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Economia

Eni e Petronas insieme per una Newco da 15 miliardi: nasce il polo del gas nel Sud-est asiatico

Eni e Petronas creano una nuova società per lo sviluppo del gas in Indonesia e Malesia. Investimenti per oltre 15 miliardi di dollari in cinque anni e una produzione destinata a superare i 500.000 barili di olio equivalente al giorno.

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Eni e la malese Petronas hanno siglato un accordo storico per creare una nuova società nel settore del gas che investirà 15 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. L’intesa, firmata durante la conferenza Adipec di Abu Dhabi, prevede la fusione dei rispettivi asset upstream in Indonesia e Malesia, con l’obiettivo di raggiungere una produzione superiore a 500.000 barili di olio equivalente al giorno.

L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e il presidente e ceo di Petronas, Tengku Muhammad Taufik, hanno definito l’operazione un “game changer”, destinato a rafforzare la leadership delle due compagnie nel panorama energetico mondiale.


Un modello già sperimentato con successo

La Newco, che sarà deconsolidata dal bilancio Eni, seguirà un modello già collaudato con Vår Energi in Norvegia, AzuleEnergy in Angola e Ithaca Energy nel Regno Unito. Opererà come entità autonoma, in grado di finanziarsi sul mercato in modo indipendente, pur garantendo dividendi significativi al gruppo italiano.

“È un punto di svolta che porta alla massima evoluzione del nostro modello industriale — ha spiegato Descalzi — grazie all’eccellenza esplorativa di Eni e alla capacità di realizzare progetti fast track con disciplina finanziaria rigorosa”.


Obiettivo: 3 miliardi di barili di riserve e otto nuovi progetti

Il piano di sviluppo prevede otto nuovi progetti e 15 pozzi esplorativi, con la messa in produzione di circa 3 miliardi di barili di olio equivalente di riserve già scoperte. La nuova società valorizzerà inoltre un potenziale esplorativo stimato in 10 miliardi di barili equivalenti a basso rischio.

Dalla base produttiva iniziale di 300.000 barili al giorno, la Newco punta a superare i 500.000 barili al giorno, integrando le competenze di Eni e Petronas su 19 asset complessivi: 14 in Indonesia e 5 in Malesia.


Un polo energetico nel cuore del Sud-est asiatico

La joint venture rappresenta per Eni un importante consolidamento nel Sud-est asiatico, un’area strategica e in forte crescita della domanda energetica.
“Diversificare è essenziale per non dipendere da un solo soggetto o da una sola fonte”, ha osservato Descalzi, sottolineando che la sfida del futuro dell’energia sarà “ampliare la geografia e le tecnologie” per garantire sicurezza e sostenibilità.

Il closing dell’operazione è previsto nel 2026, dopo le necessarie approvazioni regolatorie e governative in Malesia e Indonesia.


L’avvertimento del Qatar e il nodo europeo sulle regole ambientali

Durante la conferenza di Abu Dhabi, il ministro dell’Energia del Qatar ha avvertito l’Europa che, se le regole ambientali sulle importazioni di gas non saranno alleggerite, le esportazioni di Gnl dal Golfo potrebbero ridursi.

Una preoccupazione condivisa anche da Descalzi:
“Con la direttiva europea stiamo creando una barriera agli esportatori, qualcosa di peggiore dei dazi — ha dichiarato — ma sono fiducioso che Bruxelles ammorbidisca presto le sue richieste”.


Una nuova frontiera per la strategia globale di Eni

Con questa operazione, Eni consolida il suo ruolo di protagonista nella transizione energetica globale, puntando su un modello di crescita flessibile, sostenibile e diversificato.

Dall’Angola all’Argentina, passando per il Sud-est asiatico, il gruppo guidato da Descalzi si conferma tra i player più dinamici del settore, capace di coniugare innovazione industriale e leadership geopolitica.

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Economia

Equo compenso agli editori, il Tar respinge il ricorso di Meta

Il Tar del Lazio ha confermato la legittimità del regolamento Agcom sull’equo compenso per le pubblicazioni giornalistiche online, respingendo il ricorso di Meta. La decisione segue la pronuncia della Corte di giustizia Ue del 12 maggio 2026. Soddisfatta la Fieg, mentre la Fnsi richiama il diritto degli autori a una quota tra il 2% e il 5% del compenso. Meta valuta i prossimi passi.

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Il Tar del Lazio respinge il ricorso di Meta e conferma la legittimità del regolamento Agcom sull’equo compenso per l’utilizzo online delle pubblicazioni giornalistiche. Una decisione che rafforza il diritto degli editori a essere remunerati quando autorizzano le piattaforme a utilizzare i propri contenuti e riapre la questione della quota da riconoscere ai giornalisti che li producono.

La pronuncia riguarda la delibera Agcom del 19 gennaio 2023, con cui l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha stabilito i criteri per determinare il compenso. Il tribunale amministrativo ha ritenuto le misure italiane funzionali a garantire l’efficacia dei diritti riconosciuti agli editori dalla normativa europea.

Il Tar conferma il regolamento Agcom

A contestare il provvedimento era stata Meta Platforms Ireland, la società che gestisce servizi destinati agli utenti europei, tra cui Facebook.

Secondo l’azienda, il recepimento italiano dell’articolo 15 della direttiva europea sul diritto d’autore avrebbe introdotto obblighi eccessivi rispetto al quadro comunitario, attribuendo all’Agcom poteri troppo ampi. Meta aveva inoltre sollevato dubbi sulla compatibilità di queste disposizioni con la libertà d’impresa garantita dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Alla fine del 2023, il Tar aveva sospeso il giudizio e sottoposto alla Corte di giustizia dell’Unione europea una serie di questioni interpretative. Dopo la risposta dei giudici europei, il tribunale ha respinto il ricorso, riconoscendo la legittimità dell’impianto italiano.

Quando è dovuto l’equo compenso

La Corte di giustizia Ue, nella sentenza del 12 maggio 2026, ha chiarito che gli Stati membri possono prevedere una remunerazione per gli editori come corrispettivo dell’autorizzazione all’utilizzo online delle loro pubblicazioni.

Il principio è accompagnato da condizioni precise: gli editori devono poter rifiutare l’autorizzazione oppure concederla gratuitamente; non può essere imposto un pagamento alle piattaforme che non utilizzano le pubblicazioni; gli obblighi e le eventuali sanzioni devono rispettare il principio di proporzionalità.

Il Tar ha ritenuto che la disciplina italiana soddisfi queste condizioni. La decisione conferma dunque il quadro normativo e i criteri di determinazione del compenso: non stabilisce una somma unica da versare indistintamente a tutti gli editori.

La soddisfazione della Fieg e la posizione di Meta

Il presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, ha accolto favorevolmente la sentenza, sottolineando che rafforza il diritto degli editori a una giusta remunerazione e contribuisce a rendere più equo il mercato digitale.

La Federazione degli editori auspica ora una piena applicazione del regolamento, a tutela del valore dell’informazione e del pluralismo.

Anche il commissario Agcom Massimiliano Capitanio ha evidenziato la solidità dell’impianto italiano, richiamando il principio secondo cui il lavoro giornalistico ha un valore economico da riconoscere nel rispetto della libertà negoziale delle parti.

Meta, attraverso un portavoce, ha comunicato di valutare i prossimi passi. L’azienda ha inoltre richiamato il procedimento europeo relativo all’attuazione dell’articolo 15 in Belgio, dal quale attende chiarimenti su aspetti che considera centrali.

La Fnsi: una quota deve arrivare ai giornalisti

Per la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, la decisione rappresenta un passaggio rilevante per il settore dell’informazione. Il riconoscimento del diritto degli editori, ha osservato, deve però accompagnarsi alla remunerazione degli autori dei contenuti.

La legge italiana prevede infatti che agli autori degli articoli giornalistici sia riconosciuta una quota compresa tra il 2% e il 5% dell’equo compenso. Per i lavoratori autonomi, la quota viene determinata su base convenzionale; per i dipendenti può essere definita mediante accordi collettivi.

La questione riguarda quindi due rapporti distinti: quello tra piattaforme ed editori per l’utilizzo delle pubblicazioni e quello tra editori e giornalisti per la ripartizione del compenso.

Dalla sentenza all’applicazione concreta

Il regolamento Agcom mette al centro la negoziazione tra editori e piattaforme. Se non viene raggiunto un accordo sull’importo entro 30 giorni dalla richiesta di avvio del negoziato, ciascuna parte può rivolgersi all’Autorità, fermo restando il diritto di ricorrere al giudice ordinario.

La pronuncia del Tar consolida questo meccanismo. Il passaggio successivo sarà la sua applicazione nei singoli rapporti, attraverso accordi o procedure di determinazione del compenso, insieme al riconoscimento della quota spettante agli autori.

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Economia

Eni taglia il gasolio a 2,19 euro: il tetto resta a 2,25

Nuovo ribasso del gasolio Eni: il prezzo consigliato passa da 2,21 a 2,19 euro al litro, tornando al livello del primo price cap annunciato il 25 settembre. Il limite ufficiale rimane però a 2,25 euro. Il taglio equivale a un euro su 50 litri, se applicato integralmente alla pompa.

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Eni riduce di altri due centesimi il prezzo del gasolio consigliato ai distributori, portandolo da 2,21 a 2,19 euro al litro. Il tetto ufficiale resta invece fissato a 2,25 euro. Il nuovo ribasso riporta il listino allo stesso livello del primo price cap, annunciato il 25 settembre.

Il prezzo consigliato torna a 2,19 euro

La riduzione riguarda il prezzo consigliato alla rete del marchio, che scende sotto il limite massimo attualmente previsto dalla compagnia.

Il taglio di due centesimi corrisponde a un euro in meno su un rifornimento di 50 litri, qualora il ribasso venga interamente applicato dal distributore.

Prezzo consigliato e tetto sono distinti

Il ritorno a 2,19 euro al litro non modifica il tetto ufficiale di 2,25 euro: il primo è il livello del listino consigliato, il secondo il limite previsto per contenere eventuali picchi.

La distinzione è importante per evitare di interpretare il ribasso come l’annuncio di un nuovo massimale.

Il precedente aumento dopo lo stop allo sconto fiscale

Il tetto iniziale di 2,19 euro era collegato all’agevolazione sulle accise allora in vigore. Dopo la fine dello sconto fiscale, era stato portato a 2,25 euro.

Eni aveva successivamente abbassato il prezzo consigliato a 2,21 euro. Con l’ulteriore riduzione, il listino torna ora al livello precedente, pur mantenendo invariato il tetto.

Per conoscere il costo effettivo del rifornimento resta necessario verificare il prezzo esposto alla pompa, distinguendo tra modalità self service e servito.

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Economia

Saint Laurent, Anthony Vaccarello lascia dopo dieci anni

Saint Laurent annuncia l’uscita di Anthony Vaccarello, direttore creativo dal 2016. Luca de Meo e Cédric Charbit ne riconoscono il contributo all’identità e all’influenza culturale della maison. La nuova guida creativa sarà comunicata prossimamente.

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Anthony Vaccarello lascia la direzione creativa di Saint Laurent dopo dieci anni. La maison annuncia la conclusione dell’incarico iniziato nel 2016 e apre una nuova fase: il nome della futura guida creativa sarà comunicato a breve.

L’annuncio del 9 ottobre chiude un decennio durante il quale lo stilista ha contribuito a definire l’identità contemporanea del marchio del gruppo Kering.

Il ringraziamento di Luca de Meo

Luca de Meo, amministratore delegato di Kering, esprime gratitudine a Vaccarello per il lavoro svolto, sottolineandone la visione creativa e gli standard rigorosi.

Il manager riconosce il contributo dello stilista al rafforzamento dell’influenza della maison francese e richiama l’avvio di un nuovo capitolo della sua storia.

Charbit: un contributo creativo e culturale

Anche Cédric Charbit, presidente e amministratore delegato di Saint Laurent, ringrazia Vaccarello per il decennio di dedizione alla maison.

Charbit attribuisce al suo lavoro un ruolo importante nello sviluppo della desiderabilità e dell’immagine del marchio, evidenziandone anche l’impatto culturale.

Le dichiarazioni dei vertici accompagnano l’uscita dello stilista, senza indicare nell’annuncio le ragioni della separazione.

Il successore sarà annunciato a breve

Saint Laurent comunicherà prossimamente la nuova direzione creativa. Al momento dell’annuncio non è stato reso noto il nome del successore.

Non sono state indicate neppure le prossime scelte professionali di Anthony Vaccarello. Il passaggio apre quindi una fase di attesa per la futura proposta stilistica della maison.

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