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Dura replica di de Magistris a Manfredi: finora questo nuovo sindaco si è solo aumentato lo stipendio

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“Nel corso dell’ultima seduta di Consiglio comunale Manfredi, che nulla ha fatto sinora, ha dichiarato di essersi vergognato a Roma per colpa della precedente amministrazione, della quale poi pero’ guarda caso ha confermato quasi tutti i dirigenti. Forse Manfredi si e’ confuso e voleva dire che si e’ vergognato di quando era ministro girandosi dall’altra parte e non facendo nulla per Napoli anche quando avevamo portato proposte concrete contro un debito ingiusto e i tagli dei governi che ora tutti ammettono, ma che nulla hanno fatto solo per colpire la nostra amministrazione, Napoli e i napoletani.” E’ quanto afferma in una nota Luigi de Magistris ex sindaco di Napoli. “Strano quello che dice – prosegue de Magistris – perche’ a Roma ci hanno sempre rispettato in quanto ben sapevano che senza soldi avevamo rilanciato Napoli e fatto miracoli amministrativi”. “Manfredi – incalza l’ex primo cittadino partenopeo – per ora si è solo rilanciato lo stipendio, quello che ha fatto e’ la prosecuzione del nostro lavoro, l’unico atto, chiamiamolo nuovo, e’ un’ordinanza sulla movida, con premesse dal linguaggio vergognosamente antidemocratico ed autoritario, che non fa altro che attaccare commercianti, giovani e cittadini. Manfredi forse non si e’ ancora accorto di essere il sindaco, quindi pensasse a governare, nell’interesse della citta’ e non dei salotti e dei centri di potere, ora che ha avuto i soldi quale prezzo, fatto mai visto sinora nella politica e nelle istituzioni, di un patto siglato con il governo in campagna elettorale che se lo avessimo fatto noi saremmo gia’ stati condannati da un certo potere mediatico/politico che ora sta zitto e buono a coprire tutto con un silenzio assordante”.

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Pnrr: soldi ci sono ma restano difficoltà di spesa

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Il Pnrr sta cambiando l’Italia ma finora non ha modificato l’atavica difficolta’ della pubblica amministrazione a spendere le risorse assegnate. Il richiamo arriva dai magistrati della Corte dei Conti che hanno passato in rassegna tutti gli interventi del primo semestre 2022, confermando il “conseguimento pressoche’ totale degli obiettivi previsti dal Piano”. Ma a fronte di una “reazione positiva” delle amministrazioni centrali, restano “difficolta’ notevoli nella capacita’ di spesa delle singole amministrazioni”. E per i magistrati cio’ dimostra che “una maggiore disponibilita’ ed un maggior impiego di risorse non corrispondono automaticamente a reali capacita’ di sviluppo”. Non e’ ancora il momento di fare bilanci conclusivi perche’ per arrivare a fine anno, e raggiungere i 100 obiettivi, c’e’ ancora molta strada da percorrere. Infatti per la Corte “l’attenzione sull’esecuzione del Piano resta particolarmente elevata e il giudizio complessivo sul 2022 potra’ aversi solo a fine anno”. Ma una prima analisi e’ gia’ possibile, in particolare sugli obiettivi del primo semestre e su un “campionamento qualitativo e quantitativo” sullo stato di attuazione di 31 su 45 interventi. “Malgrado il dato formale positivo, nei settori esaminati sono emerse sostanziali criticita’” soprattutto alla luce del quadro economico-finanziario peggiorato rispetto alle previsioni iniziali, che ha generato incertezza e portato ad un rialzo dei costi di realizzazione di alcuni progetti. In tale prospettiva, la Corte ha sottolineato “il permanere di difficolta’ notevoli nella capacita’ di spesa delle singole amministrazioni”. C’e’ poi un altro aspetto che per la magistratura contabile e’ essenziale per l’attuazione del piano: “Il rafforzamento delle strutture amministrative e l’adeguatezza delle risorse umane in corso di reclutamento”, nonche’ “adeguate attivita’ di assistenza tecnica”. Su quest’ultimo punto, la Corte si e’ soffermata sulla necessita’ di superare la questione della finanziabilita’ dell’assistenza tecnica, “attualmente non finanziabile con i fondi del Pnrr”. Molto potra’ essere fatto, a parere della Corte, con l’introduzione, nel giugno scorso, del nuovo portale “Capacity Italy”. Infine, guardando al post Pnrr, quando i fondi per gestire i progetti finiranno, la Corte suggerisce di attrezzarsi: “Alla conclusione del Piano, per governare il ritorno a una gestione ordinaria priva delle attuali, ma momentanee, disponibilita’ legate alle risorse europee, sara’ fondamentale garantire la stabilizzazione dei flussi finanziari destinati alle amministrazioni, anche per evitare la messa in sofferenza delle imprese che hanno tarato organizzazione e strategie aziendali sull’attuale entita’ degli stimoli economici e finanziari”. Intanto dall’Europa arriva il via libera al regime di aiuti di Stato, finanziato attraverso il Pnrr, per sostenere la costruzione e la gestione di impianti di produzione di biometano nuovi o convertiti. La misura, ha detto la vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, “promuovera’ la produzione Ue di biometano sostenibile da utilizzare nei settori dei trasporti e del riscaldamento, in linea con il piano RePowerEu”, e “aiutera’ l’Italia a conseguire i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni, a ridurre la sua dipendenza dai combustibili fossili russi e a migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento di gas”.

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Politica

Calenda strappa col Pd, l’ira di Letta: populista d’élite

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Carlo Calenda rompe l’intesa con Enrico Letta e scatena l’ira dei dem. Il fronte progressista messo pazientemente insieme dal segretario Pd per sfidare FdI, Lega e Fi ha perso un pezzo, quello di centro, che era stato il piu’ corteggiato, il piu’ difficile da convincere. A pochi giorni dal patto firmato, il leader di Azione ha fatto retromarcia. “E’ una delle decisioni piu’ sofferte – ha detto – ma non intendo andare avanti con questa alleanza”. A fargli cambiare idea, ha spiegato, e’ stata l’aggiunta dei “pezzi stonati”, cioe’ gli accordi che Letta ha stretto sia con Sinistra Italiana e Verdi sia con Luigi Di Maio e Bruno Tabacci. Una giustificazione che ha fatto infuriare il Pd: “Onore e’ rispettare la parola data. Il resto e’ populismo d’e’lite”. Perche’ – ricordano i dem – quando e’ stato siglato quell’accordo con Azione, era inteso che ci sarebbero stati patti anche con le altre forze. Per Calenda, pero’, la coalizione del Pd “e’ fatta per perdere. C’era l’opportunita’ di farne una per vincere. La scelta e’ stata del Pd, sono deluso”. La risposta di Letta e’ stata lapidaria: “Da tutto quel che ha detto, mi pare che l’unico alleato possibile per Calenda sia Calenda. Se lo accetta. Noi andiamo avanti nell’interesse dell’Italia”. L’annuncio di Calenda e’ arrivato in Tv, a in Mezz’Ora, dopo ore di un insolito silenzio social, che ha lasciato in sospeso i potenziali alleati, reduci dagli accordi firmati il giorno precedente. Letta ha lavorato per mesi a un fronte che fosse il piu’ largo possibile, con l’obiettivo di giocare la difficile partita del 25 settembre, di contrastare un centrodestra dato come favorito nei sondaggi e che si presentera’ unito, con una legge elettorale che premia le alleanze. Il quadro delle coalizioni al centro e a sinistra e’ stato stravolto. Di nuovo e in poche ore. Calenda correra’ da solo, a meno che non trovi un’intesa con Matteo Renzi, al lavoro sul Terzo Polo con le liste civiche dell’ex sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Il Pd andra’ avanti con Verdi-Si e Impegno civico di Di Maio e Tabacci. Probabilmente anche con Piu’ Europa, che e’ federata con Azione ma non sembra condividere l’addio di Calenda al Pd e dara’ nelle prossime ore una probabile conferma dell’accordo con il Partito democratico. “C’e’ grande sorpresa per la decisione unilaterale presa da Calenda – ha detto il deputato e presidente di +Europa, Riccardo Magi – Noi continuiamo a dare una valutazione positiva al patto col Pd”. Nonostante le spinte di Sinistra italiana, sembra escluso un ritorno di fiamma fra Pd e M5s. “E’ stato Conte a far cadere il governo Draghi – ha detto Letta – E’ stata un’enorme responsabilita’ e per noi, questo e’ un fatto conclusivo”. Anche il presidente Cinque stelle sembra aver chiuso la porta: “A Enrico rivolgo un consiglio non richiesto: offri pure i collegi che si sono liberati a Di Maio, Tabacci e agli altri alleati. Questo disastro politico mi sembra lontano anni luce dal progetto riformistico realizzato durante il Conte II”. Fra gli ex corre il veleno. E gli ex sono ogni giorno di piu’. “Oggi mi trovo a fianco a persone che hanno votato 54 volte la sfiducia a Draghi – ha detto Calenda riferendosi a Si e Verdi- Mi sono un po’ perso”. Il leader di Azione ha anche rivelato di aver offerto a Letta un patto a due, senza altre liste: “Gli ho proposto di fare un’alleanza netta e che rinunciavo ai collegi, avrei accettato anche solo il 10%” dei seggi, invece del 30% stabilito nel patto col Pd, ora carta straccia. Per dirla con il vicesegretario, Peppe Provenzano, per il Pd: “Non c’e’ spazio per terzi poli”. E quindi Letta mette una pietra su Calenda: “Che promesse puo’ fare agli italiani se sanno che gia’ con gli alleati ha rotto la parola data? Con questa legge elettorale gli italiani dovranno scegliere se essere governati da Meloni, dalle destre o da noi, questa scelta e’ netta e Calenda ha deciso di aiutare la destra, facendo quello che ha fatto”.

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Si riapre la battaglia politica al centro, Renzi attende Calenda che ha rotto col Pd

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La rottura di Azione con il Pd di Letta riapre a nuovi scenari centristi, dietro l’angolo soprattutto Italia Viva di Renzi che in queste ore tiene la sua porta piu’ che socchiusa prefigurando una intesa che potrebbe valere – e’ convinto – un numero a due cifre. “Tra tante difficolta’, internazionali e domestiche, ora e’ il momento della Politica con la P maiuscola. Abbiamo una opportunita’ straordinaria #TerzoPolo”, twitta il leader di IV . Piu’ netto Ettore Rosato che spiega: “Ci si candida con un progetto chiaro, comprensibile per gli italiani. Italia Viva e il terzo polo lo fanno al centro, alternativi alle confusione di destra e sinistra, sull’agenda Draghi, su quel progetto che ha rilanciato il nostro Paese e che ha bisogno di continuita’.” Possibilista ma con ancora tanti dubbi Carlo Calenda: “Renzi non l’ho sentito, ma gli diro’ che come non si fa la politica destra contro sinistra non si fa nemmeno contro chiunque. Bisogna spiegare agli italiani come governare. Non ho parlato con lui ma lo faro’ “. Poi , circa la possibilita’ di convergenze concrete non si sbilancia. “Lo vedremo. Negli ultimi due giorni – aggiunge – ho ricevuto dai renziani contumelie, qualsiasi scelta non coincida con quella del loro leader per loro e’ una scelta da traditore della patria”. Ma il leader di Iv parlando con i suoi lascia la porta piu’ che aperta: Se Calenda ci ripensa e’ il benvenuto – e’ il suo ragionamento -e prendiamo il 10 per centro altrimenti andiamo da soli e arriviamo al 5 per cento. Renzi conferma di non essersi ancora sentito con leader di azione ma chiarisce di tenere acceso il cellulare nelle prossime ore “in attesa che Carlo si sia deciso”. Intanto, Dalla Lombardia parte un appello per la costituzione del terzo polo che, basandosi su un accordo tra Iv e Azione, “possa accogliere chi crede sia necessario realizzare l’agenda Draghi e non si riconosce nelle coalizioni di destra e di sinistra”. A sottoscriverlo sono stati l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, Guido Della Frera di Italia al Centro, oltre a diversi amministratori locali lombardi. “Gli italiani devono esprimere il proprio voto, sicuri di scegliere programmi chiari e contenuti di governo, non forme di alleanze solo tattiche che si sfalderanno subito dopo il voto per le loro contraddizioni – si legge nell’appello -. Per questo e per la difficile situazione economica del Paese e’ necessaria la nascita di un Terzo Polo che, in maniera competente, autorevole e pragmatica, porti avanti il programma di risanamento impostato dal Governo Draghi”. ” L’ accorato appello di Albertini e Della Frera e’ diretto proprio a Matteo Renzi, perche’ fin dall’inizio – si sottolinea – ha creduto nel Terzo Polo, a Carlo Calenda e a tutte le forze che si riconoscono totalmente senza se e senza ma nell’agenda Draghi per trovare un accordo e costituire una singola lista elettorale”, conclude l’articolato appello, Un ipotetco patto tra Azione e Italia Viva potrebbe valere il 10% dell’elettorato, azzarda Matteo Renzi parlando con i suoi sull’onda di questo nuova strada che si potrebbe aprire sul fronte moderato. Sicuramente avrebbe un valore importante, confermano alcuni sondaggisti,che accreditano tutta l’area di centro di un buon 15%. Tutto il resto si potra’ valutare (la divisione dei collegi e le possibilita’ di successo) – si spiega – qualora si concretizzassero accordi ,instese specifiche o federazioni.

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