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Politica

Elezioni Europee, Giosi Ferrandino vuole essere la voce dei sindaci del Sud a Bruxelles

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Nelle piazze, nei cantieri, nelle campagne del Sud, nei mercatini, nei teatri, in mezzo alla gente  macinando chilometri e miglia marine perchè è partito da Ischia Giosi Ferrandino per la campagna elettorale di queste Elezioni Europee che rischiano di passare alla storia per il silenzio che è calato sui temi seri. Ferrandino è partito da Ischia per incontrare i sindaci, per sentirsi egli stesso un po’ il sindaco europeo, quello che aiuta i comuni del Sud a risolvere i problemi. E ce ne sono di difficoltà per i sindaci del Mezzogiorno che hanno giusto i soldi per pagare gli stipendi e coprire qualche buca stradale. E lui, Ferrandino, eurodeputato uscente ma soprattutto due volte sindaco sull’isola di Ischia, lo sa bene che cosa vuol dire essere l’amministratore di un posto bello ma difficile, su un’isola, trovarsi da solo a far fronte alle mille esigenze di un comune e a chiedere troppo spesso inascoltato aiuto a Regione o Governo. Ed ecco perché sta girando per tutte le piazze, le campagne, le fabbriche del Sud per portare in Europa la voce  di dieci, cento, mille sindaci.

 

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Sorpresa in squadra di Jole Santelli, assessore all’Ambiente della Regione Calabria è Capitano Ultimo

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Colpo a sorpresa di Jole Santelli, neopresidente della Regione Calabria. Assessore all’Ambiente della sua Giunta sarà il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, “Capitano Ultimo”, l’ufficiale che nel 1993 arresto’ Toto’ Riina, capo indiscusso di Cosa nostra, dopo una latitanza protrattasi per oltre 20 anni. Ad annunciare la nomina di De Caprio è stata la presidente Santelli nel corso di una conferenza stampa a Roma cui ha partecipato lo stesso ufficiale dell’Arma, che ha lavorato per molti anni al Noe, il Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, acquisendo in tale ruolo una notevole competenza proprio sulle tematiche ambientali. Il “Capitano Ultimo” si e’ presentato ai giornalisti a fianco della presidente Santelli senza mostrare il suo volto, come fa da sempre. “Il mio obiettivo sara’ quello di tutelare l’autodeterminazione delle comunita’ calabresi senza l’interferenza delle mafie di ogni tipo”, ha detto l’ufficiale, firmando poi davanti a tutti l’accettazione della nomina propostagli da Jole Santelli.

“La Calabria – ha detto la Governatrice – ha un ambiente molto fortunato e allo stesso tempo molto sfortunato, con molte luci e molte ombre. Nelle citta’ siamo in piena crisi rifiuti e c’e’ un enorme problema di depurazione e delle bonifiche, basti pensare all’Eni a Crotone. Ma allo stesso tempo siamo l’unica regione con tre Parchi nazionali e, quindi, con un enorme patrimonio boschivo e naturalistico”. L’annuncio della nomina del “Capitano Ultimo” e’ stata commentata positivamente su twitter da Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera. “Il rilancio di una Regione – ha detto Gelmini – passa anche da grandi personalita’ che decidono di assumersi responsabilita’ di governo. JoleSantelli sta costruendo una super squadra per la sua #Calabria. Capitano Ultimo assessore all’Ambiente e’ una bella notizia e garanzia di impegno e di risultati”. La stessa presidente Santelli, intanto, ha detto che nel corso del suo mandato riservera’ particolare attenzione al rapporto tra la Regione Calabria e gli organi di governo e legislativi centrali. “La delegazione di Roma della Regione – ha detto la neogovernatrice visitando la sede dell’ente nella capitale – deve essere un motore pulsante della nostra attivita’ perche’ buona parte del lavoro si svolgera’ proprio qui. Per almeno tre giorni la settimana lavorero’ dagli uffici romani perche’ e’ importante che la Calabria torni a dialogare con lo Stato e sia presente a tavoli strategici, cosi’ da assicurare un rapporto costante con tutti gli organismi istituzionali presenti nella capitale, in particolare con il Governo e il Parlamento”.

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Napoli

Luigi de Magistris detta le sue condizioni per partecipare ad una coalizione per vincere le regionali: va bene Costa, il Pd molli De Luca

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“Salvini cerca di provare a estendersi a Napoli ma non passerà e men che mai fra un anno quando si voterà alle Comunali perche la città non sceglierà una deriva salviniana”. Luigi de Magistris commenta così, a freddo, la visita del leader della Lega a Napoli. “Ora dobbiamo innanzitutto lavorare perchè la Regione Campania non vada nelle mani del salvinismo” spiega il primo cittadino. “Salvini sarà respinto in maniera democratica, non bisogna mai essere violenti, ma credo che questa città possa essere in prima linea per costruire sia in Regione che in città l’alternativa alla subcultura politica che lui rappresenta, la subcultura del rancore, della violenza, del nemico del giorno, dell’avversario da battere dall’uomo che non ha idee e va citofonando” ha attaccato duro de Magistris. “Salvini – ha continuato de Magistris – non conosce per nulla la città e si affida a interlocutori che non amano Napoli e che lavorano ogni giorno per non fare nemmeno un’opposizione costruttiva. Salvini è contro i napoletani che, purtroppo per lui, non dimenticano di quando saltellava urlando cori contro Napoli e i napoletani. È un razzista e quindi non ha proprio il Dna del napoletano, del meridionale e pertanto non passerà”.

Fiducia. De Luca è tra i presidenti di Regione quello che gode di minore fiducia nei sondaggi mentre Zaia e Fontana sono quelli che hanno il maggiore consenso

Il sindaco ha sottolineato che le regionali sono “la grande sfida e le persone di buona volontà in politica come nella cittadinanza attiva devono saperla cogliere ma non è detto che questa opportunità verrà colta”. Il sindaco ha concluso affermando che dopo il voto del 23 febbraio per le suppletive “bisognerà affrontare il tema delle regionali con decisione perchè il centrodestra a trazione salviniana non va sopravvalutato ma non va nemmeno sottovalutato”. Quanto alle candidature alle regionale nell’ambito di una larga coalizione che possa mettere assieme Pd, M5S e DemA, de Magistris non fa mistero di non aver nulla in contrario alla indicazione dei Cinquestelle ma solo “se Sergio Costa significa individuare una persona credibile e un metodo democratico allora potremmo dire sì, se invece è un’imposizione arrivederci perchè non è un metodo democratico”. De Magistris, nel sottolineare che “dalle interlocuzioni avute credo si vada nella direzione giusta”, ha anche spiegato che “è possibile provare a trovare convergenze su persone credibili che uniscono”.

Ambiente. Il ministro Sergio Costa

“Un passo i 5 Stelle lo hanno fatto così come lo abbiamo fatto noi gia’ da tempo. Ora spetta al segretario nazionale del PD dimostrare se il Partito democratico vuole fare un passo in avanti e avere il coraggio di cambiare la Campania”. É evidente che de Magistris, pur usando garbo e pur non volendo entrare nelle dinamiche interne del Pd, mette sul piatto la decapitazione del presidente della Giunta regionale della Campania Vincenzo De Luca. Per ora il Pd sembra aver scelto la strada della ricandidatura di De Luca.  Ma “la Campania è terra dove maggiormente bisogna avere coraggio perchèqui non ci sono solo i partiti ma anche il governo autonomo della città di Napoli senza il quale non si vincono le elezioni. Siamo aperti a sostenere candidati che non sono i nostri – ha affermato – se scelti con un metodo democratico, se rappresentano candidature coerenti e credibili e con un programma nell’interesse dei campani per superare il dualismo asfissiante Caldoro-De Luca”. Come dire: levate dal tavolo la candidatura di De Luca e cominciano a parlare di quella di Costa, proviamo a capire se va bene o se possiamo trovarne un’altra ancora più unificante che possa battere il candidato del centrodestra. Che al momento sembra essere Stefano Caldoro. Ma poi chissà che cosa accadrà anche nello schieramento di centrodestra.

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Politica

Penultimatum di Renzi a Conte, Italia Viva potrebbe lasciare il Governo ma restare in maggioranza

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Una nuova miccia accesa al Senato, sul tema delle intercettazioni. L’ingresso dal Pd di Tommaso Cerno, che diventa il diciottesimo senatore di Iv. E la promessa di un annuncio “che può avere un senso per il prosieguo della legislatura”. Matteo Renzi torna dal Pakistan e dai banchi di Palazzo Madama fa capire che non intende rinunciare al protagonismo ritrovato. Il leader di Iv promette dal salotto di Porta a porta un “discorso duro e franco”. Girano con insistenza voci di appoggio esterno al governo ma fonti renziane spiegano che al momento è più probabile che si arrivi ad un ultimatum a Giuseppe Conte, considerato all’origine dell’immobilismo. Dal Pd osservano irritati: “Noi siamo leali a Conte: decida il premier a questo punto cosa fare”. E dal Senato giungono segnali di un gruppo di responsabili pronti a sostenere il governo se servira’ e se avranno “dignita’ politica”: “Non faremo gli Scilipoti…”. Nelle ore in cui a Palazzo Madama la maggioranza fibrilla per tutto il giorno sulla giustizia, per poi trovare un accordo solo in serata, Conte riunisce a Palazzo Chigi gli ultimi due tavoli sul programma di governo. Il messaggio che il premier, d’Intesa con i “governisti” Pd, vuole lanciare e’ che “l’orizzonte e’ quello di legislatura”. “Tutte le forze hanno condiviso l’obiettivo di imprimere la massima accelerazione all’agenda di governo”, dice il premier aprendo il tavolo proprio sul tema della giustizia, con di fronte Maria Elena Boschi. “Personalmente ho sempre preferito impiegare tempo e risorse per lavorare e non per alimentare polemiche. E cosi’ continuero’ a fare”, aggiunge Conte, accusando implicitamente Renzi di voler conquistare solo titoli di giornale. Sul programma elaborato “anche con le osservazioni e il contributo di Iv” il premier sarebbe pronto anche a presentarsi alle Camere, se necessario, per testare i numeri. Di sicuro, spiega chi gli ha parlato, non si puo’ andare avanti a strappi. Un esempio? Al tavolo sull’Autonomia il ministro Francesco Boccia ottiene di portare la riforma in Cdm, probabilmente martedi’. Ma i renziani subito dopo fanno sapere che un accordo sul testo ancora non c’e’. Era successo gia’ in mattinata al Senato, sulle intercettazioni. Su un emendamento di Pietro Grasso che estende la possibilita’ di usare gli ascolti per le indagini su reati diversi da quelli per cui esse erano state effettuate. In un primo momento, su spinta dei 5s, erano stati inclusi i trojan. Ma ai renziani non va bene neanche la riformulazione.

 

“Votiamo la fiducia, ma al testo originario di Bonafede, se ci sono emendamenti non concordati spaccano la maggioranza”, dice Davide Faraone. Renzi si accomoda tra i suoi senatori in Aula e si gode la scena. Si litiga tutto il giorno tra riunioni di maggioranza e commissione: Iv respinge anche una riformulazione dell’emendamento che restringe la platea dei reati. Solo a sera arriva l’Intesa, su un subemendamento ancora piu’ restrittivo, con l’accordo dei renziani. Ma intanto il testo slitta, le tensioni crescono. Il senatore fiorentino si fotografa con la senatrice Donatella Conzatti che era data in uscita, riunisce a cena i suoi e festeggia l’ingresso in Iv di Michela Rostan alla Camera e Tommaso Cerno al Senato: “Ci davano per morti ma altri arriveranno: ora siamo 30 deputati e 18 senatori…”. E’ una sfida di numeri e di nervi. Grande attivismo si segnala anche nel campo dei “responsabili”: alla Camera si muove Renata Polverini, al Senato Paolo Romani. Si susseguono pranzi, cene, incontri. C’e’ chi dice che a blindare la maggioranza sarebbero pronti tra i dieci e quindici senatori. Dal centrodestra gia’ si scagliano su quelli che Fdi definisce “irresponsabili”. Ma l’operazione e’ complessa: “Non vogliamo essere i nuovi Scilipoti dice una fonte – Ci muoviamo se possiamo essere determinanti e se ci danno ogni dignita’, un passo alla volta”. Le cose potrebbero accelerare, se dal salotto di Porta a porta davvero Renzi annuncera’ lo strappo. Comunque, concordano Conte e Zingaretti, cosi’ non si puo’ andare avanti, bisogna fare chiarezza. Vedersi e parlarsi? “Ho detto a Conte che il mio telefono e’ sempre acceso ma finora non ha squillato”, dice a sera il coordinatore di Iv Ettore Rosato.

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