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Emmy: pioggia di premi su Schitt’s Creek, è ‘Succession’ la miglior serie drammatica

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Pioggia di premi su “Schitt’s Creek”. Gli Emmy in edizione virtuale a causa del coronavirus cominciano all’insegna dell’evasione. La sitcom canadese distribuita in streaming su Netflix ha portato a casa il premio per la miglior serie comica dell’anno e altre statuette premi per alla migliore attrice protagonista, Catherine O’Hara, il miglior attore, Eugene Levy, miglior attore non protagonista a Dan Levy che ha vinto anche per la migliore sceneggiatura, e Annie Murphy, migliore attrice non protagonista.

Eugene Levy, nella serie il patriarca della famiglia Rose, ha ringraziato il figlio Dan, suo figlio David nella serie, e l’ideatore dello show: “Ha trasformato la storia di una famiglia in una celebrazione dell’inclusivita’, un attacco all’omofobia e una dichiarazione del potere dell’amore”. “Schitt’s Creek” segue Johnny Rose, un tycoon dei video store, e la moglie Moira, star di soap opera di successo e dei figli David e Alexis che perdono la loro fortuna quando il loro manager non riesce a pagare le tasse. Sono costretti a ricostruire le loro vite con la loro unica risorsa residua: una piccola citta’ chiamata Schitt’s Creek che avevano comprato per David come regalo e scherzo qualche anno prima, per il suo compleanno.

‘Succession’ e’ la miglior serie drammatica dell’anno: questo il verdetto degli Emmy Awards presentati per la prima volta in versione virtuale a causa del Coronavirus. La serie, in onda su Hbo e in Italia su Sky Atlantic, segue le vicende della famiglia Roy (il patriarca Logan, la moglie Marcia e i quattro figli che lui ha avuto da precedenti matrimoni) che controlla uno dei piu’ grandi conglomerati di media e intrattenimento del mondo.

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Esteri

Trump Vs Trump, il Presidente e lo sfidante Biden sono fatti della stessa materia

Giovanni Mastroianni

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Siamo alla vigilia dell’incoronazione del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, al culmine della cinquantanovesima tornata elettorale. Una competizione profondamente segnata dalle restrizioni da Coronavirus, celebrata in un contesto surreale dove spesso gli sfidanti hanno parlato, ma anche gridato, ad una folla che fisicamente non c’era. Ma tant’e’. Ormai tutto o quasi scorre sui social, tra proclami sensazionalistici, insulti, fake news, promesse e bugie, dove odiatori professionisti creano caos ed incertezza. Ed anche in questa nuova giungla il quarantacinquesimo presidente uscente degli USA, ancora in carica per qualche giorno salvo riconferma, continua a muoversi con l’agilità e la determinazione di una tigre affamata. Donald Trump, cinico ed irriverente, ma maledettamente diretto, che ha fatto di tutto per farsi odiare da avversari ed antagonisti in modo da tenere alta sempre la posta in gioco, un “risultato” lo ha di sicuro ottenuto, avendo condizionato ed in parte demolito la pregevolissima linea politica dei democratici che, soprattutto attraverso il buon e garbato Obama, per dieci anni avevano puntato tantissimo sui Diritti Civili con particolare attenzione al mondo gay, ecologia, lotta al possesso delle armi e sanità per tutti.

Ma pur avendocela messa tutta, con stile ed una umanità unica, molte delle visioni e delle suggestioni di Barak sono rimaste tali, con l’economia rimasta ferma al palo mentre la Cina si è rafforzata a dismisura. E così, proprio come un ciclone creato dai venti del risentimento e della frustrazione è arrivato lui, la faccia più dura e rude dell’America, ma anche quella più selvaggiamente autentica, che al grido di battaglia “America First” ha fatto ribollire lo spirito mai sopito della frontiera di un popolo che non accetterà mai di essere secondo a nessuno, orgoglioso e quindi stanco di vedere un sistema rozzo ed arretrato come quello della Repubblica Popolare, consentire al colosso capital comunista di diventare la nazione più potente al mondo a loro discapito. Proprio quella Cina che calpesta i diritti e le libertà basilari dei suoi cittadini, se ne infischia dell’inquinamento globale e mente spudoratamente per mesi sulla falla del Coronavirus, così diventato pandemia letale in tutto il mondo con le drammatiche conseguenze che abbiamo pagato e pagheremo per chi sa quanto ancora.

Pur essendo stato politicamente scorrettissimo, Mr. Trump ha fatto decollare l’economia, almeno fino al diffondersi della pandemia, ha messo a nudo i problemi del suo paese ed ha avuto il coraggio e la sfrontatezza di attuare il suo programma elettorale, ponendo la Nazione che ha governato al centro di un sistema  di protezione aggressiva e,  contrariamente al monito di tanti soloni economisti, ha ridato linfa a settori produttivi ormai caduti nel baratro . Ed è proprio questo che oggi chiedono gli elettori ai propri leader, pragmatismo senza ipocrisia e titubanza, perché alla faccia di tutti i proclami ed affondi anche minacciosi, questo tycoon Repubblicano, a differenza di tutti i presidenti democratici che lo hanno preceduto, non ha mai avviato nessuna guerra.

Quindi non importa più cosa tu faccia, purché tu abbia il coraggio di concretizzare le promesse elettorali, cosa questa praticamente sparita dalla scena di ogni governo Occidentale, dove chi amministra sembra assomigliare sempre più ad un giocoliere con l’ossessione di rimanere a galla mentre nuota affannosamente tra le ondate isteriche di Facebook.

Dal loro canto, per affondare questo rapace imprenditore salito al trono, i Democratici USA hanno quindi pensato “bene” di mettere in campo uno sfidante fatto della stessa materia dell’uomo da battere, e peggio davvero non potevano fare. Alla faccia dei buoni intenti degli ultimi anni, sono spariti d’improvviso o relegati a ruoli di supporto i tanti possibili candidati portatori di interessi green, socialisti, appartenenti a “minoranze” etniche o religiose, esponenti del mondo LGBS (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) che fino all’alba delle presidenziali sembravano i più accreditati per la corsa alla Casa Bianca. Ecco dunque Joe Biden, fresco settantottenne classe 1942, maschio, bianco, eterosessuale, già vicepresidente degli Stati Uniti e senatore del Delaware dal 1973 al 2009, ossia per ben 36 anni di fila. Un vero e proprio imprenditore della politica che, per restare a galla in un sistema così spietato, di certo avrà utilizzato artigli affilati come quelli dello sfidante. Fatti della stessa materia dunque, forgiati nel segno della competizione e della vittoria a tutti i costi. E così giorno dopo giorno stiamo assistendo ad una sfida che sembra essere sempre più caratterizzata da Trump contro Trump, che a prescindere dalla sua riconferma, ha già condizionato il prossimo futuro a Stelle e Strisce.

Giovanni Mastroianni

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Corona Virus

Coronavirus, ecco come aiutare i bambini a capire quello che sta succedendo senza impaurirli

Alessandra Cioffi

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Come comunicare ai bambini cosa sta succedendo? Una cosa è certa: non dobbiamo riempire le loro notti con mostri; i bambini si creano delle proprie storie ed idee in base a ciò che ascoltano.

“È una influenza cattiva che può contagiare tante persone, per questo è stato ritenuto giusto non stare insieme in classe”.

“Non aver paura, è una situazione che durerà per poco, non per sempre”.

Sono questi i consigli che danno gli psicoterapeuti dell’età evolutiva ed i pediatri. Sui social girano video in cui sono gli stessi bambini che spiegano agli altri che cosa è il coronavirus.

È necessario spiegare ai più piccoli che è difficilissimo, quasi impossibile, morire di Coronavirus e riguarda più le persone anziane e quelle malate. Per tale motivo bisogna fare attenzione alla salute dei nonnini cercando di proteggerli quanto più possibile e mantenendo sempre la distanza di sicurezza.

Per fortuna la medicina sta guarendo tante persone anche se ancora non esiste un vaccino.
Bisogna spiegare, inoltre, che non ci sono molti casi di infezione tra i bambini perché sembrano essere “più forti”.
Dopo aver fornito loro queste informazioni generali è opportuno spiegare come lavarsi mani o tossire nella piega del gomito e che non è igienico baciare gli amichetti in questo momento, ma senza trasformare il tutto in dramma.
È importante che i bambini non si immaginino delle storie orrende o pensino che ogni persona che incontrano possa essere un portatore di virus.

*Alessandra Cioffi, l’autrice di questo articolo, è un medico pediatra

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Champions, la Juventus cade con il Barcellona: 0-2 allo Stadium

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Il Barcellona passa a Torino: 0-2 dei blaugrana contro la Juve, che e’ rimasta in partita fino al 90′ e ha il rammarico dei tre gol annullati a Morata. Dembe’le’ e Messi decidono la sfida dello Stadium, una partita che Cristiano Ronaldo ha potuto vedere soltanto dalla televisione. Il portoghese e’ rimasto vicino ai compagni da casa, mentre al pomeriggio si e’ scatenato sui social. Prima rassicurando sul suo stato di salute, poi scatenando le polemiche per aver definito “una ca…ta” il tampone, infine si e’ immortalato in un breve video sul tapis roulant mentre urla “Forza Juve, in bocca al lupo”. Pirlo recupera in extremis Bonucci e rinuncia a Ramsey, sugli esterni ci sono Chiesa e Kulusevski, in mediana agiscono Bentancur e Rabiot.

Indisponibili anche Chiellini, De Ligt e Alex Sandro, il tecnico si porta in panchina anche due 2002, De Winter e Riccio. Il Barcellona, invece, e’ scosso dal caos societario: il presidente Bartomeu si e’ dimesso e con lui tutto il Consiglio d’Amministrazione, un terremoto che si concretizza dopo le frizioni estive con Messi e Pique’. Eppure, i blaugrana scendono in campo come meglio non potrebbero, sfiorando subito il gol con una triplice occasione prima di Messi, poi di Pjanic, infine di Griezmann che colpisce il palo. La Juve fatica a contenere la furia degli spagnoli e capitola al 14′: apertura splendida della Pulce, Dembe’le’ e’ bravo nello stoppare il pallone e fortunato nel trovare la deviazione amica di Chiesa, che fa impennare il pallone rendendolo imparabile per Szczesny.

E’ l’episodio che scuote i bianconeri, che troverebbero anche due reti con Morata, ma il 9 e’ pizzicato in fuorigioco entrambe le volte. E la serata di incredibile sfortuna dello spagnolo prosegue anche nella ripresa: un altro gol annullato, anche questa volta per una questione di centimetri (come gia’ successo anche in campionato contro Crotone e Verona), ed e’ un primato da quando in Europa e’ stato introdotto il Var. La Juve soffre le folate del solito Messi, vicino a segnare e a far segnare ai compagni il gol del raddoppio, ma i bianconeri riescono a rimanere in partita. Pirlo prova a giocarsi le carte McKennie, Bernardeschi e Arthur, ma a cinque minuti dalla fine la sua squadra rimane in dieci per l’espulsione di Demiral per doppio giallo. E, al 90′, arriva la resa: Bernardeschi affossa Fati in area, Messi spiazza Szczesny e trova il suo primo gol sotto la Mole. Cala cosi’ il sipario sullo Stadium, con la Juve che resta al secondo posto perche’ la Dinamo Kiev non e’ andata oltre il pareggio (2-2) a Budapest contro il Ferencvaros.

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