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È morto Rocco Commisso, presidente della Fiorentina

È morto negli Stati Uniti Rocco Commisso, presidente della Fiorentina. Aveva 76 anni. Sotto la sua guida il club viola ha raggiunto finali europee e realizzato il Viola Park.

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È morto negli Stati Uniti Rocco Commisso (foto Imagoeconomica), presidente della Fiorentina. Aveva 76 anni e risiedeva da tempo negli Usa, dove si è spento dopo un prolungato periodo di cure. L’annuncio è stato diffuso dal club viola con una lunga nota ufficiale della famiglia, firmata dalla moglie Catherine, dai figli Giuseppe e Marisa e dalle sorelle Italia e Raffaelina.

L’uomo e la famiglia

Nel comunicato la famiglia ricorda Commisso come “un esempio, una guida, un uomo leale e fedele”, sottolineando i 50 anni di matrimonio con la moglie Catherine e il rapporto intenso con i figli. Un profilo umano descritto come dolce e deciso, coerente con il carattere che ha sempre mostrato anche nella gestione delle sue aziende, Mediacom e Fiorentina, alle quali ha continuato a dedicarsi fino agli ultimi giorni.

Il legame con Firenze e il popolo viola

Il calcio è stato il grande amore di Commisso, e la Fiorentina lo è diventata sette anni fa, quando ha assunto il controllo del club iniziando un rapporto diretto e empatico con tifosi, città e settore giovanile. “Chiamatemi Rocco” fu il suo biglietto da visita. Sempre vicino a Firenze, anche nei momenti più difficili, come durante l’emergenza Covid con la campagna solidale “Forza e Cuore”, che destinò donazioni significative agli ospedali cittadini.

I risultati sportivi e la gestione del club

Commisso ha acquisito la Fiorentina il 6 giugno 2019 dalla famiglia Della Valle. Sotto la sua presidenza il club ha raggiunto due finali di Conference League e una finale di Coppa Italia, senza però riuscire a riportare un trofeo a Firenze, che manca dal 2001. La sua gestione è stata segnata da cicli tecnici diversi e da un obiettivo dichiarato: riportare stabilmente la Fiorentina ai vertici del calcio europeo.

Il Viola Park e l’eredità strutturale

Tra le opere più significative resta il Viola Park, il grande centro sportivo realizzato a Bagno a Ripoli, 22 ettari e un investimento da circa 120 milioni di euro, oggi casa della prima squadra, del settore femminile e delle giovanili. La struttura porta il suo nome ed è destinata a restare uno dei segni più concreti della sua presidenza. Più tormentato, invece, il progetto del nuovo stadio, una battaglia che Commisso ha definito il suo “più grande fallimento”.

Gli ultimi mesi e le parole finali

Nel 2025 i gravi problemi di salute lo avevano costretto a restare lontano dall’Italia. L’11 dicembre scorso, in una delle sue ultime dichiarazioni pubbliche, aveva ribadito di non voler cedere il club, respingendo le voci su un possibile passaggio di mano: una posizione coerente con la sua storia imprenditoriale e sportiva.

Cordoglio nel mondo del calcio

Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dai New York Cosmos, di cui Commisso era stato proprietario e presidente, che lo hanno ricordato come un leader appassionato e visionario. Tra le reazioni in Italia anche quella del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, che ha parlato di “una persona di grande spessore umano e imprenditoriale” e di una perdita rilevante per il calcio italiano.

Il futuro della Fiorentina

Con la scomparsa di Rocco Commisso si apre ora una fase di riflessione per la famiglia, chiamata a decidere se proseguire direttamente la gestione del club o valutare un’eventuale cessione. Una scelta che inciderà sul futuro della Fiorentina, nel solco di un’eredità fatta di investimenti, ambizione e di un legame profondo con la città e il popolo viola.

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Economia

Potere d’acquisto in crescita in Italia: Eurostat conferma il primato nel 2025

Secondo Eurostat nel terzo trimestre 2025 il potere d’acquisto pro-capite in Italia cresce dell’1,7%, il dato più alto nell’UE.

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La combinazione tra il forte aumento degli occupati e il recupero, più lento ma progressivo, dei salari reali rispetto all’inflazione sta producendo un risultato complessivo positivo sul potere d’acquisto pro-capite degli italiani. Una dinamica che Istat aveva già anticipato nei conti trimestrali dei settori istituzionali e che ora trova conferma nei dati diffusi da Eurostat.

Nel terzo trimestre 2025, secondo le serie destagionalizzate e corrette per il calendario, il potere d’acquisto pro-capite in Italia è aumentato dell’1,7% rispetto al trimestre precedente. Si tratta dell’incremento più elevato tra i Paesi dell’Unione Europea per i quali sono disponibili dati omogenei.

Il confronto con gli altri Paesi UE

L’Italia precede Ungheria (+1,6%), Irlanda (+1,4%) e Portogallo (+1,3%). Più distaccate risultano Spagna (+0,6%) e Germania (+0,5%), mentre in Francia si registra un lieve calo (-0,3%).

Per potere d’acquisto pro-capite si intende il reddito disponibile delle famiglie e delle istituzioni senza scopo di lucro, depurato dall’inflazione tramite il deflatore dei consumi e rapportato alla popolazione residente, secondo le metodologie di contabilità nazionale.

L’andamento nel periodo post-inflazione

Se si considera il periodo che va dal quarto trimestre 2022, fase culminante dell’inflazione, al terzo trimestre 2025, il potere d’acquisto per abitante in Italia risulta cresciuto complessivamente del 7,5%. È il secondo miglior risultato tra i principali Paesi dell’Eurozona, alle spalle della sola Spagna (+8,5%), che però partiva da livelli più penalizzati.

Nello stesso arco temporale, la crescita è stata decisamente più contenuta in Francia (+1,8%) e in Germania (+1,2%). L’Italia precede anche il Belgio (+5,6%) e i cosiddetti Paesi “frugali”: Paesi Bassi (+5%), Danimarca (+3,8%), Austria (+1,4%) e Svezia (+1%).

Il dato del 2025

Particolarmente significativo è l’andamento del 2025. Tra il quarto trimestre 2024 e il terzo trimestre 2025, l’Italia ha registrato un aumento reale del reddito disponibile pro-capite pari al +3,5%, superiore anche a quello della Spagna (+0,9%). Nello stesso periodo, la Germania si è fermata a +0,3%, mentre la Francia ha segnato una flessione dello 0,4%.

Il confronto con i livelli pre-Covid

Al terzo trimestre 2025, rispetto ai livelli precedenti alla pandemia (quarto trimestre 2019), l’Italia mostra il maggiore aumento reale del reddito disponibile per abitante tra i principali Paesi UE: +7,7%. Seguono Danimarca (+6,2%), Francia (+5,9%), Spagna e Paesi Bassi (entrambe +5,8%), Belgio (+5%), Austria (+3,1%), Germania (+2,8%) e Svezia (+2,4%).

Il balzo registrato nei primi tre trimestri del 2025 ha consentito all’Italia di superare nettamente Francia e Spagna, che a fine 2024 risultavano ancora leggermente avanti nella crescita cumulata rispetto al periodo pre-pandemico.

Una lettura complessiva

I dati Eurostat delineano un quadro che ridimensiona l’idea di un’Italia schiacciata dall’inflazione. Pur in presenza di salari reali che hanno recuperato terreno con gradualità, l’aumento dell’occupazione ha consentito un miglioramento significativo del potere d’acquisto aggregato pro-capite, compensando l’impennata dei prezzi registrata tra il 2022 e il 2023. Una tendenza che, al momento, colloca l’Italia tra le economie europee più dinamiche sotto questo profilo.

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Affari Tuoi, Marco dal Friuli Venezia Giulia rifiuta le offerte e vince 75mila euro

Ad Affari Tuoi Marco, in gara per il Friuli Venezia Giulia con la sorella Dora, rifiuta due offerte del Dottore e porta a casa 75mila euro.

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Ad Affari Tuoi arriva Marco, in rappresentanza del Friuli Venezia Giulia. È un collezionista di peluche e inizia la sua partita con il pacco numero 4. Al suo fianco c’è la sorella Dora, studentessa. L’avvio del gioco è subito movimentato: nei primi tiri escono pacchi importanti, tra cui quelli da 100mila e 300mila euro.

La situazione a sei pacchi dal termine

Nonostante le prime perdite, Marco e Dora riescono a costruire una partita solida. A sei pacchi dal termine restano in gioco tre pacchi rossi da 10mila, 30mila e 75mila euro e tre pacchi blu da 1, 10 e 20 euro.

La prima offerta del Dottore

Il Dottore propone 10mila euro per chiudere la partita. Marco riflette ma decide di andare avanti. La scelta viene subito premiata: il pacco successivo contiene 20 euro, uno dei blu ancora in gioco.

“Soldi sicuri” nel finale

A tre pacchi dal termine rimangono solo i pacchi rossi da 10mila, 30mila e 75mila euro. Una situazione che Stefano De Martino commenta con la sua frase simbolo: “soldi sicuri”. Il Dottore rilancia e offre 25mila euro per chiudere la partita, ma Marco rifiuta ancora.

La scelta decisiva

Marco pesca il pacco da 10mila euro. A quel punto restano due pacchi, entrambi rossi: 30mila e 75mila euro. Il concetto di “soldi sicuri” diventa realtà.

La vincita finale

Nel suo pacco Marco trova 75mila euro. Insieme alla sorella Dora porta a casa una vincita importante, chiudendo la partita con una scelta coraggiosa e premiata dal gioco.

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Caffè e tè alleati del cervello. Ridotto del 18% il rischio di demenza

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Due o tre tazze di caffè o una-due di tè al giorno possono ridurre il rischio di sviluppare demenza del 18% e rallentare il declino cognitivo. È quanto emerge da un ampio studio pubblicato su JAMA, condotto da ricercatori della Harvard University e del Mass General Brigham. L’analisi ha coinvolto 131.821 individui seguiti fino a 43 anni, con valutazioni ripetute su dieta, funzione cognitiva e insorgenza di demenza.

Caffeina e composti bioattivi

Caffè e tè contengono sostanze bioattive, tra cui polifenoli e caffeina, che sono stati associati a effetti neuroprotettivi, come la riduzione dell’infiammazione e del danno cellulare. Nel corso dello studio, 11.033 partecipanti hanno sviluppato demenza. Chi consumava più caffè con caffeina mostrava un rischio inferiore del 18% rispetto a chi ne beveva poco o nulla.

Effetti su declino cognitivo e test oggettivi

I bevitori di caffè con caffeina presentavano anche una minore prevalenza di declino cognitivo soggettivo, pari al 7,8% contro il 9,5% dei non consumatori. In alcune misurazioni, le prestazioni ai test cognitivi oggettivi risultavano migliori tra chi assumeva regolarmente caffeina. Risultati simili sono stati osservati per il consumo di tè.

Decaffeinato e ruolo della caffeina

Diversamente dal caffè con caffeina e dal tè, il caffè decaffeinato non ha mostrato gli stessi benefici, suggerendo che la caffeina possa rappresentare il principale fattore attivo. I vantaggi cognitivi sono risultati più evidenti con un consumo quotidiano di 2-3 tazze di caffè o 1-2 di tè.

Nessun effetto negativo e beneficio trasversale

Contrariamente a quanto indicato da alcuni studi precedenti, un consumo più elevato di caffeina non ha prodotto effetti negativi, mostrando benefici neuroprotettivi simili anche a dosaggi superiori. L’effetto positivo è risultato indipendente dalla predisposizione genetica alla demenza, confermandosi sia nei soggetti a rischio alto sia in quelli a rischio basso.

Un possibile intervento dietetico

Lo studio suggerisce che un alimento di largo consumo come il caffè possa rappresentare un intervento dietetico promettente nella prevenzione della demenza, da affiancare ad altri stili di vita sani. I risultati non indicano una cura, ma rafforzano l’ipotesi di un ruolo protettivo della caffeina sulla salute cognitiva nel lungo periodo.

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