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Economia

“Effetto Mytaxi”, torna anche Huber in Italia e ricomincia da Torino col servizio taxi

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Il primo passo per aprire il mercato l’ha fatto Mytaxi, servizio di taxi via app già prettamente funzionante nelle tre metropoli d’Italia (Napoli, Roma, Milano), Torino e altre città del nord. Mytaxi a breve sbarcherà ancora più a sud, in altre città come Bari, Palermo, Catania.

Ora, dopo il passo dei pionieri di Mytaxi, che hanno mostrato coraggio a scalfire un monopolio in un settore chiuso e poco incline alle novità, spesso con proteste nazionali ai limiti, arriva anche Uber.

E sceglie Torino per lanciare in Italia il nuovo servizio taxi da prenotare via App. È la sesta città in Europa – il servizio è già disponibile a Berlino, Dusseldorf, Atene, Dublino e Istanbul – e la prima città italiana in cui viene attivato Uber Taxi. Uber Black, Lux e Van sono infatti disponibili a Roma e Milano mentre da oggi a Torino muoversi con Uber sarà possibile grazie alla collaborazione con i taxi. Nel capoluogo piemontese oltre 350.000 persone – secondo i dati forniti dalla società – hanno provato a prenotare un viaggio attraverso la app da quando Uber se ne è andata nell’estate 2015. L’obiettivo di lungo termine di Uber è quello di diventare una piattaforma multimodale in grado di offrire diverse soluzioni per il trasporto, dalle auto con conducente professionista, ai taxi, alle bici, ai monopattini elettrici.

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Economia

Carburanti sempre più cari a Ischia e Procida, vertice in Prefettura: trasporto pesa 12,5 centesimi al litro

Prefettura, Regione, Comuni e operatori a confronto sul caro carburante nelle isole del Golfo di Napoli. Secondo Assopetroli, il trasporto marittimo incide ormai per 0,125 euro più Iva su ogni litro. Per Ischia e Procida chiesto il riconoscimento di «zone disagiate».

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Il caro carburante sulle isole del Golfo di Napoli arriva sul tavolo della Prefettura. Per giovedì 17 settembre alle ore 11è stato convocato un incontro per affrontare una delle componenti che incidono sul prezzo finale di benzina e diesel a Ischia, Capri e Procida: il costo del trasporto marittimo.

A renderlo noto è Assopetroli, che segnala un forte incremento delle tariffe applicate per portare i carburanti sulle isole.

Al tavolo sono attesi, tra gli altri, rappresentanti della Regione Campania, dei Comuni di Ischia, Capri e Procida, di Assopetroli-Assoenergia e di alcune aziende della filiera petrolifera.

Il trasporto incide per 12,5 centesimi più Iva su ogni litro

Il dato indicato dagli operatori è significativo. Secondo Assopetroli, in poco più di un anno le tariffe per il trasporto marittimo dei carburanti hanno registrato «un forte aumento», fino a raggiungere un’incidenza di 0,125 euro al litro più Iva.

In pratica, soltanto il trasferimento via mare peserebbe oggi per 12,5 centesimi più Iva su ogni litro di carburantevenduto sulle isole.

Un costo aggiuntivo che, secondo l’associazione, ha ormai raggiunto dimensioni tali da penalizzare non soltanto automobilisti e famiglie, ma l’intero sistema economico e sociale insulare.

La richiesta: Ischia e Procida riconosciute come «zone disagiate»

Gli operatori chiedono quindi che per Ischia e Procida venga riconosciuta la condizione di «zone disagiate», individuando strumenti capaci di compensare almeno parzialmente i maggiori costi strutturali sostenuti per garantire l’approvvigionamento.

Il tema è particolarmente delicato perché sulle isole il prezzo dei carburanti finisce inevitabilmente per riflettersi anche sui costi delle attività economiche, dei servizi e della distribuzione delle merci.

Nuovo rincaro dal primo settembre

A rendere ancora più urgente il confronto è un ulteriore aumento delle tariffe entrato in vigore dal primo settembre.

Secondo quanto riferisce Assopetroli, la compagnia di navigazione che effettua il trasporto avrebbe spiegato che il rincaro è collegato allo spostamento delle partenze dal porto di Pozzuoli a quello di Napoli.

La modifica sarebbe conseguenza della scossa del 31 luglio e delle successive limitazioni che impedirebbero ai mezzi pesanti di transitare nel centro.

Il vertice del 17 settembre dovrà quindi verificare quali margini esistano per intervenire su costi che, secondo gli operatori, stanno diventando sempre meno sostenibili. Per Ischia e Procida, la richiesta è chiara: riconoscere la specificità insulare e trovare un meccanismo che eviti di scaricare integralmente sui cittadini il costo del mare.

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Economia

Italia chiede più flessibilità all’Ue: in gioco 36 miliardi per energia e difesa

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L’Italia chiede a Bruxelles più spazio nei conti pubblici per finanziare energia e difesa. Il governo ha trasmesso formalmente alla Commissione europea la richiesta di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia (Nec)prevista dalle regole del Patto di stabilità.

La partita vale complessivamente circa 36 miliardi di euro: 14 miliardi destinati all’energia e circa 22 miliardi alla difesa.

La richiesta italiana a Bruxelles

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva illustrato l’operazione al Consiglio dei ministri. La Commissione europea ha confermato la ricezione della lettera e ha avviato l’esame.

Secondo quanto emerge a Bruxelles, l’Italia è al momento uno dei soli due Paesi ad aver presentato questa richiesta, insieme alla Grecia. La valutazione potrebbe richiedere circa due settimane e consentire alla Commissione di formulare una raccomandazione al Consiglio già in vista dell’Ecofin del 9 ottobre.

Per l’energia la flessibilità richiesta può arrivare cumulativamente allo 0,6% del Pil fino al 2028, per un valore stimato di circa 14 miliardi. Per la difesa lo spazio indicato è invece dello 0,9%, circa 22 miliardi.

Dalle pompe di calore alle ferrovie

I due capitoli seguono però procedure differenti. Per l’energia Roma dovrà indicare le misure sulle quali intende utilizzare la maggiore flessibilità e stimarne i costi. Sarà poi Bruxelles a verificarne l’ammissibilità.

Tra gli interventi presi in considerazione dal governo figurano pompe di calore, edilizia residenziale ed edifici pubblici, accumuli, batterie, investimenti ferroviari e misure per le imprese legate al FerX.

Sul tavolo c’è anche il nucleare: l’esecutivo intende verificare se possano rientrare nella flessibilità le spese per ricerca e sperimentazione sul nucleare sostenibile e sulla fusione.

La Commissione ha individuato, a titolo indicativo, 22 categorie di interventi potenzialmente ammissibili. Comprendono incentivi per pompe di calore, solare e geotermia, riqualificazione energetica, reti elettriche, infrastrutture di ricarica, rinnovabili, batterie, idrogeno, ferrovie e investimenti nelle centrali nucleari.

Restano fuori, invece, misure emergenziali come tagli delle accise e sussidi generalizzati contro il caro-energia.

Per la difesa regole diverse

Più semplice il meccanismo relativo alla difesa. In questo caso non dovrebbe essere necessario presentare un elenco dettagliato degli investimenti.

La clausola, già attivata per la difesa da 18 Paesi dell’Unione, prende come riferimento l’aumento delle spese classificate nella funzione “difesa” secondo il sistema europeo Cofog. Vi rientrano equipaggiamenti, infrastrutture e le altre spese militari riconosciute dalle regole europee.

Fitch conferma l’Italia a BBB+

Intanto arriva anche il giudizio di Fitch, che conferma per l’Italia il rating BBB+ con outlook stabile. L’agenzia indica la stabilità politica e il buon andamento del mercato del lavoro tra gli elementi favorevoli, ma continua a segnalare come punto debole l’elevato livello del debito pubblico.

Fitch stima per l’economia italiana una crescita media dello 0,8% tra il 2026 e il 2028.

Sul fronte energetico il governo rivendica inoltre un’accelerazione delle autorizzazioni. Secondo il ministero dell’Ambiente, nei primi otto mesi del 2026 la Commissione Pnrr-Pniec ha espresso 308 pareri di valutazione ambientale, oltre il 40% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. I progetti sulle rinnovabili interessati valgono circa 19,5 gigawatt e oltre 36 miliardi di investimenti.

«I numeri ci dicono che abbiamo cambiato passo», ha commentato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto.

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Economia

Carburanti ancora più cari: benzina a 2,10 euro, diesel oltre 2,20

Continuano a salire i prezzi dei carburanti. Secondo i dati del Mimit, la benzina self raggiunge 2,100 euro al litro e il gasolio 2,208. Ancora più elevati i prezzi sulla rete autostradale.

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Non si ferma la corsa dei prezzi dei carburanti. Gli ultimi dati dell’Osservatorio sui prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy registrano un nuovo aumento sia per la benzina sia per il gasolio, con rincari anche sulla rete autostradale.

Benzina a 2,10 euro, diesel a 2,208

Sulla rete stradale nazionale il prezzo medio in modalità self service della benzina è salito a 2,100 euro al litro, contro i 2,086 euro della precedente rilevazione.

Ancora più elevato il prezzo del gasolio, arrivato a 2,208 euro al litro, rispetto ai 2,193 euro precedenti.

In appena un giorno l’aumento è quindi di 1,4 centesimi al litro per la benzina e di 1,5 centesimi per il diesel.

In autostrada diesel vicino a 2,30 euro

Il conto diventa ancora più pesante per chi viaggia in autostrada. La benzina self raggiunge una media di 2,192 euro al litro, in aumento rispetto ai 2,176 euro della precedente rilevazione.

Il gasolio sale invece a 2,285 euro al litro, contro 2,268 euro: un incremento di 1,7 centesimi in ventiquattro ore.

Per un pieno da 50 litri significa, ai prezzi medi nazionali, spendere circa 105 euro per la benzina e 110,40 euro per il diesel. In autostrada il conto sale rispettivamente a 109,60 e 114,25 euro.

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