Economia
EasyJet, guerra tra fondi americani: Apollo rilancia a 5,7 miliardi e supera Castlelake
Apollo Global Management ha presentato un’offerta da 7,15 sterline per azione per acquisire easyJet, superando la proposta di Castlelake. Il consiglio della compagnia è orientato a sostenere il rilancio, mentre il mercato attende una possibile guerra di offerte.
Si apre una possibile guerra tra fondi statunitensi per il controllo di easyJet, una delle maggiori compagnie aeree europee.
Il consiglio di amministrazione della compagnia britannica ha annunciato di avere raggiunto un accordo di principio con Apollo Global Management su un’offerta da 7,15 sterline per azione, che valuta easyJet circa 5,7 miliardi di sterline, equivalenti a poco meno di 6,7 miliardi di euro.
La proposta supera quella da 6,90 sterline per azione avanzata da Castlelake, sulla quale il consiglio di easyJet si era dichiarato favorevole soltanto pochi giorni prima. La società ha quindi precisato di non essere più orientata a raccomandare l’offerta precedente.
Il mercato scommette su nuovi rilanci
Alla notizia, le azioni di easyJet sono salite di circa il 14-15 per cento, raggiungendo i livelli più elevati degli ultimi anni, pur restando sotto il prezzo proposto da Apollo. Il divario segnala che il mercato continua a considerare presenti rischi regolamentari e di esecuzione dell’operazione.
Castlelake ha fatto sapere di stare valutando le proprie opzioni. Il fondo potrebbe ritirarsi oppure rilanciare, aprendo una vera asta per l’intero capitale della compagnia.
Apollo dovrà formalizzare la propria proposta entro i termini previsti dalla disciplina britannica sulle acquisizioni. L’accordo annunciato è ancora preliminare e non garantisce che l’operazione venga conclusa.
La strategia proposta da Apollo
Apollo ha dichiarato di voler proseguire la strategia industriale già avviata da easyJet, fondata sul rinnovo della flotta, sull’impiego di aeromobili più grandi ed efficienti e sulla crescita della divisione easyJet Holidays.
Il fondo statunitense sostiene di seguire da anni la compagnia e di considerarla una delle attività più interessanti dell’aviazione mondiale.
Apollo dispone già di una significativa esperienza nel settore: ha investito in compagnie come Aeromexico, Sun Country Airlines e Atlas Air e ha partecipato a operazioni di finanziamento riguardanti, tra le altre, Air France-Klm, Virgin Atlantic, Sas e Latam.
La possibilità per gli azionisti di restare nella società
La proposta prevede anche un’alternativa al pagamento interamente in contanti. Gli azionisti potrebbero reinvestire parte delle proprie quote nella nuova struttura privata attraverso la quale Apollo controllerebbe easyJet.
Questa possibilità potrebbe interessare soprattutto il fondatore della compagnia, Stelios Haji-Ioannou, che possiede poco più del 15 per cento del capitale.
Resterebbe inoltre in vigore l’accordo che riconosce a easyGroup, la società del fondatore, royalties pari allo 0,25 per cento dei ricavi per l’utilizzo del marchio easyJet.
Il vincolo europeo sulla proprietà
Uno dei principali ostacoli riguarda le norme europee sulla proprietà e sul controllo delle compagnie aeree.
Per conservare i diritti di traffico nell’Unione europea, easyJet deve restare sotto il controllo effettivo di soggetti comunitari. Apollo, essendo un investitore statunitense, dovrà quindi limitare la propria partecipazione diretta e individuare capitali europei sufficienti a rispettare i requisiti previsti.
Il fondo ha assicurato che strutturerà l’operazione in modo compatibile con queste regole. Il vincolo potrebbe tuttavia rendere più complesso il finanziamento e allungare i tempi necessari per ottenere le autorizzazioni.
Il valore della flotta, degli slot e delle vacanze
L’interesse dei fondi non riguarda soltanto l’attività di trasporto passeggeri. EasyJet dispone di una flotta di proprietà, preziosi slot negli aeroporti europei più congestionati, un consistente portafoglio di ordini Airbus e una divisione vacanze in forte crescita.
Secondo le valutazioni riportate dagli analisti, l’insieme degli asset potrebbe valere circa 7,8 miliardi di sterline: 4,6 miliardi per i 208 aeromobili di proprietà, 770 milioni per gli slot aeroportuali, 1,2 miliardi per easyJet Holidays e altrettanto per il portafoglio degli ordini.
Il valore contabile degli asset di proprietà dichiarato dalla stessa easyJet ammontava a circa 5 miliardi di sterline alla fine del primo semestre dell’esercizio 2026.
La sfida per rendere redditizia l’acquisizione
Gli analisti di Bernstein ritengono che, al prezzo proposto, Apollo dovrà ottenere un forte miglioramento dei risultati industriali oppure valorizzare parte degli asset attraverso cessioni e operazioni finanziarie.
EasyJet dispone di una rete importante e di posizioni aeroportuali difficili da replicare, ma negli ultimi anni non ha guadagnato quote di mercato con la stessa velocità di concorrenti come Ryanair e Wizz Air.
La sfida sarà aumentare la redditività senza indebolire una compagnia che ha già avviato un vasto programma di rinnovamento della flotta e che, nei conti semestrali del 2026, ha registrato una perdita ante imposte di 552 milioni di sterline, pur disponendo di 4,7 miliardi di liquidità e di una posizione finanziaria netta positiva.
La parola passa ora a Castlelake. Un nuovo rilancio trasformerebbe la contesa per easyJet in una vera battaglia finanziaria, con il fondatore Stelios Haji-Ioannou e gli altri azionisti nella posizione di poter chiedere un prezzo ancora più elevato.
Economia
Il debito italiano sfonda quota 3.200 miliardi: nuovo record a giugno
A giugno il debito pubblico italiano è aumentato di 26,2 miliardi, raggiungendo il record di 3.207,2 miliardi. Cresce la quota detenuta dagli investitori stranieri, mentre diminuiscono quelle di Bankitalia, famiglie e imprese. Il governo punta a uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo.
Il debito pubblico italiano supera per la prima volta i 3.200 miliardi di euro. A giugno è aumentato di 26,2 miliardi rispetto al mese precedente, raggiungendo il nuovo massimo storico di 3.207,2 miliardi: circa 136 miliardi in più rispetto a un anno prima.
Dopo il rallentamento registrato alla fine del 2025, il debito è tornato a crescere quasi senza interruzioni dall’inizio del 2026, con la sola eccezione della lieve diminuzione di aprile.
Aumenta la quota detenuta all’estero
Continua a ridursi la quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia, scesa a giugno dal 17,2% al 16,7%. In base agli ultimi dati disponibili, riferiti a maggio, sale invece dal 35,7% al 35,9% la parte in mano ai non residenti.
In diminuzione anche la quota detenuta dagli altri residenti, principalmente famiglie e imprese non finanziarie, passata dal 14,7% al 14,5%.
Il record assoluto fornisce la dimensione nominale del debito, ma per valutarne la sostenibilità sono determinanti anche il rapporto con il Pil, la crescita economica e il costo degli interessi.
Entrate in calo a giugno, ma crescono nel semestre
A giugno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 43,2 miliardi, in diminuzione di 600 milioni rispetto allo stesso mese del 2025.
Il bilancio dei primi sei mesi rimane però positivo: le entrate hanno raggiunto i 261 miliardi, con un incremento di 3,6 miliardi, pari all’1,4%.
Il governo punta a uscire dalla procedura europea
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è detta fiduciosa sulla possibilità che l’Italia possa uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo dopo la revisione dei conti del 2025 attesa dall’Istat a settembre.
Meloni ha nuovamente attribuito al costo del Superbonus il mancato raggiungimento anticipato dell’obiettivo. L’uscita dalla procedura eliminerebbe alcuni vincoli di sorveglianza rafforzata, ma non garantirebbe automaticamente maggiore libertà di spesa, perché resterebbero gli impegni previsti dalle nuove regole europee.
Tra le ipotesi per la prossima manovra figura una riduzione dell’Irpef per i redditi fino a 60mila euro. Le simulazioni indicano benefici compresi tra 100 e 1.000 euro, ma platea, costi e soglie devono ancora essere definiti.
L’Italia cresce meno della media europea
Nel secondo trimestre il Pil è aumentato dello 0,4% nell’Eurozona e dello 0,5% nell’intera Unione europea. L’Italia si è fermata al +0,2%, dopo il +0,3% dei primi tre mesi dell’anno.
Tra i Paesi considerati, l’incremento italiano figura nella parte bassa della classifica insieme a Germania, Francia e Slovacchia. L’Irlanda registra invece la crescita più elevata, con un +3,9%.
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Economia
Ferrero acquisisce Purely Elizabeth e rafforza la colazione salutistica negli Usa
Ferrero Group ha firmato un accordo per acquisire Purely Elizabeth, marchio americano specializzato in granola, cereali e prodotti salutistici. L’operazione rafforza la strategia del gruppo nel mercato nordamericano dopo l’acquisizione di WK Kellogg Co. Non sono stati resi noti i termini economici.
Ferrero Group ha siglato un accordo per acquisire Purely Elizabeth, azienda statunitense specializzata in prodotti per la colazione e alimenti posizionati nel segmento salutistico.
L’operazione rafforza ulteriormente la presenza del gruppo di Alba nel mercato nordamericano, soprattutto nelle categorie dei cereali, della granola e dei prodotti cosiddetti “better-for-you”. Non sono stati comunicati il valore economico dell’accordo e i tempi previsti per il completamento dell’acquisizione.
Il marchio americano fondato nel 2009
Purely Elizabeth è stata fondata nel 2009 da Elizabeth Stein e ha sede a Boulder, in Colorado. Il suo portafoglio comprende granola, cereali, oatmeal e prodotti realizzati anche con cereali antichi, frutta secca e semi.
Il marchio propone diverse linee certificate senza glutine, biologiche, vegane o prive di organismi geneticamente modificati. Negli ultimi anni l’azienda ha registrato una forte crescita, sostenuta dall’interesse dei consumatori americani verso alimenti percepiti come più naturali e funzionali.
La strategia di Ferrero negli Stati Uniti
«Con il suo straordinario portafoglio di prodotti di qualità e gustosi, Purely Elizabeth è un’ottima aggiunta a Ferrero», ha dichiarato Giovanni Ferrero, presidente di Ferrero International, la holding del gruppo.
Secondo Ferrero, l’acquisizione completa e rafforza quella di WK Kellogg Co, il gruppo che controlla numerosi marchi storici dei cereali per la colazione negli Stati Uniti, in Canada e nei Caraibi.
L’obiettivo è consolidare la presenza nel mercato americano della prima colazione e, contemporaneamente, ampliare l’offerta di prodotti salutistici. In questo segmento Ferrero ha già investito attraverso marchi come Eat Natural e Fulfil in Europa, Power Crunch in Nord America e Bold Snacks in Brasile.
L’acquisizione di Purely Elizabeth conferma la strategia di diversificazione perseguita dal gruppo: accanto ai tradizionali prodotti dolciari, Ferrero sta ampliando la propria presenza nei biscotti, nei gelati, nei cereali, negli snack proteici e negli alimenti destinati ai consumatori maggiormente attenti agli ingredienti e ai valori nutrizionali.
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Suggerimento immagini: confezioni di granola Purely Elizabeth accanto al logo Ferrero oppure Giovanni Ferrero durante un evento aziendale. Evitare fotomontaggi che possano suggerire la conclusione definitiva dell’operazione prima del perfezionamento dell’accordo.
Economia
UniCredit-Commerzbank, primo confronto Orcel-Orlopp sul cambio di controllo
Primo confronto diretto tra Andrea Orcel e Bettina Orlopp dopo la conquista da parte di UniCredit di circa il 48% di Commerzbank. Al centro gli effetti contabili, legali e gestionali del cambio di controllo.
Si apre il dialogo diretto tra UniCredit e Commerzbank. Andrea Orcel e Bettina Orlopp hanno partecipato alla fine della scorsa settimana a una videoconferenza insieme con altri dirigenti dei due istituti, avviando il confronto sulle conseguenze del passaggio del controllo della banca tedesca.
Il colloquio non rappresenta ancora l’apertura di una trattativa formale sulla fusione. Le discussioni si sarebbero concentrate soprattutto sugli aspetti contabili, legali e sulla gestione dei rischi legati alla nuova struttura azionaria.
UniCredit vicina al 50 per cento
Tra le azioni già detenute e quelle ottenute attraverso l’offerta pubblica di scambio conclusa a luglio, UniCredit può contare su una partecipazione di circa il 48 per cento di Commerzbank.
Restano necessari gli ultimi passaggi regolamentari prima che il gruppo italiano possa esercitare pienamente i diritti collegati alla quota. Il confronto servirà quindi a preparare le due banche agli effetti concreti del cambio di controllo.
La telefonata apre la strada a ulteriori incontri nei prossimi mesi, durante i quali potranno essere affrontati anche il futuro assetto industriale, la governance e i rapporti tra Commerzbank e Hvb, la controllata tedesca di UniCredit.
Le divergenze sul piano industriale
Il progetto di UniCredit punta a rafforzare il posizionamento di Commerzbank sul mercato domestico tedesco, riducendo la dipendenza dalle attività internazionali di finanziamento e negoziazione.
Proprio su questo punto restano le maggiori distanze. Bettina Orlopp considera la rete internazionale una componente essenziale del modello industriale e si opporrebbe a un suo ridimensionamento. Le proposte riguardanti la divisione retail e le attività amministrative sarebbero invece meno controverse.
La stessa amministratrice delegata ha ricordato che qualsiasi modifica strutturale, compreso un eventuale accordo di controllo, richiederebbe almeno il 75 per cento dei voti in assemblea.
«Solo un approccio congiunto ha delle potenzialità», ha affermato Orlopp durante la recente presentazione dei risultati.
La posizione del governo tedesco
Nella partita resta centrale il governo di Berlino, ancora titolare di circa il 13 per cento di Commerzbank. L’esecutivo tedesco ha sempre chiesto garanzie sul mantenimento della sede a Francoforte, sui posti di lavoro e sul ruolo della banca nel finanziamento delle imprese nazionali.
Finora Berlino ha mostrato forti resistenze all’operazione e ha respinto le richieste di Orcel di avviare un negoziato diretto. Il nuovo equilibrio azionario rende però sempre più difficile ignorare il peso raggiunto da UniCredit.
Secondo le ipotesi allo studio, Commerzbank potrebbe restare un’entità autonoma per almeno due anni dopo il cambio di controllo. Soltanto in una fase successiva UniCredit valuterebbe una possibile integrazione con Hvb.
Nessuna scossa in Borsa
I mercati hanno accolto senza particolari reazioni la notizia del primo confronto. Commerzbank ha terminato la seduta di Francoforte in rialzo dello 0,2 per cento a 39,1 euro, mentre UniCredit ha registrato a Milano un aumento analogo, chiudendo a 84,6 euro.
Alla fine dello scorso anno Commerzbank impiegava quasi 40 mila persone, circa 25 mila delle quali in Germania e diecimila in Polonia. La forza lavoro di Hvb era invece composta da circa 8.400 dipendenti. Numeri che spiegano perché l’eventuale integrazione sia destinata a restare una questione industriale e politica di primo piano in Germania.


