Corona Virus
E ora sono le mamme che temono la riapertura delle scuole in Campania a scrivere a De Luca: #il24scuolechiuseincampania
Et voilà. Non ci sono solo le mamme dei bambini alimentati col latte al plutonio che piangono perchè vogliono andare a scuola perchè stanno male al pensiero di non poter imparare endecasillabi, dittonghi, verbi irregolari o l’inglese per ragazzi. No, ci anche le mamme che hanno paura di dover rimandare i figli a scuola perchè i numeri del contagio da Covid-19 “sono ancora alti” e lanciano la campagna #il24scuolechiuseincampania. Sui social, ogni giorno, immediatamente dopo la pubblicazione sui profili ufficiali della Regione Campania e del presidente Vincenzo De Luca, le mamme e i papà che hanno aderito all’iniziativa, scrivono un unico commento, in massa: #il24scuolechiuseincampania. Un fash mob, nelle intenzioni degli organizzatori, nel pieno rispetto delle norme anticovid e delle misure restrittive previste per la zona rossa. In questo modo vogliono convincere De Luca (quello della polemica con le mamme con “gli occhi fuggitivi e le mascherine di tendenza”) a tenere chiusi gli istituti. Il 24 novembre, infatti, stando all’ultima ordinanza regionale sulla scuola, emanata dal presidente De Luca, torneranno in classe i piccoli, gli alunni della scuola dell’infanzia e quelli della prima elementare. Il timore tra mamme e papà, favorevoli alla dad, la didattica a distanza, è che questo sia solo il primo passo per capire se ci sono le condizioni per riportare in classe anche i più grandicelli. Stando alle disposizioni previste dalla zona rossa, in cui la Campania si trova dalla scorsa domenica 15 novembre, la scuola può essere in presenza fino alla seconda media. Il gruppo creato su Facebook si chiama “Tuteliamo la salute dei nostri figli” e conta già più di 19mila adesioni. È un gruppo pubblico al quale può aderire chiunque “trovi assurda l’idea di riaprire le scuole” la prossima settimana. Quella dei genitori che vogliono #il24scuolechiuseincampania non sono un fatto isolato a Napoli, ma ce ne sono una marea sparsi per la Campania. A Ischia, ad esempio, il sindaco Enzo Ferrandino, ascoltando le preoccupazioni di tanti genitori che non vogliono il rientro in classe dei loro figli, ha già fatto sapere che è pronto ad assumersi la responsabilità di tenere le scuole chiuse se non lo farà la Regione Campania. Il povero presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, di questo passo, solo a stare dietro le polemiche delle scuole, rischia di andare al manicomio.
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Napoli avvia monitoraggi ambientali su campi elettromagnetici e rumore: controlli diffusi e nuovi fondi
Il Comune di Napoli avvia un’azione sistematica di monitoraggi su campi elettromagnetici e rumore con ARPAC. Controlli in 30 siti e piano per il risanamento acustico.
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Covid in Toscana, contagi in calo ma quattro nuove vittime: ricoveri giù del 12%
In Toscana i nuovi casi Covid scendono a 43, ma si registrano quattro decessi. Ricoveri in calo del 12% e 29 pazienti in ospedale, di cui due in terapia intensiva.
Netto calo dei nuovi casi Covid in Toscana, che scendono a 43 nell’ultima settimana secondo il rapporto regionale. Ma si registrano altre quattro vittime nelle province di Livorno, Arezzo, Siena e Grosseto. Il totale dei decessi dall’inizio della pandemia arriva così a 12.816.
Ospedali meno sotto pressione: -12% di ricoveri
I nuovi casi individuati – 35 con tampone molecolare e 8 con test rapido – portano a 1.672.139 il totale dei contagiati in Toscana da febbraio 2020.
I guariti salgono a 1.658.976, pari al 99,2% dei casi totali, con altre 47 persone risultate negative al tampone.
I positivi attuali sono 347. Tra questi 29 pazienti sono ricoverati in ospedale, quattro in meno rispetto alla settimana precedente (-12,1%). Due restano in terapia intensiva, con un saldo invariato.
Quasi tutti i positivi in isolamento domiciliare
La quota più consistente dei casi attivi – 318 persone – è in isolamento a casa. La Regione sottolinea che si tratta di pazienti con sintomi lievi o asintomatici. Anche questo dato è in lieve calo (-1,2%).
Una fase stabile ma da monitorare
La curva dei contagi continua a mostrare numeri contenuti, ma la presenza di quattro nuovi decessi ricorda che il Covid non è scomparso del tutto. La Regione invita a mantenere attenzione soprattutto tra le fasce fragili, mentre il sistema ospedaliero conferma una pressione limitata.
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Pamela Genini, una vita spezzata da un amore malato: violenze, minacce e paura prima del delitto di Milano
Dai racconti di amici ed ex fidanzati emerge il ritratto di un rapporto tossico, segnato da violenze e minacce. Pamela Genini, uccisa a Milano, aveva già subito aggressioni mai denunciate per paura.
Un rapporto tossico, fatto di violenza, minacce e paura. È il quadro che emerge dalle testimonianze raccolte in Procura a Milano sull’omicidio di Pamela Genini, la 29enne uccisa a coltellate il 14 ottobre dal compagno Gianluca Soncin, 52 anni, ora in carcere con l’accusa di omicidio pluriaggravato per crudeltà e premeditazione.
Le amiche della giovane e due suoi ex fidanzati hanno descritto agli inquirenti un legame malato, dominato da soprusi e aggressioni ripetute. Pamela – fragile, spaventata, ma incapace di allontanarsi definitivamente dal suo aguzzino – aveva subito pestaggi, umiliazioni e minacce di morte.
Le testimonianze: “Voleva lasciarlo ma aveva paura”
Il primo a essere ascoltato oggi in Procura è stato Andrea, ex fidanzato della giovane, con cui Pamela aveva mantenuto un rapporto di amicizia dopo la fine della relazione nel 2023. Insieme a un altro ex, Francesco, che aveva sentito al telefono le ultime parole della ragazza prima di morire, aveva tentato di proteggerla dalle violenze di Soncin.
“Era terrorizzata – hanno raccontato gli amici – ma non trovava la forza di denunciarlo. Temeva ritorsioni.”
Anche l’ex compagna dell’assassino ha confermato il profilo di un uomo “violento e prevaricatore”, denunciato per maltrattamenti già nel 2011, ma poi mai condannato perché la donna aveva ritirato la querela.
Le aggressioni e il codice rosso mancato
Gli inquirenti stanno ricostruendo una lunga catena di episodi di violenza. All’Isola d’Elba Soncin avrebbe colpito Pamela con calci e pugni, minacciandola con cocci di vetro e tentando di buttarla dal balcone di un albergo. A Cervia le avrebbe rotto un dito, costringendola al ricovero all’ospedale di Seriate, dove la ragazza aveva compilato il questionario antiviolenza, senza che però scattasse il codice rosso.
L’indagine e le prossime mosse
Oggi, al Palazzo di Giustizia di Milano, si è tenuta una riunione operativa tra la Procura e i vertici della Questura per coordinare i prossimi passi. La Squadra Mobile curerà le analisi forensi dei cellulari, mentre i Carabinieriraccoglieranno nuovi elementi sugli episodi di stalking e sulle frequentazioni dell’assassino, la cui vita e i cui affari verranno ora passati al setaccio.
Il dolore della famiglia
Intanto, domani pomeriggio a Villa D’Almè sarà allestita la camera ardente per Pamela Genini, mentre i funerali si terranno venerdì a Strozza, in provincia di Bergamo.
La famiglia ha chiesto silenzio e rispetto:
“Lasciateci nel nostro lutto – hanno dichiarato la madre e i parenti – chiediamo solo di essere lasciati soli.”
Un’altra giovane vita spezzata da un amore malato e da una violenza ignorata troppo a lungo, che riaccende il drammatico tema della protezione delle vittime di femminicidio in Italia.


