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Draghi e l’autorevolezza della classe dirigente: è questa l’unica via per la salvezza dell’Italia

Giovanni Mastroianni

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Fa più rumore una frase di Draghi oggi che mille parole di cento politici, tra cui sicuramente quelle del nostro Presidente del Consiglio espresse sul “Coronavirus”. Un segnale per l’Europa? Per il Governo? Forse, plausibilmente, ma di certo le parole di Draghi non possono essere comprese solo come un soccorso al Governo o la traccia per una nuova scia Politica, al di là del sicuro positivo riflesso politico e finanziario che già hanno e avranno per i prossimi mesi.

Banca Centrale Europea. In questo palazzone di vetro c’è il cuore della politica monetaria del vecchio continente

Esse rappresentano un segnale forte per ogni italiano, una vera e propria “chiamata alle armi” in un clima da vera guerra globale (sicuramente finanziaria), un incitamento alla rinascita, un bagliore in un grigiore politico durato troppi anni, dove l’unica vera strategia dei partiti o gruppi assimilati è stata ed è tutt’ora quella rissa mediatica proiettata verso il basso, combattuta tra fake news e sempre più improbabili promesse da misera propaganda elettorale.

Mario Draghi. Altri tempi quando alla guida della BCE c’era l’italiano Mario Draghi

Non può destare dunque clamore se ad una frase di Draghi ha fatto eco un vero e proprio uragano che sta finalmente travolgendo le timide incertezze di una classe politica priva di rispetto, da decenni affievolita su se stessa, capace solo di galleggiare e tentare di intercettare qualche corrente favorevole e così trascinare i propri dirigenti fino alla prossima poltrona da ricoprire. Ecco che allora gli effetti dell’autorevolezza delle frasi di Draghi rappresentano anche qualcosa di più, la prova che la competenza forgiata da anni di studio, di impegno e di onorata carriera possono valere più di ogni altra cosa. E’ questa la grande lezione di vita che dovremmo definitivamente assimilare, un concreto segnale di come poterci rialzare e tornare ad essere il centro del nostro mondo prima, e quindi di quello che ci circonda poi.

L’Europa al bivio. Nella foto le donne e gli uomini ai vertici delle istituzioni continentali

Perché solo chi si è distinto sul “campo” può meritare rispetto, quel sentimento irrinunciabile in un mondo che corre veloce, spesso piegato alla distorta economia globalizzata che miete vittime tra i più deboli. Del resto la Grecia è stata spazzata via dalla carta della Geopolitica in quanto rea di non aver tenuto un passo troppo veloce, voluto ed imposto lontano dal paradiso ellenico.

 

Ecco perché quando parli con cognizione, quando hai l’arma della conoscenza e non sfrutti solo la paura e l’ignoranza di chi dovresti proteggere, allora puoi sedere al vero tavolo delle decisioni, quel tavolo invisibile che sfugge anche ad internet ed ai satelliti, ma che oggi come sempre vive nel flusso continuo delle relazioni finanziarie capaci di travolgere intere nazioni, economie, popoli.

Perché se sei un Mario Draghi con una sola frase puoi riparare ciò che una massima burocrate europea (Cristine Lagarde, ndr)priva di lealtà verso il ruolo che ricopre, ha distrutto (coscientemente o meno) con una precedente frase e tanto ciò senza provare il minimo timore di dover dare vero conto, quello delle dimissioni immediate.

Questa è l’unica via che abbiamo per la salvezza, perché solo se saremo rappresentati da uomini di rispetto otterremo il rispetto che meritiamo, l’unico rispetto che potrà consentirci di restare in una Europa che non dovremo solo subire, ma guidare e governare anche nel nostro legittimo e primario interesse. Ma quel ruolo va conquistato con una rappresentanza politica degna di questo nome, perché nessuno sarà disponibile a cedere nulla, perché questa Europa è ancora fondata sull’interesse delle singole nazioni federate, altro che solidarietà, ma uscirne farebbe gioire proprio chi ci vuole annientati, perché in quel caso i nostri carnefici saremo noi stessi.

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Cronache

Video appello di Pecoraro Scanio, Maresca e Loffreda: il governo proroghi i controlli su strada per sconfiggere il caporalato

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In un video appello con il Sostituto Procuratore Generale di Napoli, Catello Maresca, e con il Direttore della Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda, l’ex Ministro delle Politiche Agricole, Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, chiede al Governo di mantenere i controlli su strada per bloccare caporali e sfruttamento del lavoro nero. Nel video diffuso su social e agenzie, l’ex Ministro Pecoraro Scanio ha rilanciato la testimonianza del Direttore di Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda, sul boom di regolarizzazioni di lavoratori afferenti ai settori dell’agricoltura e dell’edilizia, in particolare nell’area aversana e nella Piana del Sele. Merito della forte presenza di forze dell’ordine ai caselli e sulle strade, per effetto delle misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza coronavirus.

“Il Governo, se vuole contrastare la criminalità, deve guardare i risultati indiretti di questa attività di presidio del territorio e  programmare un controllo stabile delle strade in periodi di raccolta e di intensa attività” propone Alfonso Pecoraro Scanio.

“Questi controlli preventivi possono essere mirati a ottenere, non solo più rispetto della legge, ma anche molte regolarizzazioni” dichiara il Sostituto Procuratore Generale di Napoli, Catello Maresca.

“Abbiamo registrato un record di regolarizzazioni proprio perché le pattuglie chiedevano a tutti i lavoratori, del settore agricoltura e dell’edilizia, la documentazione delle proprie attività e la circolazione di gruppi di persone nei furgoni dei caporali era vietata per le limitazioni imposte dalle misure di contenimento” ha testimoniato il Direttore di Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda.

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Esteri

Deutschland über alles, questo dice la sentenza della Corte Costituzionale tedesca: Germania, al di sopra di tutto. Ora vi è tutto chiaro?

Giovanni Mastroianni

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La governance teutonica non sa davvero più come dirlo a noi altri: la Germania è superiore sia all’Unione Europea che alle nazioni che ne fanno parte. Eppure lo sentiamo ogni volta quando ascoltiamo l’inno tedesco che tradotto così inizia “La Germania sopra tutto, sola al mondo senza par, se fedele, se concorde, le sue lotte sosterrà”. Cosa non ci è ancora chiaro? Allora, con santa pazienza il 5 Maggio scorso, quando eravamo in piena transizione pandemica tra la fase 1 e la fase 2, si è dovuta persino scomodare la Corte Costituzionale tedesca che con un secco verdetto di sette voti contro uno, nell’accogliere parzialmente i ricorsi contro il quantitative easing presentati, tra gli altri, da autorevoli esponenti del partito conservatore bavarese (CSU), ha colto l’occasione per statuire che l’acquisto di titoli di Stato da parte della  Banca Centrale Europea viola la Costituzione tedesca in quanto tange irrinunciabili interessi nazionali. Proprio così, la Corte di Karlsruhe ha consacrato anche a livello costituzionale che la Germania, quando non gradisce norme o indirizzi europei, semplicemente non li applica. La bomba è così innescata e c’è anche di più,  perché dal tono e dal tenore di questa dirompente sentenza si avvisa che d’ora in poi gli amici d’oltralpe non si scomoderanno neanche più ad indirizzare le politiche comunitarie, soprattutto economiche e finanziarie, attraverso la loro influenza diretta o indiretta (le stesse che hanno permesso di distruggere la Grecia garantendo però il recupero dei capitali Franco Tedeschi in modo “straordinario”) ma si pretende che dovranno essere le sovranazionali Istituzioni Comunitarie a chiedere gradimento o permesso ogni qual volta avranno l’ardire di immaginare azioni che potranno incidere sui loro affari. Tutti in ginocchio insomma, perché la Germania è uber alles. Forse qualche distrattone lo stava tralasciando.

Karlsruhe. La sede della Corte Costituzionale tedesca

Ma c’è un piccolissimo problema. Il fragore di un simile provvedimento è stato tanto e tale che gli altri paesi europei, anche quelli più servili, non potranno più fare finta di niente, ma soprattutto non potranno più farlo i burocrati di Bruxelles, che a Berlino si sono sempre rivolti guardando sempre dal basso verso l’alto.

Così la Commissione europea, nell’annunciare una inevitabile procedura d’infrazione contro la Germania vede costretta Ursula von der Leyen a dover rammentare, addirittura (!), il basilare concetto del primato del Diritto comunitario su quello nazionale di tutti, ma proprio di tutti gli stati membri. Staremo a vedere cosa accadrà a breve perché di qui si segna davvero il futuro dell’Europa, con buona pace dei padri fondatori del calibro, tra gli altri, di Churchill, De Gasperi, Iotti, Jean Monnet, Schuman, Weiss, Kohl,  Mitterrand, in quanto se tale esempio giudiziario sarà replicato da altri Stati (invero qualche tentativo passato si è già registrato) o addirittura ribadito dalla stessa Corte Costituzionale del regno dei Goti anche per altre questioni, allora non sarà più possibile arrestare il processo di autodistruzione della UE che questa pronuncia ha già innescato. E l’assordante silenzio che si protrae da quasi un mese ad oggi rimbomba ancor più forte della recentissima uscita della Gran Bretagna dall’Unione. Figuriamoci se il fiero popolo inglese poteva tollerare tutto ciò.

Intanto, cosa ne pensa la politica italiana? L’occasione sarebbe stata ottima per intraprendere tutta una serie di azioni da condividere con gli altri partner europei e così avviare un serio tavolo di riforma dell’Europa che sta tradendo gli stessi principi di solidarietà, fraternità e libertà sui quali è stata fondata. Ma salvo qualche intervento senza seguito, sporadiche frasi abbaiate qua e là ed un puntuale anche se moscissimo monito di Gentiloni (Commissario europeo per l’economia), poi solo il nulla, perché adesso l’attenzione dei governanti italici è tutta rivolta sulla pandemia nostrana che dopo morte e distruzione, non di certo scongiurata, offre ghiotte prospettive del business da ripresa che già rinsalda atipiche alleanze politiche ed amministrative tutte made in Italy. E così attendiamo le prossime mosse della Commissione europea, mentre tutti ci sorbiamo questo amaro provvedimento che mortifica ogni nazione dell’Unione, tutte tranne ovviamente la Germania che si conferma sopra tutto, sola al mondo senza par.

Giovanni Mastroianni

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Spadafora tira dritto sulla quarantena di chi è contagiato ma fa ripartire il calcio: il 13 la Coppa Italia e dal 20 il campionato

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“Il campionato riprende il 20 giugno”. Al termine dell’incontro i videoconferenza con le componenti del mondo del calcio, e dopo un confronto col premier Conte, Vincenzo Spadafora ufficializza la data per la ripresa della Serie A, sospesa a causa della pandemia di coronavirus a 12 giornate dal termine. L’auspicio di sfruttare la settimana dal 13 al 20 per la Coppa Italia e’ subito accolto dalla Lega di A, che domani fissera semifinali (13 e 14) e finale (17 giugno). “Sarebbe un bel segnale, si assisterebbe a tre importanti partite che andrebbero in chiaro attraverso il servizio pubblico, quindi sarebbe anche una ripartenza a beneficio di tutti quanti gli italiani” le parole di Spadafora, che spera di poter convincere Sky e Dazn a trasmettere qualcosa in chiaro del finale della Serie A. “Sono in corso contatti con i broadcaster che hanno i diritti delle partite di campionato, le prime interlocuzioni sono state positive – evidenzia il ministro -. Mi auguro che anche da Sky arrivi un segnale di conferma, vediamo in che termini e ovviamente nei limiti del possibile, che possa andare incontro alla volonta’ di tutti gli italiani di vivere questa ripresa con passione e anche evitando nel modo piu’ assoluto assembramenti in luoghi pubblici per andare a vedere le partite”. Dopo l’ok del Comitato tecnico scientifico del governo al protocollo stilato dalla Figc per le partite, Spadafora sottolinea anche che “se l’emergenza sanitaria dovesse ritornare con delle curve di contagio diverse da quelle attuali si dovrebbe risospendere il campionato”, e proprio per questo ha chiesto rassicurazioni in caso di nuova interruzione o di stop definitivo: “La Figc mi ha assicurato che esiste sia un piano B, con play off e play out, sia un piano C con la cristallizzazione della classifica. Il metodo con cui tutto questo sara’ fatto sara’ deciso in autonomia dalla Federcalcio il prossimo 4 giugno in Consiglio federale”. Su tavolo resta sempre il nodo legato ai tempi (due settimane) dell’isolamento del gruppo squadra in caso di positivita’ al Covid-19. “Al momento il Cts esclude che si possa allentare e ha confermato oggi la necessita’ imprescindibile della quarantena fiduciaria nel caso in cui un calciatore dovesse risultare positivo, cosa che chiaramente non ci auguriamo” puntualizza Spadafora, non escludendo in futuro possibili modifiche alla norma. “Ho avuto anche la garanzia che tutto il percorso dei tamponi previsto per i calciatori non deve in nessun modo ledere le necessita’ generali di tutti i cittadini italiani e non deve avere vie preferenziali di nessun tipo – conclude il ministro -. Mi piace ricordare quello che e’ stato da sempre il mio auspicio, ovvero che potesse ripartire tutto il mondo dello sport appena le condizioni sanitarie lo avessero consentito. Oggi smentiamo le storielle secondo cui il Governo e il sottoscritto avremmo avuto dei dubbi nel rispettare l’importanza del calcio. Abbiamo lavorato veramente per garantire tutti e far ripartire lo sport in sicurezza. Ora l’Italia sta ripartendo, lo sport e’ protagonista di questa ripartenza, ed e’ giusto che anche il calcio riparta”.

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