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Corona Virus

Ecco perchè Conte ci richiuderà in casa la seconda volta: l’8 marzo avevamo un decimo di contagi e morti di oggi

Paolo Chiariello

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Sono trascorsi quasi 8 mesi dai giorni in cui alle 18 in punto eravamo tutti incollati alla tv o allo smartphone per ascoltare le conferenze stampa in diretta del capo della Protezione Civile Nazionale Angelo Borrelli. Erano claustrofobiche letture dei bollettini del contagio da Coronavirus in Italia. Diciamo che Angelo Borrelli ci porgeva con toni garbati numeri tragici. Ricordo ancora con tenerezza la cortesia di Borrelli quando iniziava la conferenza stampa dandoci il numero dei guariti da Covid. Indorava la pillola che pochi secondi dopo ci avrebbe somministrato quando sul suo volto si stampavano espressioni di dolore. Ci forniva il numero dei decessi o di italiani che entravano in terapia intensiva.

Vi ho ripubblicato, in modo che possiate riascoltarla, la conferenza stampa del 9 marzo. Dura 19 minuti e 28 secondi. I primi sei minuti sono dedicati dal ministro Francesco Boccia alla denuncia di alcune miserie umane ai tempi della pandemia. Capirete perchè #andràtuttobene #neusciremomigliori #celafaremo e altri hashtag ipocriti erano minutaglia sociologica da quattro soldi venduta a buon mercato nella casbah della comunicazione e dell’informazione italiana.

covid

Stavamo entrando in lockdown, 60 milioni di italiani sarebbero stati rinchiusi in casa dal 9 marzo al 18 maggio. Quando fummo liberati, il contagio da covid 19 era ridotto a quasi zero. Impiegammo 69 giorni per fermare il virus. Senza farmaci. Senza vaccino. Senza immunità di gregge. Impedimmo al virus di usarci come vettori per contagiare e uccidere i più deboli della nostra società. In quei 69 giorni abbiamo seppellito circa 36 mila nostri concittadini. Il 19 maggio scrissi su questo giornale che “le prossime settimane saranno fondamentali per capire se i nostri comportamenti riusciranno a tenere lontano il contagio o dovremo ritornare a fare i conti con la virulenza del Covid-19”.

Bene, i nostri comportamenti sono stati irresponsabili, insensati, idioti e ci hanno riportato indietro al giorno 8 marzo. Badate bene, ho scritto che i “nostri” comportamenti sono stati insensati. Quelli di tutti. Non solo i vostri. Inutile in questi casi prendersela con i giovani che fanno l’aperitivo, con i vecchi abbandonati nelle case di cura, con gli alunni che sono tornati a scuola, con quelli che non mettono la mascherina, con quelli che non fanno le multe. Quando un “Paese” non  funziona, la colpa non è di qualcuno ma di tutti. Un sistema sano funziona quando non ci sono omissioni o commissioni che concorrono a farlo funzionare male. Voglio dire, usando parole di Fabrizio De Andrè che quand’anche qualcuno di voi si senta assolto sappia che è comunque coinvolto in questa tragedia. Non se la caverà da solo. Non se la caverà giudicando gli altri colpevoli.

Non sono un virologo. Non capisco nulla di epidemiologia. Non mi va di partecipare alle gare tra negazionisti e terroristi del covid. Ciò che mi terrorizza ancor di più delle dispute tra politici è l’insensatezza delle polemiche tra scienziati. Molti di loro, peraltro, non si capisce manco quando riescono ad entrare in un ospedale o in un laboratorio già che li vediamo in televisione o li ascoltiamo in radio dalle 6 del mattino alla mezzanotte. Sempre lì a sentenziare, terrorizzare, spiegarci che i loro colleghi che ci terrorizzano dicono stronzate senza alcuna evidenza scientifica. Mai a dare uno straccio di spiegazione semplice a milioni di persone terrorizzate perchè non riescono a capire che cos’è giusto fare, come possono davvero partecipare alla lotta al covid.

 

Ve la faccio breve. Sperando abbiate ascoltato quello che diceva Angelo Borrelli nel video che vi ho ripubblicato. Quando il premier Giuseppe Conte “chiuse” l’Italia, i numeri del contagio ci dicevano che la pandemia in Italia aveva prodotto 463 morti , 7985 malati di cui 733 in terapia intensiva. Erano questi i numeri del contagio e dei morti per covid 19 in Italia. Numeri prodotti dal virus da metà febbraio (quando scoprimmo i focolai di infezione a Vo’ Euganeo e Codogno) al 9 marzo, quando scoprimmo che l’intera Italia rischiava di infettarsi. Ebbene a guardare ora quei numeri di allora, sembra quasi una situazione rassicurante.

Ora, fissate bene in mente quei numeri del 9 marzo: 463 morti, 7985 malati, 733 persone nelle terapie intensive. Numeri ché raccontavano una realtà difficilissima soprattuto tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Al Sud il virus non esisteva. Sì c’era lo sceriffo della Campania De Luca che lo cavalcava per finalità tutt’altro che commendevoli. Ma a qualcuno un po’ più accorto e meno servile, la sua lotta al covid in  Campania assomigliava alle battaglie di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Roba da psicologia clinica. Al sud c’era qualche piccolo focolaio d’infezione quà e là subito individuati, tracciati e spenti.

Nella sola giornata di ieri, 28 ottobre, i dati del ministero della Salute ci raccontano un’altra realtà, assai più tragica di quella che registrammo l’8 marzo. Ecco i dati che ha fornito ieri il ministero della Salute per il giorno 28 ottobre: 24.991 casi di positività al covid 19; 276.457 italiani malati di covid 19, di cui quasi 260mila in isolamento domiciliare senza sintomi o con lievi sintomi ma contagiosi. Ci sono 1536 persone in terapia intensiva, cioè persone che speriamo ce la facciano a guarire ma sappiamo che rischiano la vita.

Volendo essere pedanti con i numeri, vi forniamo un altro dato (fonte sempre Ministero della Salute) sull’evoluzione del contagio negli ultimi 30 giorni:  231.410 persone positive al covid (8.080 di questi sono  operatori sanitari);  1.491 persone morte causa covid.

Ora, ripeto, senza voler partecipare alle discussioni dei virologi nei salotti televisivi. Lasciate da parte la vostra legittima fede politica che inevitabilmente vi porta a scimmiottare il vostro capataz di turno. Fate finta di essere appena atterrati in Italia dopo un soggiorno di un anno sulla Luna. La domanda è: se i numeri dell’8 marzo ci portarono a chiuderci in casa, quelli di oggi e quelli dell’ultimo mese, che numeri sono? Ripeto, numeri non dati ad capocchiam. Numeri tratti dalla fonte più autorevole in assoluto: il ministero della Salute.

Certo, molti di voi (oramai esperti virologi di fede Burionana o Zangrilliani osservanti) sapranno spiegare che il virus ha perso la sua “virulenza”, il virus non uccide come una volta, contro il virus ora abbiamo affinato alcuni farmaci benché non siano specifici. Sono sicuro che saprete fare mille obiezioni di natura sociologica, politica e persino scientifica. Ma io non sono un virologo, non sono un epidemiologo. Non capisco di virus come molti di voi. Vi ho solo fornito dei numeri. Numeri del contagio in Italia che tutti noi dovremmo conoscere. Sono dati del ministero della Salute che portano verso una sola direzione: lockdown. Ci chiuderanno in casa. Metteranno la Polizia, i Carabinieri e l’Esercito in strada a controllare che schiattiamo in casa. Che cantiamo sui balconi. Che impastiamo il pane. Che ammicchiamo con la signora o il signore vicino di balcone che fino a ieri manco conoscevamo benché vivessimo da una vita sullo stesso pianerottolo. E sapete perchè? Perchè dopo 69 giorni di chiusura in casa abbiamo dilapidato tutto con i nostri comportamenti irresponsabili che non riusciamo a correggere manco ora che siamo ad un passo dall’essere rinchiusi nuovamente in casa. Se è necessario, se è inevitabile come dicono i numeri, speriamo questo Governo faccia ora come allora scelte veloci e coraggiose. Questo vorrei ma non posso ritarda solo l’agonia, aumenta il contagio e fa arricchire solo i cassamortari. Perchè oramai mi pare assodato che il covid 19 non lo sconfiggiamo fidando sul senso di responsabilità collettivo degli italiani. Lo sconfiggeremo solo col vaccino. Oppure con farmaci specifici che non ci sono ancora. O la mitica immunità di gregge che non c’è visto che molti di noi entrano in ospedale su due piedi e ne escono in posizione orizzontale col cappotto di legno. E tra due settimane senza manco “degna” sepoltura. Siamo italiani. Inguaribili e inguardabili perdigiorno specializzati nel giudicare gli altri e dare “buoni “consigli sentendosi come Gesù nel tempio” visto che non possiamo più “dare il cattivo esempio”. Perdonatemi, ho usato ancora una volta parole di De Andrè, ma non riesco a trovarne di più educate per manifestarvi lo stupore di chi non si riesce più a stupire degli italiani. Bava gente ma…

Giornalista. Ho lavorato in Rai a Cronache in Diretta, Frontiere, Uno Mattina e Più o Meno. Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e socio fondatore assieme al direttore Emilio Carelli di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

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Brusaferro, epidemia ancora per un anno e mezzo

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Quello causato dalla pandemia “e’ uno stress che non e’ stato puntiforme, come un terremoto o un’alluvione, e’ uno stress che si prolunga per oltre un anno e ci accompagnera’ per un anno e mezzo circa, e stiamo mettendo in atto strategie di adattamento che lasceranno il segno in futuro, alcune probabilmente in maniera permanente”  ha spiegato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro

“Certamente – ha affermato Brusaferro – quello che abbiamo imparato e’ che la prevenzione e’ il momento cruciale del sistema: una volta questo concetto veniva piu’ declinato come visione ma non si facevano investimenti specifici, oggi e’ molto chiaro che il concetto di prevenzione e’ fondamentale, se non investiamo su questo livello il rischio e’ elevato. La prevenzione ha il vantaggio di evitare a priori che determinati scenari si manifestino, ha lo svantaggio che quando funziona molto bene non si vede, e questo e’ un elemento critico che da sempre la caratterizza. Oggi questo e’ percepito da parte di tutti, come e’ percepito che investire su salute e benessere e’ un modo per garantire la ricchezza dei nostri paesi e delle nostre comunita’”. La sanita’ del futuro, ha spiegato Brusaferro, vedra’ insieme tecnologie e relazioni sociali. “Sappiamo che possiamo vivere bene anche con disabilita’ o quando diventiamo anziani grazie a un insieme di tecnologie e relazioni che ci aiutano a recuperare quel margine di autosufficienza che perdiamo. La sanita’ del futuro ci vedra’ immersi in una serie di relazioni e tecnologie per accompagnarci dove perdiamo di autosufficienza, quindi fortemente ancorata a una tecnologia che ci aiuti a fare scelte ma anche a un’interazione forte con le persone. La sfida e’ dare a questa sanita’ la possibilita’ di essere fruita in tutte le parti del Paese in maniera uniforme, se riusciremo a garantirlo sara’ una grande evoluzione del sistema sanitario nazionale che anche oggi ci consente di avere eta’ media piu’ avanzata ma che ha margini di miglioramento sulla vita media priva di disabilita’. In questo senso credo che anche l’opportunita’ del recovery fund sia una grande opportunita’ che dobbiamo sfruttare al meglio”.

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Si dimette Scott Atlas, consigliere Trump per Covid

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Scott Atlas, il controverso consigliere speciale di Donald Trump per il Covid-19, si dimette. Lo riportano i media americani, citando alcune fonti. Atlas ha consegnato la sua lettera di dimissioni al presidente Usa ma non e’ chiaro se la task force della Casa Bianca per il coronavirus sia a conoscenza della sua decisione.Convinto sostenitore dell’immunita’ di gregge, Atlas era stato scelto da Trump pur non avendo alcuna esperienza in malattie infettive. Nelle sue vesti di consigliere speciale ha ripetutamente minimizzato la minaccia del Covid, che ha ucciso negli Stati Uniti piu’ di 267.000 persone. Atlas ha piu’ volte criticato l’uso della mascherina e il distanziamento sociale, invitando fra l’altro i residenti del Michigan a ribellarsi alle restrizioni decise dalla governatrice Gretchen Whitmer.

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Covid, il virus può entrare nel cervello passando dal naso

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Il virus covid può entrare nel cervello delle persone attraverso il naso. Lo suggerisce uno studio realizzato da ricercatori tedeschi guidati da Frank Heppner del Charite’ University Medicine di Berlino che hanno pubblicato su Nature Neuroscience i risultati delle loro ricerche. Questi risultati possono aiutare a spiegare alcuni dei sintomi neurologici osservati nei pazienti COVID-19 e possono informare la diagnosi e le misure per prevenire l’infezione. SARS-CoV-2 non colpisce solo il tratto respiratorio, ma anche il sistema nervoso centrale (SNC), provocando sintomi neurologici come perdita dell’olfatto, del gusto, mal di testa, affaticamento e nausea. Sebbene recenti ricerche abbiano descritto la presenza di RNA virale nel cervello e nel liquido cerebrospinale, non e’ chiaro dove entri il virus e come si distribuisca all’interno del cervello. Frank Heppner e colleghi hanno esaminato la rinofaringe, la parte superiore della gola che si collega alla cavita’ nasale che e’ al tempo stesso un probabile primo sito di infezione virale e replicazione del virus e il cervello di 33 pazienti (22 maschi e 11 femmine) morti con COVID- 19. L’eta’ media al momento del decesso era di 71,6 anni e il tempo dall’insorgenza dei sintomi del COVID-19 alla morte era una mediana di 31 giorni. Gli autori hanno scoperto la presenza di RNA e altre proteine del SARS-CoV-2 nel cervello e nella rinofaringe. Particelle virali intatte sono state rilevate anche nella rinofaringe. I piu’ alti livelli di RNA virale sono stati trovati nella mucosa olfattiva. I ricercatori hanno notato che la durata della malattia era inversamente correlata alla quantita’ di virus rilevabile, indicando che livelli piu’ elevati di SARS-CoV-2 RNA sono stati trovati nei casi con durata della malattia piu’ breve. Gli autori hanno anche trovato la proteina spike SARS-CoV-2 in alcuni tipi di cellule all’interno dello strato mucoso olfattivo, dove il virus puo’ sfruttare la vicinanza del tessuto endoteliale e nervoso per ottenere l’accesso al cervello. In alcuni pazienti, la proteina spike SARS-CoV-2 e’ stata trovata in cellule che esprimono marcatori di neuroni, suggerendo che i neuroni sensoriali olfattivi potrebbero essere infettati, cosi’ come quelli delle aree del cervello che ricevono segnali di odore e gusto. SARS-CoV-2 e’ stato trovato anche in altre aree del sistema nervoso, compreso il midollo allungato, il centro di controllo respiratorio e cardiovascolare primario del cervello. Sono necessari ulteriori studi sull’autopsia COVID-19 che includano un’ampia gamma di campionamenti per identificare i meccanismi precisi che mediano l’ingresso del virus nel cervello ed esaminare altre potenziali porte di ingresso.

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