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Economia

Disoccupazione ai minimi storici in Italia: tasso al 5,1% ma crescono gli inattivi

Istat: disoccupazione in Italia al minimo storico del 5,1%. Occupati record a 24,1 milioni ma cresce anche il numero degli inattivi.

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Il tasso di disoccupazione in Italia scende al 5,1%, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche mensili dell’Istat avviate nel 2004.

I dati diffusi dall’Istituto di statistica descrivono un mercato del lavoro ancora in espansione, con il numero degli occupati che raggiunge un nuovo record storico.

Occupati oltre i 24 milioni

Nel mese di gennaio gli occupati aumentano di 80mila unità rispetto a dicembre e di 70mila rispetto allo stesso mese del 2025.

Il totale delle persone con un lavoro sale così a 24 milioni e 181mila, il valore più alto registrato da quando esistono le rilevazioni mensili. Il tasso di occupazione raggiunge il 62,6%.

In un anno il numero dei disoccupati si è ridotto di 384mila unità, pari a un calo del 22,7%.

Crescono gli inattivi

Accanto ai segnali positivi emerge però un dato meno favorevole: aumenta il numero degli inattivi, cioè di coloro che non lavorano e non cercano un’occupazione.

In dodici mesi gli inattivi sono cresciuti di 322mila unità (+2,6%), portando il tasso di inattività al 33,9%.

Questo fenomeno riduce la platea delle persone che fanno parte della forza lavoro e contribuisce, almeno in parte, alla diminuzione del tasso di disoccupazione.

Più lavoro stabile e autonomo

Sul fronte dei contratti cresce il lavoro stabile.

Nel confronto annuale aumentano i dipendenti permanenti (+71mila) e soprattutto gli autonomi (+195mila), mentre diminuiscono i lavoratori con contratti a termine (-196mila).

La crescita dell’occupazione riguarda in particolare le fasce di età sopra i 35 anni e soprattutto gli over 50.

Le reazioni della politica

La ministra del Lavoro Marina Calderone sottolinea come i dati descrivano un mercato del lavoro che resta “in una fase positiva” e definisce il tasso di disoccupazione al 5,1% “un traguardo inedito per il Paese”.

Anche la viceministra Maria Teresa Bellucci ritiene che i numeri confermino l’efficacia delle politiche adottate dal governo.

Le criticità segnalate da sindacati e imprese

Le valutazioni di sindacati e associazioni di categoria sono più caute.

Confcommercio invita a non trascurare alcune criticità, tra cui la crescita degli inattivi e la debolezza dell’occupazione femminile. La Uil evidenzia che il 43% delle donne resta fuori dal mercato del lavoro, segnalando un divario ancora ampio rispetto agli uomini.

La Cisl considera incoraggiante la crescita dell’occupazione ma sottolinea il potenziale ancora inutilizzato di giovani e donne.

Il nodo dei contratti pirata

Resta aperto anche il tema del dumping contrattuale. Secondo Confesercenti, solo nel settore del terziario i cosiddetti contratti pirata comportano una perdita salariale complessiva di circa 1,5 miliardi di euro l’anno per i lavoratori.

Sul piano politico la maggioranza rivendica i risultati raggiunti, mentre dalle opposizioni arrivano critiche: il Movimento 5 Stelle sottolinea come l’aumento degli inattivi sia stato quasi cinque volte superiore a quello degli occupati nell’ultimo anno.

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Economia

Conti pubblici, attesa per Eurostat: crescita Italia a rischio tra guerra e inflazione

Il 22 aprile Eurostat diffonde i dati su deficit e debito. Italia tra crescita debole e rischi legati alla crisi energetica e geopolitica.

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Il primo banco di prova per i conti pubblici italiani e dell’Unione europea è fissato per il 22 aprile, quando Eurostatpubblicherà le stime su deficit/Pil e debito/Pil relative al 2025.

Si tratta di numeri centrali anche per le valutazioni sulle procedure per deficit eccessivo, che la Commissione europeaesaminerà il 3 giugno nell’ambito del semestre europeo.

Governo al lavoro sul nuovo documento di finanza

L’esecutivo guidato dal ministro Giancarlo Giorgetti ha già avviato le prime analisi in vista del nuovo Documento di finanza pubblica.

Il testo potrebbe essere varato subito dopo la diffusione dei dati Eurostat, per poi essere sottoposto all’esame del Parlamento.

Guerra e inflazione pesano sull’economia

Lo scenario resta incerto. Il conflitto in Medio Oriente, con ripercussioni sui mercati energetici e sulle materie prime, sta influenzando negativamente le economie europee.

A ciò si aggiungono rincari diffusi e segnali di rallentamento del Pil, mentre emergono nuovi timori legati alla disponibilità di carburante, con possibili effetti anche sul trasporto aereo e sui costi per i consumatori.

Crescita in calo nelle stime internazionali

Le principali istituzioni economiche hanno rivisto al ribasso le previsioni sull’Italia. Il Fondo Monetario Internazionalestima una crescita dello 0,5% nel 2026 e nel 2027.

Valutazioni analoghe arrivano da Banca d’Italia, mentre l’OCSE prevede un incremento ancora più contenuto, intorno allo 0,4%.

Debito in aumento, deficit in calo

Secondo il Fondo Monetario, il rapporto debito/Pil italiano è destinato a salire fino al 138,8% nel 2027, mentre il deficit potrebbe scendere sotto il 3% già dal 2026.

Dati che restano però soggetti a revisione e strettamente legati all’evoluzione del contesto internazionale.

Il rischio recessione

Tra gli analisti cresce la preoccupazione per una possibile frenata più marcata.

Se le tensioni geopolitiche dovessero prolungarsi, non è escluso che si torni a parlare apertamente di rischio recessione per una parte significativa dell’area euro.

In questo quadro, i dati di Eurostat rappresentano un passaggio cruciale per definire le prossime scelte di politica economica.

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Economia

Nomine, tensione su Terna ed Eni: Di Foggia contesta la buonuscita e rischia la presidenza

Scontro sulle nomine tra Terna ed Eni: Di Foggia rivendica la buonuscita da 7,3 milioni. Nodo giuridico e trattativa con Palazzo Chigi in corso.

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La vicenda emerge da ricostruzioni e retroscena pubblicati dal Corriere della Sera e riguarda uno dei passaggi più delicati nelle nomine delle partecipate pubbliche.

Al centro dello scontro c’è il futuro di Giuseppina Di Foggia, attuale amministratrice delegata di Terna, indicata dal governo per la presidenza di Eni.

Il nodo della buonuscita

Il punto critico riguarda l’indennità di fine rapporto da circa 7,3 milioni di euro che Di Foggia ritiene le spetti.

La questione si scontra però con due vincoli: da un lato, il passaggio tra società riconducibili allo stesso azionista di riferimento, Cassa Depositi e Prestiti, che escluderebbe la buonuscita; dall’altro, le norme statutarie di Terna che impediscono incarichi contemporanei in altre società del settore energetico.

I tempi stretti e le dimissioni necessarie

L’assemblea degli azionisti di Eni è fissata per il 6 maggio, mentre quella di Terna si terrà il 12 maggio.

Per essere eleggibile alla presidenza Eni, Di Foggia dovrebbe dimettersi prima, poiché non decadrebbe automaticamente dall’incarico. Una dinamica che ha già prodotto effetti: il consigliere Stefano Cappiello ha lasciato il suo ruolo in Terna per evitare incompatibilità.

Il confronto legale e la trattativa

Nel consiglio di amministrazione straordinario di Terna è stato presentato un parere legale favorevole al riconoscimento della buonuscita.

Il presidente Igor De Blasio ha però ritenuto necessario acquisire ulteriori valutazioni. La trattativa tra la manager e Palazzo Chigi resta aperta, in un clima definito teso.

Il rischio di perdere anche Eni

La posizione di Di Foggia si fa più complessa anche sul piano politico e societario.

Se il confronto dovesse irrigidirsi, potrebbe sfumare anche la nomina alla presidenza Eni. In questo scenario si inserisce l’ipotesi alternativa rappresentata da Emma Marcegaglia, già presidente del gruppo energetico tra il 2014 e il 2020.

Una partita ancora aperta

La vicenda evidenzia le criticità del sistema delle nomine nelle partecipate pubbliche, dove interessi economici, regole statutarie e valutazioni politiche si intrecciano.

Al momento non ci sono decisioni definitive: la trattativa prosegue e gli equilibri restano in evoluzione, con possibili sviluppi nelle prossime settimane.

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Economia

Fed nel caos, scontro Trump-Powell: rischio vuoto di leadership e incognita Warsh

Tensioni alla Fed tra Trump e Powell, a rischio la successione con Warsh. Possibile vuoto di leadership mentre cresce l’incertezza economica.

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La Federal Reserve si trova al centro di una fase di forte incertezza istituzionale e politica. Le tensioni tra Donald Trump e Jerome Powell complicano il passaggio di consegne alla guida della banca centrale americana, mentre il contesto economico resta fragile e segnato da pressioni inflazionistiche.

Il mandato di Powell è in scadenza il 15 maggio, ma la successione appare tutt’altro che definita.

La nomina di Warsh e i dubbi del Senato

Il candidato indicato dalla Casa Bianca è Kevin Warsh, che dovrà affrontare il passaggio chiave della conferma al Senato. Un iter che si preannuncia complesso.

Una parte dei repubblicani ha espresso perplessità, legando il voto alla conclusione della controversia legale avviata dall’amministrazione contro la Fed e lo stesso Powell. Una posizione che rischia di rallentare o bloccare la nomina.

Le minacce di Trump e lo scenario istituzionale

Trump ha dichiarato di voler rimuovere Powell al termine del mandato se non lascerà volontariamente l’incarico. Una decisione che, se attuata, potrebbe aprire un contenzioso legale e lasciare la banca centrale senza una guida formale.

Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe una soluzione temporanea affidata a un altro membro del board, ma la normativa vigente limita fortemente la possibilità di nomine ad interim senza il via libera del Senato.

Precedenti e limiti normativi

In passato si sono verificati casi di transizione non lineare, ma il quadro legislativo attuale è più restrittivo rispetto agli anni Settanta. Oggi la nomina del presidente della Fed richiede obbligatoriamente l’approvazione del Senato, senza margini per soluzioni temporanee imposte dall’esecutivo.

Questo rende il rischio di un vuoto di leadership più concreto rispetto al passato.

I nodi sulla credibilità di Warsh

Oltre agli ostacoli procedurali, emergono interrogativi anche sulla figura di Warsh. I suoi legami con l’amministrazione e con il mondo finanziario sollevano dubbi tra osservatori e parte del mondo politico.

Al centro del dibattito c’è la necessità di garantire l’indipendenza della banca centrale e la sua capacità di affrontare l’inflazione senza pressioni esterne.

Un passaggio delicato per la politica monetaria

La vicenda si inserisce in un momento delicato per l’economia statunitense, con l’inflazione in ripresa e i mercati attenti a ogni segnale proveniente dalla Fed.

Le prossime settimane saranno decisive per chiarire la governance dell’istituto e la direzione della politica monetaria americana.

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