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Effetto “Quota 100”, quasi 380mila i pensionati: spesi 23 miliardi di euro

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Quasi 380mila pensionati con Quota 100 in tre anni e 23,2 miliardi di spesa effettiva: la misura introdotta dal Governo Gialloverde nel 2019 ha coinvolto un numero di persone “ampiamente al di sotto delle attese” con un importo di circa 10 miliardi inferiore a quello inizialmente stimato nel decreto 4/2019. l calcolo arriva da uno studio di Inps e Upb che sottolinea comunque come l’importo speso sia piu’ basso di soli circa 5 miliardi rispetto alle attese se si tiene conto dei definanziamenti decisi solo pochi mesi dopo nell’ambito della NADEF 2019 e nella legge di bilancio per il 2020. Secondo lo studio nel complesso con le persone che hanno maturato i requisiti entro il 2021 e che fanno domanda successivamente si potra’ arrivare a fine 2025 a 450mila pensionati con la misura. I dati e il risparmio ottenuto rispetto alle stime hanno subito acceso il dibattito. La Cgil ha sottolineato come si sia trattato di un intervento marginale mentre serve una riforma strutturale della Legge Fornero. “I 10 miliardi di euro risparmiati su Quota 100, attestati oggi dall’Inps, consentono di continuare a introdurre una flessibilita’ di accesso piu’ diffusa al pensionamento nella prossima Legge di Bilancio”, ha commentato il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, chiedendo l’avvio di un tavolo per una riforma. Una riforma “non piu’ procrastinabile”, secondo la Cisl sottolineando che serve una diversa flessibilita’ di accesso al pensionamento a partire dalle esigenze dei giovani e delle donne. La ricerca fa uno spaccato dell’uso di Quota 100. Su 379.860 domande di pensione con Quota 100 accolte – si legge nello studio – 186.298 sono di lavoratori dipendenti privati, 119.320 di dipendenti pubblici e 74.242 di autonomi con una percentuale sugli occupati nel pubblico dell’1,3% a fronte dello 0,4% del settore privato. Gli uomini sono il 68,8% del totale e le donne il 31,2%, meno di un terzo a causa soprattutto delle carriere piu’ discontinue. In media – si legge nel Report – gli autonomi ricevono 1.376 euro lordi al mese, i dipendenti privati 2.088 euro e i dipendenti pubblici 2.161 euro. Le differenze tra dipendenti e autonomi riflettono redditi da lavoro mediamente piu’ bassi e le aliquote contributive inferiori di questi ultimi. La media complessiva dell’assegno mensile lordo e’ di 1.971 euro (1.829 le donne, 2.035 gli uomini). I lavoratori usciti con Quota 100 hanno avuto una riduzione media per ogni anno di anticipo del 5,2% se pubblici, del 3,8% se dipendenti privati e del 4,5% se autonomi rispetto all’uscita in pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi le donne) L’anticipo di Quota 100 rispetto all’eta’ di vecchiaia o alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 per le donne) e’ in media di 2,3 anni. Quasi la meta’ della platea (il 46,8%) e’ uscita con 62 anni di eta’ mentre l’eta’ media alla decorrenza si attesta poco al di sopra di 63 anni. L’anzianita’ contributiva media con la quale si esce e’ pari a 39,8 anni per gli uomini e 39,2 per le donne, per una media complessiva di 39,6 anni di contributi. “La concentrazione delle uscite intorno a 62 anni di eta’ e 38 anni di anzianita’ – si legge nello studio – “mette in luce la tendenza, tra coloro che hanno fatto ricorso a “Quota 100″, a pensionarsi alla prima occasione utile”. Quota 100 – spiega lo studio – e’ stata usata prevalentemente da lavoratori in attivita’: e’ stata utilizzata infatti per circa il 71% per lasciare il lavoro in corso, per il 13% da “silenti”, per un ulteriore 13% da soggetti in difficolta’ lavorative (percettori di ammortizzatori) e per il 3% da prosecutori volontari e soggetti in altra condizione. Sono invece meno di 4mila le domande arrivate all’Inps per Quota 102 (64 anni di eta’ e 38 di contributi) nei primi cinque mesi del 2022 poiche’ la misura riguarda di fatto solo coloro che avevano gia’ raggiunto l’eta’ nel triennio di Quota 100 ma non ancora i contributi.

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Bollette, il governo mette 3 miliardi per sterilizzare i rincari

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Ancora rincari in arrivo per luce e gas mentre il Governo corre ai ripari varando un nuovo decreto taglia-bollette da tre miliardi di euro per dare ossigeno a famiglie e imprese. “Sono stati approvati provvedimenti urgenti per sostenere il potere di acquisto delle famiglie, abbattiamo l’Iva e rafforziamo il bonus sociale, interveniamo per incrementare lo stoccaggio di gas naturale e gli aiuti alle famiglie sulle bollette”, ha detto il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, sottolineando che in “mancanza” di queste approvazioni “ci sarebbe stato un disastro, con aumenti fino al 45%”. Il Premier ha quindi fatto presente che “per le bollette abbiamo speso 30 miliardi dall’inizio dell’anno” e “con questi provvedimenti e quelli che prenderemo a luglio questo importo salira’ ancora, stiamo riformando l’assetto energetico del Paese”, ha spiegato Draghi. L’Arera, l’Autorita’ di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, sta facendo i conti per calcolare l’impatto dei nuovi prezzi sul mercato tutelato di luce e gas che scatteranno gia’ domani e rendera’ note nelle prossime ore, forse domani mattina, le nuove tariffe. Nei giorni scorsi Nomisma energia ha stimato aumenti a due cifre per il terzo trimestre: rialzi del gas del 27% a 1,57 euro per metro cubo, con una maggiore spesa della famiglia tipo di 462 euro su base annua, mentre per la luce del 17% a 48,5 centesimi a kwh che per la famiglia tipo implica una maggiore spesa, su base annuale, di 194,4 euro. Ma sono previsioni che non tengono conto delle nuove misure del governo e bisognera’ attendere i conti dell’Arera per avere certezze. Nel dettaglio, il governo per ridurre gli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico, per il terzo trimestre 2022, ha annullato le aliquote relative agli oneri generali di sistema per le utenze domestiche e non domestiche in bassa tensione, oltre che per le utenze con potenza disponibile superiore a 16,5 kW. Si tratta in particolare delle piccole utenze come ad esempio negozi, piccole e medie imprese, attivita’ artigianali, commerciali o professionali, capannoni e magazzini, o per usi di illuminazione pubblica o di ricariche pubbliche di veicoli elettrici. E come nei precedenti interventi, vengono inoltre assoggettate all’Iva al 5% le somministrazioni di gas metano per usi civili e industriali e sono mantenute al livello del secondo trimestre le aliquote relative agli oneri generali di sistema per il gas.

Bollette, Arera: da misure del governo stop alla corsa al rialzo

 

Inoltre il decreto taglia-bollette prevede che il bonus sociale per l’energia elettrica, ossia le agevolazioni tariffarie per la fornitura di energia elettrica in favore dei clienti domestici economicamente svantaggiati ed ai clienti domestici in gravi condizioni di salute, siano riconosciuti anche per il primo trimestre 2022, quindi i bonus annuali riconosciuti agli aventi diritto “decorrono dal 1 gennaio 2022”, quindi con un effetto retroattivo che dovra’ essere calcolato e comunicato alle famiglie. Le soglie di reddito per accedere ai bonus sono 8 mila euro per il primo trimestre 2022, 12 mila per il secondo e terzo trimestre 2022. Tra gli altri provvedimenti del decreto c’e’ anche la concessione di un prestito da 4 miliardi al Gse, Gestore servizi energetici, per l’acquisto di gas naturale finalizzato agli stoccaggi. “L’obiettivo” degli stoccaggi del gas “e’ il 90%, oggi siamo al 57%, l’andamento degli ultimi giorni e’ in crescita”, ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio Roberto Garofoli, illustrando la misura approvata in Consiglio dei ministri: “Consiste nel prevedere che ci sia un concorso anche pubblico all’operazione di importazione finalizzata agli stoccaggi – ha spiegato -. Si coinvolge Gse in questa operazione, affianchera’ operatori sul mercato, e anche Snam. In questa prospettiva il decreto legge stanzia un finanziamento, un prestito significativo di 4 miliardi perche’ Gse possa concorrere con altri operatori a finalizzare questo obiettivo di sicurezza energetica nazionale”.

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Invitalia: Bernardo Mattarella diventa a.d., finisce l’era di Arcuri

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Con Bernardo Mattarella amministratore delegato e Rocco Sabelli presidente si apre una nuova pagina per la gestione di Invitalia, la mano operativa e finanziaria dello Stato sul fronte del sostegno al sistema imprenditoriale, dalla nascita di startup ai ‘salvataggi’ di aziende ed al rilancio delle aree di crisi industriali. Si chiude la lunga stagione di Domenico Arcuri che ha guidato Invitalia per 15 anni, dal 2007, e che da marzo 2020 a marzo 2021 e’ stato sotto i riflettori – chiamato dal Governo Conte – per il ruolo di commissario straordinario per l’emergenza Covid: sul suo lavoro, alla chiusura dell’inchiesta della Procura di Roma sulle mascherine irregolari acquistate dalla Cina i magistrati hanno escluso le ipotesi di accusa piu’ gravi, corruzione e peculato, mentre resta l’ipotesi di abuso d’ufficio. Sono le ultime nomine della tornata di designazioni di maggior rilievo nelle aziende pubbliche. Bernardo Mattarella, nipote del Capo dello Stato, in Invitalia arriva al vertice dopo un percorso di crescita interna: direttore finanziario dal 2007 al 2011, dal 2011 al 2017 ha diretto la business unit Incentivi e Innovazione; e’ amministratore delegato di Banca del Mezzogiorno-MedioCredito Centrale, acquisita da Invitalia nel 2017 quando ne ha assunto la guida per essere poi riconfermato ad aprile 2020. Alla presidenza di Invitalia arriva il manager Rocco Sabelli, cresciuto in aziende come Eni e Telecom, apprezzato da Roberto Colaninno che nel 2003 lo ha voluto alla guida della finanziaria Immsi e della Piaggio. Dal 2008 e’ lui, come amministratore delegato di Alitalia, a gestire il ‘piano fenice’, uno dei capitoli della travagliata storia della compagnia che lascia nel 2012. Nel mondo delle aziende del Tesoro arriva nell’aprile del 2019 come presidente e a.d. di Sport e Salute, societa’ in house del Ministero dell’Economia, che ha lasciato poco dopo anche per “una sintonia mai nata”, come scrisse dimettendosi, con l’allora ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora. Sbattendo la porta: “Con la politica pasticciona che ho conosciuto in questi ultimi mesi – commento’ – non ho piu’ alcuna voglia di lavorare”.

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Bollette, Arera: da misure del governo stop alla corsa al rialzo

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Il Governo vara un nuovo decreto taglia-bollette da tre miliardi di euro e per il terzo trimestre ferma la corsa al rialzo di luce e gas. Ma su anno il conto per famiglie e imprese sara’ comunque salato con rincari per la luce di +91% e del gas +70,7%. “Il terzo trimestre 2022 per la famiglia tipo in tutela, vedra’ un lieve incremento per la bolletta dell’elettricita’, +0,4%, mentre rimarra’ stabile la bolletta gas, senza alcuna variazione”, annuncia Arera dopo il nuovo decreto del governo, sottolineando che senza queste misure il quadro generale “avrebbe determinato una variazione intorno al 45% della bolletta gas e al 15% di quella elettrica”. Ma l’Autorita’ di Regolazione per Energia Reti e Ambiente avverte anche che in termini di effetti finali, “per la bolletta elettrica la spesa per la famiglia-tipo nell’anno scorrevole (compreso tra il 1 ottobre 2021 e il 30 settembre 2022) “sara’ di circa 1071 euro”, +91% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1 ottobre 2020 – 30 settembre 2021). Nello stesso periodo, la spesa della famiglia tipo “per la bolletta gas sara’ di circa 1.696 euro”, con una variazione del +70,7% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente. “Sono stati approvati provvedimenti urgenti per sostenere il potere di acquisto delle famiglie, abbattiamo l’Iva e rafforziamo il bonus sociale, interveniamo per incrementare lo stoccaggio di gas naturale e gli aiuti alle famiglie sulle bollette”, ha detto il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, sottolineando che in “mancanza” di queste approvazioni “ci sarebbe stato un disastro, con aumenti fino al 45%”. Il Premier ha quindi fatto presente che “per le bollette abbiamo speso 30 miliardi dall’inizio dell’anno” e “con questi provvedimenti e quelli che prenderemo a luglio questo importo salira’ ancora, stiamo riformando l’assetto energetico del Paese”, ha spiegato Draghi. Nel dettaglio, il governo per ridurre gli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico, per il terzo trimestre 2022, ha annullato le aliquote relative agli oneri generali di sistema per le utenze domestiche e non domestiche in bassa tensione, oltre che per le utenze con potenza disponibile superiore a 16,5 kW. Si tratta in particolare delle piccole utenze come ad esempio negozi, piccole e medie imprese, attivita’ artigianali, commerciali o professionali, capannoni e magazzini, o per usi di illuminazione pubblica o di ricariche pubbliche di veicoli elettrici. E come nei precedenti interventi, vengono inoltre assoggettate all’Iva al 5% le somministrazioni di gas metano per usi civili e industriali e sono mantenute al livello del secondo trimestre le aliquote relative agli oneri generali di sistema per il gas. Inoltre il decreto taglia-bollette prevede che il bonus sociale per l’energia elettrica, ossia le agevolazioni tariffarie per la fornitura di energia elettrica in favore dei clienti domestici economicamente svantaggiati ed ai clienti domestici in gravi condizioni di salute, siano riconosciuti anche per il primo trimestre 2022, quindi i bonus annuali riconosciuti agli aventi diritto “decorrono dal 1 gennaio 2022”, quindi con un effetto retroattivo che dovra’ essere calcolato e comunicato alle famiglie. Le soglie di reddito per accedere ai bonus sono 8 mila euro per il primo trimestre 2022, 12 mila per il secondo e terzo trimestre 2022. Tra gli altri provvedimenti del decreto c’e’ anche la concessione di un prestito da 4 miliardi al Gse, Gestore servizi energetici, per l’acquisto di gas naturale finalizzato agli stoccaggi. “L’obiettivo” degli stoccaggi del gas “e’ il 90%, oggi siamo al 57%, l’andamento degli ultimi giorni e’ in crescita”, ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio Roberto Garofoli, illustrando la misura approvata in Consiglio dei ministri: “Consiste nel prevedere che ci sia un concorso anche pubblico all’operazione di importazione finalizzata agli stoccaggi – ha spiegato -. Si coinvolge Gse in questa operazione, affianchera’ operatori sul mercato, e anche Snam. In questa prospettiva il decreto legge stanzia un finanziamento, un prestito significativo di 4 miliardi perche’ Gse possa concorrere con altri operatori a finalizzare questo obiettivo di sicurezza energetica nazionale”.

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