Esteri
Epstein, le vittime contro la desecretazione dei file: “Siamo solo pedine nella vostra guerra politica”
Due vittime di Jeffrey Epstein scrivono al tribunale per denunciare la mancanza di rispetto nei loro confronti da parte dell’amministrazione Trump e del Dipartimento di Giustizia.
Due vittime degli abusi del finanziere e pedofilo Jeffrey Epstein si sono rivolte con una lettera a un tribunale federale per esprimere profonda contrarietà alla richiesta del Dipartimento di Giustizia americano di desecretare i cosiddetti “Epstein Files”. Le donne, rimaste anonime, hanno chiesto rispetto per la loro privacy e hanno accusato apertamente l’ex presidente Donald Trump e la sua amministrazione di aver strumentalizzato il caso.
A riportare la notizia è la CNN, secondo cui le lettere, pur non chiedendo esplicitamente al giudice federale Richard Berman di tenere segreti i documenti, invitano a prendere tutte le misure possibili per proteggere l’identità delle vittime coinvolte nei procedimenti.
“Mi tormenta giorno dopo giorno”
Una delle due vittime ha scritto:
“Cari Stati Uniti, vorrei che aveste trattato l’intera vicenda dei ‘Epstein File’ con più rispetto per le vittime. Non sono una pedina nella vostra guerra politica. Quello che avete fatto e continuate a fare mi tormenta giorno dopo giorno mentre contribuite a perpetuare questa storia all’infinito”.
Parole che suonano come un’accusa diretta contro l’atteggiamento delle istituzioni statunitensi, colpevoli – secondo la testimone – di proseguire nel sensazionalismo mediatico senza considerare il trauma e il dolore di chi ha subito violenze.
“Si proteggono solo uomini facoltosi”
L’altra lettera inviata alla corte denuncia la condotta del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI, accusati di aver tutelato fino a oggi più i potenti coinvolti nei giri di Epstein che le vittime:
“La priorità, finora, è stata solo proteggere uomini facoltosi”, ha scritto la seconda donna.
Il giudice chiamato a decidere
Il giudice federale Richard Berman, che già in passato si è occupato delle udienze legate a Epstein, è ora chiamato a decidere sull’eventuale desecretazione di nuovi file. Le pressioni politiche e mediatiche sono fortissime, ma le lettere delle vittime rimettono al centro del dibattito la tutela dei diritti delle persone abusate, spesso oscurate dai nomi altisonanti coinvolti nel caso.
Epstein si è tolto la vita in carcere nel 2019 mentre attendeva processo per traffico sessuale di minori. Il suo caso continua a generare interrogativi, rivelazioni e scontri politici a distanza di anni, con una mole di documenti ancora potenzialmente esplosiva.
Esteri
Ucraina, Zelensky rivendica attacchi a depositi petroliferi e tre petroliere della flotta ombra russa
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky annuncia una serie di attacchi contro infrastrutture energetiche russe nella regione di Stavropol e contro tre petroliere della cosiddetta flotta ombra nel Mar Nero, rivendicando l’efficacia delle capacità offensive a lungo raggio di Kiev.
Esteri
Iran, media israeliani: “Mujtaba Khamenei non è nel Paese”. Nessuna conferma indipendente
Una fonte della sicurezza israeliana, citata dall’emittente saudita al-Hadath e rilanciata dal Times of Israel, sostiene che la Guida suprema iraniana Mujtaba Khamenei non si trovi attualmente in Iran. La notizia non ha conferme indipendenti né da parte di Teheran.
Esteri
Stati Uniti e Iran colpiscono le infrastrutture: la guerra si allarga nel Golfo
Stati Uniti e Iran intensificano la guerra, estendendo gli attacchi dalle installazioni militari alle infrastrutture energetiche e di trasporto. La nuova escalation allontana ulteriormente la possibilità di una ripresa del negoziato e aumenta il rischio di un coinvolgimento diretto di altri Paesi del Medio Oriente.
Le forze americane hanno colpito ponti, collegamenti ferroviari, un aeroporto e installazioni utilizzate per il controllo delle attività marittime nel sud dell’Iran. Teheran ha risposto lanciando missili e droni contro obiettivi legati agli Stati Uniti in Kuwait, Qatar, Bahrein, Oman e Giordania. Molti risultati militari rivendicati dall’Iran non risultano però verificabili in maniera indipendente.
I raid americani nel sud dell’Iran
Secondo le autorità e i media statali iraniani, gli attacchi statunitensi avrebbero colpito lo scalo aeroportuale di Iranshahr, una stazione ferroviaria, due ponti e una torre per le telecomunicazioni nella zona di Bandar Abbas.
A Chabahar sarebbe stata inoltre distrutta una torre utilizzata per il controllo del traffico marittimo. Washington sostiene che la struttura fosse impiegata dai Guardiani della rivoluzione per coordinare operazioni militari, mentre Teheran la descrive come un’infrastruttura civile.
Il bilancio riferito dalle autorità iraniane è di almeno otto morti e venti feriti. Non è stato possibile verificare autonomamente né il numero delle vittime né la natura di tutti gli obiettivi colpiti.
Colpite anche le reti elettriche
I bombardamenti avrebbero danneggiato infrastrutture energetiche nel sud della Repubblica islamica. Le autorità hanno invitato la popolazione a limitare il consumo di elettricità e a ridurre l’uso dei condizionatori, nonostante le temperature particolarmente elevate.
L’estensione degli attacchi a ponti, ferrovie, energia e comunicazioni indica un ampliamento della campagna americana, inizialmente concentrata sulle capacità militari iraniane e sulle strutture collegate al controllo dello Stretto di Hormuz.
La rappresaglia iraniana nei Paesi del Golfo
I Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro basi, radar e velivoli statunitensi dislocati in diversi Paesi della regione.
In Kuwait, un missile iraniano ha danneggiato una centrale per la produzione di energia e la desalinizzazione dell’acqua. L’episodio ha provocato incendi e interruzioni del servizio, evidenziando la particolare vulnerabilità di un Paese che ricava dalla desalinizzazione la maggior parte della propria acqua potabile.
Le autorità kuwaitiane hanno riferito anche di militari feriti durante gli attacchi contro basi e accampamenti. Le dimensioni dei danni militari rivendicati da Teheran non sono state confermate da fonti indipendenti.
Missili contro la base di Al-Udeid
In Qatar, l’Iran ha sostenuto di avere colpito sistemi radar e aerei americani nella base di Al-Udeid, una delle principali installazioni militari degli Stati Uniti in Medio Oriente.
Doha ha confermato di avere intercettato missili diretti verso il proprio territorio. Un bambino sarebbe rimasto ferito dalla caduta di detriti. Non sono emerse conferme indipendenti sulla distruzione di velivoli o radar rivendicata dai Guardiani della rivoluzione.
Teheran ha inoltre dichiarato di avere attaccato installazioni radar in Oman, aerei americani in Giordania e velivoli ed elicotteri in Bahrein.
Versioni contrastanti sull’attacco in Siria
Le forze iraniane hanno rivendicato anche un’azione contro la base americana di Al-Tanf, in Siria. Una fonte militare siriana ha però negato che l’attacco sia avvenuto.
Il contrasto tra le versioni conferma la difficoltà di verificare in tempo reale le comunicazioni diffuse dalle parti, spesso utilizzate anche come strumento di propaganda e deterrenza.
Hormuz paralizzato dalla guerra
La crisi resta concentrata soprattutto attorno allo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas. Il traffico navale è fortemente ridotto e le navi attraversano il braccio di mare in numero limitato.
Il Comando centrale americano ha riferito che Marines statunitensi hanno abbordato la petroliera M/T Wen Yao, carica di carburante iraniano, per verificarne il rispetto del blocco imposto da Washington. L’azione segna un ulteriore passaggio dalla guerra aerea al controllo diretto delle rotte marittime.
La minaccia sul Mar Rosso
A preoccupare è anche la possibilità che la guerra si estenda al Mar Rosso e allo stretto di Bab el Mandeb, altra rotta fondamentale per il commercio internazionale.
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha avvertito che una chiusura del passaggio da parte degli Houthi avrebbe gravi conseguenze economiche. Intanto l’agenzia britannica Ukmto ha segnalato l’abbordaggio di una nave da parte di persone non autorizzate nel Golfo di Aden.
Nuovi aerei americani verso Israele
Secondo Axios, l’amministrazione Trump avrebbe comunicato a Israele l’invio di decine di ulteriori aerei cisterna per il rifornimento in volo, mentre alla Casa Bianca vengono valutate opzioni per un’espansione delle operazioni contro l’Iran.
La mossa potrebbe preparare missioni aeree più lunghe e complesse, condotte direttamente dagli Stati Uniti oppure a sostegno dell’aviazione israeliana. Il ritorno di Israele nel conflitto su vasta scala resta quindi una possibilità concreta, ma non ancora una decisione annunciata ufficialmente.
Lo scambio di attacchi delle ultime ore appare il più intenso dalla rottura del cessate il fuoco. Con infrastrutture civili, reti energetiche, impianti idrici e rotte commerciali ormai coinvolti, il rischio non riguarda più soltanto gli eserciti: la guerra minaccia direttamente le popolazioni e l’intera economia globale.
Stati Uniti e Iran intensificano la guerra, estendendo gli attacchi dalle installazioni militari alle infrastrutture energetiche e di trasporto. La nuova escalation allontana ulteriormente la possibilità di una ripresa del negoziato e aumenta il rischio di un coinvolgimento diretto di altri Paesi del Medio Oriente.
Le forze americane hanno colpito ponti, collegamenti ferroviari, un aeroporto e installazioni utilizzate per il controllo delle attività marittime nel sud dell’Iran. Teheran ha risposto lanciando missili e droni contro obiettivi legati agli Stati Uniti in Kuwait, Qatar, Bahrein, Oman e Giordania. Molti risultati militari rivendicati dall’Iran non risultano però verificabili in maniera indipendente.
I raid americani nel sud dell’Iran
Secondo le autorità e i media statali iraniani, gli attacchi statunitensi avrebbero colpito lo scalo aeroportuale di Iranshahr, una stazione ferroviaria, due ponti e una torre per le telecomunicazioni nella zona di Bandar Abbas.
A Chabahar sarebbe stata inoltre distrutta una torre utilizzata per il controllo del traffico marittimo. Washington sostiene che la struttura fosse impiegata dai Guardiani della rivoluzione per coordinare operazioni militari, mentre Teheran la descrive come un’infrastruttura civile.
Il bilancio riferito dalle autorità iraniane è di almeno otto morti e venti feriti. Non è stato possibile verificare autonomamente né il numero delle vittime né la natura di tutti gli obiettivi colpiti.
Colpite anche le reti elettriche
I bombardamenti avrebbero danneggiato infrastrutture energetiche nel sud della Repubblica islamica. Le autorità hanno invitato la popolazione a limitare il consumo di elettricità e a ridurre l’uso dei condizionatori, nonostante le temperature particolarmente elevate.
L’estensione degli attacchi a ponti, ferrovie, energia e comunicazioni indica un ampliamento della campagna americana, inizialmente concentrata sulle capacità militari iraniane e sulle strutture collegate al controllo dello Stretto di Hormuz.
La rappresaglia iraniana nei Paesi del Golfo
I Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro basi, radar e velivoli statunitensi dislocati in diversi Paesi della regione.
In Kuwait, un missile iraniano ha danneggiato una centrale per la produzione di energia e la desalinizzazione dell’acqua. L’episodio ha provocato incendi e interruzioni del servizio, evidenziando la particolare vulnerabilità di un Paese che ricava dalla desalinizzazione la maggior parte della propria acqua potabile.
Le autorità kuwaitiane hanno riferito anche di militari feriti durante gli attacchi contro basi e accampamenti. Le dimensioni dei danni militari rivendicati da Teheran non sono state confermate da fonti indipendenti.
Missili contro la base di Al-Udeid
In Qatar, l’Iran ha sostenuto di avere colpito sistemi radar e aerei americani nella base di Al-Udeid, una delle principali installazioni militari degli Stati Uniti in Medio Oriente.
Doha ha confermato di avere intercettato missili diretti verso il proprio territorio. Un bambino sarebbe rimasto ferito dalla caduta di detriti. Non sono emerse conferme indipendenti sulla distruzione di velivoli o radar rivendicata dai Guardiani della rivoluzione.
Teheran ha inoltre dichiarato di avere attaccato installazioni radar in Oman, aerei americani in Giordania e velivoli ed elicotteri in Bahrein.
Versioni contrastanti sull’attacco in Siria
Le forze iraniane hanno rivendicato anche un’azione contro la base americana di Al-Tanf, in Siria. Una fonte militare siriana ha però negato che l’attacco sia avvenuto.
Il contrasto tra le versioni conferma la difficoltà di verificare in tempo reale le comunicazioni diffuse dalle parti, spesso utilizzate anche come strumento di propaganda e deterrenza.
Hormuz paralizzato dalla guerra
La crisi resta concentrata soprattutto attorno allo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas. Il traffico navale è fortemente ridotto e le navi attraversano il braccio di mare in numero limitato.
Il Comando centrale americano ha riferito che Marines statunitensi hanno abbordato la petroliera M/T Wen Yao, carica di carburante iraniano, per verificarne il rispetto del blocco imposto da Washington. L’azione segna un ulteriore passaggio dalla guerra aerea al controllo diretto delle rotte marittime.
La minaccia sul Mar Rosso
A preoccupare è anche la possibilità che la guerra si estenda al Mar Rosso e allo stretto di Bab el Mandeb, altra rotta fondamentale per il commercio internazionale.
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha avvertito che una chiusura del passaggio da parte degli Houthi avrebbe gravi conseguenze economiche. Intanto l’agenzia britannica Ukmto ha segnalato l’abbordaggio di una nave da parte di persone non autorizzate nel Golfo di Aden.
Nuovi aerei americani verso Israele
Secondo Axios, l’amministrazione Trump avrebbe comunicato a Israele l’invio di decine di ulteriori aerei cisterna per il rifornimento in volo, mentre alla Casa Bianca vengono valutate opzioni per un’espansione delle operazioni contro l’Iran.
La mossa potrebbe preparare missioni aeree più lunghe e complesse, condotte direttamente dagli Stati Uniti oppure a sostegno dell’aviazione israeliana. Il ritorno di Israele nel conflitto su vasta scala resta quindi una possibilità concreta, ma non ancora una decisione annunciata ufficialmente.
Lo scambio di attacchi delle ultime ore appare il più intenso dalla rottura del cessate il fuoco. Con infrastrutture civili, reti energetiche, impianti idrici e rotte commerciali ormai coinvolti, il rischio non riguarda più soltanto gli eserciti: la guerra minaccia direttamente le popolazioni e l’intera economia globale.


