Politica
Di Maio guarda al 2023, prepara gruppi autonomi dal M5s: il nome è Insieme per il futuro
Obiettivo blindare il governo da possibili strappi. I contatti tra i dimaiani per contarsi in vista della creazione di nuovi gruppi alla Camera e al Senato, sono iniziati nei giorni scorsi e proseguiti, frenetici, per tutta la giornata. La rottura con il M5s di Giuseppe Conte era nell’aria da tempo, ma la crisi e’ deflagrata sul caso Ucraina e il punto di non ritorno si e’ raggiunto con l’attacco del presidente della Camera Roberto Fico. Nelle intenzioni di Luigi Di Maio non ci sarebbe la creazione di un partito personale, bensi’ un progetto, chiamato “Insieme per il futuro”, che guarda al 2023. Per ora le adesioni che raccogliera’ in Parlamento serviranno di certo a consolidare quella parte della maggioranza che, in maniera piu’ granitica, sostiene il governo Draghi. Perche’ tutti sono stati messi al corrente di quanto stava per avvenire: il premier, i ministri e anche il Colle. Non e’ un mistero che l’azione del titolare della Farnesina sia ritenuta ‘eccellente’ a Palazzo Chigi dove il suo ruolo non e’ stato mai messo in discussione, specie con una guerra in corso. Una consonanza di vedute, quella tra il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri, rappresentata plasticamente anche dalla vicinanza in Senato dei due – seduti gomito a gomito – durante la discussione in vista del Consiglio Europeo. Cosa, poi, comportera’ la scissione, lo diranno i numeri, e’ la riflessione in ambienti di governo. Dove circola una battuta: “Se la componente dimaiana raggiungesse 70 parlamentari, quasi quasi, potrebbe ambire addirittura ad un altro ministero”. Sergio Mattarella e’ stato informato delle intenzioni di Di Maio, anche in un colloquio al Quirinale. E il Colle – si spiega in ambienti parlamentari – segue attentamente l’evoluzione della situazione. Anche perche’ se qualche partito annuncera’ di voler togliere l’appoggio all’esecutivo, ci dovranno essere dei passi procedurali indispensabili che potrebbero – si sottolinea nei medesimi ambienti – anche portare ad un rinvio del governo alle Camere per la fiducia. Resta il fatto che, al netto delle modalita’ della rottura dentro i 5 stelle, per il Quirinale – si rimarca ancora – con una base parlamentare numericamente invariata non cambierebbe nulla. Conte, fino ad ora, ha sempre predicato il sostegno leale all’esecutivo e, anche alla prova dei fatti, i pentastellati hanno sottoscritto insieme agli altri partiti la delicatissima risoluzione parlamentare su Kiev, ammorbidendo di molto i toni e venendo incontro alle richieste di Palazzo Chigi. Dato visto positivamente ai piu’ alti livelli istituzionali. Ma, nel clima di tutti contro tutti, c’e’ chi mormora: l’ex premier “potrebbe annunciare a giorni l’appoggio esterno…”. Quanto alla tenuta del governo, da qualche tempo, con il progressivo aumento delle tensioni tra e nei partiti, nella maggioranza c’e’ chi teme anche il cosiddetto ‘fattore Draghi’: “Se continua cosi’, rischiamo che il premier si stufi e mandi lui tutti al diavolo”, lo sfogo in Transatlantico di alcuni deputati. Secondo alcuni calcoli, la scissione potrebbe cambiare la geografia parlamentare, facendo perdere al gruppo del Movimento il primato numerico a favore della Lega. In casa 5 stelle, se i detrattori del ministro sono certi che – in realta’ – lo strappo sia stato motivato dalla tagliola del secondo mandato, i suoi sostenitori fanno sapere che la meta’ degli eletti che lo seguirebbe e’ alla sua prima esperienza in Parlamento. Tra i veleni incrociati, il sibillino post di Beppe Grillo non e’ certo servito a stemperare gli animi: “Qualcuno non crede piu’ nelle regole del gioco? Che lo dica con coraggio e senza espedienti. Deponga le armi di distrazione di massa e parli con onesta’”. A parlare, dopo poche ore, sono stati i fatti con l’avvio della raccolta firme per i gruppi parlamentari.
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