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Cronache

Donna picchiata e uccisa a Sarzana, il corpo nel torrente

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 L’hanno trovata poco dopo le 2 del mattino, seminuda, riversa sul greto di un torrente nella periferia di Sarzana, uccisa probabilmente dopo esser stata selvaggiamente picchiata. Nevila Pjetri aveva 35 anni ed era residente a Carrara. Era una prostituta e la sera con la sua macchina raggiungeva la zona vicina al torrente Parmigliola dove trovava alcune sue amiche. Li’, ieri sera e’ salita su una macchina che l’ha portata via. E non e’ mai piu’ tornata viva. Tutto e’ cominciato la scorsa notte, poco dopo le 2, quando alcuni ragazzi extracomunitari hanno visto un corpo sul greto del torrente. E hanno chiamato i carabinieri. Sul posto, oltre all’Arma di Sarzana anche i militari del nucleo investigativo della Spezia, con il medico legale Susanna Gamba. L’esame esterno del cadavere non ha lasciato dubbi: i lividi sul volto, i graffi sulle braccia e il sangue, tanto sangue, uscito anche da un piccolo foro trovato dietro l’orecchio sinistro. Resta da stabilire se quel foro e’ stato provocato da una pistola di piccolo calibro oppure da uno strumento a punta come un punteruolo o un cacciavite. Comunque, e’ omicidio. E mentre il medico legale da’ il nulla osta per il trasferimento del corpo all’obitorio della Spezia, dove martedi’ verra’ eseguita l’autopsia necessaria per capire come e’ stata uccisa, i carabinieri sentono i primi testimoni: prima i ragazzi extracomunitari che hanno trovato il corpo poi le amiche di Nevila. Il magistrato di turno apre un fascicolo per omicidio, da’ l’incarico all’anatomopatologo e dispone l’autopsia. Le testimonianze delle donne amiche della ragazza albanese sono univoche: Nevila e’ arrivata con la sua macchina – ritrovata poi non lontano dal luogo dove era il cadavere – e dopo un po’ e’ salita su un’auto, una utilitaria bianca, guidata da un individuo. Parte subito la caccia all’uomo. I militari, dopo aver posto sotto sequestro la macchina della vittima, acquisiscono i filmati delle telecamere di videosorveglianza di un distributore di benzina che si trova a circa un chilometro dal luogo del ritrovamento del cadavere nella speranza che ci sia incisa l’immagine dell’auto bianca mentre prosegue l’audizione delle testimoni. Uno di questi rivela di aver visto un uomo trascinare qualcosa verso il torrente. Ma non ha visto cosa ne’ chi: quello e’ un posto particolarmente buio. Senza dubbio, l’omicidio non si e’ consumato sul greto del Parmigliola. Gli inquirenti ne sono sicuri: accanto al corpo della donna non c’erano bossoli, non c’erano armi bianche, non c’era nemmeno la borsetta o gli abiti di Nevila, il cui corpo aveva addosso poca biancheria. Non c’erano segni di colluttazione, e colluttazione c’e’ stata perche’ la donna ha cercato di difendersi quando e’ stata picchiata. Quindi probabilmente l’assassino l’ha uccisa in un altro posto, forse direttamente dentro l’auto e poi ne ha trascinato il corpo sul greto del torrente dove Nevila e’ morta.

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Cronache

Orrore nel Salernitano, Ciro Palmieri non era scomparso: fu ucciso e fatto a pezzi dalla moglie e 2 figli piccoli

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Questa mattina sono stati fermati la moglie e due figli di Ciro Palmieri, scomparso a fine luglio in provincia di Salerno, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e occultamento di cadavere. Si tratta di Monica Milite, moglie di Palmieri, e di due figli della coppia, di cui uno ha 15 anni. Ad eseguire il fermo, gli ufficiali di PG in servizio presso la Stazione CC di Giffoni Valle Piana, unitamente a personale della Compagnia CC di Battipaglia.

Le indagini sono partite dalla denuncia di scomparsa di Palmieri presentata dalla moglie lo scorso 30 luglio. La descrizione dell’accaduto da parte della donna aveva, da subito, fatto nascere negli inquirenti il sospetto che la ricostruzione della scomparsa non corrispondesse a quanto realmente avvenuto. Grazie al recupero delle immagini della videosorveglianza interna all’abitazione è stato possibile risalire alla verità: dopo una iniziale lite familiare, Ciro Palmieri è stato aggredito dalla moglie e dai figli con più coltelli. La vittima è stata più volte raggiunta dai fendenti anche quando era già a terra, inerte. Il tutto sotto lo sguardo sbigottito ed attonito di un altro figlio di 11 anni. Le immagini mostrano che la ‘vis omicida’ non è cessata nemmeno dopo la morte dell’uomo: alla vittima, infatti, è stata amputata una gamba. Dopodiché il suo corpo è stato messo in una busta di plastica per essere trasportato e nascosto in un luogo non ancora individuato. Al momento del fermo, gli indagati hanno indicato il luogo dove hanno gettato il cadavere: un dirupo impervio delle vicine montagne di Giffoni Valle Piana. Sono in corso le attività di recupero del corpo con l’aiuto dei Vigili del Fuoco e del Soccorso Alpino.

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Il cane-pompiere è malato, l’assicurazione non copre le spese: avviata raccolta fondi

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Tyson, il cane pompiere che ha collaborato in tante operazioni di salvamento dei Vigili del Fuoco, è ammalato e il suo conduttore è stato costretto ad anticipare le spese per le cure, quasi 8 mila euro. Ma la polizza assicurativa stipulata dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco pare che non copra tutte le prestazioni sanitarie necessarie per la cura dell’animale. A denunciarlo è stato il Conapo, il sindacato autonomo dei Vigili del Fuoco, che ha spiegato sui propri social che Tyson, labrador di 4 anni, specializzato nel salvamento, che è in forze in Veneto e Trentino, soffre di una grave patologia, a rischio vita. Per cui va operato oppure essere soppresso, ma il suo conduttore ha deciso di fare di tutto per salvarlo ed ha speso già quasi 8 mila euro: di questi soldi forse gli verra rimborsata la metà. Per questo l’appello affinchè lo Stato intervenga per salvarlo. Perchè se fosse confermato che la polizza non copre le spese mediche per il cane, dicono al Conapo, “sarebbe una vergogna di Stato”.

Chi lo conduce ha lanciato intanto una petizione su Gofundme.it per chiedere aiuto nel sostenere le spese per salvare il labrador: “Ciao, sono Tyson e nella vita faccio il pompiere – si legge nella presentazione – Non vado a spegnere incendi ma il mio compito è quello della ricerca di persone disperse, sia in zone boschive che sotto le macerie. Da qualche mese ho un grave problema di salute chiamato chilotorace. Si forma del liquido linfatico intorno alla membrana che avvolge i polmoni rendendomi difficile respirare. Il mio padrone ha già speso migliaia di euro per visite specialistiche e medicinali. A breve farò un’operazione per risolvere il problema, ed è già la seconda in pochi mesi. Purtroppo la nostra amministrazione non copre le spese mediche al 100% e mi servirebbe una zampa per tornare a fare il mio lavoro”. E quella zampa l’hanno offerta in tanti al punto che in poco tempo sono stati raccolti 6 mila euro

 

 

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I controlli seri in mare dei carabinieri di Capri e le uscite all’alba della motovedetta di Ischia

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I carabinieri di Capri e Anacapri hanno controllato 190 persone e oltre 95 veicoli. Trentacinque le imbarcazioni passate al setaccio solo nel weekend di Ferragosto quando le coste erano gremite di turisti. I militari della compagnia di Sorrento, a bordo del battello pneumatico, hanno notificato decine di infrazioni al codice della navigazione, specie nella porzione di mare tra punta campanella e Capri.  Controlli soprattutto lungo i moli del porto dove in pochi giorni sono sbarcati migliaia di vacanzieri. E proprio tra questi che i militari hanno individuato 3 giovani nel cui zaino, oltre al telo mare e alla crema solare c’era anche droga. Sono stati tutti segnalati alla Prefettura.
Ancora droga lungo la spiaggia libera di Marina Grande. Un uomo fumava uno “spinello” noncurante dei bagnanti e dei tanti bambini al mare. Anche per lui una segnalazione al Prefetto. I controlli continueranno anche nei prossimi giorni, in particolare durante la movida serale. Qualche uscita in mare nel mese di agosto di mattino presto anche per i carabinieri della motovedetta di Ischia. Senza strafare. Ma infliggendo tante multe. Almeno secondo quanto pubblicizzato dai carabinieri stessi.

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