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Ecco il nuovo Maradona: 63.300 posti, niente pista, parco urbano e uno stadio aperto sette giorni su sette

Presentato il progetto definitivo del nuovo stadio Diego Armando Maradona: capienza di 63.300 posti, eliminazione della pista d’atletica, parco urbano di sei ettari, autosufficienza energetica e apertura sette giorni su sette. Il dossier è già nelle mani di Figc e Uefa.

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Non sarà soltanto uno stadio. Sarà un nuovo pezzo di città. È questa l’idea che guida il progetto definitivo del nuovo stadio Diego Armando Maradona, trasmesso dal Comune di Napoli alla Figc e destinato ad arrivare sul tavolo della Uefa nell’ambito della candidatura italiana per Euro 2032.

L’obiettivo è trasformare Fuorigrotta in un polo permanente di sport, cultura, intrattenimento e socialità, superando definitivamente il modello dello stadio utilizzato soltanto nelle giornate di campionato.

«La Uefa chiede che sia pronto nel 2031, noi saremo pronti già nel 2030», assicurano il sindaco Gaetano Manfredi e l’assessore alle Infrastrutture Edoardo Cosenza, convinti che la riqualificazione possa rispettare tempi più rapidi rispetto a una ricostruzione integrale.

Addio pista, il calcio torna protagonista

La trasformazione più evidente riguarda il terreno di gioco.

La pista d’atletica scomparirà completamente, permettendo di avvicinare le tribune al campo e restituendo al Maradona una configurazione interamente dedicata al calcio.

Il progetto mantiene la storica struttura dello stadio inaugurato nel 1959 come Stadio del Sole, poi San Paolo e infine intitolato a Diego Armando Maradona, ma ne cambia profondamente l’esperienza per spettatori e tifosi.

L’impianto sarà pensato secondo gli standard dei grandi stadi europei, con una visibilità migliorata e un coinvolgimento molto più diretto del pubblico.

Un parco urbano di sei ettari

La rivoluzione inizierà già all’esterno.

Attorno allo stadio nascerà una cintura verde di circa sei ettari, destinata a trasformare completamente l’area di Fuorigrotta.

L’obiettivo è eliminare il degrado urbano, restituire spazio ai pedoni e scoraggiare fenomeni come il parcheggio selvaggio e l’abusivismo che da anni caratterizzano le giornate di gara.

Il nuovo Maradona non sarà più un recinto chiuso che si anima soltanto durante le partite, ma un luogo attraversabile e vissuto quotidianamente.

Uno stadio aperto sette giorni su sette

La filosofia del progetto è quella degli impianti multifunzionali.

Sono previsti 8.500 metri quadrati destinati ad attività commerciali e servizi, ai quali si aggiungeranno circa 2.500 metri quadrati riservati al futuro Maradona Experience, uno spazio museale e culturale dedicato alla storia del Napoli e del suo campione più rappresentativo.

All’interno potranno trovare posto mostre, eventi, cinema, iniziative culturali e percorsi aperti al pubblico durante tutta la settimana.

L’idea è creare un luogo vivo anche quando il Napoli non gioca.

Una nuova facciata ispirata al Maracanã

Dal punto di vista architettonico, il nuovo Maradona punterà fortemente sull’identità.

La facciata sarà completamente ridisegnata con un grande rivestimento azzurro illuminato da effetti scenografici capaci di cambiare colore in base agli eventi ospitati.

L’impianto richiama nelle forme il Maracanã di Rio de Janeiro, mentre il linguaggio architettonico guarda ai più moderni stadi europei.

Il progetto prevede una grande parete celebrativa dedicata a Diego Armando Maradona, alla storia del Napoli e ai protagonisti che hanno reso grande il club.

L’illuminazione sarà curata dalla società napoletana Artech, guidata dall’imprenditore Luca Toscano, già protagonista di importanti installazioni luminose e spettacoli con droni.

Più di 63 mila posti

La capienza salirà dagli attuali 54.732 a 63.300 spettatori, rispettando pienamente gli standard Uefa.

Il risultato sarà ottenuto grazie alla riapertura del terzo anello e alla completa riorganizzazione delle gradinate.

Durante i lavori la disponibilità di posti dovrebbe rimanere sostanzialmente invariata, consentendo al Napoli di continuare a disputare le proprie partite al Maradona senza significative riduzioni di pubblico.

Saranno inoltre realizzati:

  • 672 posti dedicati alle persone con disabilità;
  • 36 skybox da sedici posti ciascuno;
  • nuove aree hospitality con ristoranti, lounge e servizi premium richiesti dalla Uefa.

Cantieri a basso impatto

Per limitare i disagi al quartiere, gran parte delle nuove strutture sarà realizzata fuori dal cantiere.

Le gradinate, le strutture metalliche e numerosi elementi costruttivi saranno prefabbricati e successivamente assemblati nello stadio.

Una scelta che dovrebbe ridurre tempi di lavorazione, traffico pesante e impatto sulle attività della zona.

Autosufficiente dal punto di vista energetico

Grande attenzione è stata dedicata alla sostenibilità ambientale.

Il progetto prevede oltre 5.300 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, in grado di produrre circa 1,75 milioni di chilowattora all’anno, evitando l’emissione di circa 377 tonnellate di anidride carbonica.

L’energia prodotta alimenterà non soltanto lo stadio, ma contribuirà anche alla nascita di una comunità energetica a beneficio del quartiere di Fuorigrotta.

È previsto inoltre un sistema di raccolta delle acque piovane che consentirà di recuperare oltre 25 milioni di litri d’acqua ogni anno, destinati agli usi non potabili.

Lo stadio raggiungibile senza automobile

Uno degli aspetti più apprezzati dalla Uefa riguarda l’accessibilità.

Il dossier evidenzia come circa l’80% degli spettatori potrà raggiungere il Maradona utilizzando il trasporto pubblico.

L’impianto sarà servito da sette fermate della metropolitana entro un raggio di un chilometro e mezzo, oltre ai collegamenti ferroviari e all’accesso diretto con l’aeroporto internazionale di Capodichino.

Secondo le simulazioni contenute nel progetto, il collegamento aeroporto-stadio richiederà circa 14 minuti, uno dei parametri che rafforzano la candidatura di Napoli a ospitare Euro 2032.

Non solo uno stadio, ma un simbolo della città

Il nuovo Maradona non punta semplicemente ad adeguarsi agli standard internazionali.

L’ambizione è trasformare uno dei luoghi più iconici di Napoli in un’infrastruttura moderna, sostenibile e riconoscibile, capace di vivere ogni giorno dell’anno e non soltanto nelle domeniche di campionato.

Se la Uefa sceglierà Napoli come sede di Euro 2032, il Maradona diventerà uno dei simboli del calcio europeo. Ma, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, la trasformazione andrà ben oltre il torneo continentale: sarà il nuovo cuore sportivo, culturale e urbano della città.

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Orsato cambia rotta sul Var: «L’arbitro torni al centro della partita»

Daniele Orsato detta la linea agli arbitri di Serie A e B: più responsabilità al direttore di gara e intervento del Var soltanto davanti a un «chiaro ed evidente errore».

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CAS­CIA – Riportare l’arbitro al centro della partita e ridimensionare l’intervento del Var, utilizzandolo come strumento di supporto nei casi di «chiaro ed evidente errore». È la linea indicata da Daniele Orsato, nuovo responsabile della commissione nazionale degli arbitri di Serie A e Serie B, al termine del raduno precampionato di Cascia.

Una filosofia che punta a restituire maggiore responsabilità e autonomia ai direttori di gara dopo stagioni nelle quali il rapporto tra decisioni sul terreno di gioco e interventi dalla sala Var è stato spesso al centro delle discussioni.

«La figura centrale deve essere l’arbitro»

Orsato parte dall’esperienza internazionale e, in particolare, da quanto visto al Mondiale.

«L’eredità del mondiale è che abbiamo visto come la figura centrale sia stata l’arbitro. E noi vogliamo che rimanga la figura centrale, che prenda le decisioni e il Var intervenga quando deve intervenire».

Il principio indicato dall’ex arbitro internazionale è quello fissato anche dagli organismi del calcio mondiale: «Uefa e Fifa hanno ribadito il concetto del chiaro ed evidente errore».

Nessuna rivoluzione nelle regole

Orsato, però, evita di presentare la nuova stagione come una rivoluzione arbitrale. Le modifiche regolamentari già sperimentate nelle competizioni internazionali saranno semplicemente trasferite nel calcio italiano.

«Non dobbiamo fare nessun proclama. Avete sicuramente letto le nuove modifiche regolamentari introdotte: le abbiamo viste al Mondiale e noi le applicheremo».

Il riferimento è alle linee guida dell’Ifab, già adottate dalla Fifa e destinate a essere applicate anche dall’Uefa.

Più personalità e capacità di leggere la partita

Il lavoro svolto durante il raduno di Cascia non si è concentrato soltanto sul regolamento. Orsato vuole arbitri capaci di comprendere meglio le dinamiche della partita e di conquistare sul campo autorevolezza nei confronti di calciatori e allenatori.

«Abbiamo lavorato tanto sul capire le dinamiche di gioco. Gli arbitri studiano sempre il regolamento, ma questa settimana abbiamo lavorato per capire le dinamiche e per avere sul terreno di gioco la fiducia e la credibilità da parte dei calciatori e degli allenatori».

Il messaggio per la nuova stagione è quindi netto: la tecnologia resta, ma non deve sostituire l’arbitro. «Il Var è un supporto eccezionale – conclude Orsato – ma entrerà nel momento in cui deve entrare, nel chiaro ed evidente errore».

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Razzetti d’argento, D’Ambrosio da record: Italia subito protagonista

Alberto Razzetti regala all’Italia la prima medaglia nelle gare in vasca degli Europei di Parigi, conquistando l’argento nei 400 misti. Carlos D’Ambrosio firma il record italiano dei 200 stile libero, mentre Quadarella, Ceccon, Curtis, Martinenghi e Cerasuolo raggiungono le rispettive finali.

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È Alberto Razzetti a inaugurare il medagliere dell’Italia nelle gare in vasca agli Europei di nuoto di Parigi. Il ligure conquista l’argento nei 400 misti, mentre Carlos D’Ambrosio firma il nuovo record italiano dei 200 stile libero nella frazione iniziale della staffetta 4×200.

Una prima giornata positiva anche per Simona Quadarella, Thomas Ceccon, Sara Curtis, Nicolò Martinenghi e Simone Cerasuolo, tutti qualificati alle rispettive finali.

Razzetti d’argento nei 400 misti

Razzetti rispetta i pronostici e chiude al secondo posto in 4’10”40. Davanti all’azzurro soltanto Ilia Borodin, atleta russo in gara da neutrale, oro con il nuovo record dei campionati in 4’08”17. Bronzo al britannico Max Litchfield in 4’11”58.

Il ligure parte forte nella farfalla, la sua frazione preferita, prima di subire il sorpasso di Borodin. Litchfield prova a inserirsi nel dorso, ma Razzetti conserva la seconda posizione e resta l’unico capace di mantenersi in scia al vincitore nella rana e nello stile libero.

Nel finale, tuttavia, non trova le energie per tentare il controsorpasso.

«Sono contento, ci tenevo tantissimo a conquistare una medaglia», commenta Razzetti. «Sapevo che era alla mia portata, anche se il favorito era Ilia. Speravo di essergli più vicino, ma dovevo dare il via nel migliore dei modi alla spedizione. Fa piacere essere tra le nazioni più forti».

D’Ambrosio abbatte il muro dell’1’45”

La grande sorpresa arriva dalla staffetta maschile 4×200 stile libero. Carlos D’Ambrosio, schierato nella frazione di apertura, nuota in 1’44”72 e stabilisce il nuovo record italiano assoluto dei 200 stile libero.

Il giovane veneto diventa il primo italiano a scendere sotto il muro dell’1’45”, migliorando di 43 centesimi il precedente primato di 1’45”15, da lui stesso realizzato ai Mondiali giovanili di Otopeni nel 2025.

La prestazione individuale non basta però per portare la staffetta sul podio: l’Italia conclude al quarto posto. Quinta, invece, la 4×200 femminile, condizionata da una difficile frazione iniziale di Alessandra Mao.

Quadarella domina le batterie

Simona Quadarella controlla senza difficoltà le eliminatorie degli 800 stile libero, chiudendo con il miglior tempo in 8’23”17. Alle sue spalle la tedesca Isabel Gose, seconda in 8’26”01 e principale rivale dell’azzurra nella corsa al titolo.

La romana, campionessa europea in carica, punta a prolungare la serie di vittorie continentali iniziata a Glasgow nel 2018.

«Bisognava rompere il ghiaccio e quale modo migliore di una gara così?», osserva Quadarella. «Sono abbastanza contenta, ma la finale sarà tutta un’altra storia».

Ceccon e Curtis nelle corsie centrali

Thomas Ceccon accede alla finale dei 50 farfalla con il quinto tempo complessivo, 22”71. Un risultato che conferma l’elevato livello della competizione.

«È un tempo da finale mondiale», sottolinea il campione veneto. «Il livello è altissimo, considerando che quattro anni fa avevo vinto in 22”8».

Sara Curtis conquista invece una delle corsie centrali nella finale dei 100 stile libero. L’azzurra controlla la semifinale e chiude con il secondo tempo, 52”93, alle spalle della favorita olandese Marrit Steenbergen.

Martinenghi domina, Cerasuolo con il brivido

Nei 100 rana Nicolò Martinenghi si qualifica con il miglior crono complessivo, 58”67. Il campione azzurro gestisce la prova con apparente facilità e si presenta alla finale da principale candidato al podio.

Qualificazione più sofferta per Simone Cerasuolo. Dopo essere transitato in testa a metà gara, l’azzurro perde velocità nella seconda vasca e raggiunge la finale con l’ottavo e ultimo tempo disponibile, 59”29.

La seconda giornata offrirà così all’Italia numerose possibilità di medaglia. A chiudere il programma sarà la staffetta 4×100 misti mista, un’altra gara nella quale gli azzurri possono puntare al podio.

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Trump blinda Infantino: «Sostituirlo sarebbe un errore gravissimo»

Donald Trump interviene nella crisi della Fifa e difende Gianni Infantino: sostituirlo sarebbe, a suo giudizio, «un errore gravissimo». Il presidente statunitense elogia i risultati economici degli ultimi Mondiali mentre Uefa, Concacaf e Afc chiedono maggiore trasparenza.

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Donald Trump scende apertamente in campo in difesa di Gianni Infantino, sempre più sotto pressione dopo il tentativo, poi abbandonato, di aprire agli investitori privati una parte dei diritti commerciali dei Mondiali.

«La Fifa commetterebbe un errore gravissimo se, per qualsiasi motivo, prendesse anche solo in considerazione l’idea di sostituire il presidente Gianni Infantino», ha scritto il presidente degli Stati Uniti su Truth Social.

L’elogio dei Mondiali

Trump ha definito Infantino «eccezionale», attribuendogli il merito di avere presieduto quella che considera la Coppa del Mondo di maggior successo della storia.

Secondo il presidente statunitense, i risultati ottenuti sarebbero stati quattro volte superiori rispetto a quelli delle precedenti edizioni. «Se dovesse andare via, l’evento non raggiungerà mai più tali livelli di successo o redditività», ha aggiunto Trump, firmando il messaggio con le iniziali “DJT”.

L’intervento conferma la vicinanza tra il presidente americano e il numero uno della Fifa, più volte apparsi insieme durante l’organizzazione e lo svolgimento dei Mondiali ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico.

La rivolta delle confederazioni

Il sostegno della Casa Bianca arriva nel momento più difficile della presidenza Infantino. Uefa, Concacaf e Confederazione asiatica hanno contestato il progetto di vendere agli investitori privati il 20 per cento dei diritti commerciali dei Mondiali, operazione che avrebbe dovuto raccogliere circa 4,2 miliardi di dollari.

Il piano è stato ritirato dopo la dura opposizione delle tre confederazioni, che rappresentano complessivamente 136 delle 211 federazioni affiliate alla Fifa. La marcia indietro non ha però ricomposto la frattura.

Le organizzazioni continentali hanno chiesto una revisione pienamente indipendente dell’intera operazione e accusato Infantino di avere compromesso il rapporto di fiducia con il mondo del calcio. Uefa, Concacaf e Afc chiedono inoltre garanzie affinché progetti analoghi non vengano riproposti.

La partita sulla presidenza Fifa

Infantino punta alla rielezione nel congresso previsto nel marzo 2027. Nonostante l’opposizione crescente, conserva il sostegno della Confederazione africana e di numerose federazioni nazionali.

L’endorsement di Trump rafforza politicamente il presidente della Fifa, ma rischia anche di alimentare le contestazioni sulla vicinanza tra il vertice del calcio mondiale e la Casa Bianca. La partita decisiva sarà giocata dalle federazioni chiamate a scegliere il futuro presidente e il modello di governo della Fifa.

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