Collegati con noi

Cronache

Epatite A a Napoli, crollano le vendite del pesce: protesta dei pescivendoli contro allarmismi

Epatite A a Napoli: 150 casi registrati. Crollano le vendite del pesce e scatta la protesta dei pescivendoli contro allarmismi e danni economici.

Pubblicato

del

Torna alla memoria l’estate del 1973, quando Napoli fu colpita da un’epidemia di colera e le cozze finirono al centro dell’allarme sanitario. Oggi il contesto è diverso e i numeri non sono paragonabili, ma il timore di un effetto economico simile comincia a farsi concreto.

I dati ufficiali parlano di circa 150 casi di epatite A, con 53 persone attualmente ricoverate all’ospedale Cotugno di Napoli. Non si tratta di un’emergenza epidemica, ma l’attenzione resta alta sul piano sanitario.

Divieto sui frutti di mare crudi e vendite azzerate

Le ordinanze che vietano il consumo di frutti di mare crudi, adottate a Napoli e in altri comuni, hanno avuto un impatto immediato sul mercato.

Nella giornata di domenica si è registrato un crollo delle vendite che ha coinvolto non solo i mitili ma l’intero comparto ittico. Pescherie praticamente ferme e forte preoccupazione alla vigilia della Pasqua, periodo tradizionalmente tra i più importanti per il settore.

La protesta davanti al Comune

Circa 200 pescivendoli e una ventina di grossisti si sono radunati davanti a Palazzo San Giacomo per chiedere chiarezza nelle comunicazioni e una corretta informazione ai cittadini.

Gli operatori denunciano una situazione ormai critica: vendite azzerate, clienti scomparsi e timore concreto per la tenuta economica delle attività. Sotto accusa quella che definiscono una campagna informativa confusa e, in alcuni casi, alimentata da notizie non verificate.

La posizione del Comune e i richiami alla prudenza

L’assessora comunale Teresa Armato, che ha incontrato i rappresentanti della categoria, ha ribadito che il divieto riguarda esclusivamente i frutti di mare crudi ed è motivato da esigenze di tutela della salute pubblica.

I controlli effettuati non hanno evidenziato criticità nelle attività regolari. Resta la raccomandazione di seguire le indicazioni sanitarie: lavare accuratamente gli alimenti e prestare attenzione alla manipolazione dei prodotti destinati al consumo crudo.

Origine del focolaio e nodo abusivismo

Secondo le informazioni disponibili, il focolaio sarebbe riconducibile a un prodotto allevato in una zona non classificata dell’area flegrea. Sotto osservazione le attività abusive, mentre gli operatori regolari rivendicano il rispetto di norme e controlli stringenti.

Una distinzione che i pescivendoli chiedono venga comunicata con chiarezza, per evitare che l’intero comparto venga penalizzato.

L’appello a evitare allarmismi

Dalla filiera arriva un messaggio condiviso: evitare allarmismi e attenersi ai dati ufficiali. Il sistema di controllo, viene sottolineato, è strutturato per intercettare tempestivamente eventuali rischi.

La crisi, al momento, è soprattutto economica. E mentre il settore chiede risposte e chiarezza, resta centrale il tema dell’equilibrio tra tutela della salute pubblica e salvaguardia delle attività produttive.

Advertisement

Cronache

Massa Lubrense, cantiere sequestrato in una villa: denunciato imprenditore per violazioni sulla sicurezza

I Carabinieri hanno sequestrato un cantiere edile a Massa Lubrense dopo aver riscontrato gravi violazioni sulla sicurezza sul lavoro. Denunciato l’amministratore della ditta esecutrice, sanzionato con circa 26mila euro.

Pubblicato

del

Controlli dei Carabinieri sulla sicurezza nei luoghi di lavoro a Massa Lubrense.

I militari della locale stazione, insieme ai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Napoli, hanno effettuato un’ispezione all’interno di un cantiere edile allestito presso una villa del comune costiero.

Durante gli accertamenti sarebbero emerse diverse irregolarità legate alle misure di sicurezza previste dalla normativa vigente.

Riscontrate gravi carenze nelle misure di protezione

Secondo quanto riferito dai militari, nel cantiere mancavano idonee impalcature e parapetti di protezione.

Tra le contestazioni anche:

  • l’assenza di una corretta viabilità interna;
  • la mancata recinzione dell’area di lavoro;
  • ulteriori carenze nelle misure di sicurezza a tutela degli operai.

Il cantiere, esteso per circa mille metri quadrati tra area esterna e terrazzi, è stato sottoposto a sequestro.

Denunciato l’amministratore della ditta

I Carabinieri hanno denunciato l’amministratore unico dell’impresa esecutrice dei lavori.

Nei suoi confronti sono state elevate sanzioni e ammende per circa 26 mila euro.

All’imprenditore è stato inoltre imposto di eseguire entro cinque giorni le prescrizioni indicate dagli ispettori per il ripristino delle condizioni di sicurezza previste dalla legge.

Sicurezza sul lavoro al centro dei controlli

L’operazione rientra nell’attività di vigilanza svolta dai Carabinieri e dal NIL per contrastare le violazioni in materia di sicurezza nei cantieri, tema particolarmente delicato anche alla luce dei numerosi incidenti sul lavoro registrati negli ultimi mesi in Italia.

Il procedimento è nella fase preliminare e la persona denunciata resta presunta innocente fino a eventuale sentenza definitiva.

 

Continua a leggere

Cronache

Estorsioni e rapina con metodo mafioso tra Bagnoli e Mondragone: cinque arresti della Polizia di Stato

La Polizia di Stato ha arrestato cinque persone dell’area flegrea accusate di estorsione e rapina aggravate dal metodo mafioso. L’inchiesta della DDA di Napoli riguarda presunte richieste di denaro e una rapina ai danni di un imprenditore del settore autonoleggio di Mondragone.

Pubblicato

del

Operazione della Polizia di Stato coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Nella mattinata di oggi gli agenti della Squadra Mobile hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque persone dell’area flegrea, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di estorsione, tentata estorsione e rapina aggravate dal metodo mafioso.

L’inchiesta, coordinata dalla DDA partenopea, ruota attorno a una presunta vicenda estorsiva ai danni di un imprenditore del Casertano attivo nel settore del noleggio di autovetture.

Il presunto tentativo di truffa e la richiesta di denaro

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tutto sarebbe iniziato con un presunto tentativo di truffa legato al noleggio di un’auto di lusso.

Uno degli indagati, ritenuto vicino a un sodalizio criminale egemone all’epoca nell’area di Bagnoli, avrebbe cercato di ottenere il noleggio dell’autovettura utilizzando documenti falsi.

Scoperto il presunto raggiro, sarebbe nata una colluttazione tra l’imprenditore e l’uomo. Successivamente, il clan avrebbe preteso dalla vittima il pagamento di 10mila euro in contanti come forma di “risarcimento” per l’affronto subito.

La richiesta di 285mila euro per una Lamborghini incidentata

Le indagini avrebbero poi accertato una seconda richiesta di denaro molto più consistente.

Gli indagati avrebbero preteso dall’imprenditore 285mila euro sostenendo che la somma dovesse compensare il danno provocato a una Lamborghini coinvolta in un incidente stradale e noleggiata dalla vittima a un cliente.

Secondo gli investigatori, però, non sarebbe emersa alcuna documentazione in grado di dimostrare la proprietà dell’auto da parte di esponenti del clan. Per questo la richiesta economica è stata qualificata dagli inquirenti come una presunta estorsione.

L’irruzione armata nell’autonoleggio di Mondragone

Dopo il rifiuto di pagare, alcuni componenti del gruppo avrebbero fatto irruzione nell’autonoleggio di Mondragone a bordo di auto e scooter, con il volto coperto da passamontagna.

Nel corso dell’azione si sarebbero impossessati di una vettura intestata alla moglie del titolare, parcheggiata nel piazzale dell’attività.

Determinanti per le indagini sarebbero state le immagini degli impianti di videosorveglianza presenti sia nell’autonoleggio sia lungo i percorsi effettuati dai presunti autori delle minacce e della rapina.

La fase delle indagini preliminari

L’ordinanza cautelare è stata emessa nella fase delle indagini preliminari.

Come previsto dalla legge, gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva e contro il provvedimento cautelare sono ammessi mezzi di impugnazione.

Continua a leggere

Cronache

Arzano, 17 arresti tra clan ed estorsioni: ricostruito l’omicidio per errore di Rosario Coppola

Diciassette arresti ad Arzano nell’ambito di un’inchiesta della DDA di Napoli contro una presunta organizzazione camorristica. Gli investigatori hanno ricostruito l’omicidio per errore di Rosario Coppola e un sistema di estorsioni utilizzato anche per pagare la “mesata” ai detenuti del clan.

Pubblicato

del

Nuovo colpo alla criminalità organizzata nell’area nord di Napoli. I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 17 persone gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata, omicidio volontario e detenzione illegale di armi.

L’inchiesta ruota attorno a una presunta organizzazione camorristica operativa ad Arzano e nei comuni limitrofi.

Ricostruito l’omicidio di Rosario Coppola

Le indagini hanno consentito agli investigatori di ricostruire anche le circostanze dell’omicidio di Rosario Coppola, avvenuto il 4 febbraio scorso.

Secondo l’ipotesi investigativa, si sarebbe trattato di un delitto maturato per errore di persona.

Il provvedimento cautelare nasce infatti dagli sviluppi del fermo di indiziato di delitto eseguito il 21 aprile scorso nei confronti di 11 soggetti già ritenuti gravemente indiziati di appartenere alla consorteria criminale.

I vertici del gruppo avrebbero comandato anche dal carcere

Tra gli elementi ritenuti particolarmente rilevanti dagli inquirenti vi è il presunto ruolo dei vertici del clan.

Secondo la DDA, alcuni indagati avrebbero continuato a impartire ordini all’organizzazione nonostante fossero detenuti, mantenendo il controllo delle attività criminali sul territorio.

Il gip di Napoli, nel confermare e rinnovare il fermo iniziale, ha riconosciuto la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza nei confronti di sette persone già fermate e di altri dieci indagati.

Le estorsioni e la “mesata” ai detenuti

L’inchiesta ipotizza anche un sistema economico fondato sulle estorsioni ai danni di attività commerciali del territorio.

Secondo gli investigatori, i proventi delle richieste estorsive sarebbero stati utilizzati anche per garantire il pagamento della cosiddetta “mesata”, il sostegno economico destinato ai detenuti e alle loro famiglie.

Un meccanismo che, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe consentito al gruppo criminale di rafforzare il proprio controllo e consolidare i legami interni all’organizzazione.

Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari

Gli indagati sono attualmente destinatari di una misura cautelare emessa nella fase delle indagini preliminari.

Come previsto dalla legge, il provvedimento può essere impugnato e tutte le persone coinvolte devono considerarsi presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto