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È la “Notte della Luna”, e la Nasa la celebra con una foto italiana

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Arte e scienza si uniscono per celebrare la Notte della Luna: nella International Observe the Moon Night la Nasa ha scelto la foto dell’italiana Marcella Giulia Pace intitolata ‘Moona Lisa’, nella quale l’immagine della Gioconda emerge dal mix di immagini colorate della Luna. “E’ un lavoro di Optical Art che unisce scienza, arte, osservazione, percezione, illusione e ingegno: tutti termini che vestono perfettamente l’atteggiamento di Leonardo da Vinci nei confronti della realta’”, osserva l’astrofila siciliana autrice della foto, ormai una veterana delle foto astronomiche del giorno (Astronomy Picture of the Day, Apod) della Nasa. “Leonardo da Vinci capi’ che i motivi che spiegano il colore del cielo, erano gli stessi che determinano i differenti colori della Luna al suo sorgere o al suo nascere”, osserva Pace, e osservando da vicino la Moona Lisa “si perde il disegno del volto e appaiono tante lune con i loro colori naturali, disposti come fossero i pixel di una normale foto”. L’immagine finale, prosegue l’autrice della foto, “e’ il remissaggio di un lavoro realizzato da Gianni Sarcone nel 1997, che riproduceva il capolavoro leonardesco con 142 perline di colore perfettamente spaziate, poste alle intersezioni di una rete triangolare bidimensionale immaginaria. Qui, al posto delle palline, e’ la tavolozza di Lune colorate riprese dall’immagine ‘Colors of the Moon'”, la foto di Marcella Giulia Pace che era stata l’Apod della Nasa dell’11 novembre 2020. Per riprodurre le parti piu’ scure del dipinto e’ stata inserita la luce cinerea della Luna, cioe’ la manifestazione luminosa sulla superficie scura della Luna della lucentezza solare riflessa dagli oceani terrestri, descritta piu’ di 500 anni fa proprio da Leonardo da Vinci.

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Verso le amministrative, 10 giorni di stop alle Camere

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Chiuso per elezioni, e qualcosa in piu’. Cosi’ il Parlamento si prepara alla pausa elettorale per il voto del 12 giugno in quasi 1000 Comuni, oltre ai referendum sulla giustizia. Ma stavolta – complici coincidenze per congressi politici e feste del calendario – lo stop per consentire ai parlamentari di girare l’Italia per comizi, si allunga a piu’ di 10 giorni rispetto ai 7 tradizionali. Slittano cosi’ alcuni provvedimenti clou, gia’ in standby per divisioni politiche e ora finiti nel limbo elettorale. Per altri disegni di legge il ‘fermo’ rischia di non essere casuale, politicamente. E’ il caso della riforma del Csm, che in piu’ punti coincide con i quesiti referendari promossi da Lega e Radicali. Il testo e’ all’esame della commissione Giustizia del Senato che deve votare gli emendamenti (260 quelli presentati), prima dell’approdo in aula fissato il 14. Di certo lo stop ai lavori parlamentari riguardera’ Aula e commissioni. A Montecitorio la chiusura e’ gia’ ufficiale e copre 11 giorni, dal 2 al 12 giugno. Cosi’ hanno deciso i presidenti dei gruppi, inglobando anche il ‘ponte’ per la festa della Repubblica. A Palazzo Madama il ‘sigillo’ dovrebbe arrivare lunedi’, con la conferenza dei capigruppo. La pausa parlamentare nei fatti si allunga di un paio di giorni e include il summit del Partito popolare europeo che si riunira’ a Rotterdam il 31 maggio e il primo giugno. Atteso pure Silvio Berlusconi. Da qui la richiesta avanzata dal gruppo di Forza Italia di partecipare, assentandosi ovviamente dal Parlamento. Richiesta concessa. Per i senatori l’ultimo giorno di lavoro utile sara’ il 30. Con un menu’ di giornata abbastanza ricco: alle 11 tocchera’ alla legge sulla concorrenza, destinata alla prima approvazione in Aula, dopo tanti tira e molla e un accordo faticosamente raggiunto nella maggioranza. Poco prima, la commissione Lavoro sara’ alle prese con la riforma del codice appalti, ritoccata alla Camera il 24 maggio scorso e quindi ora di nuovo al Senato. Il testo dovrebbe filare liscio ma e’ quasi impossibile chiudere la partita in settimana (essendo una legge delega, pero’, non scade). A Montecitorio le ultime votazioni in aula saranno lunedi’ pomeriggio sulla tutela delle detenute madri, mentre il giorno dopo si discutera’ del volo da diporto fino al question time del primo giugno. In coda finiscono il decreto legge Elezioni, oltre alla contestatissima delega fiscale blindata pero’ al 20 giugno per l’approdo in Aula. Stesso giorno fissato per la proposta di legge che consente il voto dei fuorisede, mentre si allunga al 25 giugno la normativa sulla cannabis.

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Capire la crisi Ucraina

Avanzata russa in Donbass, ucraini in difficoltà: vogliono ridurlo in cenere

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L’avanzata russa nel Donbass potrebbe essere vicina ad una fase cruciale: le truppe di invasione hanno preso il controllo del centro di Lyman, importante snodo ferroviario, e stanno stringendo la morsa sulle citta’ piu’ importanti ancora in mano ucraina. A partire da Severodonetsk, quasi totalmente circondata e semidistrutta dai raid. “Vogliono ridurre la regione in cenere”, ha avvertito Volodymyr Zelensky, descrivendo le crescenti difficolta’ delle sue truppe nell’est del Paese. Ed anche Boris Johnson ha ammesso che i progressi russi sono “lenti ma tangibili”. L’inerzia del conflitto sembra cambiata negli ultimi giorni, perche’ i russi hanno ripreso vigore nella loro offensiva. Il ministero della Difesa ucraino ha riferito che “le truppe di occupazione stanno aprendo un fuoco intenso su tutta la linea di contatto e colpendo in profondita’ nelle regioni di Lugansk e Donetsk”. Sul fronte opposto i separatisti filo-russi hanno preso il centro di Lyman, mentre gli ucraini sono arroccati nei quartieri a nord e a sud. La completa conquista di questo villaggio di 20 mila aprirebbe la strada ai russi verso Sloviansk e Kramatorsk e darebbe ulteriore slancio all’accerchiamento di Lyssychansk, e soprattutto Severodonetsk. Nel capoluogo de facto del Lugansk sono ormai piu’ le macerie che gli edifici ancora in piedi per i colpi di artiglieria russi. Il 60% delle abitazioni sono state distrutte, ha reso noto il capo dell’amministrazione militare Oleksandr Stryuk, affermando che dall’inizio della guerra “1.500 persone sono rimaste uccise”. Mentre 12-13mila persone sono rimaste in citta’, che e’ stata “accerchiata per due terzi”, con i “combattimenti arrivati alle porte” del centro urbano. In tutta la regione almeno cinque civili sono stati uccisi in 24 ore. L’intensita’ dell’offensiva russa nel Donbass e’ seguita con preoccupazione a Kiev: Zelensky ha denunciato che gli invasori “vogliono ridurre in cenere Popasna, Bakhmut, Lyman, Lysychansk e Severodonetsk”, come hanno fatto a “Mariupol”, ed ha lanciato un ennesimo appello ai partner occidentali a inviare armi a lungo raggio per contrastare l’artiglieria nemica. Sul Mar Nero i russi hanno ormai il controllo di un corridoio terrestre che arriva fino alla Crimea, e proprio dalla penisola annessa nel 2014 l’Armata starebbe inviando equipaggiamenti militari per costruire una terza linea di difesa, in vista di un possibile contrattacco ucraino. Inoltre, secondo le autorita’ di Odessa, la costa e’ stata riempita di almeno 400 mine, anche per impedire l’esportazione di merci (e soprattutto il grano) dai porti. Nel frattempo nella citta’ martire di Mariupol si continuano a contare i morti di un assedio durato oltre tre mesi. Circa 70 cadaveri sono stati trovati in un ex stabilimento, ha fatto sapere il consigliere del sindaco Petro Andryushchenko. I corpi finiranno in una fossa comune, come sta accadendo anche in altre citta’, in attesa di una sepoltura degna alla fine della guerra. Oltre al Donbass, i russi insistono a colpire le infrastrutture militari ucraine nel resto del Paese. Un raid ha preso di mira una caserma a Dnipro, e le autorita’ locali hanno parlato di “10 morti e 35 feriti”, probabilmente tutti soldati. A Kharkiv, seconda citta’ dell’Ucraina a 50 km dal confine russo, le sirene di allerta aerea sono risuonate di nuovo all’alba, all’indomani di un bombardamento che provocato 9 morti e 19 feriti, tutti civili. Gli echi del conflitto continuano ad avvertirsi fino alla Russia, se non altro per la frequenza sospetta degli incendi che divampano in diverse aree del Paese, a partire da Mosca. Questa volta ha bruciato un magazzino di gomma e mobili nella zona sud della capitale, con cause ancora da chiarire mentre i video della densa colonna di fumo hanno fatto il giro del mondo. Appena pochi giorni dopo il rogo scoppiato in uno dei piu’ importanti centri di ricerca militare. Dall’inizio della guerra le fiamme hanno investito diversi istituti e impianti russi piu’ o meno direttamente collegati alle operazioni belliche. Alimentando la tesi del sabotaggio da parte degli ucraini.

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Johnny Depp vs Amber Heard: violenza in famiglia davanti alla giuria

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Johnny Depp sogghigna, Amber Heard trattiene a stento le lacrime. Nell’aula della County Court di Fairfax in Virginia e’ calato oggi il sipario sulla parte piu’ spettacolare di una doppia vertenza ad altissimo contenuto mediatico. “Lui non e’ un santo, ma neanche un violento”, ha detto l’avvocatessa Camille Vasquez, designata dai fan come l’ultima conquista del “Pirata dei Caraibi”. Se credete a Johnny e non a Amber, “allora siete complici”, hanno replicato i legali della sua ex moglie: “Manderete un brutto messaggio alle vittime di violenza domestica il tutto il mondo”. Dopo sei settimane il processo e’ in dirittura d’arrivo. La violenza in famiglia e’ stata al cuore delle argomentazioni finali: “C’e’ una persona che ha commesso abusi in quest’aula, ma non e’ Johnny. E c’e’ una vittima di abusi, ma non e’ Amber”, ha detto la Vasquez. Chiuse le argomentazioni degli avvocati, la parola e’ passata ai sette uomini e donne della giuria che dovranno deliberare all’unanimita’. Johnny ha chiesto 50 milioni di dollari di danni “ma non e’ una questione di soldi. Vuole la sua vita e la sua reputazione indietro”, ha detto Ben Chew, l’altro dei suoi legali, ribadendo che l’articolo firmato da Amber tre anni fa sul “Washington Post”, a suo dire, gli avrebbe rovinato per sempre la carriera. Diffamata anche lei quando l’allora legale di Johnny, Adam Waldman, defini’ “false” le accuse di abusi e la sua “traiettoria da star” morti’ sul nascere, la Heard ha rilanciato con una richiesta 100 milioni: ma non si aspetta cosi’ tanto, era una pretesa simbolica, ha precisato l’avvocatessa Elaine Bredehoft. Waldman, dopo Johnny e Amber, e’ la terza persona centrale del processo: la Heard sostiene che parlo’ a nome dell’ex marito e oggi, nelle istruzioni alla giuria, la giudice ha respinto la richiesta del team Depp di considerare quelle affermazioni protette dal privilegio professionale. L’editoriale sul “Washington Post”, in cui Amber si mise in piazza come sopravvissuta alla violenza domestica, e’ al cuore delle vertenze. Ben Rotterborn, il legale di Amber, ha sostenuto che l’articolo, uscito nel dicembre 2018, era nel suo diritto: “La Costituzione protegge il free speech e lei aveva diritto di discutere la sua vita”. Questo processo – ha aggiunto l’avvocato – e’ molto di piu’ di Depp contro Heard: “E’ in gioco il Primo Emendamento sulla liberta’ di espressione”. Nell’articolo il nome di Depp non viene mai fatto: “Tutti pero’ sapevano che si parlava di lui”, hanno detto i legali dell’attore, nonostante che Johnny “non abbia mai alzato un dito sull’ex moglie, e su nessuna altra donna nei 58 anni in cui e’ vivo”. Un ragionamento che la squadra di Amber ha rovesciato: non sta alla giuria stabilire che Depp e’ stato un partner violento, “solo che nel corso del processo non e’ riuscito a dimostrare il contrario”.

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