Politica
Emergenze affollate da codici verdi e bianchi, Gemmato: “Il 65% dei pazienti al Pronto soccorso non dovrebbe esserci”
Il sottosegretario alla Salute: “Stiamo costruendo 1.050 Case di comunità con i medici di base. Obiettivo: tutte operative entro giugno 2026”.
Il 65% delle persone che oggi affollano i Pronto soccorso in Italia potrebbero essere curate altrove. Lo ha dichiarato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, intervenendo al Forum in Masseria durante il dibattito “Le nuove frontiere della salute: innovazione, prevenzione e sostenibilità”.
“Mediamente i codici verdi e bianchi sfiorano il 60-65%. In sostanza, 65 persone su 100 al Pronto soccorso non dovrebbero esserci, perché manca purtroppo un filtro territoriale per la bassa complessità”, ha affermato Gemmato.
Secondo il sottosegretario, questa situazione alimenta tensioni e disservizi, contribuendo alla percezione negativa del sistema sanitario da parte dei cittadini.
La risposta: 1.050 Case di comunità con i medici di base
Per rispondere a questa emergenza organizzativa, il Ministero della Salute ha avviato la creazione di 1.050 Case di comunità distribuite uniformemente sul territorio nazionale, che saranno gestite in collaborazione con i medici di Medicina Generale.
“Chiediamo ai medici di operare anche all’interno delle Case di comunità, per un monte orario settimanale di 15-18 ore, in modo da garantirne l’apertura almeno dalle 8 alle 22”, ha aggiunto Gemmato.
Entro giugno 2026 tutte le strutture operative
L’obiettivo, secondo quanto precisato, è che entro giugno 2026 tutte le Case di comunità siano pienamente operative, dotate di strumentazioni adeguate e personale sanitario. Il Ministero, ha concluso il sottosegretario, eserciterà funzioni di indirizzo e controllo per accompagnare le Regioni nel completamento di questa rete territoriale.
L’iniziativa è destinata a colmare il vuoto di assistenza primaria, alleggerendo i Pronto soccorso e garantendo una presa in carico più efficiente dei pazienti con patologie a bassa complessità.
Politica
Polemica sul convegno sindacale, i funzionari di Polizia difendono il questore di Torino
L’Associazione nazionale funzionari di polizia esprime solidarietà al questore di Torino, coinvolto nella polemica su un’iniziativa sindacale. Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha chiarito che il questore non parteciperà al convegno.
L’Associazione nazionale funzionari di polizia esprime solidarietà al questore di Torino, coinvolto nella polemica nata intorno a un’iniziativa sindacale in programma il 18 settembre.
Secondo l’Anfp, nella ricostruzione della vicenda sarebbe stata data per certa una partecipazione del questore all’appuntamento, senza distinguere tra un eventuale saluto istituzionale e la presenza effettiva al convegno.
«Il saluto non equivale a un’adesione»
Il segretario dell’associazione, Enzo Letizia, sottolinea che un saluto istituzionale rappresenta soltanto un augurio di buon lavoro rivolto agli organizzatori e ai partecipanti.
«Non comporta adesione, condivisione o avallo delle opinioni espresse durante l’iniziativa, né delle posizioni politiche, culturali o personali dei singoli relatori», precisa Letizia.
A dieci giorni dall’evento, aggiunge il segretario, non si sarebbe potuto neppure dare per scontato che l’eventuale saluto sarebbe stato pronunciato personalmente dal questore.
Il Dipartimento: il questore non parteciperà
Una precisazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha successivamente chiarito che si tratta di un’iniziativa sindacale alla quale non è prevista la partecipazione del questore di Torino.
Per l’Anfp, questo chiarimento dovrebbe chiudere la polemica e sottrarre il vertice della Questura a una contrapposizione politica che non gli appartiene.
«La funzione istituzionale non sia strumentalizzata»
L’associazione considera ingiusto il coinvolgimento del questore e gli manifesta «piena solidarietà».
«La dialettica politica e sindacale è libera e tale deve rimanere. È altrettanto doveroso preservare da ogni strumentalizzazione la funzione istituzionale del questore e, con essa, quella della Polizia di Stato», conclude l’Anfp.
Politica
Stabilicum, la maggioranza litiga sulla soglia del 41%: emendamento congelato
La maggioranza congela la proposta di ridurre dal 42 al 41% la soglia per ottenere il premio di maggioranza. Restano aperti anche i nodi delle preferenze e della norma anti-cespugli.
La maggioranza prende ancora tempo sulla nuova legge elettorale. L’emendamento della senatrice di Fratelli d’Italia Paola Ambrogio, che propone di abbassare dal 42 al 41% la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza, è stato accantonato. Una decisione che conferma come nel centrodestra non sia stata ancora raggiunta un’intesa definitiva sul cuore dello Stabilicum.
L’abbassamento della soglia potrebbe facilitare l’accesso al premio per la coalizione vincente, ma proprio per questo alimenta le accuse delle opposizioni, secondo le quali le regole sarebbero modificate sulla base delle convenienze elettorali e dell’andamento dei sondaggi.
Restano da definire anche il meccanismo delle preferenze e la cosiddetta norma anti-cespugli, pensata per limitare la proliferazione delle piccole liste all’interno delle coalizioni.
Il centrodestra cerca l’intesa
«C’è ancora qualcosa da limare», ammette il senatore di Forza Italia Enrico Pianetta Benigni, spiegando che il confronto nella maggioranza prosegue. L’obiettivo è trovare un accordo prima che la riforma completi il proprio percorso parlamentare.
Il nodo principale rimane il rapporto tra la percentuale di voti ottenuta dalla coalizione e l’ampiezza del premio assegnato. Le opposizioni temono che il meccanismo possa attribuire alla forza vincente un peso parlamentare sproporzionato rispetto ai consensi effettivamente raccolti.
Nel corso dell’esame in Commissione Affari costituzionali del Senato, l’opposizione ha contestato anche l’assenza di un legame tra l’assegnazione del premio e il livello di partecipazione al voto. (Senato della Repubblica)
Le opposizioni: «È una capocrazia»
Enrico Borghi, di Italia Viva, definisce lo Stabilicum una «capocrazia» e sostiene che la riforma sia il sintomo di una crisi della democrazia e della centralità del Parlamento.
Anche Giuseppe Conte attacca il governo. Secondo il presidente del Movimento 5 Stelle, mentre il centrodestra è concentrato sulla legge elettorale, le opposizioni cercano «di dare risposte alle persone che soffrono».
La soglia del 41% resta dunque congelata. Dietro un solo punto percentuale si gioca una partita decisiva: stabilire quanto consenso sia sufficiente per trasformare una maggioranza relativa nel Paese in una maggioranza solida in Parlamento.
In Evidenza
Meloni tace sul trionfo dell’AfD, ma Salvini e Tajani dividono il governo
Il successo dell’AfD in Sassonia-Anhalt divide il governo italiano: Salvini esulta, Tajani prende le distanze e Meloni sceglie il silenzio istituzionale, rilanciando la sua agenda europea su migranti, energia e competitività.
Giorgia Meloni non commenta il trionfo dell’AfD in Sassonia-Anhalt. Una scelta dettata innanzitutto dalla prudenza istituzionale: Palazzo Chigi evita generalmente valutazioni sui risultati elettorali interni di altri Paesi, soprattutto quando si tratta di una consultazione regionale.
Ma il silenzio consente alla presidente del Consiglio anche di non entrare nella vistosa frattura aperta nella maggioranza. Matteo Salvini ha celebrato quello dell’AfD come un «successo clamoroso» e la prova che «un’altra Europa è possibile». Antonio Tajani, al contrario, lo ha definito «una pessima notizia», considerando il partito tedesco incompatibile con i valori liberali e occidentali.
L’AfD ha conquistato il 43,8% dei voti, sfiorando la maggioranza assoluta nel Parlamento regionale. La Cdu del cancelliere Friedrich Merz è crollata al 17,2%, registrando una delle sconfitte più pesanti della propria storia. Merz ha escluso qualsiasi collaborazione con l’estrema destra.
Per Meloni Italia e Germania non sono sovrapponibili
Secondo quanto filtra da Palazzo Chigi, Meloni non considera il voto tedesco automaticamente trasferibile sul piano italiano. Nel nostro Paese, sostiene il ragionamento della premier, la protesta contro i partiti tradizionali si è già manifestata con l’ascesa del Movimento 5 Stelle.
C’è poi una differenza politica sostanziale. Il governo italiano poggia su una coalizione di centrodestra, mentre Merz guida un esecutivo formato dalla Cdu-Csu insieme ai socialdemocratici della Spd. Un’alleanza che, secondo la lettura attribuita alla premier, ridurrebbe gli spazi d’intervento del cancelliere su economia, immigrazione e politiche sociali.
Si tratta, tuttavia, di valutazioni riferite da ambienti della maggioranza e non espresse pubblicamente da Meloni.
Le opposizioni chiedono chiarezza
Il Partito democratico prova a portare la presidente del Consiglio allo scoperto. Il capogruppo al Senato Francesco Boccia le domanda se stia con Salvini o con Tajani.
Il leader della Lega replica che il risultato tedesco rappresenta semplicemente «la democrazia». Carlo Calenda attacca invece Salvini, accusandolo di inseguire qualsiasi successo sovranista europeo.
Anche Roberto Vannacci, oggi leader di Futuro Nazionale, festeggia l’affermazione dell’AfD ma sottolinea la contraddizione del suo ex partito: la Lega celebra ora una forza politica che due anni prima aveva contribuito a espellere dal gruppo Identità e Democrazia al Parlamento europeo.
La risposta di Meloni passa dall’Europa
Senza intervenire direttamente sul voto tedesco, Meloni ha indicato le priorità italiane durante l’incontro a Palazzo Chigi con il primo ministro belga Bart De Wever.
La premier ha ribadito che lo spazio Schengen può essere difeso soltanto proteggendo i confini esterni dell’Unione e contrastando trafficanti e immigrazione irregolare. Ha inoltre chiesto che il prossimo Consiglio europeo affronti energia, competitività e conseguenze sociali delle crisi «con più coraggio e concretezza».
Il risultato della Sassonia-Anhalt aumenta inevitabilmente la pressione sul governo tedesco e sulle istituzioni comunitarie. Meloni evita di giudicare il voto, ma rilancia la sua richiesta di un cambio di passo dell’Europa proprio sui temi che alimentano il malcontento degli elettori.


