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È morto a 99 anni il principe Filippo, era il consorte della Regina Elisabetta

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Ha chiuso gli occhi a due mesi dal traguardo del secolo: nel suo letto, come voleva, e sotto lo stesso tetto della regina Elisabetta II, la donna a cui e’ stato al fianco per oltre sette decenni in veste di compagno di vita, principe consorte, bastione della monarchia britannica. E che ora lascia sola alla soglia dei 95 anni. Il Regno Unito e il mondo dicono addio a Filippo di Edimburgo, spentosi 99enne nel castello di Windsor dove era riuscito a tornare il 16 marzo scorso dopo un mese di ricovero ospedaliero dovuto a un’infezione aggravata da complicazioni cardiache, giusto in tempo per passare la Pasqua e per morire. L’annuncio e’ arrivato dall’unica voce che poteva darlo. Quella di Elisabetta, affidata alle righe – toccanti e asciutte, nello stile di entrambi – di un sobrio messaggio di Buckingham Palace. “E’ con profondo dolore che Sua Maesta’ la Regina annuncia la morte dell’amato marito, Sua Altezza Reale il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, spirato pacificamente stamattina nel Castello di Windsor. La Famiglia Reale si unisce alle persone che nel mondo sono in lutto per la perdita”. Poche parole per richiamare i sentimenti familiari del casato, il rispetto di un intero Paese e di gran parte del globo, ma soprattutto il senso di un legame personale suggellato – tra fasti e cadute, riti e momenti di crisi passati per il devastante epilogo della vita di lady Diana o la recente ‘fuga’ dei duchi di Sussex – da 73 anni di matrimonio inossidabile, d’intesa capace di reggere ogni sfida. I riconoscimenti al riguardo sono pressoche’ unanimi, sull’isola e in giro per il pianeta, in ore di tributi sinceri o di circostanza. Tributi fra cui spiccano quelli del primo ministro Tory, Boris Johnson, che – riecheggiato da esponenti politici britannici di ogni colore – ricorda “Prince Philip” come “un pilastro” per la regina, la monarchia e la nazione in un discorso di fronte a Downing Street nel quale non manca d’inchinarsi alle qualita’ umane di un principe certo gaffeur eppure in grado di “ispirare” tanti sudditi a iniziare “dai giovani”, ma in primis “all’etica del servizio” maturata gia’ come veterano di guerra della Royal Navy nel secondo conflitto mondiale. E tributi a cui si aggiungono quelli di altri grandi della Terra (dal presidente americano Joe Biden con signora, agli Obama, a Trump, a Sergio Mattarella, ai vari leader europei o dei Paesi del Commonwealth nato dalle ceneri dell’Impero Britannico, fino a Vladimir Putin o a personalita’ della scena pubblica di mezzo mondo, a esponenti religiosi e cosi’ via). I pensieri di ognuno “si volgono” ora alla regina e alla Royal Family, come ha sottolineato Johnson. Ma su Sua Maesta’ e su casa Windsor si concentrano pure le curiosita’. Quelle di chi scruta per cogliere ad esempio se e quando arrivera’ dagli Usa a versare le sue lacrime il prediletto nipote-ribelle Harry (con o senza Meghan), il cui strappo non puo’ non aver pesato secondo molti sugli ultimi mesi del patriarca, nonostante gli sforzi fatti per proteggerlo e tenerlo in certa misura all’oscuro. O ancora per capire come la sovrana sapra’ reagire a questo colpo, alla perdita di un un punto di riferimento mai venuto meno fin da quando lo sposo’ a 21 anni, un lustro prima di prendere lo scettro. Un uomo verso il quale tutti “abbiamo un debito piu’ grande di quanto si potra’ mai sapere”, come ebbe a dire lei stessa qualche anno fa in occasione del Giubileo di Diamante sul trono. Intanto c’e’ da definire la cornice dell’estremo saluto (il governo si e’ riunito in serata in attesa di formalizzare le intesa con la corte al riguardo), in un Paese nel quale l’omaggio popolare a Filippo – malgrado i mazzi di fiori deposti alla spicciolata dinanzi alle residenze reali – e’ frenato dalle restrizioni dell’emergenza Covid e dall’appello delle istituzioni a non assembrarsi. Mentre l’Union Jack sventola a mezz’asta su Buckingham Palace e l’abbazia di Westminster fa riecheggiare 99 lenti rintocchi di campana, di minuto in minuto, uno per ciascuno degli anni vissuti dal principe esule venuto dalla Grecia con sangue tedesco, danese e russo nelle vene per diventare di gran lunga il consorte reale piu’ longevo (e dietro le quinte influente) della storia britannica. Una figura in onore della quale l’esecutivo annuncia il lutto nazionale e il Parlamento una convocazione lunedi’ in seduta commemorativa straordinaria, ma senza funerali di Stato. Secondo quanto impongono “le consuetudini e le stesse volonta’” del defunto, spirito libero rispettoso delle forme quanto notoriamente refrattario alla pompa cerimoniale, ha fatto sapere il palazzo: evocando esequie solenni, ma private nella cappella di St George, adiacente al castello di Windsor; dove attorno alla regina, all’erede al trono Carlo, agli altri figli Anna, Andrea ed Edoardo, a nipoti, a consorti, vi dovrebbe essere spazio per pochi ospiti selezionati. Non senza l’invito esplicito al pubblico esterno dei sudditi a restare questa volta a casa.

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Israele attacca Gaza con i raid e le truppe di terra

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Truppe israeliane sono entrate stanotte a Gaza per un attacco di terra contro le postazioni di Hamas bersagliate negli ultimi giorni da pesantissimi raid aerei dopo la pioggia di razzi verso lo Stato ebraico. “Ho detto che avremmo fatto pagare un prezzo molto alto ad Hamas. Lo facciamo e continueremo a farlo con grande intensita’. L’ultima parola non e’ stata detta e questa operazione proseguira’ per tutto il tempo necessario”, ha scritto il premier israeliano Benyamin Netanyahu in un messaggio pubblicato su Twitter dopo l’annuncio dell’esercito dell’avvio delle operazioni di terra, accompagnate da nuovi raid. Il portavoce militare Jonathan Conricus ha precisato che i soldati sono pentrati dal nord della Striscia, senza tuttavia dare particolari sulla quantita’ di forze impegnate nell’enclave palestinese. Le forze israeliane hanno comunque ordinato a chiunque si trovi in territorio israeliano entro 4 km dalla frontiera di entrare in un rifugio e di restarvi “fino a nuovo ordine”. Di fronte all’ennesima escalation del conflitto, il Consiglio di sicurezza dell’Onu e’ stato convocato per domenica. Per tutta la giornata di ieri Israele aveva continuato ad ammassare le truppe al confine con la Striscia e a richiamare altri riservisti, facendo presagire l’imminenza di un’operazione di terra, evocata a piu’ riprese dallo stesso esercito.

La guerra con Hamas – mentre continuano i raid e il lancio di razzi su Tel Aviv e vicino agli aeroporti israeliani – scivola cosi’ in uno scontro diretto sul campo dopo essersi aggravata nella serata di ieri di un altro dramma: un’intera famiglia, compresi quattro bambini e la madre incinta, e’ rimasta uccisa in un pesante bombardamento israeliano nella zona di Sheikh Zayed, nel nord di Gaza, che ha provocato almeno 11 morti e 50 feriti, secondo la ricostruzione dell’agenzia palestinese Wafa. Al quinto giorno di conflitto le chance di un cessate il fuoco imminente appaiono ridotte al lumicino. La comunita’ internazionale, malgrado gli appelli alla de-escalation e qualche timido tentativo di mediazione, sembra assistere impotente. E non e’ servito da deterrente per l’operazione di terra neanche la grave situazione che Israele sta affrontando al suo interno, con le violenze incessanti tra ebrei ed arabi: un secondo fronte imprevisto e foriero di sviluppi devastanti. Finora dalla Striscia sono piovuti su Israele circa 1.600 razzi, anche di nuova concezione, accompagnati dalla novita’ dei droni esplosivi. Razzi che hanno bersagliato il sud e le zone centrali del Paese. L’aviazione ebraica ha risposto con centinaia di attacchi, soprattutto contro la catena di comando e di intelligence di Hamas e della Jihad e contro i lanciatori di missili anti tank. In particolare e’ stata centrata una struttura dei servizi di Hamas con “dozzine di terroristi operativi” all’interno.

Un edificio, hanno spiegato ancora i militari, che serviva come comando principale per la sua rete di sorveglianza. Il bilancio, secondo il ministero della Sanita’ di Gaza, e’ salito ad oltre 100 morti (compresi 27 bambini), con oltre 500 feriti. Hamas, hanno sottolineato gli esperti, sta mostrando una crescente e innovativa capacita’ di fuoco, usando tra l’altro – come ha rivelato Abu Obeida, portavoce delle Brigate al-Qassam, ala militare dell’organizzazione – i nuovi razzi denominati ‘Ayash250′, che avrebbero una gittata di 250 chilometri. Sono questi ad essere stati lanciati verso l’aeroporto internazionale Ramon, a nord di Eilat, e piuttosto distante dalla Striscia. Minaccia che ha portato le maggiori compagnie aeree europee e americane a sospendere i voli per l’aeroporto Ben Gurion almeno fino a sabato. Ma a preoccupare la leadership israeliana sono anche – o forse soprattutto – le violenze che da giorni, a partire dagli scontri di Gerusalemme, stanno infiammando le citta’ miste con una vera e propria caccia all’uomo tra ebrei e arabi e tentati linciaggi da entrambe le parti. Il ministro della Difesa Benny Gantz ha quindi ordinato “un massiccio rinforzo” delle forze di polizia nel tentativo di raffreddare “gli attacchi contro civili ebrei ed arabi”. “Siamo in stato di emergenza”, ha detto Gantz, che ha disposto il rinforzo di 10 battaglioni della polizia di frontiera. “Nessun soldato – ha tuttavia precisato – sara’ coinvolto in queste attivita’, visto che non fanno parte della missione dell’esercito”.

Una politica non condivisa dal premier Benyamin Netanyahu che invece da Lod – cittadina scintilla delle violenze – ha annunciato che per sedare i disordini Israele potrebbe “fare ricorso ad arresti amministrativi (ossia non convalidati da un giudice, ndr) ricorrendo anche ai soldati, come peraltro avviene anche in altri Paesi”. Fatto sta che i disordini continuano a dilagare da sud a nord: da Bat Yam a Haifa, da Tiberiade al Negev alla periferia di Tel Aviv, fino ad Acco (S.Giovanni d’Acri), dove nei giorni scorsi e’ stato appiccato il fuoco ad uno dei piu’ famosi ristoranti della citta’, ‘Uri Buri’, di proprieta’ di un ebreo. Lo stesso e’ avvenuto per negozi e proprieta’ arabe. Una spirale difficile da contenere. Sul fronte politico infine sembra allontanarsi un governo di unita’ anti-Netanyahu. Il leader di Yamina Naftali Bennett stasera ha escluso di poter far parte di un esecutivo con Yair Lapid. Secondo alcuni media anzi Bennett riprendera’ i colloqui proprio con il Likud di Netanyahu. La decisione pare legata proprio ai disordini tra arabi ed ebrei: al governo alternativo a Netanyahu si accreditava la possibilita’ che potesse essere sostenuto dall’esterno dai partiti arabi.

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È morto Spencer Silver, l’inventore adesivo dei Post-it

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E’ morto a 80 anni il chimico americano Spencer Silver, inventore dell’adesivo usato nei Post-it. Ne danno notizia i media internazionali, citando la famiglia e l’azienda 3M. Nato a San Antonio in Texas nel 1941, Silver era laureato in chimica presso l’Universita’ di Stato dell’Arizona, conseguendo un master nel 1962 e un dottorato in chimica organica presso l’Universita’ del Colorado a Boulder nel 1966, prima di assumere una posizione come capo chimico nei Central Research Labs della 3M. Nel 1968 sviluppo’ un adesivo “a bassa adesivita’”, abbastanza forte da tenere insieme i fogli, ma abbastanza debole da consentire che si staccassero di nuovo senza strapparsi. E poteva essere riutilizzato piu’ volte. Tale adesivo venne brevettato nel 1972.

L’inventore e scienziato Arthur Fry ha cosi’ sviluppato dei segnalibri utilizzando proprio l’adesivo di Silver. I foglietti adesivi furono inizialmente commercializzati con il nome di Post ‘n Peel in quattro citta’ americane dal 1977 e poi come Post-it Notes dal 1980 in tutti gli Stati Uniti. Il prodotto e’ diventato in breve molto popolare e presto e’ stato venduto in tutto il mondo. Silver ha lavorato nella 3M fino al suo pensionamento nel 1996. E’ nominato in oltre 30 brevetti. Ha ricevuto diversi premi per il suo lavoro, tra cui il 1998 American Chemical Society Award for Creative Invention e l’ammissione alla National Inventors Hall of Fame nel 2011.

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C’è un esercito di un miliardo e mezzo di cinesi in questo mondo, i numeri del censimento

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La popolazione della Cina si è attestata a 1 miliardo e 411,78 milioni di persone alla fine del 2020: secondo i dati del Settimo censimento decennale, l’incremento è stato di 72,06 milioni di persone (+5,38%) rispetto al Sesto censimento effettuato nel 2010. Il tasso di crescita annuale e’ stato pari allo 0,53%, in calo dello 0,04% sullo 0,57% registrato in media tra il 2000 e il 2010, secondo i dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica.

La popolazione cinese e’ cresciuta al ritmo piu’ lento dagli anni ’60: il +5,38% medio annuo del decennio al 2020 riflette i timori di un calo demografico incombente in una societa’ che invecchia e vede rallentare i tassi di natalita’, con un forte calo della forza lavoro nella seconda economia piu’ grande del mondo. “L’adeguamento della politica di fertilita’ della Cina ha ottenuto risultati positivi”, ha detto Ning Jizhe, commissario del funzionario del National Bureau of Statistics, presentando il Settimo censimento. L’invecchiamento della popolazione “ha imposto una pressione continua sullo sviluppo equilibrato a lungo termine della popolazione nel prossimo periodo”. Il tasso di natalita’ della Cina e’ in costante calo dal 2017, nonostante l’allentamento della decennale “politica del figlio unico”: nel 2020 le nascite “sono state 12 milioni, che rappresentano un buon numero”, ha rilevato Ning. La dimensione media di una famiglia e’ ora di 2,62 persone, in calo rispetto alle 3,10 persone di dieci anni fa. “Le famiglie hanno continuato a ridimensionarsi per la crescente mobilita’ della popolazione e del fatto che i giovani dopo i matrimoni vivono separati dai genitori con condizioni abitative migliori”, ha detto Ning. In un chiaro segno del mutamento del volto della societa’ cinese, la popolazione urbana e’ cresciuta di 236,42 milioni (+14,21%), a quota 901,99 milioni rispetto al censimento precedente. Oltre il 63% delle persone che ora vive nelle aree urbane, ma quasi 500 milioni fanno parte di quella che Pechino definisce la “popolazione fluttuante”: lavoratori migranti che vivono in luoghi diversi dalla loro registrazione ufficiale della famiglia. Il censimento del 2020 e’ stato completato a novembre e dicembre dello scorso anno mobilitando oltre sette milioni di volontari per le interviste porta a porta. Per la prima volta, gran parte dei dati sono stati raccolti online quest’anno, ha rimarcato Ning, affermando che le metodologie seguite sono state “rigorose” e “affidabili”.

La stragrande maggioranza della popolazione cinese a fine 2020 e’ rappresentata dall’etnia Han: si tratta di 1,286 miliardi di persone (+4,93% nel decennio), pari al 91,11% del totale degli 1,411 miliardi. Dal Settimo censimento emerge che le minoranze si sono attestate a 125,47 milioni di persone, pari all’8,89% complessivo, segnando un rialzo del 10,26% e conquistando una fetta in piu’ di popolazione pari allo 0,40%. La solida crescita “di tutti i gruppi etnici riflette appieno lo sviluppo complessivo e il progresso di tutti i gruppi sotto la leadership del Partito comunista cinese”, si legge nella sintesi del censimento.

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