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E alla fine il “costruttore” Tabacci chiede a Conte di dimettersi: nuovo esecutivo oppure si va alle urne

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“Ho fatto quello che potevo ma i numeri restano incerti e a questo Paese non serve una maggioranza raccogliticcia. A Conte ho suggerito un gesto di chiarezza: dimettersi per formare un nuovo governo. E se non ci riesce, si va al voto. Per vincere”. Lo ha dichiarato in una intervista a Repubblica Bruno Tabacci, senatore del Centro Democratico, impegnato in questi giorni a consolidare la maggioranza di governo con l”operazione responsabili’. “Ora tutti devono assumersi le proprie responsabilita’”, afferma. “Ma l’impressione e’ che si rotoli in fretta verso le elezioni”. Sul governo atteso in settimana dal voto in Aula sulla relazione del ministro della Giustizia Bonafede, Tabacci avverte: “Lo ritengo un passaggio piu’ pericoloso di quello appena vissuto: perche’ alla questione politica generale se ne unisce una di merito, su un tema divisivo. Ma non mi limiterei a questo rischio: possiamo andare avanti, ad esempio, con maggioranze risicatissime nelle commissioni?” Secondo il senatore, che ha lavorato per “un disegno di alto profilo, di stampo europeista, aperto a chi ci sta”, i numeri al momento “non si sono materializzati. Al Senato siamo vicini, ma non e’ che se arriviamo a 161 risolviamo il problema, siamo onesti”. Quanto a Italia viva che ha aperto la crisi ritirando due ministre, Tabacci spiega: “Renzi ha fatto un errore politico come quello che fece Salvini l’anno scorso. In piu’ in Senato si e’ lasciato andare a una polemica personale e velenosa. Non credo ci siano piu’ le condizioni per un dialogo. Con tanti colleghi di Iv invece c’e’ sempre stata collaborazione. Ma se vogliono stare dall’altra parte, ne prendiamo atto. Se e’ cosi’, guardiamo all’area liberaldemocratica oggi prigioniera di Salvini e Meloni”.

Quanto alla soluzione possibile, da qui a mercoledi’-giovedi’, cioe’ prima della relazione Bonafede, Tabacci non ha piu’ dubbi: “Conte resta l’elemento imprescindibile di stabilita’ per la coalizione”, dice a Repubblica. “Ma se la maggioranza non c’e’ deve prenderne atto prima di mercoledi’: deve dimettersi e cercare di costruire un altro governo, con personalita’ autorevoli. Con un passaggio formale, di chiarezza: chiamiamo tutti alle proprie responsabilita’. E se non ci sono le condizioni si va alle urne. L’hanno fatto in America e in Olanda, si puo’ fare pure qui”. Il senatore del Centro Democratico e’ convinto che “con Conte al centro, alla guida di una sua lista e al vertice della coalizione, la partita e’ pienamente aperta. Io non credo ai sondaggi. Vista la pandemia, riconosciuta l’importanza dell’Europa in questa fase, quanti elettori davvero vogliono consegnare il Paese a Salvini?”.

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Politica

Meloni e FdI volano nei sondaggi, perde consensi il M5S, Lega stabile primo partito

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Per il governo e il premier Draghi  indice di gradimento rispettivamente a 62 e 69. Una stabilità dei giudizi che testimonia il credito che gli italiani esprimono nei confronti del nuovo esecutivo. Le aspettative suscitate sono grandi su tre fronti: emergenza sanitaria, situazione economica, riforme.  Ma come è cambiato il gradimento degli italiani in questi due mesi circa di crisi del governo Conte e formazione di quello di Draghi?
Allora, secondo un sondaggio realizzato da Ipsos per il Corriere della Sera Rispetto, da metà gennaio a oggi è aumentata di quasi due punti la quota di astensionisti e indecisi presumibilmente a causa di delusione o disorientamento. Cresce e di molto FdI: + 2,2% attestandosi al 17,2% e scavalcando il M5S che con il 15,4% arretra di 0,9%, come pure il Pd che si mantiene al secondo posto con il 19%. FI con il 7,6% arretra del 2,6%, seguita da Iv con il 2,9% (+0,5%), Azione e +Europa appaiati al 2,3%. Dopo la decisione di Sinistra italiana di non sostenere il governo Draghi, abbiamo testato separatamente i due partiti: Sinistra italiana è all’ 1,9% e Articolo 1 all’ 1,7%. Da notare l’aumento delle altre liste minori che, pur non superando l’ 1%, nell’ insieme raggiungono il 5,1% e sono più che raddoppiate rispetto al mese precedente: le più menzionate sono Cambiamo, Noi con l’ Italia, Centro democratico.
Giorgia Meloni raccoglie una parte dell’elettorato deluso dal nuovo esecutivo. La Lega è stabile al 23% mentre Pd, M5S e FI pagano pegno per motivazioni diverse: i dem e i 5 Stelle per le divisioni interne, gli elettori di FI per l’elevata quota di contrari all’ingresso nel governo, basti ricordare che nel sondaggio pubblicato la scorsa settimana oltre uno su quattro esprimeva un voto negativo. Nel complesso i tre principali partiti del centrodestra raggiungono il 47,8% dei consensi, mentre il centrosinistra (escludendo Si) è al 29,8%.
Quanto al gradimento dei politici: Speranza si conferma al primo posto con un gradimento pari a 40, in aumento di 2 punti per il ruolo di ministro della Salute. A seguire Giorgia Meloni (indice 38), in aumento di 3 punti, come pure Salvini (32), quindi Zingaretti (30, in aumento di 1).

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Politica

Un ruolo per Conte, ma è bufera su vertice da Grillo

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Giuseppe Conte sarebbe pronto a scendere in campo per i 5 stelle. Ma intanto e’ bufera per le indiscrezioni sul “caminetto” tra i vertici pentastellati chiamati a decidere la strategia per il futuro del M5s e proprio di un eventuale ruolo alla guida del Movimento da parte dell’ex premier. L’incontro, previsto per domenica nella villa di Marina di Bibbona, in Toscana, doveva rimanere segreto e il fatto che sia trapelato sulla stampa ha fatto infuriare un po’ tutti. In primis il garante del Movimento ed ospite della riunione: “Di cio’ di cui non si puo’ parlare si deve tacere” scrive in un tweet Beppe Grillo che cita l’aforisma di Ludwig Wittgenstein tuonando contro la fuga di notizie. L’indiscrezione ha indispettito anche il presidente di Rousseau, Davide Casaleggio che, non si sa se perche’ non invitato o per tenersi fuori dalle diatribe, smentisce di aver in programma la sua partecipazione. Casaleggio, spiega l’Associazione Rousseau, sabato e domenica partecipera’ alle due nuove tappe del tour per la costituzione dei nuovi meet-up digitali e “non ha altri impegni previsti”. Il figlio del “guru” del M5S, quindi, non ci sara’ – semmai la riunione venisse confermata – al gabinetto dello stato maggiore del M5S. Ma la fuga di notizie ha irritato un po’ tutti nel Movimento. Un deputato, Francesco Berti, lancia il sasso: “A cosa e’ servito fare un anno di Stati generali del M5s, se poi la linea cambia sui giornali o nel fine settimana a Bibbona? Se il M5S deve crescere, si renda conto che ratificare su Rousseau scelte prese altrove non e’ democrazia diretta, ma plebiscitaria”. Un altro deputato, Luigi Gallo, mette in guardia dal ripetersi della fallimentare strategia “dell’uomo solo al comando”. A Giuseppe Conte, dice, “do il suggerimento di non raccogliere alcun incarico nel M5S senza che venga abbandonato l’infantile modello democratico che ci ha condotti fin qui”. L’ex premier, intanto, non scioglie la riserva sul suo impegno con i 5 Stelle, dato ormai per certo visti gli innumerevoli “inviti” arrivati dal Movimento, e non solo. L’occasione della lectio magistralis per il suo rientro in universita’ a Firenze, non e’ stata usata allo scopo; anche se l’ex premier non ha mancato di lanciare qualche frecciatina sia in direzione dell’ “euforia” provocata da alcune recenti e “inopinate” professioni di fede europeista, sia nei confronti di un’Europa che per troppo tempo e’ rimasta ostaggio di una “prospettiva univocamente orientata all’attuazione di indirizzi liberisti” che hanno provocato “effetti devastanti sul piano sociale”. L’ipotesi di un suo impegno diretto alla guida nel Movimento al momento prevale anche se si scontra con l’iter avviato per la costituzione del Comitato direttivo a 5 (per il quale gia’ si candida l’ex ministra Elisabetta Trenta), che pure prevede al suo interno un ruolo di presidente, anche se a turno, dell’organismo. Ma non saranno certo le beghe regolamentari a costituire un intralcio al progetto. Cosi’ come ora le recenti proclamazioni di espulsione non escludono che ci possano essere ripensamenti. A qualche parlamentare, infatti, l’invito a “ritrattare” e’ arrivato. “Stavo giusto pensando di mettermi in ginocchio sui ceci!” ironizza l’espulsa Emanuela Corda. Un accordo con gli espulsi potrebbe servire anche a fermare i ricorsi che verranno avviati a breve: a Cagliari il Tribunale ha gia’ stabilito che Vito Crimi non puo’ rappresentare legalmente il Movimento in quanto non piu’ capo politico, visto che l’organo collegiale e’ stato gia’ votato dagli iscritti. E dubbi potrebbero essere sollevati dai ricorrenti sul “conflitto” di incarichi in capo ai probiviri o al comitato dei garanti del Movimento in cui siedono componenti che hanno incarichi di governo. Mentre gia’ una componente del collegio, Raffaella Andreola, si e’ rifiutata di firmare i provvedimenti di espulsione perche’ a rischio ricorso in quanto non rispettosi dei tempi previsti per le controdeduzioni.

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Economia

Addio Ristori, arriva il dl Sostegno ma i problemi sono sempre gli stessi: lo stop alle cartelle che scade

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Addio ‘Ristori’. Il governo Draghi avvia una nuova fase per aiutare le attivita’ economiche e il lavoro alle prese con la crisi provocata dal coronavirus. E il decreto cambia nome. Non sara’ il Ristori 5, ma il Dl Sostegno. Molto probabilmente sara’ il primo di una serie che accompagnera’ le varie fasi che scandiranno le scelte di contrasto alla pandemia. Conterra’ misure per il lavoro – come una ulteriore estensione della Cig Covid – e fondi per le categorie piu’ colpite dalle chiusure, come quelle legate alla stagione sciistica o al settore della ristorazione. Ma ci sara’ anche una ulteriore proroga ai pagamenti delle cartelle esattoriali: lo stop al loro invio scade infatti domenica e, anche se tecnicamente e’ impossibile ipotizzare l’invio da lunedi’, si va certamente verso un rinvio. Altrimenti si abbatterebbero su contribuenti e aziende richieste per oltre 50 miliardi, tagliando le gambe ai timidi segnali di crescita. Il nuovo slittamento potrebbe essere di almeno due mesi ma non e’ escluso che possa arrivare fino a tutto settembre. Il governo ha infatti accolto durante l’esame del decreto Milleproroghe un ordine del giorno che bloccherebbe le notifiche fino al 30 settembre. Il decreto Sostegno sara’ la prima risposta alla crisi del governo Draghi. I vari ministeri hanno messo a punto le proprie richieste che con la pausa della crisi di governo si sono accumulate sulle scrivanie dei ministri. Sarebbero arrivate piu’ di un centinaio di proposte ed e’ molto probabile che ci sara’ una qualche scrematura. Alla messa a punto del testo lavorera’ il ministero dell’Economia anche durante il weekend cosi’ da essere pronti la prossima settimana. E si ipotizza un testo con circa 25-30 interventi. Il governo avra’ a disposizione i circa 32 miliardi di ‘extradeficit’ sul quale il Parlamento ha gia’ dato il via libera e sui quali e’ arrivata anche l’autorizzazione di Bruxelles. E con il primo provvedimento potrebbero anche arrivare alcune scelte selettive. Draghi lo aveva detto parlando alle Camere: “uscire dalla pandemia non sara’ come riaccendere la luce. Il governo dovra’ proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attivita’ economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attivita’ proteggere e quali accompagnare nel cambiamento e’ il difficile compito che la politica economica dovra’ affrontare nei prossimi mesi”. Ecco allora che arriveranno fondi – utilizzando le risorse europeo di Sure – per ulteriore Cig. Si ipotizzano 8 settimane di cigo e 26 settimane di cig in deroga e assegno ordinario da utilizzare entro il 31 dicembre 2021. Altre risorse arriveranno per ristorare i lavoratori autonomi dal pagamento dei contributi previdenziali mentre per i lavoratori dello spettacolo e stagionali l’idea iniziale era quella di una indennita’ da 3.000 euro. Sui ristori per le imprese l’ipotesi lasciata dal vecchio governo e’ quella di sostituire il meccanismo basato sui codici Ateco e di guardare alle perdite reali. C’e’ poi il capitolo sci, sul quale si e’ speso in particolare l’attuale ministro Garavaglia anche prima di indossare la maglia da ministro del Turismo, aveva chiesto interventi per 4 miliardi e mezzo. Di sicuro ci saranno circa 800 milioni per sostenere il trasporto pubblico locale e forse 100 milioni per il trasporto aereo, che pero’ non riguarderebbe Alitalia, un dossier che il nuovo governo deve affrontare prima con la commissaria Ue Vestager. (ANSA). CHO 26-FEB-21 19:50 NNNN

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