensiva, ricordando che le variazioni anagrafiche successive non alterano la qualificazione giuridica dei fatti commessi in precedenza. «Il cambio di sesso non ha effetti retroattivi», hanno ribadito i magistrati, blindando l’impianto della normativa sulla tutela delle donne e dei minori.

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