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Di Maio punta sui sindaci. Conte, chi ha dubbi esca

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Ripartire esattamente dal punto e dal giorno in cui le strade si sono divaricate: il progetto sui territori. La sfida tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio passa anche da qui, perche’ e’ li’ che aveva fallito il Movimento ed e’ li’ che si gioca la partita per le prossime elezioni. “Insieme per il futuro vuole essere un faro di riferimento per gli amministratori italiani, tanti ci stanno contattando e sono orgoglioso perche’ se dobbiamo costruire un progetto insieme ad altri lo si deve costruire insieme alle istituzioni del territorio”, dice il leader di Ipf che annuncia la “costituente dei territori” e sembra intenzionato a forgiare la sua nuova creatura sul modello dei ‘partito dei sindaci’. Anche il presidente M5s riparte da li’, dopo il risultato delle comunali, avendo aperto il Consiglio Nazionale ai referenti territoriali. La scelta e’ in corso in questi giorni dopo che e’ stata avviata la ricerca dei 7 delegati delle regioni, comuni e circoscrizioni territoriali da far votare agli iscritti che decideranno sulle loro autocandidature. Giancarlo Cancelleri, inoltre, fa pressing perche’ Conte decida il candidato per le primarie in Sicilia: “Non dobbiamo perdere piu’ tempo, occorre decidere”. Anche perche’ “se non vinciamo queste primarie il M5s finisce e non in Sicilia ma in Italia. E questo lo sanno bene a Roma”. In quest’ottica del coinvolgimento dei territori va letta sia la posizione di Chiara Appendino che ha con nettezza confermato la sua lealta’ a Conte, sia la scelta di autonomia compiuta da tempo da Virginia Raggi. Al momento la ex sindaca di Roma non ha dichiarato le sue intenzioni ma potrebbe anche non farlo considerato che ha gia’ una sua lista ed e’ il riferimento di altre civiche che l’hanno riconfermata in Campidoglio. “Io l’ho detto a tutti: chi ha dubbi ha questa finestra per uscire”, avverte Giuseppe Conte che, passata la bufera, si mostra ottimista: “Ci sono le condizioni perche’ il M5s possa restare compatto e trasferire all’esterno i nostri principi e valori”. Il leader del Movimento lo dira’ anche a Beppe Grillo atteso a Roma per lunedi’: “Con lui ci sentiamo quotidianamente, anche oggi: per noi – ripete – l’importante non sono i numeri dei parlamentari, siamo a fine legislatura, ma la forza delle nostre idee”. Intanto potrebbe essere varato gia’ ad inizio settimana, non si esclude domani, l’organigramma del futuro gruppo di Luigi Di Maio al Senato. I senatori scissionisti si stanno infatti organizzando per cercare di varare al piu’ presto il gruppo con i 10 transfughi M5s: operazione, a quanto si apprende, che dovrebbe essere ultimata nella settimana entrante. In diversi stanno bussando alla porta del neo capogruppo Primo Di Nicola: la priorita’ e’ quella di creare i gruppi, cosi’ da accogliere nuovi eventuali parlamentari. Al momento rimangono in stand by i big piu’ critici con il nuovo corso targato Giuseppe Conte: Alfonso Bonafede e Stefano Buffagni. Riccardo Fraccaro, allo stato, sarebbe orientato a restare. Se il nuovo coordinatore politico di Ipf, Vincenzo Spadafora, preconizza per il Movimento la possibilita’ di “non arrivare neppure alle elezioni”, sulla nuova forza politica di Di Maio e’ da Matteo Renzi che parte l’affondo: “Il M5s ha completato il suo ciclo vitale con spettacolari conversioni: era da tempi della conversione di san Paolo a Damasco che non se ne vedeva una come quella di Di Maio. Ma attenzione, Paolo si cambio’ il nome con quello di Saulo: Giggino che fa? Si chiamera’ Arnaldo? Forlani?”.

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Di Maio: “con Impegno Civico oltre il 3 per cento. Conte ha scelto l’autodistruzione”

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“Impegno Civico andrà oltre il 3% : saremo la sorpresa di queste elezioni”. Lo ha detto Luigi Di Maio in un’intervista a ‘Il Corriere della Sera’. “Ci sarà spazio per tutti quelli che vorranno correre nelle liste”, ha detto il Ministro degli Esteri e capo politico di Impegno Civico. “Noi ci poniamo come coloro che intercettano il voto moderato, con un partito fatto di proposte, pragmatismo e concretezza. Non credo – ha detto ancora Di Maio- ci possa essere compatibilità tra la coalizione progressista e il partito di Conte, che ha scelto l’autodistruzione”.

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Dem snobbano terzo polo, “la sfida è con Meloni”

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L’accordo fra Carlo Calenda e Matteo Renzi non cambia l’impronta della campagna elettorale Pd: il voto sara’ polarizzato, quindi l’avversario resta Giorgia Meloni. La sintesi e’ contenuta nelle parole del coordinatore dei sindaci Pd, Matteo Ricci, l’unico dem che commenta la novita’ al centro: “Non c’e’ spazio per terzi o quarti poli. Quelle di settembre saranno elezioni politiche spartiacque. O si sta con i democratici e progressisti o con le destre sovraniste. Gli italiani faranno il voto utile”. Un ragionamento che vale per la lista di Azione e Iv, ma anche per il M5s. Il refrain e’: un voto a loro e’ un voto a Meloni. L’obiettivo del Nazareno e’ mettere presto i motori a regime. Entro Ferragosto – quindi una settimana prima della scadenza – dovrebbero essere chiusi gli elenchi dei candidati. Intanto c’e’ il simbolo della lista Democratici e Progressisti, quella del Pd che ospita Articolo Uno, Psi, Demos. E infatti, alla presentazione, con Enrico Letta c’erano anche Roberto Speranza e la vicepresidente dell’Emilia Romagna, Elly Schlein, interprete nella campagna partecipativa delle Agora’ dem. Il logo e’ il simbolo del Pd, con il ramoscello d’ulivo, e sotto una parte con sfondo rosso e la scritta: Italia democratica e progressista. “Insieme possiamo raggiungere l’obiettivo di essere il 25 settembre la prima lista nel Paese”, ha detto Letta, che poi si e’ spinto piu’ in la’: “In queste elezioni, cosi’ come nella vita, noi crediamo che nessun destino sia gia’ scritto”, perche’ “questa destra puo’ essere battuta solo dalla lista dei democratici e dei progressisti”. Certo, lo strappo di Calenda pesera’ eccome sugli uninominali, ma la speranza del Pd e’ che la capacita’ del terzo polo di grattare i voti a sinistra non sia incisiva. “La ‘prateria’ al centro di cui da tempo parla Matteo Renzi non esiste, lo vedremo alle urne”, avverte un deputato. Secondo i dem, lo strappo di Calenda dal Pd non sara’ indolore per il Terzo polo. “Calenda si e’ bruciato una chance che non torna piu’ indietro – ragionava Enrico Borghi, della segreteria Pd, alla vigilia dell’accordo fra Iv e Azione – Nel quadro di una coalizione improntata alla responsabilita’, alla serieta’ e alla stabilita’, poteva essere il soggetto che parlava ai ceti moderati. Ma i ceti moderati e i mondi produttivi, le partite iva non vogliono gli sfasciacarrozze”. In ambienti dem, i commenti sono al vetriolo: l’accordo Iv-Azione fa comodo soprattutto a Renzi per i seggi – e’ il ragionamento, che poi viene allungato con una dose di veleno – e quelli si portano dietro anche l’immunita’ parlamentare. Continua il lavoro di limatura di liste e programma. E’ il momento difficile della scelta della squadra. Al Nazareno si sono fatti sentire anche i giovani del partito, con un appello che ha raccolto mille firme: “I Giovani Democratici – c’e’ scritto – hanno il diritto e il dovere di esigere spazio, ottenendo candidature eleggibili”. Anche se, fanno notare nel Pd, fra i candidati c’e’ un’espressione proprio dei Giovani democratici, Caterina Cerroni. Sui temi della campagna, i punti sono riassunti in una risposta al leader della Lega Matteo Salvini che, in un tweet ha, ironizzato: “Il programma del Pd? Una serie di linee vuote e alla fine una sintesi: Senno’ vince la destra”. “Battere le destre – e’ la replica Pd – e’ solo uno dei punti” del programma. Segue un lungo elenco degli altri, fra cui: un mese di stipendio in piu’ all’anno, parita’ salariale tra uomini e donne, salario minimo obbligatorio, aumento dello stipendio per gli insegnanti, 45 mila medici di famiglia in piu’, 500.000 nuovi alloggi popolari in 10 anni, avanti sui diritti civili come Ddl Zan e ius scholae.

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Da nucleare a ponte Stretto, il programma del centrodestra

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A 44 giorni dal voto, il centrodestra chiude il suo programma elettorale e i leader mettono il sigillo al testo, dando il via libera. E’ un documento diviso in 15 punti che spazia dalla conferma dell’atlantismo e l’impegno a un’Europa “piu’ politica e meno burocratica”, al nucleare, passando per l’ok al ponte sullo Stretto di Messina, i decreti sicurezza e la flat tax ma senza aliquote mirabolanti se non la promessa di estendere il tetto per le partite Iva. “E’ il programma di governo che la coalizione realizzera’ dopo le elezioni del 25 settembre quando, finalmente, l’Italia potra’ avere un governo coeso e capace di dare al Paese delle risposte concrete”, annunciano in serata all’unisono i big di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Il documento conferma l’ultima bozza circolata nei giorni scorsi ma cambia titolo: “Per l’Italia”, si legge sulla prima pagina in grassetto blu. Uno slogan netto ma asettico, diverso da quello iniziale che era “Italia domani” e ricalcava il nome scelto dal governo Draghi per il portale sul Pnrr. In cima, campeggiano i simboli dei tre principali partiti e quello dell’ultimo arrivato ossia “Noi moderati”, la lista che raggruppa i quattro ‘centristi’. Gli impegni vanno dalla politica estera – che e’ il primo punto, e descritto dai piu’ come un puntiglio di Giorgia Meloni – fino all’ultimo che riguarda “giovani, sport e sociale”. In politica estera, il faro della coalizione e’ “la tutela dell’interesse nazionale e la difesa della Patria”. Non manca il riferimento alla Nato, “anche in merito all’adeguamento degli stanziamenti per la difesa”. Nero su bianco e’ il ribadito “sostegno all’Ucraina di fronte all’invasione della Federazione russa e il sostegno a ogni iniziativa diplomatica volta alla soluzione del conflitto”. Un accenno pure alla “revisione delle regole del Patto di stabilita’ e della governance economica al fine di attuare politiche in grado di assicurare una crescita stabile e duratura e la piena occupazione”. Sul fronte energetico, l’obiettivo e’ l’autosufficienza da garantire con la transizione energetica sostenibile, il sostegno alle politiche di price-cap a livello europeo (su cui si e’ speso tanto il premier Mario Draghi) e il ricorso al nucleare. Qui, in realta’, il riferimento e’ sfumato citando solo la “creazione di impianti di ultima generazione senza veti e preconcetti, valutando anche il ricorso al nucleare pulito e sicuro”. Sulle infrastrutture, la promessa e’ racchiusa soprattutto nel “potenziamento della rete dell’alta velocita’ per collegare tutto il territorio nazionale dal Nord alla Sicilia, realizzando il ponte sullo Stretto”. Il terzo capitolo si concentra su riforme istituzionali e giustizia ed e’ stato riformulato di recente al tavolo dei partiti. Primo impegno citato e’ l’elezione diretta del presidente della Repubblica – provvedimento-bandiera per FdI – seguito dal riconoscimento delle autonomie, che e’ invece la storica battaglia della Lega e dei suoi governatori. Sulla giustizia si conferma la riforma del Csm e la separazione delle carriere su cui il partito di Salvini si e’ speso in prima persona lanciando un referendum. Sul fisco, la parola d’ordine e’ ‘meno tasse’ declinato per famiglie, imprese e lavoratori autonomi e condito dal no ferreo a “patrimoniali dichiarate e mascherate”, si legge nel documento. Sulla tassa piatta, che ancora divide i tre principali alleati su aliquote e tempi di realizzazione, il compromesso e’ stato raggiunto omettendo ogni percentuale. Si legge solo di un’estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100.000 euro di fatturato, flat tax su incremento di reddito rispetto alle annualita’ precedenti (quest’ultimo aspetto fortemente voluto da FdI, ndr), con la prospettiva di ulteriore ampliamento per famiglie e imprese”. Altre misure promesse riguardano gli aiuti a famiglia e natalita’. Qui al primo punto si cita l’allineamento alla media europea della spesa pubblica per infanzia e famiglia”, che e’ un punto fermo dei neo Moderati di Lupi, Cesa, Toti e Brugnaro. Seguono asili nido gratuiti e aziendali. Nel programma non manca l’impegno per sicurezza e lotta all’immigrazione illegale: “passa” la linea della Lega che ottiene al primo punto la voce “decreti sicurezza”, gli stessi voluti dall’allora ministro degli Interni e che sogna il loro ripristino. Ribadita, inoltre, la difesa dei confini nazionali ed europei, ma non c’e’ il blocco navale che e’ il chiodo fisso del partito dei ‘patrioti’, ma solo un generico “controllo delle frontiere e blocco degli sbarchi per fermare, in accordo con le autorita’ del nord Africa, la tratta degli esseri umani”, oltre alla creazione di hot-spot nei territori extra-europei, gestiti dall’Unione Europea”. Non manca la lezione tratta dal Covid con l’impegno a interventi come “la ventilazione meccanica controllata e il potenziamento dei trasporti”, ma “senza compressione delle liberta’ individuali”. Sul lavoro, la promessa e’ il taglio del cuneo fiscale per imprese e lavoratori, insieme agli interventi per calmierare i prezzi dei beni di prima necessita’. La lotta al reddito di cittadinanza viene affidata a una generica sostituzione con “misure piu’ efficaci di inclusione sociale e politiche attive di formazione e inserimento nel mondo del lavoro”. Un capitolo a parte e’ riservato all’ambiente, definito “una priorita’” ma un po’ asciugato rispetto alle ultime bozze. Il programma accenna genericamente al rispetto e aggiornamento degli impegni internazionali presi dall’Italia contro i cambiamenti climatici, cita la piantumazione di alberi, ma senza indicare il milione promesso da Berlusconi, e sull’educazione ambientale sparisce l’idea di farne una materia curricolare scolastica.

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