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Dichiarazioni senza domande: il caso Natale e una pratica che dura da decenni in Parlamento
Roberto Natale denuncia l’assenza di mediazione giornalistica nei servizi sulla manovra. Ma la prassi delle dichiarazioni senza domande in Parlamento è una vergogna nota da decenni.
La polemica nasce dopo l’approvazione della legge di bilancio del governo Giorgia Meloni. Nei telegiornali, maggioranza e opposizioni rilasciano dichiarazioni opposte sulla sanità: chi parla di risorse aumentate, chi di tagli inaccettabili.
A sollevare il problema è Roberto Natale, consigliere di amministrazione della Rai, che in una nota si chiede a chi debba credere lo spettatore di fronte a dichiarazioni così contraddittorie, denunciate come “rilasciate senza alcuna reale mediazione di chi dà l’informazione”.

ROBERTO NATALE E LAURA BOLDRINI E TELECAMERE E MICROFONI ALLUNGATI (Foto Imagoeconomica)
Una scoperta tardiva
La riflessione di Natale, però, appare tardiva. Roberto Natale non è solo un dirigente Rai: è un giornalista, è stato un sindacalista di altissimo rango della categoria ed è stato anche portavoce di Laura Boldrini quando ricopriva la carica di presidente della Camera dei Deputati.
Sa dunque perfettamente che l’assenza dei giornalisti nei corridoi parlamentari – salvo rare eccezioni – non è un’anomalia recente, ma la regola consolidata da decenni.
La prassi delle troupe senza giornalisti
Da anni, alla Camera e al Senato della Repubblica, stazionano troupe televisive composte spesso solo da cameraman, senza un giornalista al seguito. È una scelta delle produzioni dei telegiornali – di tutti i Tg – che mandano operatori a “allungare il microfono” per raccogliere dichiarazioni preconfezionate.
I politici, di ogni colore e schieramento, leggono o ripetono frasi scritte dagli uffici stampa dei leader di partito. Nessuna domanda, nessuna verifica, nessuna contestualizzazione. Un rito stanco, automatico, penoso.
Un’abitudine che dovrebbe far arrossire
Questa pratica dovrebbe far arrossire il giornalismo italiano da tempo. Non perché le dichiarazioni politiche siano illegittime, ma perché senza la domanda del giornalista l’informazione si svuota, si riduce a megafono del potere.
Che oggi Roberto Natale si interroghi pubblicamente su questo meccanismo, parlando di “effetto paradossale” e auspicando il ritorno della “cara, vecchia, essenziale domanda del giornalista”, suona come la scoperta dell’acqua calda.
Il nodo irrisolto dell’informazione politica
Il problema non è la manovra, né la contrapposizione maggioranza-opposizione. Il problema è strutturale: l’abdicazione del giornalismo televisivo al suo ruolo critico, soprattutto nei luoghi simbolo della democrazia rappresentativa.
Finché le redazioni continueranno a considerare sufficiente una dichiarazione senza contraddittorio, lo spettatore resterà solo, costretto a scegliere “a chi credere” senza strumenti. E finché chi conosce bene questa degenerazione fingerà di scoprirla solo quando fa comodo, la vergogna resterà tale: una vergogna quotidiana, normalizzata, e accettata da troppi.
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