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Politica

Dossier illeciti e scontro politico: il caso Striano divide la Commissione antimafia

Il nome di Pasquale Striano viene indicato come perno e al tempo stesso terminale di una vasta operazione di delegittimazione delle forze politiche oggi al governo. È questa la lettura offerta da Chiara Colosimo (nella foto), presidente della Commissione parlamentare antimafia, al termine di due anni di lavoro sul caso dei dossier illeciti. Secondo questa […]

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Il nome di Pasquale Striano viene indicato come perno e al tempo stesso terminale di una vasta operazione di delegittimazione delle forze politiche oggi al governo. È questa la lettura offerta da Chiara Colosimo (nella foto), presidente della Commissione parlamentare antimafia, al termine di due anni di lavoro sul caso dei dossier illeciti.

Secondo questa interpretazione, il tenente della Guardia di Finanza, distaccato alla Direzione nazionale antimafia, avrebbe operato “come un agente undercover”, esfiltrando dati riservati tramite accessi abusivi ai sistemi informatici. Informazioni che, sempre secondo la relazione, avrebbero favorito superiori, giornalisti e vertici istituzionali, con l’obiettivo di influenzare il corso della storia politica italiana.

Le indagini e le accuse incrociate

Il materiale esaminato dalla Commissione si inserisce in un filone già oggetto di indagine da parte delle Procure di Perugia e poi di Roma, concluso due mesi fa con 23 indagati. La ricostruzione di Colosimo è però duramente contestata dai parlamentari del Movimento 5 Stelle presenti in Commissione, che parlano apertamente di “killeraggio politico” e di “cortine di fumo” alzate dalla maggioranza per spostare l’attenzione da altre vicende.

Il nodo De Raho nella relazione

Punto particolarmente controverso è il presunto ruolo di Federico Cafiero De Raho, oggi vicepresidente della Commissione antimafia in quota M5S. Secondo Colosimo, l’indagine penale non avrebbe colto “la gravità intrinseca dei comportamenti” dell’allora procuratore nazionale antimafia, lasciando in ombra il ruolo del vertice e la portata sistemica di una gestione definita “tossica e complice”.
La presidente della Commissione ha chiarito che De Raho non risulta indagato, ma che a suo giudizio emergerebbero responsabilità di natura istituzionale. L’ex procuratore, dal canto suo, respinge ogni addebito e parla di una vendetta politica, rivendicando il proprio operato passato.

Lo scontro politico

Il confronto si è rapidamente spostato sul terreno politico, con prese di posizione nette anche da parte della maggioranza. Maurizio Gasparri, per Forza Italia, ha ribadito che “la virulenza del M5S non fermerà la verità”, mentre dal fronte opposto si denuncia un uso strumentale della relazione.

Un quadro più ampio

La relazione della Commissione, pur senza individuare mandanti in modo esplicito, suggerisce uno scenario più ampio rispetto all’azione isolata di un finanziere infedele. Le condotte di Striano, si legge, sarebbero state rese possibili da un contesto che ne avrebbe favorito l’operatività, lasciando intravedere l’ipotesi di una collocazione mirata all’interno della Direzione nazionale antimafia, con una funzione precisa e non occasionale.

Resta ora il nodo politico-istituzionale di una vicenda che continua a dividere profondamente Parlamento e opinione pubblica, mentre sul piano giudiziario le indagini risultano formalmente concluse.

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Napoli

Elezioni comunali in Campania, De Luca già in campo a Salerno: partiti ancora senza candidati

In Campania si avvicinano le elezioni comunali ma i partiti non hanno ancora scelto i candidati. Vincenzo De Luca è l’unico già in campo a Salerno.

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L’unico protagonista già pienamente in campagna elettorale è l’ex governatore Vincenzo De Luca, impegnato da settimane in incontri pubblici e riunioni per costruire le liste. L’obiettivo è tornare a Palazzo di Città a Salerno per la quinta volta.

Ai suoi interlocutori ripete con insistenza che «da giugno inizierà la vera rivoluzione», messaggio con cui prova a mobilitare il suo elettorato in vista delle comunali del 24 e 25 maggio.

Mentre De Luca macina appuntamenti e seleziona aspiranti consiglieri, sul fronte degli avversari la situazione appare ancora fluida: né nel centrosinistra alternativo né nel centrodestra sono stati ufficializzati candidati definitivi.

Centrodestra diviso e ipotesi civiche

Il centrodestra vive una fase di tensione interna anche per gli equilibri regionali tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega.

Il coordinatore regionale azzurro Fulvio Martusciello ha rilanciato l’idea di candidati civici: l’obiettivo, ha spiegato, non è necessariamente schierare il simbolo di Forza Italia ma individuare «chi può essere un buon amministratore».

A Salerno gli azzurri hanno già bocciato la proposta avanzata da Fratelli d’Italia, il docente di diritto amministrativo Gherardo Maria Marenghi, e stanno valutando altre opzioni. Tra queste l’ipotesi di uno schieramento civico con figure provenienti anche dall’area del centrosinistra deluso, come l’ex parlamentare Federico Conte, per tentare di contendere a De Luca il tradizionale fortino elettorale.

Avellino, candidature ancora incerte

Anche ad Avellino il quadro è ancora aperto.

Nel campo progressista è il Partito Democratico a guidare il confronto e sul tavolo restano diversi nomi: i consiglieri comunali uscenti Cipriano, Ambrosone e Giordano, il presidente del consorzio di bonifica del Volturno Francesco Todisco e l’imprenditore Walter Giordano.

Nel centrodestra, invece, la situazione è complicata dalla candidatura già annunciata dell’ex sindaca Laura Nargi, sostenuta da un progetto civico senza simboli di partito. Una scelta gradita a Forza Italia ma non condivisa da Fratelli d’Italia, che valuta una propria candidatura.

I grandi comuni del Napoletano

Attenzione anche ai principali comuni della provincia di Napoli chiamati al voto: Portici, Ercolano, Pompei e San Giorgio a Cremano, tutti amministrati dal centrosinistra o da coalizioni civiche a esso vicine.

A San Giorgio a Cremano il Pd e alcune liste civiche spingono per la candidatura del dem Michele Carbone, ma manca ancora l’accordo con il Movimento 5 Stelle e con i deluchiani di A testa alta. Il centrodestra, invece, valuta la convergenza su Aldo Galdieri.

A Ercolano il Campo largo discute tra vari nomi di area democratica e non esclude il ricorso alle primarie. Tra le ipotesi più accreditate figura la consigliera comunale Antonietta Garzia. Nel centrodestra resta aperto il confronto tra Gennaro Miranda e Luigi Fiengo.

Portici e Pompei, coalizioni ancora spaccate

Situazione complessa anche a Portici, dove il Campo largo è diviso. Una parte della coalizione, legata all’ex sindaco Enzo Cuomo, sostiene la candidatura della dem Florinda Verde, mentre renziani e Movimento 5 Stelle appoggiano l’ex vicesindaco Fernando Farroni.

A Pompei, infine, il Pd ha indicato Mimmo Di Casola, attualmente all’opposizione della precedente amministrazione guidata dal sindaco Carmine Lo Sapio, scomparso lo scorso dicembre. Alcune liste civiche vicine all’esperienza amministrativa precedente spingono però per una candidatura alternativa.

Una campagna elettorale ancora tutta da scrivere

A meno di due mesi dal voto, il quadro politico nei principali comuni campani appare ancora in fase di definizione.

L’unica campagna elettorale già pienamente avviata resta quella di Vincenzo De Luca a Salerno, mentre negli altri territori partiti e coalizioni sono ancora impegnati nella ricerca di candidati capaci di unire alleanze spesso fragili. La partita per le comunali del 24 e 25 maggio resta quindi completamente aperta.

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Napoli

Napoli, Domenico Brescia lascia la Lega e aderisce a Noi Moderati: l’annuncio di Mara Carfagna

Il consigliere comunale Domenico Brescia aderisce a Noi Moderati. L’annuncio a Napoli della segretaria Mara Carfagna: rafforziamo la squadra in Campania.

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Il consigliere comunale Domenico Brescia aderisce a Noi Moderati. L’annuncio è stato dato a Napoli dalla segretaria del partito Mara Carfagna nel corso di una conferenza stampa.

Brescia, eletto in Consiglio comunale con Forza Italia e successivamente passato alla Lega, entra ora nel partito guidato dall’ex ministra.

Secondo quanto spiegato da Carfagna, si tratta di “una novità molto importante per Napoli e per la Campania”, che rafforza la presenza della formazione politica nel territorio.

Carfagna: rafforziamo la squadra a Napoli e in Campania

Durante l’incontro con i giornalisti, la segretaria di Noi Moderati ha sottolineato il valore politico dell’ingresso del consigliere comunale.

Carfagna ha spiegato che l’adesione di Brescia consente al partito di crescere e consolidarsi, rafforzando la squadra sia nel capoluogo partenopeo sia nell’intera regione.

Il consigliere, ha aggiunto, porterà esperienza politica e radicamento sul territorio, contribuendo a dare voce alla linea del partito all’interno del Consiglio comunale.

Un percorso politico in vista dei prossimi appuntamenti elettorali

Secondo la leader di Noi Moderati, l’ingresso di Brescia si inserisce in una fase politica che precede diversi appuntamenti importanti.

Tra questi sono stati indicati il referendum sulla giustizia, le elezioni amministrative in provincia di Napoli, le future comunali nel capoluogo e le prossime elezioni politiche.

Per Carfagna, la scelta del consigliere comunale rappresenta un segnale politico significativo, perché dimostrerebbe la capacità del partito di attrarre amministratori locali interessati a rafforzare l’area moderata del centrodestra.

Il ruolo di Noi Moderati nella coalizione

Nel corso della conferenza stampa è stato evidenziato anche il lavoro organizzativo svolto sul territorio campano.

Carfagna ha citato l’impegno del coordinatore regionale Gigi Casciello e del coordinatore provinciale Riccardo Guarino, sottolineando il contributo dato alla crescita del partito.

Secondo la segretaria, Noi Moderati può rappresentare un valore aggiunto per la coalizione, proponendosi come forza politica capace di interpretare le esigenze del Mezzogiorno e, in particolare, della Campania.

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In Evidenza

Italia fuori dalla guerra Iran-Usa: linea comune Meloni-Mattarella

Il Consiglio supremo di difesa ribadisce la linea italiana sul conflitto in Medio Oriente: l’Italia non parteciperà alla guerra e sostiene la via diplomatica.

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L’Italia non parteciperà al conflitto che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele. La linea era stata annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni davanti al Parlamento, ma ora viene formalizzata dopo la riunione straordinaria del Consiglio supremo di difesa al Quirinale.

Al vertice hanno partecipato il capo dello Stato Sergio Mattarella, i principali ministri dell’esecutivo e i vertici militari. Il confronto, durato circa due ore e mezza, è servito a definire la posizione italiana nella crisi che sta destabilizzando il Medio Oriente.

Condanna delle iniziative unilaterali

Dal comunicato diffuso al termine della riunione emerge una forte preoccupazione per gli effetti destabilizzanti dell’azione militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Il Consiglio ha espresso una critica alla moltiplicazione di iniziative unilaterali che indeboliscono il sistema multilaterale e il diritto internazionale, sottolineando la necessità di rafforzare il ruolo delle istituzioni internazionali.

Nel documento viene inoltre richiamata la centralità dell’Organizzazione delle Nazioni Unite come perno dell’ordine internazionale.

Il nodo delle basi Nato in Italia

Uno dei punti più delicati riguarda l’eventuale utilizzo delle basi Nato presenti in Italia.

Secondo quanto ribadito dal presidente della Repubblica, l’uso delle infrastrutture militari deve avvenire nel rispetto dei trattati internazionali sottoscritti con gli Stati Uniti.

Questo significa che le basi possono essere utilizzate per operazioni di supporto logistico previste dagli accordi. Un eventuale rifiuto richiederebbe invece una revisione o l’uscita dai trattati esistenti.

Preoccupazione per la destabilizzazione regionale

Nel comunicato del Consiglio supremo di difesa viene espressa “grande preoccupazione” per i gravi effetti destabilizzanti della crisi e per il rischio di un allargamento del conflitto.

Viene segnalato anche il possibile aumento di iniziative terroristiche e il pericolo di nuove tensioni in Medio Oriente.

Il documento richiama inoltre l’attenzione sulla situazione in Libano, con l’invito a Israele ad evitare reazioni sproporzionate alle azioni di Hezbollah.

La via diplomatica e il richiamo alla Costituzione

La posizione italiana resta quella di sostenere ogni iniziativa diplomatica e negoziale per riportare la crisi su un terreno politico.

Nel testo viene citato esplicitamente l’articolo 11 della Costituzione, che stabilisce che l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

Il Consiglio ha inoltre condannato gli attacchi contro civili, ricordando episodi in cui bambini sono rimasti vittime di bombardamenti, come nel caso della strage nella scuola di Minab.

Coordinamento con Europa e Paesi del Golfo

L’Italia intende muoversi in coordinamento con partner europei e Paesi del Golfo, mantenendo una posizione prudente ma attiva nella ricerca di una soluzione diplomatica.

Secondo fonti di governo, tra Palazzo Chigi e il Quirinale esiste un allineamento completo sulla linea da seguire.

La riunione del Consiglio supremo di difesa conferma quindi l’orientamento italiano: nessuna partecipazione diretta alla guerra e massimo impegno per una soluzione negoziale della crisi.

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