Esteri
Droni marini Usa colpiscono Bandar Abbas: primo attacco con i Corsair contro l’Iran
Gli Stati Uniti hanno impiegato per la prima volta in combattimento droni marini d’attacco Saronic Corsair contro la base navale iraniana di Bandar Abbas. Colpiti un piccolo sottomarino e strutture per la manutenzione delle navi.
Gli Stati Uniti hanno aperto un nuovo fronte nella guerra tecnologica contro l’Iran, impiegando per la prima volta in combattimento droni marini esplosivi contro la base navale di Bandar Abbas, sullo Stretto di Hormuz.
Il Comando centrale americano ha confermato l’utilizzo di tre imbarcazioni senza equipaggio Saronic Corsairnell’attacco del 12 luglio. I mezzi hanno colpito un piccolo sottomarino iraniano e strutture destinate alla manutenzione delle unità navali. Il Pentagono non ha però fornito una valutazione indipendente e dettagliata sull’entità dei danni provocati.
Il primo attacco americano con droni marini
L’operazione rappresenta il primo impiego ufficialmente riconosciuto dagli Stati Uniti di veicoli di superficie senza equipaggio utilizzati come armi a perdere.
Il video diffuso dal Centcom mostra tre battelli mentre si avvicinano al porto iraniano prima delle esplosioni. Uno dei bersagli appare essere un minisommergibile della classe Ghadir, progettata dall’Iran per operare nelle acque poco profonde del Golfo Persico.
Le autorità americane hanno parlato di un attacco riuscito contro il sottomarino e contro un impianto di manutenzione navale, senza precisare se l’unità sia stata completamente distrutta.
Come funziona il Saronic Corsair
Il Corsair è un’imbarcazione autonoma lunga circa 7,3 metri. Può superare i mille miglia nautiche di autonomia, equivalenti a oltre 1.800 chilometri, raggiungere una velocità di circa 35 nodi e trasportare un carico fino a mille libbre, poco più di 450 chilogrammi.
Ogni esemplare avrebbe un costo vicino al milione di dollari. Il sistema può essere utilizzato per ricognizione, sorveglianza, soccorso o attacchi contro obiettivi navali e portuali.
Il mezzo è prodotto dalla Saronic Technologies, società texana fondata anche dall’ex Navy Seal Dino Mavrookas. L’azienda ha ottenuto importanti commesse dal Pentagono per lo sviluppo e la produzione di sistemi navali autonomi.
La Task Force 59 nel Golfo
I Corsair erano stati trasferiti in Medio Oriente alla fine di marzo e inseriti nelle attività della Task Force 59, il reparto della Quinta Flotta americana incaricato di sperimentare e integrare droni, sensori e sistemi basati sull’intelligenza artificiale.
Il Golfo Persico rappresenta un ambiente ideale ma complesso per queste tecnologie: spazi ristretti, fondali bassi, intenso traffico commerciale e una forte presenza di imbarcazioni veloci iraniane.
Teheran ha costruito parte della propria strategia navale su piccoli battelli armati con missili, mine e lanciarazzi, progettati per condurre attacchi coordinati e saturare le difese delle unità più grandi.
Una tattica già utilizzata dall’Ucraina
La scelta americana richiama direttamente le operazioni condotte dall’Ucraina contro la flotta russa nel Mar Nero. Kiev ha utilizzato droni navali carichi di esplosivo per colpire navi, basi militari e infrastrutture logistiche russe.
Anche gli Houthi hanno impiegato imbarcazioni senza equipaggio e mezzi esplosivi contro il traffico navale nel Mar Rosso.
A Bandar Abbas, tuttavia, i mezzi americani sembrano essere riusciti a entrare nell’area portuale senza incontrare una resistenza significativa. Non è chiaro se ciò sia dipeso da una falla delle difese iraniane, dall’effetto sorpresa o da precedenti azioni americane contro radar e sistemi di sorveglianza.
Un test militare e un messaggio a Teheran
Il minisommergibile Ghadir non rappresentava necessariamente il bersaglio più importante della Marina iraniana. Avrebbe potuto essere colpito anche con un missile o con un attacco aereo.
La scelta del Corsair ha però consentito agli Stati Uniti di sperimentare il sistema in una vera operazione bellica, evitando rischi diretti per piloti o marinai e dimostrando la capacità di penetrare in uno dei principali porti militari iraniani.
Il raid potrebbe quindi aprire la strada a un uso più intenso della Task Force 59 contro porti, navi, installazioni petrolifere e infrastrutture militari lungo le coste iraniane.
Il precedente del salvataggio dell’Apache
Poche settimane prima dell’attacco, un Corsair era stato utilizzato in una missione completamente diversa. All’inizio di giugno il drone marino aveva partecipato al recupero dei due membri dell’equipaggio di un elicottero Apache precipitato nelle acque vicine all’Oman.
I militari erano stati recuperati dall’imbarcazione autonoma e successivamente trasferiti a una squadra di soccorso arrivata in elicottero. L’episodio aveva dimostrato come lo stesso mezzo potesse essere impiegato tanto per salvare vite quanto per condurre attacchi esplosivi.
La lunga guerra dei piccoli battelli
Le imbarcazioni esplosive non costituiscono una novità assoluta nelle acque del Medio Oriente. Il 12 ottobre 2000 il cacciatorpediniere americano USS Cole fu colpito nel porto yemenita di Aden da un piccolo battello guidato da due attentatori suicidi.
Nell’attacco, rivendicato da Al Qaeda, morirono 17 marinai americani.
Oggi la presenza dell’equipaggio non è più necessaria. L’intelligenza artificiale, i collegamenti satellitari e i sistemi di navigazione autonoma permettono a piccoli mezzi relativamente economici di percorrere centinaia di chilometri e colpire obiettivi molto più costosi.
L’attacco di Bandar Abbas mostra come la guerra navale nel Golfo stia cambiando rapidamente. E come la minaccia possa ormai arrivare non soltanto dal cielo o dalle profondità marine, ma anche da piccoli battelli senza uomini a bordo.
Esteri
Trump: «Hormuz diventerà territorio Usa». Nuova sfida all’Iran
Trump rivendica il controllo americano dello Stretto di Hormuz e aumenta la pressione sull’Iran. In arrivo nuove sanzioni mentre resta incerto il futuro della tregua.
Donald Trump alza ulteriormente il livello dello scontro con Teheran e annuncia l’intenzione di dichiarare lo Stretto di Hormuz «territorio degli Stati Uniti».
Parlando all’accademia di polizia di Garden City, nello Stato di New York, il presidente americano ha descritto l’Iran come un Paese «pesantemente sconfitto» e rivendicato il controllo statunitense sul passaggio marittimo: «Abbiamo imposto il blocco. Nessuna nave passa se non lo vogliamo noi».
Trump non ha spiegato attraverso quali strumenti giuridici o diplomatici intenderebbe procedere. Lo Stretto di Hormuz si trova tra Iran e Oman ed è disciplinato dalle norme internazionali sul transito negli stretti utilizzati per la navigazione. Una dichiarazione unilaterale di Washington non sarebbe quindi sufficiente a modificarne la sovranità.
Minacce militari e nuove sanzioni
Il presidente ha minacciato una risposta «cento volte superiore» nel caso di un attacco iraniano e ha definito la guerra contro Teheran un servizio reso alla comunità internazionale, ribadendo che Washington non consentirà all’Iran di dotarsi di armi nucleari.
Alla pressione militare si aggiungerà quella economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato per la prossima settimana misure di isolamento finanziario «mai viste prima». Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invece sostenuto che il blocco navale dei porti iraniani potrà proseguire a tempo indeterminato attraverso la rotazione delle unità statunitensi.
La portaerei USS George Washington è diretta verso la regione per sostituire la USS Abraham Lincoln, impegnata da oltre 250 giorni. Trump ha respinto le preoccupazioni sulle difficili condizioni dell’equipaggio, sostenendo che il dispiegamento non sia stato eccessivamente lungo.
La tregua in scadenza
Le dichiarazioni arrivano alla vigilia della scadenza della finestra di 60 giorni prevista dal memorandum di Islamabad, fissata per il 17 agosto. Fonti governative pakistane hanno parlato di un’intesa per una proroga, ma Teheran ha negato che siano in corso trattative formali sull’estensione.
I rapporti tra Stati Uniti e Iran restano bloccati sui principali punti del negoziato: riapertura dello Stretto, sospensione del blocco navale, sanzioni, beni iraniani congelati e futuro del programma nucleare.
Petrolio e voto di novembre
La crisi energetica pesa anche sulla politica interna statunitense. Il vicepresidente JD Vance ha indicato nella riduzione dei prezzi di petrolio e benzina la priorità immediata dell’amministrazione, seguita dall’obiettivo di impedire all’Iran di ottenere armi nucleari.
Prima del conflitto attraverso Hormuz transitava circa un quinto del petrolio mondiale. Le forti limitazioni alla navigazione hanno ridotto drasticamente i flussi, mantenendo elevati i prezzi dell’energia.
Alla Casa Bianca cresce la preoccupazione per le elezioni di metà mandato di novembre. I repubblicani temono che una guerra prolungata e il caro-carburanti possano compromettere il controllo del Congresso. L’annuncio di Trump appare così rivolto contemporaneamente a Teheran, ai mercati e all’elettorato americano.
Esteri
Piogge record in Giappone: otto morti, Chiba sommersa e migliaia bloccati a Narita
Un’alluvione provocata da precipitazioni eccezionali ha colpito Chiba, nell’area metropolitana di Tokyo. Il bilancio provvisorio è di otto morti e un disperso. Trasporti paralizzati, evacuazioni e migliaia di passeggeri costretti a trascorrere la notte all’aeroporto di Narita.
Almeno otto persone sono morte e una risulta dispersa dopo le piogge torrenziali che hanno investito la prefettura di Chiba, a est di Tokyo. Il bilancio resta provvisorio mentre proseguono le ricerche e gli interventi nelle zone isolate.
Il nubifragio ha paralizzato trasporti e servizi nel pieno dell’Obon, la festività buddhista durante la quale milioni di giapponesi tornano nei luoghi d’origine per ricordare gli antenati.
Più di 360 millimetri in un giorno
Nella città di Chiba sono caduti oltre 360 millimetri di pioggia in 24 ore, più di tre volte la media dell’intero mese di agosto. Diverse stazioni meteorologiche della prefettura hanno superato i precedenti record.
L’Agenzia meteorologica giapponese ha diramato l’allerta di livello 5, il massimo previsto, in numerosi comuni interessati da inondazioni e rischio di frane. Nonostante l’attenuazione delle precipitazioni, il terreno saturo e i corsi d’acqua ingrossati continuano a rappresentare un pericolo.
Alcune vittime sono rimaste intrappolate in veicoli sommersi dalle acque. Oltre trenta persone sono rimaste ferite, mentre centinaia di abitazioni risultano allagate o danneggiate.
Settemila passeggeri bloccati a Narita
All’aeroporto internazionale di Narita circa settemila passeggeri hanno trascorso la notte nei terminal. Il personale ha distribuito sacchi a pelo e generi di prima necessità dopo la cancellazione dei voli e l’interruzione dei collegamenti ferroviari e stradali.
Migliaia di pendolari hanno trovato riparo nelle stazioni, negli uffici pubblici e nei municipi. Autostrade e linee ferroviarie sono state chiuse per allagamenti e smottamenti, mentre decine di migliaia di abitazioni sono rimaste temporaneamente senza elettricità.
Oltre 400mila persone hanno ricevuto indicazioni o ordini di evacuazione. Il governo ha mobilitato anche le forze di autodifesa per sostenere i soccorritori.
Il governatore: «Mai visto un disastro simile»
Il governatore di Chiba, Toshihito Kumagai, ha descritto l’evento come una situazione senza precedenti nella propria esperienza amministrativa.
L’impatto è stato aggravato dall’elevata urbanizzazione della regione. Strade asfaltate, superfici impermeabili e sistemi di drenaggio sopraffatti dalla quantità d’acqua caduta in poche ore hanno favorito l’allagamento di quartieri, sottopassi e arterie di collegamento.
Il ruolo del riscaldamento globale
Il riscaldamento globale aumenta la quantità di vapore acqueo che può essere trattenuta nell’atmosfera e crea condizioni favorevoli a precipitazioni più intense. È quindi coerente con l’aumento del rischio di eventi estremi osservato in diverse regioni del pianeta.
Non è però scientificamente corretto attribuire automaticamente un singolo nubifragio al cambiamento climatico senza uno specifico studio di attribuzione. Nel caso di Chiba, gli esperti indicano tra le cause immediate l’incontro tra aria calda e molto umida e masse più fredde presenti in quota.
Esteri
Farage rieletto a Clacton, ma riparte l’inchiesta sui suoi finanziamenti
Nigel Farage ha riconquistato il seggio di Clacton con 22.239 voti. Secondo il candidato satirico Count Binface. Con il ritorno alla Camera dei Comuni riprende l’indagine parlamentare su un contributo da cinque milioni di sterline che il leader di Reform UK avrebbe omesso di dichiarare.
Nigel Farage è stato rieletto deputato nel collegio di Clacton, nell’Inghilterra sudorientale, al termine dell’elezione suppletiva da lui stesso provocata con le dimissioni dalla Camera dei Comuni.
Il leader di Reform UK ha ottenuto 22.239 voti, pari al 63,34%, migliorando la percentuale del 46,2% raccolta alle elezioni politiche del 2024. La consultazione è stata però disertata dai principali partiti britannici, che l’avevano definita un’iniziativa propagandistica destinata a distogliere l’attenzione dall’inchiesta parlamentare sulle finanze di Farage.
Count Binface secondo con il 26,9%
Al secondo posto si è classificato Count Binface, personaggio satirico interpretato dal comico Jonathan Harvey, con 9.455 voti e il 26,93% dei consensi. Alla competizione hanno partecipato complessivamente 34 candidati, molti dei quali indipendenti o appartenenti a formazioni minori.
L’affluenza si è fermata al 44,4%, in calo rispetto al 58,7% registrato nel collegio alle politiche del 2024. Farage ha presentato il risultato come una sfida vinta contro l’establishment politico, mentre Count Binface si è proclamato ironicamente «vincitore morale».
L’assenza alla proclamazione
Farage non ha partecipato alla cerimonia di proclamazione. Reform UK ha motivato l’assenza facendo riferimento a una minaccia alla sicurezza del leader. La polizia dell’Essex ha tuttavia precisato di non avere consigliato ad alcun candidato di disertare lo scrutinio e ha riferito che non si sono verificati incidenti.
Farage ha successivamente spiegato di avere temuto contestazioni e iniziative organizzate per metterlo in imbarazzo durante la proclamazione.
Sul tema della sicurezza pesa anche il clima seguito all’uccisione dell’ex ministra Ann Widdecombe. Gli investigatori dell’antiterrorismo stanno verificando un’eventuale connessione tra quell’omicidio e un precedente episodio incendiario avvenuto nell’abitazione londinese di Farage. Il possibile collegamento resta un’ipotesi investigativa.
Riprende l’inchiesta parlamentare
Con il ritorno di Farage alla Camera dei Comuni riparte l’indagine del commissario parlamentare per gli standard, sospesa quando il leader di Reform aveva lasciato il seggio. Gli accertamenti riguardano la mancata dichiarazione di un contributo da cinque milioni di sterline ricevuto dall’imprenditore delle criptovalute Christopher Harborne.
Farage respinge le contestazioni e sostiene di non avere commesso irregolarità. Al termine dell’inchiesta potrebbe essere proposta una sanzione parlamentare. Un’eventuale sospensione che rientrasse nei casi previsti dalla legge potrebbe aprire la strada a una petizione di revoca: per provocare una nuova elezione suppletiva sarebbe necessaria la firma del 10% degli elettori del collegio.
Labour e Conservatori hanno sottolineato che la rielezione non chiude il caso. La presidente laburista Bridget Phillipson ha affermato che il risultato non cancella le questioni ancora aperte sui finanziamenti di Farage.


