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Elezioni comunali, Napoli diventa un laboratorio politico per le nuove alleanze dei partiti

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La partita delle elezioni amministrative a Napoli è un banco di prova interessante per le nuove alleanze che i partiti stanno considerando in tutte le grandi città in cui si doveva eleggere il primo cittadino. A Napoli, lo slittamento ha generato qualche malumore e qualche sospiro di sollievo piu’ o meno celato. Allo stato, infatti, le uniche candidature palesi erano quelle di Alessandra Clemente, assessore per tutte le stagioni nei 10 anni delle due consiliature di Luigi de Magistris, ora impegnato nella corsa alla presidenza della regione Calabria; di Antonio Bassolino, già in campo da tempo in una campagna elettorale via social, come via social è stata la sua discesa in campo, divisiva dentro il Pd. C’è poi la candidatura identitaria, di bandiera, della destra con Sergio Rastrelli. La candidatura è avanzata da FdI, anche se c’è la disponibilità a ritirarla per condividere con gli alleati un nome alternativo. Che sembra essere quello del magistrati anticamorra Catello Maresca, ora in Procura generale. Potrebbe essere lui il candidato civico di un centro-destra che a Napoli nelle ultime consultazioni elettorali è rimasto al palo. La candidatura Maresca, che il pm potrebbe accettare solo senza bandiere di partito, non è mai stata esplicitamente accettata e mai è stata ufficializzata dai partiti della coalizione di centrodestra .

Maresca è un nome che andrebbe bene a Matteo Salvini che lo ritiene affidabile e di alto profilo, ma “rispettiamo anche Rastrelli. La sintesi come sempre accade la si fa con il tavolo nazionale con i leader nazionali”, avverte.  Maresca in ogni caso è un buon nome che consentirebbe al centrodestra di riassettare e svecchiare i suoi organismi dirigenziali dopo anni di appannamento. Dal Pd, impegnato in un tavolo con gli alleati di sempre che però vuole ricomprendere anche il M5s e allargarsi alla societa’ civile, nessun punto ufficiale su alleanze, nomi e programmi.

La volontà è quella di non polemizzare con Vincenzo De Luca, come sta accadendo da giorni anche attraverso il ‘botta e risposta’ tra il segretario metropolitano Marco Sarracino e il vicepresidente della Regione, Fulvio Bonavitacola, fedelissimo del ‘governatore’ campano. Sarracino spinge per Fico. De Luca non  ha mai fitto mistero delle sue scarse simpatie per il M5S e segnatamente per Fico e Di Maio. Non solo, De Luca, ha ripetuto in tutte le salse, che vuole dire la sua sul nome, dato che senza il sostegno di palazzo Santa Lucia, la situazione economica corrente paralizzerebbe di fatto il Comune di Napoli. Per i Moderati il punto di partenza resta la coalizione che lo ha sostenuto, da allargare eventualmente al Movimento 5 stelle. Italia viva guarda con attenzione a quello che sta accadendo al Pd a Roma, dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti. Insomma se al centro destra potrebbe andare bene Maresca, nel centrosinistra alleanze e scelta del candidato sono due variabili ancora da discutere e accettare. Ottobre, inizio ottobre, quando ci saranno le elezioni, sembra lontano. Eppure non è così.

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A 60 anni da Gagarin, l’uomo guarda a Luna e Marte

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”Adesso sulla Luna”, ”Avanti verso i pianeti”, si leggeva sui cartelli che nel 1961 accoglievano a Mosca Yuri Gagarin, il primo uomo che era andato nello spazio. Lo stesso Gagarin era convinto di avere aperto una strada che avrebbe portato l’umanita’ molto lontano. A 60 anni da quel volo del 12 aprile 1961 e a oltre mezzo secolo dall’ultima missione del programma Apollo sulla Luna, l’uomo non e’ mai stato cosi’ determinato nel voler lasciare di nuovo le sue impronte sul suolo lunare e sta gia’ progettando una stazione spaziale nell’orbita lunare, Gateway, che potrebbe avere una finestra panoramica con vista su Luna e Terra. Intanto si guarda a Marte e alla possibilita’ di costruire li’, un giorno, basi destinate a ospitare delle missioni umane e in futuro delle colonie umane. Il volo di Gagarin ha aperto una nuova pagina nella storia dell’uomo ed e’ stato chiaro fin dall’inizio che quella strada avrebbe portato lontano, lasciandosi alle spalle gli anni della guerra fredda e quelli del lungo silenzio dopo le missioni lunari. Le tensioni politiche avevano impedito a Gagarin di complimentarsi con Alan Shepard, il primo americano che nemmeno un mese dopo di lui era andato in orbita su una navetta Mercury, e per molti anni ancora Unione Sovietica e Stati Uniti hanno portato avanti le loro missioni all’insegna della ‘corsa allo spazio’. A cambiare del tutto lo scenario e’ stato, il 17 luglio 1975, l’aggancio in orbita di un modulo americano Apollo con la navetta russa Soyuz: per la prima volta un equipaggio americano e uno sovietico volavano insieme intorno alla Terra. Oggi questo incontro di nazionalita’ diverse e’ routine sulla Stazione Spaziale Internazionale, nata dalla collaborazione fra Stati Uniti, Russia, Canada, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Giappone. Tutti gli astronauti che hanno lavorato e continuano a lavorare lassu’ non possono fare a meno di notare che, vista da li’, la Terra non ha confini. In orbita, poi, non si arriva piu’ solo con le missioni delle agenzie governative, ma i privati hanno portato una ventata di novita’. Inoltre le ricadute delle attivita’ spaziali sulla Terra sono diventate tangibili, al punto da dare vita alla cosiddetta New Space Economy. Dall’inizio dell’era spaziale sono stati piu’ di 570 gli esseri umani che hanno ammirato la Terra dallo spazio. Di questi, le donne sono state appena 70, ma il loro numero va aumentando progressivamente e potrebbe essere di una donna la prossima impronta che un essere umano lascera’ sul suolo lunare. A 60 anni dal volo di Gagarin si guarda al ritorno alla Luna, con il programma Artemis promosso dalla Nasa e al quale collabora l’Esa. Anche l’Italia promette di avere un ruolo importante e sono almeno 16 i progetti per le future basi lunari allo studio grazie all’accordo firmato da Thales Alenia Space (Thales-Leonardo) e Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Uno riguarda lo Shelter, un modulo abitabile per la superficie lunare che potra’ diventare un rifugio pressurizzato per gli astronauti in caso di emergenza. In programma anche un sistema di telecomunicazioni fra i vari elementi della base lunare, la stazione Gateway e la Terra. Si studieranno inoltre la fattibilita’ di un laboratorio lunare per esperimenti scientifici ed elementi pressurizzati per la stazione Gateway, come un modulo pressurizzato per gli astronauti e una finestra panoramica per osservare la Luna, la Terra e lo spazio profondo. Su Marte, la cui orbita e’ ormai affollata di sonde e che conta tre rover attivi sul suo suolo, si prepara una delle prove piu’ significative per il futuro dell’esplorazione: la possibilita’ del volo controllato di un drone, con il piccolo elicottero Ingenuity della Nasa arrivato sul pianeta rosso il 18 febbraio con il rover Perseverance.

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Esteri

Sabotato l’impianto nucleare iraniano, sospetti su Israele

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C’e’ l’ombra di Israele sul misterioso incidente di questa mattina al complesso di arricchimento dell’uranio di Natanz, fulcro del programma nucleare iraniano, dove ieri sono state inaugurate nuove centrifughe vietate dall’accordo del 2015. Il “sabotaggio” ha riguardato la rete elettrica dell’impianto di Chahid-Ahmadi-Rochan e non ha causato ne’ vittime ne’ fughe di materiale radioattivo. E’ un “atto di terrorismo”, ha accusato Ali Akbar Salehi, capo dell’agenzia atomica iraniana, invocando una presa di posizione della “comunita’ internazionale e dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica)”. Da Israele e’ stata la televisione pubblica israeliana Kan a rivendicare la paternita’ dello Stato ebraico sull’attentato chiamando in causa imprecisate “fonti di intelligence” secondo le quali si e’ trattato di “una cyber-operazione israeliana in cui e’ stato coinvolto il Mossad”. Sempre secondo le fonti, il danno provocato all’impianto e’ superiore a quanto riferito da Teheran. Intanto e’ stato convocato per domenica prossima il Consiglio di difesa del governo israeliano, dopo una pausa di due mesi, per esaminare le crescenti tensioni con l’Iran. Dal premier Benyamin Netanyahu e’ arrivata una sorta di dichiarazione di guerra che suona come una conferma. “La lotta contro l’Iran e le sue metastasi, contro le armi di Teheran, e’ un enorme compito. La situazione come esiste oggi non e’ detto che esista necessariamente anche domani”, ha detto sibillinamente ai capi della sicurezza nel corso di un brindisi in vista del Giorno dell’Indipendenza. “Noi – ha aggiunto – siamo sicuramente una potenza regionale ma in qualche maniera anche globale. Mi auguro per tutti noi che continuiate a tenere la spada di Davide nelle vostre mani”. Dopo l’esplosione del luglio 2020 sempre a Natanz e l’uccisione nel novembre scorso dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh, di cui l’Iran ha attribuito la responsabilita’ a Israele, i fatti di oggi rialzano la tensione in un teatro mediorientale dove la nuova amministrazione Usa tenta di riaffermare un ruolo di moderazione senza abdicare, anzi tutt’altro, alla storica alleanza con Israele. L’incidente di oggi, giunto per di piu’ al termine di una settimana di colloqui a Vienna per salvare l’accordo sul nucleare del 2015, suona come un avvertimento dopo il lancio, ieri, di nuove centrifughe per arricchire piu’ rapidamente l’uranio. E’ stato il presidente Hassan Rohani ad inaugurare a Natanz una linea di 164 centrifughe IR-6 e un’altra delle delle 30 IR-5 con una cerimonia in videoconferenza trasmessa dalla televisione di Stato. Nella stessa giornata in cui da Washington e’ arrivata la precisazione che l’amministrazione Biden non rimuovera’ tutte le sanzioni economiche imposte da Donald Trump ma, eventualmente, solo quelle che non sono in linea con l’intesa del 2015. “Un pugno di ferro dentro un guanto di velluto”, e’ stata la risposta a stretto giro del capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, il general maggiore Mohammad Hossein Bagheri, che ha precisato che “la linea politica strategica dell’Iran e’ solo una piena rimozione delle sanzioni”.

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Cronache

Fede, investito da un’auto: già operato, sta meglio

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“Stavo attraversando la strada e non mi sono accorto che arrivava una macchina che mi ha investito”. Emilio Fede è ricoverato in ospedale al San Raffaele di Milano dopo essere stato operato ad un braccio, ad una gamba e ad una spalla. L’incidente – racconta l’ex direttore del Tg4 – è avvenuto l’altro ieri. “Sono stato portato in ospedale con l’ambulanza – aggiunge -. Sono tutto ammaccato, pago una mia distrazione ma mi rallegro perche’ poteva andare molto peggio”.

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