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Draghi strappa il sì al price cap al vertice dei leader europei

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Sul price cap “l’Italia e’ stata accontentata”. In poche parole il premier Mario Draghi riassume quello che era l’obiettivo principale del suo governo al vertice straordinario dei leader Ue: ottenere un’apertura per iscritto al tetto ai prezzi. Si tratta comunque di un’apertura parziale e generica, di un ‘kick off’ di una partita che si prospetta in salita e che avra’ nel Consiglio europeo di fine giugno una delle sue tappe cruciali. Ma, per ora, il presidente del Consiglio puo’ dirsi soddisfatto. Il fronte dei ‘no’ al price cap e’ stato scalfito, complice anche due fattori: un’inflazione che non fa intravedere alcun arresto e una guerra, quella in Ucraina, che porta l’Europa ad entrare in una nuova era energetica. “E’ stato un vertice un po’ lungo, ma siamo soddisfatti”, e’ stato l’esordio di Draghi in conferenza stampa. Che si trattasse di un vertice interlocutorio era chiaro a tutti fin dal principio. Anzi, qualche capitale, il summit, lo avrebbe evitato volentieri. Per Roma, si trattava soprattutto di massimizzare lo spazio di discussione che e’ stato aperto sul RePowerEu. Un piano che puo’ contare su “fondi rilevanti ma che non sono nuovi”, ha osservato Draghi. Le sanzioni anti-russe “avranno il loro massimo impatto a partire dall’estate”, ha aggiunto il premier, ribadendo un concetto piu’ volte messo sul tavolo dei consessi internazionali: da questo processo non si torna indietro. Per andare avanti pero’, ha avvertito, “i bilanci nazionali non bastano” perche’ “i bisogni a cui deve far fronte l’Ue sono tanti”. Basta ricordarne qualcuno: la difesa comune, l’accelerazione sulle rinnovabili, la necessita’ di dire rapidamente addio alla dipendenza energetica da Mosca senza far schizzare ulteriormente i prezzi delle bollette. E’ su questi pilastri che fara’ perno la sfida di Draghi per tentare di convincere i falchi del Nord sul price cap e sull’opportunita’ di mettere in campo un nuovo Recovery di ispirazione bellica. “Il Next Generation Ue e’ un precedente che e’ impossibile dimenticare e mi aspetto che verra’ utilizzato”, ha suggerito il premier aggiungendo quello che per lui e’ un assioma: “e’ impensabile” che da qui in avanti gli Stati dell’Ue possano fare da soli. La partita, si diceva, resta in salita. Sulla messa in campo di un nuovo debito comune europeo non si puo’ guardare che al lungo periodo e anche sul price cap gli ostacoli sono diversi. L’Olanda, per ammissione dello stesso governo Rutte, va convinta. E non e’ facile perche’ dall’inflazione galoppante sull’energia ci guadagna, innanzitutto, la borsa di Amsterdam. La Germania, che al governo ha una coalizione meno prevedibile di quelle di stampo merkeliano, e’ ideologicamente scettica. E l’alleanza con Grecia e Spagna, per ora, non puo’ bastare. Le conclusioni del vertice sul price cap del resto invitano alla prudenza. La Commissione viene invitata ad “esplorare con i partner internazionali le modalita’ per frenare l’aumento dei prezzi dell’energia, compresa la fattibilita’ dell’introduzione di tetti ai prezzi temporanei dove e’ appropriato”, si legge nel testo, che pone come condizione un punto condiviso da tutti: senza la sponda degli alleati extra-Ue, un price cap solo europeo all’import di gas non e’ percorribile. Una fonte Ue, a vertice concluso, avvertiva: “Ci sono Paesi che non vogliono dare l’impressione che sia stata presa una decisione, si tratta di un mandato ad esplorare”. E’ un primo tempo, insomma, che fa esultare la politica italiana (a cominciare dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio) e del quale Draghi ha parlato anche con Emmanuel Macron e Olaf Scholz. Ma, nella strategia di Roma, le alternative che non implichino il rischio di uno sfaldamento dell’Unione sono poche. Se da un lato Bruxelles chiede prudenza sul debito, dall’altro e’ chiamata a rischiare su misure come il tetto ai prezzi o su nuovi fondi comuni. “Gli scostamenti di bilancio ormai sono superati ma io non ho preclusioni ideologiche di fondo”, e’ il messaggio che ha lanciato Draghi prima di lasciare Bruxelles. (

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Uomo armato in una scuola della Russia fa una carneficina, 6 morti e 20 feriti

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Sei persone sono rimaste uccise e altre 20 sono rimaste ferite in una sparatoria nella scuola n. 88 di Izhevsk. Lo ha riferito l’ufficio stampa del ministero dell’Interno della repubblica russa dell’Udmurtia, che su Telegram ha precisato che “la polizia ha trovato il corpo dell’uomo che ha aperto il fuoco. Secondo quanto riferito, si sarebbe suicidato. Al momento, si sa che sei persone sono morte e circa 20 ferite per le sue azioni, ma il numero delle vittime è in corso di aggiornamento”, In precedenza, il presidente dell’Udmurtia, Alexander Brechalov, aveva affermato che era stato ucciso un dipendente della scuola e che fra le vittime c’erano anche alcuni bambini. (Crc/Adnkronos) ISSN 2465 – 1222 26-SET-22 10:34 NNNN

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Elezioni, Luigi Di Maio non rieletto a Napoli

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Il ministro degli Esteri e leader di Impegno Civico, Luigi Di Maio, non è stato rieletto. Quando mancano ormai poche sezioni al risultato definitivo (403 le sezioni scrutinate su 440) nel collegio di Napoli Fuorigrotta 2 per la Camera, ha ottenuto il 24,3% dei voti. Nettamente primo l’ex ministro dell’Ambiente, in lizza per il Movimento 5 Stelle, Sergio Costa, al 40,5%. Terza Maria Rosaria Rossi, in lizza per il centro destra, col 22,2%. Solo quarta la ministra Mara Carfagna, di Azione, al 6,7. Per Di Maio è uno stop clamoroso.

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Cala l’affluenza alle urne, è un crollo al Sud: Lazio tiene, Campania ultima

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Meno italiani alle urne rispetto a quattro anni fa, almeno secondo le percentuali. Continua a scendere l’affluenza di elettori e crolla al Sud rispetto al 2018. Cambia ancora la geografia della partecipazione al voto, nel Mezzogiorno sale l’astensionismo e in nessuna regione il dato supera o eguaglia quello delle precedenti elezioni politiche: a livello nazionale il gap e’ di oltre 7 punti percentuali, ma in alcuni casi, come in Campania, raggiunge il -15 punti. A quattro ore dalla chiusura dei urne, alle ore 19, l’affluenza era del 51,14%. Rispetto al 2018 le regioni che registrano il minor calo dell’affluenza sono Lazio (-2,3), Lombardia (-4,2), Sicilia (-5,2, considerando che qui si svolgono anche le elezioni regionali), Toscana (-5,8) e Friuli-Venezia Giulia (-6,2). L’Emilia Romagna e’ invece la regione dove in percentuale si e’ votato di piu’, al 59,76 (ore 19). I cali piu’ importanti dell’affluenza rispetto a quattro anni fa si registrano invece in Campania (-13,9), Calabria (-12,7), Molise (-12,4), Basilicata (-11,9) e Sardegna (-11,5). Alle precedenti politiche invece era stato proprio il Sud a trainare i dati di affluenza rispetto al passato, un elemento che – visti poi i risultati elettorali – aveva portato alte percentuali di voto per il Movimento 5 stelle, primo partito alle elezioni 2018. Quest’anno i numeri sono in minor calo – secondo le rilevazioni di YouTrend – nei Comuni dove ci sono piu’ laureati, occupati e con maggiore presenza di stranieri mentre diminuiscono ulteriormente dove c’e’ maggiore presenza di disoccupati e dove c’e’ una minor presenza di stranieri. Ancora, analizzando i dati pervenuti alle 19, in base alle caratteristiche dei Comuni, l’affluenza cala maggiormente in quelli meno popolosi e con il reddito inferiore rispetto a quelli piu’ popolosi e con il reddito medio piu’ alto. A Roma ha votato il 54,15% (rispetto al 56,24% delle precedenti politiche) e a Rieti, in controtendenza, l’affluenza aumenta: 54,29% rispetto al 53,71%. Inoltre, puntando la lente di ingrandimento su grandi citta’ come la capitale, i municipi periferici della capitale, sia nelle aree popolari sia in quelle benestanti conservatrici, sono quelli dove l’affluenza per il voto e’ minore. In quelli storicamente progressisti l’affluenza cresce piu’ della media – e molti ricadono nel collegio dove sono candidati Calenda e Bonino. Durante l’unica giornata di voto in tutta Italia, non sono mancati gli errori, i disguidi, le contestazioni e persino le querele. Alcune code si sono registrate in diversi seggi della Capitale e a Bari con elettori che, in diversi casi, hanno atteso oltre mezz’ora per votare e in alcuni episodi anche a causa di lentezze nelle procedure di voto dovute al tagliando antifrode, quello attaccato a un lembo della scheda e che va staccato prima di essere inserito nell’urna. Sempre a Roma in una scuola gli elettori con disabilita’ non hanno potuto votare se non dopo aver aspettato per ora la riparazione di un ascensore guasto. Disagi sono stati segnalati anche da alcuni cittadini malati di Covid che, nonostante una pec inviata agli uffici del Comune per la richiesta di voto a domicilio, non avrebbero ricevuto risposte. Giovanni Barbera, membro del comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista, ha segnalato situazioni di ‘caos’ nella capitale, con seggi in cui si sarebbero fatti votare elettori che portano nella cabina i telefonini e che poi postano le foto sui social e il caso di una cabina elettorale collocata fuori dal seggio, nell’androne della scuola, con schede elettorali portate fuori dal seggio, che avrebbero viaggiano tra un piano all’altro, passando tra le persone in coda per votare. A Torre del Greco, nel Napoletano, un guasto ai server del Comune, ha rallentato le duplicazioni dei certificati elettorali, tanto che e’ stato consentito di votare con quelli esauriti o non aggiornati. A Genova un errore di stampa o di assemblaggio di alcuni manifesti affissi in un seggio del centro ha fatto scomparire i nomi di alcuni candidati e ha inserito al loro posto quelli di un altro collegio. Nell’Imperiese invece, a Santo Stefano mare, alcuni elettori si sono ritrovati a votare gia’ per le elezioni del 2025, per un errore sul timbro della scheda elettorale. A Cagliari la candidata della Lega, Roberta Loi, ha segnalato che nel plurinominale per il Senato, al posto di ‘Roberta’ e’ stato stampato il nome di ‘Roberto’. A Bologna Cathy La Torre, avvocata e attivista per i diritti della comunita’ Lgbt, ha invece detto di essere stata insultata da uno scrutatore, per il quale ha ora preannunciato una querela.

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