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Lavoro

Dl agosto, i consulenti del lavoro: la norma sui licenziamenti è ‘complessa’

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Tra le misure di “maggiore complessita’ applicative” del decreto agosto vi e’ quella concernente “la proroga delle disposizioni in materia di licenziamento introdotte dal decreto ‘Cura Italia’. Una formulazione non particolarmente felice” del testo, infatti, “ha fatto insorgere piu’ di un dubbio sulla sua portata ed in particolare sulla durata ulteriore del divieto di licenziamento, richiedendo uno sforzo interpretativo e di coordinamento tra la disposizione originaria del divieto, quella che ne dispone la proroga e quelle richiamate per la determinazione della sua efficacia, connessa alla durata dell’ulteriore periodo di ammortizzatori sociali e di fruizione dell’esonero contributivo”. Lo afferma il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, oggi audito dalla commissione Bilancio del Senato che sta esaminando l’ultimo provvedimento governativo. Se, infatti, in precedenza, e’ stato imposto l’altola’ ai licenziamenti “per ragioni economiche, per cinque mesi”, tale divieto “scadeva il 17 agosto”, ma il decreto agosto “ha disposto la proroga della durata del divieto per i datori di lavoro che non abbiano integralmente fruito dei trattamenti di integrazione salariale riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19, ovvero dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali, cosi’ come previsti dallo stesso” provvedimento legislativo, afferma l’Ordine dei professionisti. Pertanto, “l’originario termine del 17 agosto per il divieto dei licenziamenti per ragioni economiche, fisso e valido per tutti, risulta sostituito da una nuova scadenza mobile, determinata dalla necessita’ di individuare, in alternativa il momento in cui il datore di lavoro ha fruito integralmente dell’ulteriore periodo di 18 settimane di ammortizzatori sociali”, oppure “la scadenza del periodo di fruizione dell’esonero contributivo, previsto quale alternativa alla richiesta di ammortizzatori sociali”. Le novita’ legislative, quindi, a giudizio dei consulenti del lavoro, fissano “la necessita’ di verificare, caso per caso, in dipendenza del periodo di fruizione di una delle due soluzioni previste dalla legge, l’individuazione del momento specifico in cui cessera’ il divieto di disporre licenziamenti per ragioni economiche, che, pertanto, variera’ da datore a datore”.

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Economia

Contratti, subito stop a confronto su metalmeccanici

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La trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici si interrompe al primo appuntamento per discutere del salario: la Federmeccanica ha infatti confermato la disponibilita’ solo ad aumenti sui minimi contrattuali strettamente legati all’inflazione ed i sindacati hanno deciso di interrompere la trattativa. Si tratta – sottolineano – di meno di 40 euro di aumento a regime al quinto livello nei prossimi tre anni (la durata prevista del nuovo accordo dovrebbe essere 2020-22 dato che il contratto e’ scaduto a fine 2019) a fronte dei circa 144 chiesti. In pratica si tratterebbe di appena il 2% di aumento salariale a fronte dell’8% chiesto dai sindacati. Sono stati quindi annullati gli appuntamenti gia’ fissati per giovedi’ e per il 14 e il 15 ottobre e per i lavoratori del settore (circa 1,4 milioni) e’ scattato lo stato di agitazione e il blocco degli straordinari. Sempre giovedi’ mattina le segreterie di Fiom, Fim e Uilm si incontreranno per decidere le eventuali iniziative di protesta a sostegno della vertenza. “Da novembre scorso a oggi – dice la numero uno della Fiom, Francesca Re David – Federmeccanica non ha mai cambiato idea sul salario. Non c’entra la crisi legata alla pandemia Covid-19. Se gli industriali dicono che l’adeguamento dei minimi salariali si basa sull’inflazione non c’e’ la trattativa sul contratto nazionale dei metalmeccanici”: La Uilm con il segretario generale, Rocco Palombella, parla di posizione “suicida” della Federmeccanica che intende “rinnovare il contratto senza l’aumento dei minimi contrattuali”. “Mette in discussione – avverte – l’intero modello contrattuale firmato quattro anni fa. Siamo disposti a mettere in campo qualsiasi azione per far cambiare idea alle imprese”. Nello scorso contratto le parti avevano deciso di legare l’aumento salariale solo all’inflazione e e di intervenire sulle norme legate al welfare e alla previdenza complementare mentre in questa tornata i sindacati avevano decido di concentrare le richieste sul salario. La FIm afferma che non bisogna cercare alibi ma “soluzioni” per aumentare i salari. Il segretario generale, Roberto Benaglia sottolinea che non ci si puo’ solo occupare dei minimi e che il tema del salario e’ piu’ ampio e complesso. Il direttore generale di Federmeccanica, Stefano Franchi, ha parlato di una trattativa “interrotta inaspettatamente” e ha chiesto ai sindacati di riprendere il dialogo anche ribadendo la disponibilita’ a ragionare su una strategia piu’ efficace per estendere il premio di risultato. Al momento – dice – la copertura riguarda il 70% dei lavoratori. Vogliamo riprendere il dialogo – conclude – ma senza lo stato di agitazione”.

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Lavoro

Mezzo milione di lavoratori da sei mesi aspettano ancora gli aiuti Covid

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Dal 12 marzo, giorno del lockdown nazionale e dell’inizio della pandemia sanitaria in Italia sono passati già più di sei mesi. E sei mesi sono tanti, troppi, una eternità per un mezzo milione di lavoratori  che non hanno ancora ricevuto i soldi della cassa integrazione. Più di 150 mila sono quelli che aspettano dall’Inps le integrazioni salariali per Covid-19. E ce ne sono 400 mila circa di dipendenti delle aziende artigiane, che prendono però i soldi della cassa integrazione dal Fondo di solidarietà bilaterale alternativo dell’artigianato, all’asciutto da maggio. Per far ripartire questi pagamenti il Governo deve ancora destinare al fondo 375milioni di euro. Il decreto Agosto è stata varato, i soldi sono rimasti sulla carta. Le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps nei primi otto mesi dell’anno (dunque non solo nei sei mesi di pandemia sanitaria) hanno superato quota 3 miliardi. L’aumento è del mille per cento rispetto all’intero 2019. La maggioranza delle richieste è legata all’emergenza sanitaria, con circa 2,8 miliardi di ore prenotate e autorizzate tra aprile e agosto, di cui quasi la metà, il 42 per cento, è stato effettivamente utilizzato dalle imprese per lasciare a casa i dipendenti. Per quanto riguarda i trattamenti gestiti dall’ istituto nazionale di previdenza sociale, stando agli ultimi dati aggiornati al 7 settembre, ci sono ancora 23 mila dipendenti che aspettano la mensilità di marzo, 33 mila quella di aprile, più di 121 mila attendono i soldi della cassa integrazione di maggio, a 136 mila deve essere corrisposta l’integrazione di giugno, a 77 mila quella di luglio e a circa cinquemila quella di agosto. Questi numeri sono persone, famiglie che non riescono a campare. E dunque continuare a trattarli come numeri comincia a diventare incivile, per non dire criminale.

L’Inps è in ritardo sul pagamento di 398 mila integrazioni salariali per Covid-19. Considerando che spesso un lavoratore attende più mensilità, si può stimare che le persone coinvolte siano almeno 150 mila. Circa trentamila sono invece i lavoratori che non hanno ottenuto finora nemmeno una delle mensilità che spetta loro. Dalla Confederazione nazionale dell’artigianato fanno sapere invece che il Fondo di solidarietà bilaterale alternativo dell’ artigianato, che al pari di quello per i lavoratori in somministrazione non è gestito dall’ Inps, ha smesso di erogare le integrazioni salariali per Covid-19 a maggio: «Il decreto Agosto ha stanziato ulteriori 375 milioni per rimettere in moto il fondo ma quei soldi non sono ancora arrivati». Proprio ieri sera il ministero del Lavoro ha annunciato la registrazione pressi la Corte dei Conti del provvedimento e di quello dei lavoratori somministrati che vale 125 milioni. A questo punto per Cna la speranza è che i pagamenti si sblocchino a ottobre.


I lavoratori del turismo e della ristorazione sono tra i più colpiti dai ritardi. Per quanto riguarda bar e ristoranti ci sono sedicimila lavoratori che hanno richiesto di accedere agli ammortizzatori e che aspettano di essere pagati. A seicentomila addetti la cassa integrazione è stata anticipata dalle aziende che però in molti casi devono ancora rivalersi sulle casse pubbliche. Inoltre, per quarantamila piccoli esercizi che non hanno riaperto i battenti dopo il lockdown e che hanno dovuto fare perciò pieno ricorso alla cassa integrazione non basterà nemmeno la proroga di 18 settimane concessa dal decreto Agosto, visto che a metà novembre le avranno esaurite.

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Inps, a giugno -818.000 posti di lavoro

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 A giugno di quest’anno i posti di lavoro sono 818 mila in meno rispetto allo scorso anno. E’ quanto risulta dai dati dell’Osservatorio del precariato dell’Inps .Il saldo annualizzato, ovvero la differenza tra i flussi di assunzioni e cessazioni negli ultimi 12 mesi, gia’ in flessione nella seconda meta’ del 2019, e’ divenuto negativo a febbraio (-28.000) ed e’ peggiorato a causa della caduta dell’attivita’ produttiva per l’emergenza sanitaria, soprattutto a marzo (-280.000) e ad aprile (-617.000). Successivamente e’ continuata la dinamica negativa ma con un ritmo in progressivo rallentamento (-745.000 a maggio e – 818.000 a giugno). A giugno rimane ancora positivo, pur continuando a ridursi, il saldo annualizzato dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato (+232.000) e dell’apprendistato (+23.000).

L’impatto del Covid-19- prosegue l’Inps – ha fortemente interessato i contratti a termine, accentuandone le tendenze, gia’ in essere, alla flessione. Il saldo dei rapporti a tempo determinato a giugno 2020 e’ risultato pari a -582.000. Dati tendenziali significativamente negativi si registrano, sempre a fine giugno, pure per gli intermittenti (-103.000), i somministrati (-156.000) e gli stagionali (-232.000).

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