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Draghi contro i falchi: il debito comune è necessario

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Le critiche di Berlino e dei falchi del Nord sono arrivate forti e chiare, la risposta di Mario Draghi non poteva essere da meno. Nel giorno della nascita della nuova Europa targata Ursula von der Leyen, l’ex premier ha colto l’occasione dell’Aula di Strasburgo al gran completo per dare ancora una volta la scossa alla politica continentale, tornando a riaffermare il ruolo cruciale di nuovi eurobond per dare vita a quel doppio piano Marshall necessario a rilanciare la competitività. “Chi si oppone al debito comune, si oppone agli obiettivi Ue”, è stato l’attacco frontale dell’ex numero uno dell’Eurotower, che ha voluto sottolineare come quegli stessi obiettivi siano “già stati concordati da tutti”, parte dell’impegno a partecipare alla casa comune. Arrivato davanti alla plenaria dell’Europarlamento poco prima delle due di pomeriggio, Super Mario ha rivolto agli eurodeputati lo stesso messaggio deciso già espresso a Bruxelles e a Milano nei giorni scorsi. In gioco, ha rimarcato, c’è “il destino” dell’Europa che, davanti alla sfida lanciata da Stati Uniti e Cina, rischia di diventare nel tempo “meno prospera, meno equa, meno sicura” e “meno libera di scegliere” per se stessa.

Una prospettiva che tiene “tutti in ansia”, è stata la nuova sottolineatura dell’ex governatore prima di illustrare i punti principali di un report che vuole essere bussola e ‘trait d’union’ delle rinnovate politiche di von der Leyen. Svelando la sua nuova rosa, la tedesca ha ribadito la volontà di seguirne “le raccomandazioni” per un’Europa “più fluida, più interconnessa, più coordinata”. Un impegno riflesso in tutte le lettere di missione con le quali la tedesca ha investito i suoi nuovi commissari designati, chiamati ad attingere a piene mani dal documento redatto da Draghi e dal report complementare sul mercato unico firmato Enrico Letta. Ai vertici di Palazzo Berlaymont, le indicazioni dell’ex presidente della Bce si rintracciano nei compiti affidati al nuovo vicepresidente esecutivo per la Politica industriale, il francese Stéphane Séjourné, e alle colleghe parigrado Teresa Ribera e Henna Virkkunen, responsabili – nel caso della spagnola – di mantenere la coerenza sulle politiche green Ue e ridisegnare le regole sugli aiuti di Stato per favorire i progetti di interesse comune (Ipcei), e – nel caso della finlandese – di cambiare marcia sullo sviluppo in-house di cloud, IA, capacità di calcolo e chip quantistici.

Nessun riferimento esplicito a quel debito comune inviso alla stessa von der Leyen, consapevole dell’opposizione dei frugali e di Berlino resa manifesta dal ministro delle Finanze, Christian Lindner. La sfida davanti allo sforzo finanziario titanico (servono 750-800 miliardi l’anno di investimenti aggiuntivi tra pubblico e privato) necessario a tradurre le ambizioni dell’Ue in realtà è però ineludibile. Per ora, il fulcro dei finanziamenti legati alla competitività sarà nelle mani del rigorista dei conti pubblici, Valdis Dombrovskis, chiamato a garantire “coerenza” tra le politiche di bilancio dei Ventisette ma anche responsabile – insieme a Séjourné – dello sviluppo di “un nuovo strumento di coordinamento” legato al “futuro fondo europeo per la competitività”. Le preoccupazioni e i dubbi sul debito comune sono “legittimi”, ha concesso Draghi, ma questo sforzo “non è per la spesa pubblica generale o per i sussidi”, ma “per realizzare gli obiettivi fondamentali” comuni. “A me – l’ammonimento finale – spetta il compito di presentare la diagnosi. A voi, rappresentanti eletti, quello di tradurre questo programma in azione”. Superando “le divisioni” e trovando “un consenso”.

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Esteri

Trump e la guerra in Iran, cresce lo scetticismo negli Usa: solo il 38% sostiene il conflitto

Un sondaggio evidenzia il calo di consenso negli Stati Uniti sulla guerra in Iran: solo il 38% degli americani la sostiene e cresce il dubbio sulla strategia di Trump.

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Negli Stati Uniti la guerra in Iran non raccoglie un sostegno diffuso. Secondo un sondaggio pubblicato da Politico, solo il 38% degli americani appoggia il conflitto, mentre la maggioranza si dichiara contraria, ritenendo che non risponda agli interessi strategici del Paese.

Dubbi sulla strategia di Donald Trump

Il dato più significativo riguarda la percezione della leadership di Donald Trump. Una quota rilevante degli intervistati esprime scetticismo sugli obiettivi dell’azione militare. Il 41% ritiene che il presidente non abbia un piano chiaro per risolvere il conflitto, mentre solo il 15% è convinto che siano stati raggiunti gli obiettivi prefissati.

Critiche anche tra gli elettori repubblicani

Il sondaggio segnala anche una frattura interna al consenso del presidente. Quasi la metà degli intervistati sostiene che Trump abbia dedicato troppo tempo agli affari esteri a scapito delle questioni interne. Un giudizio condiviso anche da una parte del suo elettorato: il 24% dei suoi sostenitori ritiene eccessivo l’impegno internazionale rispetto alle priorità domestiche.

Opinione pubblica divisa e riflessi politici

I dati fotografano un’opinione pubblica divisa e in parte disorientata rispetto alla linea della Casa Bianca. Il tema della guerra in Iran si conferma così un terreno sensibile nel dibattito politico americano, con possibili ripercussioni sul consenso interno e sulle future scelte di politica estera.

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Affari Tuoi, Davide da Perugia beffato dal cambio: perde 75mila euro, porta a casa lo sgabrutto

Davide da Perugia perde 75mila euro ad Affari Tuoi dopo aver accettato il cambio finale. Porta a casa lo “sgabrutto”.

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Serata amara ad Affari Tuoi, il game show di Rai 1, con protagonista Davide da Perugia.

Impiegato in una concessionaria auto, ha giocato insieme alla moglie Sara. La coppia, insieme da 16 anni, ha due figli, Leonardo e Matilde.

L’avvio è subito difficile: escono i pacchi più pesanti da 100mila, 50mila e 300mila euro.

Offerte rifiutate e speranze ridotte

A metà partita Davide si ritrova con pochi pacchi rossi e molti blu.

Il “dottore” offre 12mila euro, ma Davide rifiuta e continua. Poco dopo esce anche il pacco da 200mila euro.

Restano solo due rossi, da 15mila e 75mila euro.

Il momento decisivo

Dopo ulteriori chiamate, esce anche il pacco da 15mila euro.

Davide arriva all’ultimo giro con un solo rosso da 75mila euro e due pacchi blu, tra cui quello con lo “sgabrutto”, l’oggetto simbolico del programma legato a Herbert Ballerina.

Il cambio fatale

All’ultimo tiro arriva la proposta di cambio.

Davide accetta, scegliendo il pacco numero 3, spiegando che il numero è legato al figlio Leonardo.

Una decisione coraggiosa ma rischiosa.

Finale beffardo

Il cambio si rivela sbagliato: Davide perde i 75mila euro e porta a casa lo “sgabrutto”.

Una partita giocata con determinazione e senza paura, ma decisa da una scelta finale che ribalta completamente il risultato.

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Esteri

Cacciamine italiani verso Hormuz: come funzionano le navi anti-mine della Marina

L’Italia pronta a inviare cacciamine nello Stretto di Hormuz: ecco come operano le navi anti-mine e perché sono cruciali.

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I cacciamine della Marina Militare rappresentano una delle eccellenze italiane nel settore della sicurezza marittima. L’Italia dispone di otto unità specializzate, tra cui il “Gaeta” e il “Vieste”, pronte a operare anche nello Stretto di Hormuz.

Come funzionano: il ruolo del sonar

Il cuore delle operazioni è il sonar, sistema che invia onde sonore nei fondali per rilevare eventuali ordigni.

L’eco restituito consente di ricostruire una mappa dettagliata del fondale, individuando possibili mine.

Droni e palombari in azione

Una volta individuato un sospetto, entrano in azione droni subacquei dotati di telecamere e sistemi di rilevamento.

In alternativa intervengono i palombari, specialisti del disinnesco, equiparabili agli artificieri di terra.

Navi progettate per la sicurezza

Le unità sono costruite con materiali come la vetroresina per ridurre la traccia magnetica ed evitare l’attivazione delle mine.

A bordo è presente anche una camera iperbarica per eventuali emergenze mediche legate alle immersioni.

Capacità operative e supporto

In condizioni favorevoli, un cacciamine può mappare fino a dieci miglia quadrate al giorno.

Le operazioni sono spesso supportate da unità logistiche come Etna, Vulcano e Atlante.

Una lunga esperienza operativa

Queste navi sono state impiegate per la prima volta nello Stretto di Hormuz nel 1987, durante la prima crisi del Golfo.

Da allora hanno individuato migliaia di ordigni, operando anche lungo le coste italiane per la bonifica di residuati bellici della Seconda guerra mondiale.

Il futuro della flotta

La Difesa sta sviluppando una nuova generazione di cacciamine, con otto unità previste nei prossimi anni.

Un investimento strategico per garantire sicurezza delle rotte marittime e protezione degli equipaggi in scenari sempre più complessi.

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